Democratici di Sinistra (DS) era un partito politico italiano fondato nel 1998 e dissolto nel 2007. Appartenente all'area del centro-sinistra, era ideologicamente legato ai valori della socialdemocrazia.

I DS provenivano in massima parte dalla prestigiosa tradizione politico-culturale del Partito Comunista Italiano che, attraverso la successiva esperienza politica del Partito Democratico della Sinistra (1991-1998), abbracciarono l'ideologia socialdemocratica. A guidare la fase costituente del partito fu Massimo D'Alema; i segretari furono dal 1998 al 2001 Walter Veltroni, e dal 2001 allo scioglimento avvenuto nel 2007 Piero Fassino. D'Alema ha ricoperto la carica di presidente fino al IV congresso del partito (2007), quando ha rinunciato alla carica.

Il partito fu soggetto fondatore dell'Ulivo e dell'Unione, all'interno del centro-sinistra in Italia. Nell'ambito del progetto ulivista, il partito aveva stretto un rapporto di collaborazione con i centristi della Margherita. Il 14 ottobre 2007, dopo le decisioni del IV congresso, è confluito nel Partito Democratico.

A livello internazionale i DS aderivano all'Internazionale Socialista ed a livello europeo erano membri del Partito del Socialismo Europeo.

Storia Origini

Il simbolo della Quercia apparve sulla scena politica italiana nel 1991, quando, in seguito allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, venne fondato il Partito Democratico della Sinistra. L'ala sinistra del PCI, invece, non approvò la svolta riformista operata dalla maggioranza del partito e si fuse con il movimento di Democrazia Proletaria, dando origine al Partito della Rifondazione Comunista, il quale si fa continuatore della tradizione eurocomunista.

Primo segretario del PDS fu Achille Occhetto, dimessosi poi nel 1994 a causa della sconfitta alle elezioni politiche della coalizione di sinistra denominata Alleanza dei Progressisti (PDS, PRC, Verdi, PSI, Alleanza Democratica, La Rete e altri). Alla guida del partito gli succede Massimo D'Alema.

Nel 1995 il PDS partecipò alla fondazione della coalizione politica di centro-sinistra denominata L'Ulivo, formata anche da PPI, Rinnovamento Italiano e Verdi. Questo progetto politico, che vide per la prima volta insieme ex-democristiani ed ex-comunisti, portò, nel 1996, alla vittoria del centro-sinistra, con l'elezione di Romano Prodi alla carica di presidente del Consiglio, in una fase che si contraddistinse per la definitiva adesione dell'Italia al progetto di moneta unica europea.

Il PDS, nel 1996, fu il primo partito italiano, con quasi 8 milioni di voti e il 21,1%.

Stati Generali della Sinistra e nascita dei Democratici di Sinistra L'idea di D'Alema di unificare il PDS con altre forze della sinistra italiana fu anticipata il 18 febbraio 1995 da Ermanno Gorrieri durante la I Assemblea Nazionale dei Cristiano Sociali. Per D'Alema era giunto il momento «di dar vita a un raggruppamento politico tutto nuovo insieme alle altre formazioni politiche della sinistra, [...] una formazione politica che si collocherebbe nell'area dei partiti socialdemocratici e laburisti europei».

Nel 1998, sotto la guida di Massimo D'Alema, il PDS diede vita agli Stati Generali della Sinistra, che prelusero alla creazione di un unico autorevole soggetto della sinistra italiana. Il partito si aprì in tal modo ai contributi di altre culture riformiste, dandosi una svolta in chiave moderna, eliminando i riferimenti ad un comunismo deteriorato dall'età; venne infatti tolto dal simbolo lo stendardo recante la falce e il martello ed al suo posto venne inserita la rosa, vessillo del socialismo europeo, e proponendosi come efficace forza socialdemocratica.

Il rinnovato soggetto politico assunse la denominazione di Democratici di Sinistra, al quale aderirono oltre al PDS, esponenti di estrazione socialista, repubblicana, cristiano-sociale e ambientalista: il 13 febbraio si celebrò il congresso costitutivo dei DS, che si presentava quale partito leader della sinistra e del centro-sinistra italiano.

