Il Partito Operaio Unificato Polacco (, PZPR) fu il partito comunista che governò de facto la Repubblica Popolare di Polonia. Fondato nel dicembre del 1948 tramite la fusione del Partito dei Lavoratori Polacchi e il Partito Socialista Polacco, fu sciolto nel 1990.
Storia
Origini del comunismo polacco Le radici del movimento comunista polacco risalgono al cavallo fra il XIX e il XX secolo con le attività della Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania (, SDKPiL), il primo partito d'ispirazione marxista nato in Polonia e capeggiato da Rosa Luxemburg. Rispetto agli altri partiti era un po' atipico, in quanto rifiutava l'idea dell'indipendenza del Paese e auspicava il suo inserimento in un'unione europea di repubbliche socialiste.
Al termine della prima guerra mondiale venne costituito alla fine del 1918 dalla fusione tra Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania e l'ala sinistra del Partito Socialista Polacco (, PPS) il Partito Comunista dei Lavoratori di Polonia (, KPRP), che nel 1925 ha assunto la denominazione di Partito Comunista di Polonia.
Nel 1929 il partito venne messo fuori legge dal regime Sanacja del maresciallo Józef Piłsudski, sopravvivendo nella clandestinità fino al 1938, quando su ordine di Stalin il Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista annunciò lo scioglimento del partito accusandolo di trotskismo, motivando la decisione anche con una presunta attività spionistica di molti membri del partito che si sarebbero lasciati assoldare come agenti dei servizi segreti polacchi, dopo che nel 1937 la maggior parte dei suoi principali esponenti era stata assassinata per ordine dello stesso Stalin.
La sua eredità politica venne raccolta dal Partito dei Lavoratori Polacchi, fondato nel 1942 e rappresentante dei comunisti polacchi durante la seconda guerra mondiale.
Fondazione e sovietizzazione della Polonia
Tra il 15 e il 21 dicembre 1948, il Partito dei Lavoratori Polacchi si fuse con il Partito Socialista Polacco nel Partito Operaio Unificato Polacco. L'allora presidente polacco Bolesław Bierut, agente dell'NKVD dell'Unione Sovietica e sostenitore dello stalinismo, divenne il primo segretario generale.
Durante i primi anni del governo comunista, la Polonia fu dichiarata "democrazia popolare" e non era ufficialmente considerata un'entità socialista per via della costituzione provvisoria del 1947 ancora in vigore. La proprietà privata e la funzionalità del libero mercato venivano quindi tollerate mentre il ruolo dello stato non era eccessivamente esposto. Dopo la nascita del PZPR, la situazione cambiò: fu approvato il piano sessennale del 1950-1956 per un forte sviluppo industriale ed incominciò la costruzione del socialismo.
Bierut assistette ai processi di numerosi leader militari polacchi durante la seconda guerra mondiale, come il generale dell'Armia Krajowa Stanisław Tatar e il brigadiere generale Emil August Fieldorf, nonché 40 membri dell'organizzazione Wolność i Niezawisłość (lett. "Libertà e indipendenza"), vari membri della Chiesa cattolica e oppositori del regime come Witold Pilecki.
Basata sulla Costituzione sovietica del 1936, nel 1952 fu emanata la Costituzione della Repubblica Popolare di Polonia, con la quale fu ufficializzata la natura socialista dello stato e abolita la carica di presidente della repubblica, sostituito dal Consiglio di Stato.
Il partito applicò lo stalinismo in ogni ambito: enfatizzò l'industria pesante, attuò la collettivizzazione dell'agricoltura, nominò il maresciallo sovietico Konstantin Rokossovskij come comandante dell'esercito polacco e approvò l'adesione della Polonia nel 1955 al Patto di Varsavia ed entrò nel Cominform.
Nel 1953 Stalin morì e Nikita Chruščëv divenne il nuovo segretario del PCUS. Nel 1956 il XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica inaugurò il periodo della destalinizzazione e del disgelo. Bierut morì improvvisamente a Mosca nel 1956, subito dopo aver partecipato al Congresso.
