La leggenda "Città di Ercole": con questa definizione veniva citata Modica dal Seicento fino ai primi dell'Ottocento, nelle cronache e nei documenti dell'epoca. Ciò in virtù della leggenda di Ercole o Eracle, che si tramanda aver fondato in Sicilia tre cittàPlacido Carrafa, Motucae illustratae descriptio, seu delineatio cui avrebbe dato il nome di Motia, in onore della bella donna greca che gli avrebbe indicato i posti dove trovare i buoi che gli erano stati sottratti. Il mito di Ercole quale fondatore di Modica ci viene tramandato anche dallo storico messinese Buonfiglio, che già nel 1604 scriveva: Hercole…arrivato che fu in Italia, fece continovata guerra per dieci anni con molti Tiranni, e in Sicilia vinse e debellò i Ciclopi, i Lestrigoni, ed edificò MotucaGiuseppe Buonfiglio. Dell'Historia Siciliana, Venezia, 1604. Il mito ci racconta che una delle leggendarie fatiche di Ercole, la decima, sia stata la cattura dei buoi rossi del gigante Gerione, in Spagna. Sconfitto Gerione, Ercole venne in Italia portando con sé le mandrie di buoi come trofeo in segno di trionfo, ma giunto in Sicilia questi buoi gli furono trafugati. Nei luoghi dove la donna indicò a Ercole che il rapitore avesse nascosto i buoi, l'eroe nazionale greco fondò le tre città, la Mozia presso Capo Lilibeo, una Mozia vicino ad Agrigento, e per finire la nostra Mozia mediterranea, la quale non sta lungi dal Pachino, ma non presso il lido del mare. In realtà, anche il grande geografo alessandrino Claudio Tolomeo (II secolo d.C.) individuò la posizione geografica del sito e del suo fiume Mothukanus, chiamando la città Mothuka Mediterranea.

Le origini e il periodo greco-siceliota L'insediamento abitativo nel sito di Modica risale alla preistoria della Sicilia, nel periodo eneolitico, dal 3200 al 2200 a.C. In pieno centro storico, al quartiere della Vignazza, si conserva una piccola necropoli con una trentina di tombe "a forno", risalenti al 2200 a.C., e da collegarsi col soprastante pianoro, dove erano le prime capanne del sito di Modica. La città, che i Greci chiamarono Μότυκα, e i Romani Mothyca, MutyceFerruccio Calonghi. Dizionario della Lingua Latina, Edizione Rosenberg&Sellier, Torino, 1962. Vol. I, Latino-Italiano, p. 1771 e infine Mutica, risale dunque al XXIII secolo a.C., e fu abitata prima dai Sicani e poi dai Siculi. Secondo quanto affermano Ellanico e Filisto, i Siculi l'avevano fondata 80 anni prima della guerra di Troia, nel 1360 a.C., dandole il nome di MùrikaGiovanni Ragusa. MODICA. Origine e significato del nome Modica, Modica, Editore Petralia, 1993, pp. 5-10 (ancor'oggi nella parlata locale i residenti si dicono muricàni ). Lo storico greco Tucidide (460-404 a.C.) invece è dell'opinione che le città sicule della Sicilia orientale risalgano a 300 anni prima delle invasioni elleniche, quindi a poco prima del 1000 a.C. Gli insediamenti di Cava d'Ispica e Pantalica o il ritrovamento nella Grotta del Salto di un deposito di bronzi dell'XI secolo a.C., che sono visibili nel Museo Etnografico L. Pigorini di Roma, sono testimonianza del carattere degli insediamenti del tempo nell'area circostante. L'area compresa tra le attuali Modica, Ragusa (Hybla Heraia) e Ispica (Cava Ispica) divenne rifugio delle popolazioni sicule respinte dalle zone costiere in seguito all'avanzata delle colonie doricheMoses Finley. Storia della Sicilia Antica. 1976. Laterza. Bari e la fondazione delle sub-colonie siracusane di Kasmenai, Akrillai, Kamarina e poi Kaukana. La città subì anche influssi fenici, non potendosi escludere un piccolo insediamento di questo popolo di commercianti anche in una città non costiera, come Modica. Questa ipotesi venne avallata dallo storico locale secentesco Placido Carrafa, che in un suo scritto del 1653 ci racconta di aver visto con i propri occhi da giovane, nei primi anni del Seicento, un Tempio del Sole, all'estremità dello sperone roccioso su cui era costruito il Castello. Tale tempio, dedicato al Sole, che notoriamente era adorato come divinità dai Fenici, fu distrutto per volere del governatore della contea, fervente cattolico, che vedeva in esso un pericoloso simbolo pagano. Modica comunque in seguito lentamente si ellenizzò, data la vicinanza delle colonie greche. Nel cuore del centro storico di Modica, infatti, in via Polara, nei pressi del Duomo di San Giorgio, agli inizi del secolo scorso furono scoperte due grotticelle, vere e proprie camerette sepolcrali scavate nella roccia, al cui interno erano presenti arredi funerari, databili all'VIII secolo a.C., che richiamavano la cultura greca, arredi consistenti in circa 70 fra ceramiche a vernice nera di produzione indigena e monili in bronzo, più due coppe di Thapsos di importazione greca, che sono testimonianza dell'influenza ellenica sulle usanze delle popolazioni locali di origine sicula. Nel museo civico cittadino si trova custodita in una teca una bellissima statuetta di bronzo del V secolo a.C., nota finora come "Ercole di Cafeo", dal nome della contrada nelle immediate periferie di Modica in cui fu rinvenuta, ma che l'archeologo professor Mario Torelli ha proposto di denominare più propriamente Eracle di Modica per identificare meglio il territorio di provenienza. La statua, realizzata attraverso la tecnica della fusione a cera persa, raffigura l'eroe greco in tenuta di caccia, con arco e faretra, e col capo rivestito dalla leontea. Nonostante le dimensioni ridotte, la statuetta racchiude in 22 cm le capacità artistiche di un cesellatore sopraffino, la cui opera richiama molto da vicino, nel soggetto, le grandi statue bronzee raffiguranti Herakles del maestro greco Lisippo.

