LEneide () è un poema epico sulle remote origini di Roma e sul suo destino di egemonia scritto dal poeta latino Publio Virgilio Marone. Egli cominciò a delinearne la struttura narrativa nel 29 a.C., per avviarne la stesura effettiva nel 27 a.C., e proseguirla poi, ininterrottamente, fino al 19 a.C..

Narra la leggendaria storia dell'eroe troiano Enea (figlio di Anchise e della dea Venere), che riuscì a fuggire dopo la caduta della città di Troia e viaggiò per il Mar Mediterraneo fino ad approdare, dopo alcune tappe intermedie, nel Lazio, diventando il progenitore del popolo romano.

Alla morte di Virgilio il poema, scritto in esametri dattilici e composto da dodici libri per un totale di 9896 versi, rimase privo degli ultimi ritocchi e revisioni dell'autore, testimoniate da 58 esametri incompleti (chiamati tibicines, puntelli); perciò, nel suo testamento il poeta fece richiesta di farlo bruciare, nel caso in cui non fosse riuscito a completarlo, ma gli amici Vario Rufo e Plozio Tucca, non rispettando le volontà del defunto, salvaguardarono il manoscritto dell'opera e, successivamente, l'imperatore Ottaviano Augusto ordinò di pubblicarlo così com'era stato lasciato.

Enea è una figura già presente nelle leggende e nella mitologia greca e romana, apparendo spesso anche nellIliade; Virgilio mise insieme i singoli e sparsi racconti dei viaggi di Enea, la sua vaga associazione con la fondazione di Roma e soprattutto un personaggio dalle caratteristiche non ben definite tranne una grande devozione (pietas in latino), e ne trasse un avvincente e convincente "mito della fondazione", oltre a un'epica nazionale che allo stesso tempo legava Roma ai miti omerici, glorificava i valori romani tradizionali e legittimava la dinastia giulio-claudia come discendente dei fondatori comuni, eroi e dei, di Roma e Troia.

La divisione in dodici libri esprime la volontà di conciliare due esigenze, quella della brevitas alessandrina (il cui modello sono i quattro libri delle Argonautiche) con la maggior lunghezza del poema classico omerico (Iliade e Odissea, composti da ventiquattro libri ciascuno).

L'orientamento alessandrino verso il poema breve risalta ancor di più se si pensa che i dodici libri di Virgilio rivaleggiano con entrambi i poemi omerici: i primi sei libri rinviano infatti al modello dellOdissea (il viaggio avventuroso); gli altri sei al modello dellIliade (la guerra). L'ordine delle vicende, rispetto ad Omero, viene rovesciato e l'avventura viene trattata prima della guerra. Col suo modello Virgilio instaura un rapporto di raffinata competizione innovativa. Il viaggio di Ulisse era un viaggio di ritorno, quello di Enea è un viaggio di rifondazione proiettato verso l'ignoto; la guerra nellIliade era una guerra di distruzione, quella di Enea è rivolta alla costruzione di una nuova città e di una nuova civiltà; la mitologia Omerica si concludeva con la disfatta troiana, lEneide termina con la vittoria del troiano Enea, che risarcisce il suo popolo della patria perduta.

Trama Il viaggio verso l'Italia (libri I-VI) Libro I

Alla maniera omerica, la narrazione, preceduta da un proemio, comincia "in medias res", presentando la flotta troiana nel Mediterraneo mentre naviga guidata da Enea alla volta dell'Italia dove spera di trovare una seconda patria.