Soggetti fondatori: Provenienza Leader Rappresentanzacongressuale Partito Democratico della Sinistra (ex PCI) Massimo D'Alema73% Federazione Laburista (ex PSI) Valdo Spini, Giorgio Ruffolo8% Comunisti Unitari (ex PRC) Famiano Crucianelli6% Cristiano Sociali (ex DC ed ex PSI) Pierre Carniti, Ermanno Gorrieri6% Sinistra Repubblicana (ex PRI) Giorgio Bogi3% Riformatori per l'Europa (ex PSI ed ex AD) Giorgio Benvenuto, Nello Formisano, Emilio Lonardo2% Agire Solidale Giuseppe Lumia2%

Governo D'Alema I Il 10 ottobre 1998, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avviò le consultazioni parlamentari per la formazione di un nuovo Governo, in quanto l'esecutivo guidato da Romano Prodi, leader dell'Ulivo, era entrato in crisi in seguito al ritiro del sostegno esterno da parte di Rifondazione Comunista. Al termine delle consultazioni, vista l'indisponibilità di una nuova maggioranza attorno a Prodi, Scalfaro conferì a Massimo D'Alema l'incarico di formare il nuovo Governo.

Il 21 ottobre 1998 D'Alema presentò il suo governo che ricevette la fiducia della Camera dei deputati (333 favorevoli, 281 contrari) e del Senato della Repubblica (188 favorevoli, 116 contrari). Il neo Presidente lasciò in tal modo la guida del partito e Walter Veltroni (già Vicepresidente nel precedente governo Prodi) venne eletto nuovo segretario nazionale.

Il primo banco di prova elettorale per i rinnovati DS furono le elezioni europee del 1999, che confermarono la leadership della Quercia all'interno del centro-sinistra con 5,3 milioni di voti e il 17,4%.

A dicembre del 1999 si aprì, tuttavia, una crisi all'interno dell'esecutivo: al congresso dei Socialisti Democratici Italiani, alleati di governo, il leader del partito Enrico Boselli criticò l'operato di D'Alema, sostenendo che la sua premiership avrebbe provocato una sicura sconfitta alle future elezioni. Il Presidente del Consiglio, intervenendo al congresso socialista, ribatté sostenendo di avere avuto il merito di riportare i socialisti al governo citando la figura di Giuliano Amato, Ministro del tesoro in carica. Tale citazione, tuttavia, venne giudicata come una provocazione da parte dei Socialisti Democratici Italiani, visti gli infelici rapporti tra Amato e il partito.

Il dibattito politico si infiammò e D'Alema decise di rassegnare le sue dimissioni al neoeletto Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 19 dicembre. Questi gli affidò l'incarico di formare un nuovo governo, che il 22 dicembre ottenne la fiducia del Senato (177 sì, 100 no) e, il giorno seguente, quella della Camera (310 sì, 287 no). Lo SDI si astenne; entrò invece nel governo il nuovo movimento prodiano dei Democratici.

I Congresso ed elezioni regionali A ridosso di questa soluzione alla crisi di governo, i DS celebrarono il loro primo congresso, che si svolse a Torino dal 13 al 16 gennaio 2000. Si confrontarono due mozioni: La prima, maggioritaria, proponeva la riconferma di Veltroni come segretario, con l'appoggio, tra gli altri, del premier in carica D'Alema; sosteneva il superamento della contrapposizione tra la sinistra e il fronte moderato e rilanciava il progetto di coalizione dell'Ulivo, asserendo che "l'Ulivo è il futuro dell'Italia". Veltroni dichiarò nella sua relazione che "sinistra riformista, ambientalismo e centro democratico sono culture ed esperienze che hanno bisogno l'una delle altre. Guai a pensare a nuovi fronti progressisti, o a contrapporre l'identità dei moderati a quella della sinistra." La seconda mozione rilanciava la presenza di una minoranza fortemente legata al ruolo della sinistra: sosteneva che l'Ulivo avrebbe dovuto essere un'alleanza politica plurale e al contempo che '"il rafforzamento della coalizione non possa risolversi nella dissoluzione delle diverse identità politiche"'. Tra gli altri firmatari, l'ecologista Fulvia Bandoli, l'ex ministro Anna Finocchiaro e l'europarlamentare Pasqualina Napoletano.