Il periodo romano Lo storico greco Diodoro Siculo (90-20 a.C.) nel sesto libro della sua storia universale, narra che Dione, in viaggio da Eraclea Minoa verso Siracusa, di cui diverrà tiranno nel 357 a.C., transita, raccogliendo milizie, presso i Camarinesi e i Motycei. È di Silio Italico (25-101 d.C.), nei versi del poema Punica dedicato alla II guerra punica, un altro antico riferimento storicoSalvatore Minardo. Modica Antica, Ricerche Topografiche, Archeologiche, Storiche, Scuola Tip. "Boccone del Povero", Palermo, 1952, p. 23 alla città di Modica: Et Netum et Muthyce pubesque liquentis Achatis. Noto e Modica erano alleate di Siracusa assediata dai Romani, nel 213-212 a.C. Espugnata Siracusa, i Romani la occuparono insieme a Noto e Modica e alle altre città sicule alleate coi siracusani. Dopo l'invasione romana Modica divenne città decumana e il nome Mothyca risulta sia tra le città stipendiarie dei Romani elencate nelle sue opere sia da Plinio il Vecchio, sia in Tolomeo (ca. 100-175 d.C.), il geografo greco-alessandrino che descrive la posizione della città e le foci del fiume Mothukanus (Μοτυκάνου ποταμού έκβολαί )Salvatore Minardo. Modica Antica, Ricerche Topografiche, Archeologiche, Storiche, Scuola Tip. "Boccone del Povero", Palermo, 1952, p. 24. Venne visitata da Cicerone, in visita ispettiva in Sicilia per raccogliere prove contro il propretore della provincia di Sicilia, Caio Verre, e le sue vessazioniCicerone. Il processo di Verre contro gli aratores siciliani, citando infatti l'agrum Mutycensem nelle sue Verrine, una delle più celebri orazioni tenute al Senato da Cicerone nel 70 a.C. Modica, come tramandato da Cicerone, fu ridotta alla fame, perdendo per fallimento 101 dei suoi 187 aratores (gli imprenditori agricoli dell'epoca). I modicani, insieme agli abitanti delle altre 65 Urbes siciliane, gli affidarono la causa contro il propretore Verre, reo di aver dissanguato l'isola nel triennio 73 - 71 a.C., con la collaborazione del suo fedele esattore Teomnasto, che operava da Siracusa. Cicerone raccolse con zelo le prove della colpevolezza, pronunciò due orazioni preliminari (Divinatio in Quintum Caecilium e Actio prima in Verrem) e l'ex governatore, oberato da prove schiaccianti, scelse l'esilio volontario.