Dopo quattro versi di cui gli studiosi, sia antichi sia moderni, hanno ampiamente dibattuto la paternità virgiliana,"Ille ego, qui quondam gracili modulatus avenacarmen, et egressus silvis vicina coegiut quamvis avido parerent arva colono,gratum opus agricolis, at nunc horrentia Martisarma virumque cano..."La maggior parte dei poeti antichi indica come lincipit del poema fosse Arma virumque cano, ma i quattro versi precedenti esistevano già al tempo di Svetonio e furono difesi dai commentatori tardo-antichi Donato, Servio e Prisciano. Gli studiosi odierni generalmente li considerano spuri. Cfr. comunque , con la bibliografia ivi citata. nel proemio Virgilio dichiara l'argomento del suo poema (Arma virumque cano…, "Canto le armi e l'uomo…") con un'invocazione alla Musa (Musa, mihi causas memora…, "O Musa, ricordami le cause…"). Di seguito, spiega l'origine del conflitto più importante della trama, ovvero il rancore di Giunone nei confronti dei Troiani. Questo tipo di incipit mantiene lo stile di quelli dei poemi omerici, tranne per il fatto che Virgilio prima dichiara il tema del poema, e poi invoca la Musa, mentre in Omero è l'inverso ('Armi canto e l'uomo...', dove le armi richiamano lIliade, mentre l'uomo riecheggia lOdissea).

Enea, esule dalla città di Troia, tenta di raggiungere il Lazio per fondarvi una nuova città e portare in Italia i Penati, per far nascere una stirpe nobile e coraggiosa e una razza che sarà conosciuta e rispettata da tutti i popoli, come stabilito da una profezia. Parte con una flotta di venti navi, nonostante l'opposizione di Giunone. La dea è adirata per tre motivi: perché ha perso la gara di bellezza contro la madre di Enea; perché la sua città favorita, Cartagine, è destinata a essere distrutta dalla stirpe troiana discendente da Dardano, nato di una relazione adulterina tra Giove ed Elettra; perché Ganimede era stato scelto come coppiere al posto di Ebe, la figlia di Giunone.

Dopo sette anni dalla distruzione di Troia, i profughi stanno veleggiando nel Mar Tirreno, al largo della Sicilia, quando Giunone li vede. La dea, al colmo dell'ira, si reca in Eolia, patria dei Venti, da Eolo, che li custodisce tenendoli rinchiusi in un otre all'interno di un massiccio montuoso, per chiedergli di scatenare una tempesta. La dea offre a Eolo la ninfa più bella del proprio séguito, Deiopea, ma il re dei venti, pur accettando, le ricorda che è comunque suo dovere fare ciò che gli viene richiesto dalla regina degli dei, in quanto il suo potere deriva da lei, indifferentemente dal dono. E il maltempo danneggia pesantemente la flotta, provocando anche l'affondamento della nave dei Lici - alleati dei Troiani -, molti dei quali muoiono annegati, compreso il loro capo Oronte.

Nettuno se ne accorge e, pur non essendo amico dei Troiani (si ricordi che appoggiò i Greci nella guerra di Troia, memore di Laomedonte che non aveva pagato il lavoro di Nettuno e Apollo per la costruzione delle mura della città), si infuria per l'intrusione di altri nei suoi domini; spinto anche dal rispetto per il valore di Enea, interviene placando i venti e calmando le acque, come un uomo saggio placa una sommossa. La flotta riesce così ad ancorare sulla costa d'Africa, in Libia, nei pressi di una nuova città che sta venendo costruita, Cartagine. Preoccupata per la sorte del figlio, Venere intercede a suo favore presso Giove. Questi la rassicura dicendole che, ottenuta la benevolenza di Giunone, l'eroe vedrà premiati i suoi sforzi, con la prima profezia dellEneide (Enea governerà tre anni, il figlio Ascanio Julio trenta, e i suoi discendenti, fino a Romolo e Remo, per trecento; inoltre, la sua stirpe dominerà il mondo e non avrà mai fine). Quindi il re degli dei invia Mercurio a Cartagine a predisporre i cittadini a una favorevole accoglienza di Enea e i compagni superstiti. Nel frattempo Venere, assunte le sembianze di una giovane cacciatrice, molto somigliante alla dea Diana, si manifesta al figlio per spiegargli la vicenda della città: fondatori sono i Fenici emigrati dalla propria terra al seguito della regina di Tiro, Didone, fuggita dopo che il fratello Pigmalione le aveva ucciso il marito Sicheo per impadronirsi del regno. Aggiunge che le navi troiane non sono affondate, palesa la sua vera identità e si congeda. Enea si reca dunque fiducioso in quella città, ricevendo ottima accoglienza dalla regina, poiché anch'ella ha patito dolori. Venere, temendo le insidie di Giunone, ordina al figlio Cupido, dio dell'amore, di prendere il posto di Ascanio, il figlio di Enea, assumendone le sembianze, affinché, toccando il cuore della regina, questa si innamori dell'eroe. Didone così offre un importante banchetto ai Troiani e invita Enea a narrare in quella sede le sue traversie.

