La Lettera delle pecore (in faroese Seyðabrævið, in norreno sauðabréfit) è un'integrazione normativa (rættarbót) per le Fær Øer emanata a Oslo il 28 giugno 1298Alcune fonti, tra cui , indicano il 24 giugno, cioè la festa di san Giovanni Battista; la lettera stessa dichiara però di essere stata emanata «il sabato dopo la festa di san Giovanni», data che gli editori dell'edizione critica fanno corrispondere al 28 giugno. dal duca Hákon Magnússon, il futuro re Haakon V di Norvegia. Deve il nome al suo contenuto, dedicato soprattutto all'allevamento ovino e ai pascoli, ma regola anche altre questioni della vita rurale delle isole. È il più antico documento conservato relativo alle Fær Øer e la più importante fonte scritta sulle isole nel Medioevo.

Contesto storico Nel 1273 il re Magnus VI, padre di Hákon, estese alle Fær Øer la legge del Gulating, lasciando però in vigore le norme locali in materia agricola. L'anno successivo il re promulgò il nuovo codice del regno (Landslov), che dovette entrare in vigore nelle isole poco dopo, e nel 1298 la Lettera delle pecore ne integrò la parte agraria con disposizioni specifiche per l'arcipelago. Secondo gli editori dell'edizione critica, l'introduzione della legge del Gulating aveva posto fine all'autonomia di cui avevano goduto il løgmaður e il Løgting, e il løgmaður era divenuto un funzionario del re; nella lettera il duca non si rivolse infatti né all'uno né all'altro, ma a due uomini di sua fiducia, quasi a voler ribadire la propria autorità sulle isole.

Nella lettera di accompagnamento Hákon spiega di aver inviato nelle isole Erlendur, vescovo di Kirkjubøur dal 1269 al 1308, e Sjúrður, lagmann delle Shetland, i quali gli avevano riferito, a nome della popolazione, le carenze che i faroesi lamentavano nella parte agraria della legge; il duca aveva quindi fatto redigere le nuove norme con il consiglio dei «migliori uomini», lasciando invece invariata la parte ecclesiastica.

La lettera fu ratificata dal re Cristiano IV il 24 febbraio 1637, in una versione danese con alcune modifiche, poi pubblicata dal pastore Lucas Debes nella sua Færoæ et Færoa reserata (1673).

Contenuto Nel manoscritto principale la lettera è divisa in dodici articoli. La maggior parte riguarda la gestione delle pecore e dei pascoli (hagi), spesso posseduti in comune da più persone: il risarcimento per chi porta via il bestiame altrui o vi entra con i cani; la prova della proprietà degli animali non ancora marchiati, che richiedeva due testimoni; le pecore che sconfinano nei pascoli vicini; la marchiatura degli agnelli nei recinti comuni, dove chi apponeva il proprio marchio su una pecora già marchiata da altri era considerato un ladro; la domesticazione delle pecore selvatiche; i cani che assalivano le pecore; il numero massimo di capi che ogni pascolo poteva sostenere, fissato secondo l'uso antico. Altri articoli regolano l'affitto dei terreni e il pagamento del canone entro l'Ólavsøka, la parte spettante a chi trovava in mare balene, legname o animali, il vitto degli ospiti invernali, la punizione degli insolventi e l'obbligo di testimoniare. La stessa norma che assegna una parte delle balene a chi le ritrova in mare si applica anche al legname alla deriva: un'equiparazione che si spiega con l'assenza di alberi nelle isole, dove il legno doveva essere importato e costituiva un bene raro e prezioso.

Una delle disposizioni più significative vietava di mettere su casa a chi possedeva meno di tre vacche, per impedire la nascita di piccole fattorie incapaci di mantenersi; una norma analoga fu reintrodotta nel 1777 dalla cosiddetta «legge dei braccianti» (húskallalógin), rimasta in vigore fino al 1856.

Manoscritti Il testo è conservato in due manoscritti medievali in pergamena. Il principale è la Kongsbókin ("libro del re"), un codice giuridico appartenuto all'ufficio del løgmaður, formato da due manoscritti rilegati insieme: il più grande contiene il codice norvegese del 1274, il più piccolo la Lettera delle pecore, scritta dal prete Teitr su quattro fogli; il notaio Bárður Pétursson vi aggiunse la lettera di accompagnamento, e il duca stesso scrisse di suo pugno una nota in latino con il proprio monogramma, seguita dalla firma del cancelliere Áki. Il codice fu rilegato nel 1599 dal løgmaður Peder Jacobsen; dopo la sua morte passò a Bergen, quindi in Svezia, dove fu a lungo conservato nella Biblioteca reale di Stoccolma (Isl. perg. 33 4°). Oggi si trova all'Archivio nazionale faroese di Tórshavn, di cui è il documento più antico, ed è l'unico manoscritto in pergamena conservato nelle isole.

Il secondo è il codice di Lund (Lundarbók o Codex Reenhielmianus, Universitetsbiblioteket, Medeltidshandskrift 15), uno dei più belli e meglio conservati manoscritti medievali scandinavi, appartenuto probabilmente al vescovo di Bergen Árni Sigurðarson (1304-1314). Qui la lettera è divisa in sedici articoli dotati di titolo e riordinati in modo che quelli sull'allevamento ovino precedano gli altri. Secondo lo storico Andras Mortensen, il testo della Kongsbókin rappresenta una redazione più antica della lettera, che trova la sua forma definitiva nel codice di Lund, databile al 1305-1320. Esistono inoltre tre copie cartacee posteriori alla Riforma, tutte nella collezione di Árni Magnússon a Copenaghen; in quelle databili intorno al 1600 compare per la prima volta il nome Seyðabrævið.

Nel 2023, in occasione dei 725 anni della lettera, la Kongsbókin è stata pubblicata in un'edizione facsimile con introduzione storica e traduzione in faroese curate da Andras Mortensen.

La Lettera dei cani Sui margini inferiori di tre fogli della Kongsbókin sono state annotate capovolte alcune norme sui cani dei villaggi faroesi, note come Hundabræv ("lettera dei cani"). Scritte quando il codice si trovava ancora nelle isole, furono a lungo considerate illeggibili, finché nel 1951 il filologo Jón Helgason riuscì a decifrarne la maggior parte; la datazione, tradizionalmente posta tra il 1350 e il 1400, resta incerta. La parte leggibile è essenzialmente un elenco di villaggi con il numero di cani consentiti in ciascuno, distinti secondo la loro funzione: cani da pecore (sauðhundar), cani per la caccia agli uccelli (fuglahundar) e cani addestrati a stanare i pulcini della berta minore (lírahundar).

Aspetti linguisitici La lettera è scritta in norreno occidentale, ma contiene numerosi termini che non compaiono in nessun altro testo giuridico norreno, tra cui haglendi ("pascolo"), sáðgerði ("recinto del grano"), sauðfænaðr ("pecore adulte"), sauðbítr ("cane che assale le pecore"), tvílembd ("che ha avuto due agnelli"), kyrra ("rendere docile"), hvalflystri ("pezzo di balena alla deriva") e vagnhǫgg, letteralmente "colpo d'orca", con cui si indicavano i pezzi di balena rimasti in acqua troppo a lungo per poter essere salati. Lo scriba del codice di Lund era con buona probabilità faroese: il segnale più importante è che nel suo testo le antiche vocali e ed æ sono di norma scritte entrambe e, segno che nella sua parlata i due suoni si erano già fusi.

Note

Bibliografia

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Collegamenti esterni (riproduzione digitale) (digitalizzazione del codice di Lund)

Categoria:Storia del diritto Categoria:Diritto norvegese