Le numerose catacombe ritrovate nelle immediate periferie della città, tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, dall'archeologo Paolo Orsi, con iscrizioni in latino, provano una presenza cristiana nel luogo. Importante segno della presenza di cristiani a Cava Ispica, è la cosiddetta Grotta dei Santi, con raffigurazioni di 36 santi e didascalie in greco. Erano modicani martirizzati a Siracusa il 31 luglio dell'anno 304 i santi Fanzio e Deodata, sposi convertitiFranco Libero Belgiorno. Modica e le sue Chiese al Cristianesimo dal figlio San Fanzino. La tomba di Santa Deodata si trova nelle Catacombe di San Giovanni in Siracusa, dove, nel decumanus maximus, troviamo un arcosolio interamente affrescato, raffigurante il Cristo che incorona la martire modicana, fra gli apostoli Pietro e Paolo.

Il periodo bizantino e arabo Nel periodo romano imperiale e nel periodo bizantino l'altopiano modicano brulicava di piccoli villaggi e di isolate fattorie, molte delle quali già esistenti nel periodo greco, e di cui molti resti, anche di tipo megalitico, furono rinvenuti alla fine dell'Ottocento dall'occhio attento dell'archeologo Paolo Orsi. La storiografia ci ha lasciato solo lunghi secoli di silenzio, colmati in parte dalle testimonianze archeologiche e dalle epigrafi funerarie rinvenute nelle necropoli all'interno e attorno all'abitato di Modica e di Cava Ispica. Risalgono infatti al periodo bizantino i ruderi della Chiesa di San Pancrazio (VIII-IX secolo d.C.), nei pressi di Cava Ispica. Divenuta una roccaforte bizantina, Modica fu in seguito espugnata dagli Arabi, nell'844 - 845, dopo un breve assedio. La " Cronaca di Cambridge " riporta appunto nell'anno 6353 del calendario bizantino la conquista delle Rocche di Mudiqah. Durante il periodo dell'Emirato di Sicilia, e fino al XIV-XV secolo, la città veniva citata nei documenti ufficiali col nome di Mohac, pur mantenendo l'originale suo nome nella parlata dialettale (e nei documenti pontifici). Poi, prendendo lentamente il sopravvento, come lingua ufficiale del Regno di Sicilia, parallela al latino, la parlata italiana, la denominazione del periodo arabo-normanno andò a scomparire.

La Contea di Modica

Il periodo medievale Modica comincia a divenire centro di vitale importanza per il futuro sviluppo della zona con l'arrivo dei Normanni, nel 1090. Nel 1099, il papa Urbano II nominò il normanno Ruggero I d'Altavilla Gran Conte di Sicilia e Calabria, e questi costituì in feudo la città assegnandola a Gualtiero I de Mohac come premio per i suoi servigi. In seguito il feudo fu assegnato a Goffredo, Rinaldo, Aquino e per ultimo a Gualtiero II de Mohac. Questi era stato condottiero navale nelle guerre di Epiro, di Grecia e di Egitto per conto di Ruggero II, ed ebbe le cariche di Giustiziere del Val di Noto, Regio Camerario e infine Conte di Modica, nel 1176.

Nel 1176, Guglielmo II il Buono lo mise a capo di una flotta di 25 galee, come ammiraglio della flotta siciliana, con l'incarico di prelevare Giovanna d'Inghilterra, figlia di re Enrico II, sua promessa sposa, e condurla in Italia, a Sant' Egidio. Per questo servigio Gualtieri II ebbe la nomina di governatore di Salerno. Con Enrico VI che sposa Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II, inizia nel 1194 la dominazione sveva in Sicilia, e uno dei primi atti del Re di Germania e di Sicilia fu l'incorporazione nel demanio reale dei vari feudi istituiti e concessi dai re normanni.

Quando, nel 1270, la Sicilia cadde in mano degli Angioini, Modica fu coinvolta nei Vespri Siciliani il 5 aprile 1282 e la sommossa fu guidata da Federico Mosca; i modicani, cacciando i francesi dalla città, nominarono Federico Mosca governatore della città. In segno di ringraziamento Pietro I, lo confermò nella sua investitura popolare, e lo nominò Comes Mohac (Conte di Modica), mettendolo a capo del territorio costituito dagli attuali comuni di Modica, Scicli e Pozzallo.