+Sinossi con numero dei versi1-7Protasi8-11Invocazione alla Musa12-33Origine dell’odio di Giunone nei confronti dei Troiani, i quali vagano da molti anni per mare34-91Giunone è consapevole che il destino vuole la fondazione di Roma, ma decide comunque di agire contro i Troiani, implorando Eolo di scatenare una tempesta, e questi accetta92-101Enea si spaventa e si lamenta di non essere caduto coi suoi compagni a Troia102-123La nave dei Lici affonda, provocando la morte di quasi tutti gli occupanti124-156Nettuno si accorge della tempesta e si arrabbia coi venti perché hanno agito senza il suo consenso; placa quindi la tempesta, salvando in tal modo le navi157-179Gli esuli si dirigono verso la Libia, dove approdano le sette navi superstiti in una sorta di locus amoenus180-222Enea sale su un’altura per ricercare con lo sguardo i superstiti: scorge un branco di cervi e ne uccide sette, dividendoli poi tra i compagni; rincuora gli stessi e ricorda il destino che lo attende nel Lazio; banchetto e compianto per i compagni perduti223-296Giove guarda dall'alto; Venere chiede a Giove perché non intervenga in aiuto di Enea, e il padre le risponde rassicurandola sul futuro di Enea e della sua stirpe fino ad Ottaviano297-304Giove invia Mercurio perché faccia sì che Cartagine accolga i Troiani305-417Enea al mattino va in esplorazione con Acate; Venere si presenta ai due sotto forma di cacciatrice, ma Enea si accorge che è una dea e le chiede dove si trovino; Venere glielo dice e racconta la storia di Didone (343-368); Enea poi espone la propria storia; Venere lo rassicura sulla sorte delle altre navi e lo invita ad andare da Didone, e poi scompare; i due s’inviano coperti da una nebbia creata da Venere, la quale poi se ne va a Pafo 418-493Enea ed Acate osservano la costruzione di Cartagine, e non visti vanno poi in mezzo alla città; vedono le scene della guerra di Troia rappresentate sui rilievi di un tempio494-578Giunge Didone assieme ad alcuni compagni dispersi delle navi troiane: tra questi Ilioneo supplica la regina di accoglierli, e questa accetta con grande magnanimità579-642La nuvola si dissolve ed Enea ringrazia caldamente Didone, mentre questa lo accoglie e fa preparare il convito643-656Enea invia Acate alle navi per prendere Ascanio e i doni da portare alla regina657-694Venere fa prendere a Cupido le sembianze di Ascanio e nasconde il figlio di Enea a Cipro 695-747Convito con cantori; Ascanio/Cupido siede in grembo a Didone748-756Didone chiede ad Enea di raccontarle dell’agguato dei Greci e del girovagare seguente

Libro II

Anche se addolorato a ricordare, Enea al banchetto di benvenuto racconta la sua storia e le sue vicende e i fatti che hanno provocato il fortuito arrivo della sua gente da quelle parti, a partire dalla caduta di Troia. L'astuto Ulisse aveva trovato il modo di riuscire a entrare nella città facendo costruire un enorme cavallo di legno, che avrebbe racchiuso nascosti al suo interno lui e alcuni dei migliori guerrieri greci. I Troiani, all'oscuro di tutto, ingannati peraltro dall'acheo Sinone che aveva millantato loro la partenza dei greci (poi rivelatasi falsa; egli aveva anche fatto credere di essere stato minacciato da Ulisse) e, incuriositi dal cavallo, avevano deciso di trasportarlo dentro le mura della città, incuranti degli avvertimenti di Cassandra, Capi e Laocoonte, che fu per questo stritolato insieme ai due figlioletti da una coppia di serpenti marini inviati da Minerva.