La consecutio temporum è il sistema logico-sintattico che nella lingua latina disciplina il rapporto dei tempi verbali tra la proposizione subordinata al modo congiuntivo e la sua reggente.
Le norme Uno tra i meccanismi più peculiari della lingua latina è la consecutio temporum (correlazione dei tempi) ereditata con minor rigidità dall'italiano.
Questa struttura sancisce il rapporto tra i tempi dei verbi nelle frasi subordinate di un periodo rispetto alle sovraordinate per esprimere i seguenti rapporti temporali: contemporaneità; anteriorità; posteriorità.
contemporaneità anteriorità posteriorità reggente: tempo principale ind.presente
ind.futuro sempl.
Ind.futuro ant.
imper.presente
imper.futuro
congiunt.pres. Cong. presente Cong. perfetto Participio futuro + sim (al cong. presente) reggente: tempo storico ind.imperfetto
ind.perfetto
ind.piuccheperfetto Cong. imperfetto Cong. piuccheperfetto Participio futuro + essem (al cong. imperfetto)
Si può notare come in italiano vi sia corrispondenza nei tempi del congiuntivo eccetto per il rapporto di posteriorità che l'italiano esprime diversamente.
Proposizioni subordinate congiuntive e consecutio temporum Consecutio temporum nelle proposizioni subordinate di 1º grado Dipendenza da un indicativo Una proposizione subordinata al congiuntivo direttamente dipendente da una principale con il verbo all'indicativo regola l'uso dei tempi nel modo seguente: se nella reggente c'è un tempo principale, nella dipendente si avrà: Il congiuntivo presente, per esprimere un rapporto di contemporaneità con il verbo della reggente; Il congiuntivo perfetto, per esprimere un rapporto di anteriorità rispetto al verbo della reggente; La coniugazione perifrastica attiva con sim, sis... per esprimere un rapporto di posteriorità rispetto al verbo della reggente.
Nescio Nescio Nescio
quid agas. quid egeris. quid acturus sis.
Non so che cosa fai (faccia). Non so che cosa hai fatto (abbia fatto). Non so che cosa farai.
se nella reggente c'è un tempo storico, nella dipendente si avrà: Il congiuntivo imperfetto, per esprimere un rapporto di contemporaneità con il verbo della reggente; Il congiuntivo piucchepperfetto, per esprimere un rapporto di anteriorità rispetto al verbo della reggente; La coniugazione perifrastica attiva con essem, esses... per esprimere un rapporto di posteriorità rispetto al verbo della reggente.
Nesciebam Nesciebam Nesciebam
quid ageres. quid egisses. quid acturus esses.
Non sapevo che cosa facevi (facessi). Non sapevo che cosa avevi fatto (avessi fatto). Non sapevo che cosa avresti fatto.
Dipendenza da un modo diverso dall'indicativo Quando il verbo della proposizione principale si trova allimperativo, al congiuntivo indipendente o ancora, allinfinito indipendente, l'applicazione delle norme della consecutio temporum nella subordinata dipende dalla categoria di tempi, principali o storici, a cui si riconduce il verbo della principale. I tempi vengono così utilizzati: l'imperativo presente e futuro è considerato tempo principale;
il congiuntivo presente, il congiuntivo perfetto esortativo, potenziale e proibitivo e i congiuntivi perfetti derivati da perfetti logici con significato di presente (tutti equivalenti in sostanza a presenti), sono considerati tempi principali;
il congiuntivo imperfetto potenziale, dubitativo ecc., il congiuntivo perfetto ottativo e concessivo e il congiuntivo piucchepperfetto sono considerati tempi storici;
l'infinito presente storico, quando equivale ad un imperfetto indicativo, e l'infinito perfetto esclamativo sono considerati tempi storici;
Consecutio temporum nelle proposizioni subordinate di grado superiore al primo: dipendenza da un infinito Una proposizione dipendente da un infinito regola semplicemente il suo tempo sul verbo della proposizione principale, se l'infinito è presente o futuro; segue senz'altro la dipendenza dei tempi storici, se l'infinito è perfetto (eccetto una particolarità, presentata in seguito).
