Palazzo Sanseverino-Falcone

Edificato nel XVII secolo per volontà di Giuseppe Leopoldo Sanseverino, X principe di Bisignano, il palazzo sorse su un terreno già appartenuto a don Fabrizio Julia, poi acquistato dai Sanseverino. Il progetto, attribuito a un architetto romano, fu realizzato dal costruttore Stefano Vangeri da Rogliano, attivo fino al 1720.

Gli affreschi delle sale principali, tra cui L’allegoria del Tempo e Il ratto di Proserpina, sono opera del pittore napoletano Donato Vitale, che affrescò le sale tra il 1714 e il 1718. L’edificio, articolato su quattro piani, presenta al piano terra la monumentale Sala delle Colonne, ampia oltre 350 m², con otto colonne in pietra di stile tardo cinquecentesco e pareti scandite da nicchie semicircolari. Il piano nobile, residenza della famiglia, conserva affreschi ancora parzialmente visibili, mentre il livello superiore era destinato alla servitù.

Il palazzo passò alla famiglia Falcone dopo il matrimonio tra don Angelo Falcone e la principessa Carmela Sanseverino. Negli anni 1980 fu donato al Comune di Acri e oggi ospita il Museo della Civiltà Contadina, il MACA – Museo d’Arte Contemporanea Silvio Vigliaturo e una pinacoteca cittadina in corso di allestimento.

Palazzo Dodaro Stuato nel rione medievale di Padia ad Acri, è uno degli edifici storici più rappresentativi della città e rientra tra gli immobili di interesse storico-artistico della Provincia di Cosenza.

La sua struttura attuale deriva da un progressivo accorpamento di abitazioni preesistenti, iniziato nel 1788 con l’acquisto della prima unità da parte di Domenico Francesco Dodaro e proseguito dai suoi discendenti. Il complesso, ampliato nel tempo con giardini e case adiacenti, assunse la forma definitiva nell’Ottocento grazie al Regio Giudice Giuseppe Dodaro (1802-1878), che unificò due corpi di fabbrica originariamente separati da un viottolo.

L’edificio principale, sviluppato su tre livelli, ospita magazzini e cantine al piano strada e ambienti residenziali ai piani superiori, arricchiti da soffitti in carta dipinti risalenti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La parte più antica, situata su un livello superiore, comprende la cappella di famiglia dedicata a San Giovanni Battista, accessibile tramite una scalinata esterna. Fondata originariamente nel 1660 a Rogliano, la cappella fu trasferita ad Acri nel 1857 con autorizzazione pontificia, e nel 1951 papa Pio XII ne dichiarò l’altare “privilegiato in perpetuo”.

Negli anni 1990 fu proposto un progetto di recupero del centro storico che prevedeva il restauro del palazzo e la creazione di spazi culturali come museo, biblioteca e galleria d’arte, mai però realizzato.

La famiglia Dodaro possedeva anche una tenuta a Serracavallo di Bisignano, acquistata nel 1858 e utilizzata come residenza estiva. Tra i membri di rilievo si ricordano il Regio Giudice Giuseppe Dodaro e Francesco Saverio Natale Dodaro (1876-1944), Presidente del Tribunale Civile e Penale di Venezia.

Palazzo Julia Databile al XV secolo, fu sempre proprietà della famiglia Julia, che lo ereditò da padre in figlio. È un fabbricato diviso in parti, anche molto grandi, come altri in Acri. Esso fu realizzato in due epoche diverse: il primo periodo è datato nel cinquecento-seicento e il secondo alla fine del Settecento. Il fabbricato si erge su tre piani, e dispone di una ricchissima biblioteca, composta da oltre cinquemila volumi, con testi del Cinquecento e del Seicento e alcune rare edizioni antiche.

Palazzo De Simone-Julia Il palazzo porta il nome della famiglia che lo possedeva, i De Simone e dei suoi eredi, gli Julia ed è un esempio delle case "impalazzate", presenti nel centro storico di Acri, termine con il quale sono definiti quelli edifici caratterizzati da una composizione architettonica, di tipo presidenziale, divisa su tre piani sovrapposti. Il piano terra mostra arcate a tutto sesto, con finestre a pianta quadrata, protette con grate in ferro, destinate alla dispensa dei prodotti agricoli. Il palazzo fu edificato nei primi del Seicento ed è situato nel centro storico.