Comunismo autarchico di Gomułka
Nel 1956 Gomułka fu riabilitato. A causa delle sue visioni politiche, la leadership del POUP si divise nei Natolini e nei Pulaviani: la fazione Natolina, dal nome della cittadina di Natolin dove si riuniva, era contraria ai programmi di liberalizzazione post-stalinista e comprendeva Franciszek Jóźwiak, Wiktor Kłosiewicz, Zenon Nowak, Aleksander Zawadzki, Władysław Dworakowski e Hilary Chełchowski. La fazione dei puławiani, dal nome della via Puławska di Varsavia dove molti membri abitavano, erano favorevoli ad un'ampia liberalizzazione del socialismo in Polonia. Dopo la rivolta di Poznań, la fazione riuscì ad ottenere la candidatura di Gomułka per la carica di Primo segretario del partito. I membri di spicco erano Roman Zambrowski e Leon Kasman. Nel 1956 Gomułka divenne ufficialmente segretario generale.
Inizialmente molto popolare per le sue riforme e per la ricerca di una "via polacca verso il socialismo", Gomułka iniziò un'era di distensione ma presto subì pressioni da parte dell'URSS. Negli anni sessanta sostenne la persecuzione della Chiesa cattolica e degli intellettuali (in particolare Leszek Kołakowski, costretto all'esilio) e prese parte alla primavera di Praga al fianco del Patto di Varsavia. Nel 1968 incitò ad una campagna di propaganda antisionista, a seguito dell'opposizione del blocco sovietico alle pretese di Israele nella guerra dei sei giorni.
Nel dicembre 1970, nelle principali città portuali della Polonia si verificò una sanguinosa repressione di una protesta di lavoratori dei cantieri navali. Tale evento costrinse Gomułka alle dimissioni ed il giovane Edward Gierek ottenne le redini del partito.
Apertura economica di Gierek e scioperi Alla fine degli anni sessanta, Gierek aveva creato una base di potere personale e divenne il leader riconosciuto della giovane fazione tecnocratica del partito. Quando scoppiò la rivolta per le condizioni economiche alla fine del 1970, Gierek sostituì Gomułka come primo segretario del POUP, promise una riforma economica e istituì un programma per modernizzare l'industria e aumentare la disponibilità di beni di consumo, soprattutto attraverso prestiti esteri. Le sue buone relazioni con i politici occidentali, in particolare il francese Valéry Giscard d'Estaing e il cancelliere della Germania Ovest Helmut Schmidt, facilitarono la sua ricezione di aiuti e prestiti occidentali.
Lo standard di vita in Polonia migliorò negli anni settanta, ma l'economia iniziò a vacillare durante la crisi petrolifera del 1973 e nel 1976 furono necessari degli aumenti dei prezzi. Nel giugno dello stesso anno scoppiarono nuove rivolte e, nonostante la repressione violenta, gli aumenti di prezzo previsti furono sospesi. Tuttavia, gli elevati debiti con l'estero per un totale di circa 18 miliardi $, le carenze alimentari e una base industriale obsoleta costrinsero lo Stato ad un nuovo ciclo di riforme economiche nel 1980. Ancora una volta, gli aumenti dei prezzi innescarono proteste in tutto il Paese, in particolare nei cantieri navali di Danzica e Stettino. Gierek fu costretto a concedere lo status di legalità a Solidarność e a concedere il diritto di sciopero.
Poco dopo, all'inizio di settembre 1980, Gierek fu sostituito da Stanisław Kania come segretario generale del POUP dal Comitato centrale. Kania ammise che il partito aveva commesso molti errori economici e sostenne la collaborazione con i gruppi di opposizione cattolici e sindacalisti, incontrando il leader di Solidarność Lech Wałęsa. Sebbene Kania fosse d'accordo con i suoi predecessori sul fatto che il POUP dovesse mantenere il controllo della Polonia, non assicurò mai ai Sovietici che il Paese non avrebbe compiuto azioni in modo indipendente dall'URSS. Il 18 ottobre 1981, il Comitato Centrale del Partito sfiduciò Kania e il neoeletto primo ministro (e ministro della difesa) e generale Wojciech Jaruzelski divenne il nuovo segretario del POUP.