Consecutio temporum nelle proposizioni subordinate di grado superiore al primo: dipendenza da un congiuntivo Una proposizione subordinata di 2º grado, dipendente da una subordinata di 1º grado al congiuntivo, regola il verbo sul tempo della subordinata di 1º grado, nel modo seguente: il congiuntivo presente e la coniugazione perifrastica attiva (con sim) agli effetti della consecutio temporum sono considerati tempi principali;
Ricapitolando: 1. Canes aluntur in Capidolio, → 2. ut significent → 3. si fures venerint. → il congiuntivo imperfetto, perfetto (con alcune eccezioni), piucchepperfetto e la coniugazione perifrastica attiva con essem agli effetti della consecutio temporum sono considerati tempi storici;
Ricapitolando: 1. Exegisti a me → 2. ut scriberem → 3. quemadmodum posset ira leniri. →
Ricapitolando: 1. Ego vero Lycurgo maximam gratiam habeo, → 2. qui me ea poena multaverit → 3. quam sine mutuatione possem dissolvere. →
Ricapitolando: 1. Quaesivi → 2. quae causa fuisset → 3. cur bona non venissent. →
Consecutio temporum nelle proposizioni subordinate di grado superiore al primo: dipendenza da un sostantivo, aggettivo, nome verbale Una proposizione dipendente da una forma nominale del verbo (oltre all'infinito già visto), cioè participio, gerundio, supino, o da un aggettivo o sostantivo con implicita l'idea verbale regola il suo tempo sul verbo della principale.
Consecutio temporum e infinitive Hanno una loro consecutio temporum anche le proposizioni infinitive, che possono avere funzione soggettiva, oggettiva o epesegetica (corrispondente ad un'apposizione).I tempi dell'infinito saranno dunque:
contemporaneità anteriorità posteriorità Infinito presente Infinito perfetto Infinito futuro
Esempi: Puto te bonum esse Penso che tu sia buonoPutabam te bonum esse Pensavo che tu fossi buonoPuto te bonum fuisse Penso che tu sia stato buonoPutabam te bonum fuisse Pensavo che tu fossi stato buonoPuto te bonum fore Penso che tu sarai buonoPutabam te bonum fore Pensavo che tu saresti stato buono
Particolarità nell'uso della consecutio temporum Osservazioni Il presente storico, il presente letterario e il presente dipendente da dum come forme verbali sono dei presenti, ma quanto al significato possono esprimere un tempo storico; pertanto possono avere la reggenza sia con i tempi principali, sia con quelli storici. Il perfetto logico è generalmente sentito come tempo storico. Fanno però eccezione i perfetti logici con valore di presente, come memini, odi, novi, didici, oblitus sum ecc., che appunto, sono considerati tempi principali. Esempi:
Limperfetto congiuntivo potenziale e dubitativo resta immutato anche in dipendenza da un tempo principale.
Le proposizioni parentetiche, di tipo restrittivo, come quod sciam, «per quanto io sappia»; quod senserim, «per quel che mi sia accorto»; quod audierim, «per quanto io abbia udito»; quod meminerim, «per quello che ricordo»; e di tipo finale, come ut omittam, «per non parlare di»; ut ita dicam, «per così dire» ecc., sono svincolate dal rapporto temporale con la reggente, nonché non osservano le norme della consecutio temporum.
Legge di Reusch Un caso particolare di "deviazione" dalla consecutio temporum è rappresentato dalla legge di Reusch, dal nome dello studioso che l'ha identificata. In base ad essa il congiuntivo perfetto e l'infinito perfetto in una subordinata di 1º grado dipendente da una proposizione principale con un tempo principale hanno le dipendenze dei tempi principali, anziché dei tempi storici nella subordinata di 2º grado. Esempi:
Ricapitolando: 1. Non dubito quin → 2. Fabius prudenter fecerit, → 3. quod exercitum in castris continuerit. → Nota: nel punto 3, per la regola della consecutio temporum, si dovrebbe avere il congiuntivo piuccheperfetto, anziché il perfetto.
Ricapitolando: 1. Vides → 2. omnia evenisse → 3. contra ac dicta sint. → Nota: nel punto 3, per la regola della consecutio temporum, si dovrebbe avere il congiuntivo piuccheperfetto, anziché il perfetto.
Bibliografia
Voci correlate Attrazione modale Lingua latina Grammatica latina
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Categoria:Grammatica latina