L'immagine allo specchio (titolo orig. svedese: Ansikte mot ansikte, ossia letteralmente Faccia a faccia) è un film drammatico svedese del 1976, scritto e diretto da Ingmar Bergman. Narra la storia di una psichiatra affetta dalla malattia mentale. È interpretato da Liv Ullmann ed Erland Josephson.

Genesi Il film fu concepito e prodotto come miniserie in quattro parti per la televisione svedese, con una durata complessiva di 177 minuti. Gli episodi erano intitolati: Uppbrottet (La separazione); Gränsen (Il confine); Skymningslandet (La terra del crepuscolo); Återkomsten (Il ritorno).

Venne poi rielaborato per la distribuzione cinematografica, con durate variabili tra i 114 e i 135 minuti; tuttavia, la versione cinematografica è stata distribuita per prima. Il film fu successivamente proiettato fuori concorso al 29º Festival di Cannes, svoltosi nel mese di maggio 1976. La versione televisiva fu trasmessa in Svezia nell'arco di quattro settimane tra l'aprile e il maggio di quell'anno ed è stata resa disponibile on-demand da Cinematograph AB nel 2022.

Trama

La dottoressa Jenny Isaksson (Liv Ullmann) è una psichiatra che ha assunto temporaneamente l'incarico di responsabile medico presso un ospedale psichiatrico, mentre il marito si trova in America, a Chicago, e la figlia Anna, di 14 anni, è a un campo estivo. Poiché la famiglia sta vendendo la propria casa, e i lavori edili della nuova sono ancora in corso d'opera, lei si trasferisce provvisoriamente dai nonni (Gunnar Björnstrand e Aino Taube), che si erano presi cura di lei dopo la morte dei genitori, avvenuta quando era bambina. L'esperienza di tornare a dormire nella sua vecchia stanza si rivela inquietante e suscita in lei un senso di angoscia; inizia così ad avere sogni e, in seguito, visioni da sveglia che hanno per protagonista una vecchia donna con un occhio solo. I problemi personali di Jenny sono aggravati da Mari, una paziente dell'ospedale psichiatrico particolarmente disturbata e incline ad attacchi di violenza, la quale le dice che è incapace di curarla perché non sa provare amore.

A una festa organizzata dall'ex moglie di un suo collega dell'ospedale psichiatrico, Jenny incontra Tomas (Erland Josephson), un medico divorziato. Dopo che lui le fa il filo, accetta di seguirlo a casa, dove però respinge l'idea di avere un rapporto sessuale con lui ancor prima che lui stesso glielo possa proporre. Spiazzato, Tomas le chiama un taxi e i due concordano di rivedersi in futuro per un possibile incontro sessuale.

Un giorno, recandosi alla sua vecchia casa, Jenny trova Mari, fuggita dall'istituto psichiatrico; con lei ci sono due uomini che spiegano come Mari avesse chiesto loro di portarla da Jenny, di cui avevano trovato l'indirizzo sull'elenco telefonico. Quando Jenny tenta di chiamare la polizia, gli uomini la aggrediscono e cercano di violentarla, ma desistono subito incontrando difficoltà nella penetrazione. Quella sera, Jenny accompagna Tomas a un concerto e poi torna a casa con lui, dicendogli di volere un incontro non sessuale in cui dormire nello stesso letto senza toccarsi. Nel cuore della notte, Jenny gli racconta l'accaduto e confessa di essere così disperata nel voler provare piacere fisico da aver desiderato che lo stupratore avesse un rapporto con lei, pur non riuscendo a eccitarsi fisicamente. Quando Tomas cerca di consolarla, lei ha un crollo emotivo e chiede di tornare a casa in taxi, assicurandogli che si rivedranno presto.

Jenny trascorre diversi giorni a casa dei nonni, saltando il lavoro. Quando loro lasciano la città per il fine settimana, chiama Tomas per andare al cinema ma poi gli riattacca il telefono in faccia; registra un messaggio di addio su un registratore, dicendo al marito di non aver mai provato piacere emotivo o fisico, e infine ingerisce cinquanta pillole di Nembutal.

In un sogno, chiede scusa a sé stessa per il tentativo di suicidio, parla con sua nonna e ammette di temere le persone anziane, come i suoi nonni, provando ribrezzo per la vecchiaia, mentre la voce fuori campo afferma: « Non abbiamo paura degli orrori che conosciamo. Sono quelli che non conosciamo che ci spaventano ».Ingmar Bergman, L'immagine in uno specchio, 1976.. Incontra una versione immaginaria di Tomas, che la avverte di non aprire la porta ai suoi ricordi più profondi e dimenticati, ma lei la apre comunque. Vede l'anziana donna, che la accarezza e la consola. Jenny si sveglia in ospedale. Tomas è lì: è andato a cercarla dopo che lei gli aveva chiuso la conversazione in faccia e non aveva risposto ai suoi successivi tentativi di richiamarla.

