Venere e amore, detto anche è un affresco staccato (!70 x 171 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1632 e conservato presso l'Accademia di San Luca a Roma. Storia La presenza dell'opera nella villa è attestata da Carlo Cesare Malvasia, che nella Felsina pittrice ricorda come Guercino «Nella Giovannina, Villa del sig. Co. Filippo Aldrovandi, dipinse una Venere à fresco». La Giovannina era la residenza di campagna del conte Filippo Maria Aldrovandi (1598-1644), situata a San Giovanni in Persiceto, non lontano da Cento.
L'opera non compare nel Libro dei conti,Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. circostanza che ha indotto Salerno e Stone a ritenere che Guercino l'avesse eseguita nell'ambito dei rapporti di amicizia con il committente. I rapporti fra il pittore e il nobile bolognese sono documentati anche dall'ospitalità offerta da Aldrovandi a Guercino e ai suoi familiari nel proprio palazzo di Bologna dopo il 1642.
La decorazione del piano nobile della villa Giovannina, affidata a Guercino e alla sua bottega, ebbe probabilmente inizio nel 1617, anno del matrimonio di Filippo Maria Aldrovandi con Isabella Pepoli, e proseguì negli anni successivi. In questo più ampio programma decorativo si inserisce anche l'affresco raffigurante Venere e Amore, eseguito nel 1632 e collocato nella seconda stanza del lato settentrionale della villa, al di sopra di un camino. L'opera faceva parte di un ciclo che interessava complessivamente sei ambienti contigui, le cui decorazioni, disposte a fregio nella fascia superiore delle pareti, alternavano soggetti bucolici e naturalistici a temi letterari tratti dalla Gerusalemme liberata, dall'Orlando furioso e dal Pastor fido. La sala in cui si trovava la Venere era dedicata alle vicende di Clorinda, circostanza che ha indotto Michele Di Monte a interpretare anche il soggetto dell'affresco come coerente con il carattere amoroso e letterario dell'intero ciclo.
L'opera era ancora nella sua collocazione originaria nel 1770, quando fu vista da Marcello Oretti. Entro la fine del XVIII secolo venne tuttavia staccata dalla parete e trasferita nel palazzo bolognese della famiglia Aldrovandi, dove risulta documentata negli inventari del 1795 e in un'incisione di Francesco Rosaspina del 1801; al suo posto nella villa fu successivamente collocata una copia. Dopo essere passata nelle collezioni vaticane e quindi in quelle capitoline, il 26 novembre 1836, per disposizione di papa Gregorio XVI, fu trasferita all'Accademia nazionale di San Luca. Descrizione e stile Guercino riprese un'iconografia di ascendenza veneta, diffusa a partire dal Cinquecento e legata ai modelli di Giorgione, Tiziano e Palma il Vecchio: Venere è raffigurata seminuda, adagiata in un paesaggio e accompagnata da Cupido. Il tradizionale sviluppo orizzontale del soggetto venne adattato a un formato pressoché quadrato, determinato dalla collocazione dell'affresco sopra il camino.
Alla componente sensuale dell'immagine contribuiscono i ricchi cuscini sui quali la dea si appoggia, mentre un significato più esplicitamente amoroso è affidato al cuore infiammato trafitto dalle frecce di Cupido. Secondo Di Monte, il motivo allude all'ardore della passione e assume un particolare valore nel contesto della sala: oltre a richiamare simbolicamente il fuoco del camino sottostante, si accorda con le storie di Clorinda e con l'amore di Tancredi, descritto nella Gerusalemme liberata come un fuoco acceso nel cuore dalla visione dell'eroina. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Roma Categoria:Dipinti su Cupido Categoria:Dipinti su Venere