Autocrazia di Jaruzelski e crisi Nel marzo del 1981, Jaruzelski presentò al primo ministro sovietico Nikolaj Tichonov il suo piano per soffocare Solidarność e l'opposizione. Il successivo 13 dicembre, Jaruzelski dichiarò davanti alle telecamere di Telewizja Polska l'imposizione della legge marziale in Polonia. Solidarność ed altre organizzazioni d'opposizione furono bandite e i loro leader arrestati. Nel 1983 Jaruzelski trasformò il Fronte di Unità Nazionale, l'unica coalizione politica legale, nel Movimento Patriottico per la Rinascita Nazionale. Nel 1985 Jaruzelski si dimise da Primo Ministro e Ministro della Difesa e divenne il presidente del Consiglio di Stato polacco, concentrando il suo potere saldamente radicato tra i suoi fedeli generali dell'Armata Popolare Polacca.
Nonostante il tentativo di imporre un regime militare, le politiche del segretario del PCUS Michail Gorbačëv stimolarono le riforme politiche in Polonia. Gli scioperi e le repressioni continuarono, ma alla fine della X sessione plenaria del dicembre 1988, il Partito Operaio Unificato Polacco fu costretto, dopo gli scioperi, ad avviare colloqui con Solidarność. Dal 6 febbraio al 15 aprile 1989 si sono svolte trattative tra 13 gruppi di lavoro in 94 sessioni: questi negoziati portarono agli "Accordi della Tavola Rotonda" in cui si affermava che un grande potere politico sarebbe stato conferito ad un nuovo organo legislativo, ovvero il Senato, fu ripristinata la carica di presidente della Polonia, mentre Solidarność fu dichiarata un'organizzazione legale. Il 29 gennaio 1989 furono proposti gli emendamenti alla costituzione polacca, nel febbraio del 1989 il Partito Operaio Unificato Polacco rinunciò al monopartitismo e seguì il rinnovamento di aprile, con la definitiva approvazione delle modifiche costituzionali.
Durante le successive elezioni parlamentari in Polonia del 1989, il POUP ottenne 173 seggi nel Sejm, mentre Solidarność ne vinse 161. Al Senato, l'organizzazione di Wałęsa ottenne 99 seggi su 100. Jaruzelski vinse le elezioni presidenziali di novembre presentandosi come unico candidato, ma non riuscì in seguito a convincere Wałęsa ad includere Solidarność in una "grande coalizione" con il POUP.
Jaruzelski si dimise dalla carica di segretario generale del Partito e il primo ministro Mieczysław Rakowski prese le redini del POUP. Tuttavia, lo scioglimento del Movimento Patriottico per la Rinascita Nazionale costrinse Jaruzelski a nominare Tadeusz Mazowiecki di Solidarność come il primo primo ministro polacco non comunista dal 1948. Jaruzelski si dimise da Presidente della Polonia nel 1990, e fu sostituito da Wałęsa.
Dissoluzione A partire dal gennaio 1990, il declino del POUP divenne inevitabile: in tutta la Polonia iniziarono le occupazioni degli edifici del partito al fine di prevenire il furto dei beni e la distruzione o la cattura degli archivi, mentre il PCUS fece un prestito di circa 1,2 milioni $ che furono spesi dai comunisti polacchi per pagare gli stipendi interni, fondare il giornale Trybuna. Il 6 gennaio, Rakowski propose lo scioglimento del POUP e la creazione di uno o più partiti privi di ideologia marxista-leninista. Il 29 gennaio 1990 si tenne l'XI ed ultimo Congresso che avrebbe dovuto portare alla rifondazione il partito, ma alla fine il Partito Operaio Unificato Polacco si dissolse.
Pochi giorni dopo lo scioglimento del POUP, fu creato il partito della Socialdemocrazia della Repubblica di Polonia (, SdRP), con segretario generale Aleksander Kwaśniewski e con esponenti come Rakowski e Leszek Miller. Intanto, altri iscritti dell'ex Partito Operaio fondarono l'Unione socialdemocratica polacca e il Movimento 8 luglio.
A luglio, Mazowiecki rimosse tutti gli ex membri comunisti dal governo e annunciò la privatizzazione dell'economia, mentre il 9 novembre 1990 il Sejm approvò l'acquisizione del patrimonio appartenuto all'ex Partito Operaio Unificato Polacco.
Status