Parlano e Tomas cerca di consolarla raccontandole della sua educazione rigorosa, che gli vietava di ruttare o emettere flatulenze a tavola. In un secondo sogno, lei cerca goffamente di gestire una stanza affollata di pazienti. Il nonno le confessa di aver paura di morire; Anna la vede e scappa via.

Quando si sveglia nel letto d'ospedale, suo marito è lì, ma le dice che deve tornare in America. Lei gli dice di riferire alla nonna la verità su quanto accaduto e che parlerà lei con Anna.

Nel sogno successivo, cerca di ritrovare i genitori, visti per l'ultima volta al loro funerale quando aveva nove anni. È tormentata dal senso di colpa e dalla vergogna. Quando li trova, inizialmente loro si allontanano, ma quando tornano per consolarla, lei li respinge.

Jenny si sveglia e racconta a Tomas della sua infanzia; i due si confidano i propri segreti più profondi. Tomas rivela di non aver mai divorziato, ma di aver perso un amico, un uomo con cui aveva convissuto per cinque anni. La conversazione prende una brutta piega e Jenny cade in preda all'isteria. In un ultimo sogno, assiste al proprio funerale, per poi svegliarsi nel momento della cremazione.

Un'infermiera dice a Jenny che la figlia Anna vuole incontrarla. Lei cerca di spiegare all'adolescente che cosa ha fatto e perché, ma la conversazione non va bene. Anna dice alla madre di aver sempre saputo che non le piaceva, dopodiché se ne va, aggiungendo che saprà cavarsela da sola. In seguito, Tomas le comunica che partirà per la Giamaica per una vacanza all'insegna dell'amoralità e che potrebbe non fare più ritorno.

Jenny, dimessa dall'ospedale, torna dalla nonna, la quale ritiene che la ragazza sia esausta. L'anziana donna è angosciata per l'imminente morte del marito. Assiste commossa all'affetto con cui la nonna accudisce il marito morente: « Li vidi avvicinarsi al momento misterioso e terrificante in cui avrebbero dovuto lasciarsi. Vidi la loro tenerezza, la loro dignità. E tutto a un tratto capii che l'amore abbraccia tutto. Anche la morte ». Jenny cerca di consolarla e poi telefona all'ospedale psichiatrico per comunicare che il mattino seguente si presenterà al lavoro. Con acquistata serenità, Jenny riprende il lavoro in ospedale mentre il film termina con una didascalia che informa che la donna darà le dimissioni, divorzierà dal marito e andrà a fare la ricercatrice negli Stati Uniti d'America.

Analisi Ne L'immagine allo specchio si ritrovano i maggiori temi di Bergman, con l'uso dei primi piani che dà la possibilità a un'attrice come Ulmann di lasciarsi scrutare fino ai meandri dei propri pensieri. Rimarchevole è il soliloquio della protagonista quando, parlando con Tomas, riesce a esternare i suoi terrori infantili assumendo di volta in volta l'espressione e quasi la sembianza fisica della madre o della nonna.

Risulta ottima anche l'interpretazione di Gunnar Björnstrand, nella figura del nonno che, come scrive Nazareno Taddei,Nazareno Taddei, Edav educazione audiovisiva, n. 45, 1977, p. 882. « incide profondamente con i suoi silenzi e con la sua immobilità a dare significati non solo al personaggio, bensì all'intero film », o quella di Erland Josephson nei panni di Tomas Jacobi che « è il più ambiguo degli uomini e, anche tra i personaggi del film, il più simile a Bergman: Erland Josephson lo interpreta con mansueta perfidia ».Carlo Laurenzi, il Giornale, 2 aprile 1991.

Al film viene assegnata un'interpretazione psicoanalitica che « è un condensato di un'analisi con tanto di paziente, medico, strumenti (i sogni), avvio alla guarigione, risanamento ».Camillo Bassotto, Faccia a faccia, "CM", n. 23, 1976, p. 55.

Distribuzione Ansigt til ansigt, Danimarca, 17 agosto 2003 (Copenaghen International Film Festival) Cara a cara, Argentina Cara a cara, al desnudo, Spagna Face à face, Francia Face a Face, Portogallo Face to Face, USA, 5 aprile 1976 Kasvotusten, Finlandia Prosopo me prosopo, Grecia Twarza w twarz, Polonia Von Angesicht zu Angesicht, Germania Ovest

Premi e riconoscimenti 1977 - Premio Oscar Nomination Migliore regia a Ingmar Bergman Nomination Miglior attrice protagonista a Liv Ullmann 1977 - Golden Globe Miglior film straniero (Svezia) Nomination Migliore attrice in un film drammatico a Liv Ullmann 1977 - Premio BAFTA Nomination Miglior attrice protagonista a Liv Ullmann 1977 - New York Film Critics Circle Awards Migliore attrice protagonista a Liv Ullmann 1976 - Los Angeles Film Critics Association Awards Migliore attrice a Liv Ullmann Migliore film straniero (Svezia) 1976 - National Board of Review Awards Miglior attrice a Liv Ullmann

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Film diretti da Ingmar Bergman Categoria:Film drammatici Categoria:Golden Globe per il miglior film straniero