La prima mozione ottenne la maggioranza dei consensi, con il 79,9%. In questa occasione congressuale, inoltre, i DS approvarono lo statuto del partito.

Mesi dopo i DS dovettero fronteggiare la sconfitta alle elezioni regionali del 2000, quando il centro-destra guidato da Silvio Berlusconi, che nel frattempo aveva ritrovato accordi con la Lega Nord, vinse in 8 Regioni su 15, fra cui tutte le principali. D'Alema, prendendo atto della sconfitta, lasciò la Presidenza del Consiglio, e il suo posto venne preso dall'indipendente socialista Giuliano Amato (già Ministro del Tesoro con D'Alema), che guiderà il Governo fino alle elezioni politiche dell'anno successivo.

Sconfitta alle elezioni politiche del 2001 e II Congresso

Alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, i DS sostennero, insieme a tutta la coalizione dell'Ulivo, la candidatura di aspirante a Palazzo Chigi di Francesco Rutelli, sindaco uscente di Roma. Le elezioni vennero tuttavia vinte dalla coalizione di Berlusconi, la Casa delle Libertà.

I DS registrarono una flessione rispetto al passato: con 6,1 milioni di voti si attestano al 16,6%, alle spalle di Forza Italia, che diventò il primo partito italiano con quasi il 30% dei consensi. La Quercia, dopo la sua costituzione, passò dunque all'opposizione e cominciò a lavorare per creare un'alternativa riformista.

Contemporaneamente alle elezioni politiche si svolsero anche le amministrative, dove il segretario uscente Veltroni venne eletto sindaco di Roma; tuttavia fu oggetto di aspre critiche la sua scelta di lasciare vacante il vertice del partito per dedicarsi totalmente alla campagna elettorale capitolina, proprio durante lo svolgimento di quella nazionale. In questa fase, il comitato della segreteria (coordinato da Pietro Folena), resse transitoriamente il partito.

Dal 16 al 18 novembre, si tenne a Pesaro un congresso straordinario per eleggere il nuovo segretario politico. Si trattò di un'assise alquanto combattuta, con tre mozioni: La prima (Per tornare a vincere) aveva come primo firmatario e candidato alla segreteria Giovanni Berlinguer ed era sostenuta tra gli altri anche da Sergio Cofferati, segretario generale della CGIL, Tom Benetollo, presidente dell'ARCI, Fabio Mussi, vicepresidente della Camera, Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, Achille Occhetto, ex segretario del PDS, e dagli ex ministri Giovanna Melandri e Cesare Salvi. Essa proponeva una svolta a sinistra del partito, per rendere la sinistra "più riconoscibile", criticando un eccesso di moderazione nella linea politica degli ultimi anni, che avrebbe nuociuto all'intera coalizione. I giornalisti conieranno per questa mozione il nome di correntone, in quanto unione della sinistra di Fumagalli con quella di Salvi e degli ex veltroniani di Fabio Mussi, oltre a personalità eccellenti come Bruno Trentin, Sergio Cofferati e Antonio Bassolino.

La seconda candidava alla segreteria Piero Fassino: era sostenuta dall'ex segretario ed ex Presidente del Consiglio D'Alema, e, tra gli altri, dai capigruppo di Camera e Senato Luciano Violante e Gavino Angius, dagli ex ministri Vincenzo Visco, Franco Bassanini e Pier Luigi Bersani, da Giorgio Napolitano e dall'ultimo segretario del PSI e dei Laburisti Valdo Spini, oltre che dal 95% dei segretari uscenti delle federazioni provinciali. Proponeva una linea socialdemocratica in sostanziale continuità con quella tenuta negli anni del governo, accentuando il profilo riformista.

La terza rappresentava l'ala liberal e candidava Enrico Morando a segretario, proponendo un profondo rinnovamento del partito e l'apertura ad "altri riformismi" di matrice cattolica, laica e sociale.

Piero Fassino, con la maggioranza del 61,8%, venne eletto segretario, contro, il 34,1% raccolto dalla mozione Berlinguer; l'elevato consenso della minoranza denotava la presenza di un'area consistente, nella base degli iscritti e degli elettori, che proponeva delle istanze diverse.

Opposizione al Governo Berlusconi