Palazzo Spezzano Antica dimora nobiliare del settecento, palazzo della famiglia dei nobili Spezzano presenta interessanti aspetti architettonici, che furono innovativi per l'epoca di costruzione dell'immobile. L'interno è ripartito in locali dimensionati in modo razionale e con efficiente utilizzo degli spazi, distribuiti correttamente, su tre piani sovrapposti e collegati da una comoda scala interna.

Palazzo Padula Di proprietà del poeta Vincenzo Padula, venne edificato in una zona in origine isolata e priva di costruzioni, la sua edificazione voluta dall'artista calabrese, era secondo il Padula la rappresentazione della posizione raggiunta dall'uomo di cultura acrese. Sul portale del palazzo fece scolpire due penne e un calamaio, simbolo dello stemma del suo casato. Il palazzo fu dotato di feritoie, adatte a posizionare armi da fuoco, per difendersi da eventuali attacchi dei briganti, assai frequenti in quel periodo. Interessante è il cornicione estremamente curato, considerando il periodo storico.

Palazzo Astorino Giannone Il Palazzo Astorino Giannone è situato nel rione Casalicchio, nel centro storico di Acri, in prossimità della casa natale di Sant’Angelo d’Acri, appartenuta anch’essa alla famiglia Giannone e successivamente trasformata in cappella e integrata nel complesso edilizio. Nel Settecento il palazzo risulta legato alle famiglie Astorino e Fusari. Successivamente la famiglia Giannone, originaria di Bitonto, trasformò in larga parte l'edificio in una dimora signorile.

Il complesso presenta un esteso corpo di fabbrica sviluppato su più livelli. La facciata è scandita da numerose aperture e balconi e presenta, nella parte centrale, arcate sovrapposte e una balconata. Gli ambienti interni comprendono sale di rappresentanza, una cappella e una biblioteca storica. Quest’ultima occupa un ambiente di circa 50 m² e presenta un soffitto decorato a stucco, con elementi ornamentali comprendenti figure femminili e animali.

Il palazzo si sviluppa attorno a un’area pertinenziale interna e presenta una facciata articolata, caratterizzata da una successione di aperture, balconi e logge ad arco. Il complesso conserva una configurazione planimetrica articolata, documentata nel 2019 nell’ambito di una campagna di rilievo architettonico condotta dagli studenti del corso di laurea in Baukulturerbe della Hochschule RheinMain. Il rilievo ha interessato in particolare le facciate e il piano nobile dell’edificio, producendo planimetrie, prospetti e una documentazione sistematica degli ambienti interni.

Il palazzo dispone di un’estesa area verde pertinenziale articolata su più livelli. Una parte del giardino si sviluppa alla quota inferiore dell’edificio ed è attraversata da un ampio percorso pavimentato con grandi elementi lapidei, che conduce a una zona pianeggiante affacciata sul centro storico di Acri. Da questo livello una scala esterna conduce a una seconda area verde terrazzata, posta a una quota superiore e delimitata da murature in pietra. Quest’ultima, situata all’incirca alla quota del secondo piano del palazzo, è accessibile sia dal giardino inferiore sia direttamente dall’interno dell’edificio. Dalle aree esterne si apre un’ampia veduta sul nucleo storico della città, comprendente il quartiere Padia, l’antica torre civica e diverse chiese del centro storico.

Palazzo Civitate Palazzo Civitate, situato nell’antico quartiere di Pàdia, appartenne fino all’Ottocento alla nobile famiglia Civitate, originaria di San Marco Argentano e stabilitasi in città nel Quattrocento. La famiglia possedeva vaste proprietà fondiarie nelle località di San Lorenzo, San Lauro, Joggi, San Mauro e Fagnano.

L’edificio, articolato su tre piani più le cantine sul lato sud, ha subito nel tempo numerose trasformazioni che ne hanno alterato l’aspetto originario. Tra i proprietari successivi si ricordano le famiglie Giannuzzi e Joele, quest’ultima proprietaria fino ai primi del Novecento.

Dell’antico palazzo restano il portale d’ingresso con lo stemma dei Civitate e tre gabbie in ferro, dette localmente caggiarole, collocate sul muro di fronte alla piazzetta Azzinnari. Secondo la tradizione, queste gabbie furono installate dall’esercito napoleonico per esporre le teste di tre briganti ritenuti responsabili del rapimento e dell’uccisione dei tre figli maschi di Giuseppe Civitate, tra il 1720 e il 1730.

La leggenda racconta che la moglie di Giuseppe, Rosanna Le Pera, rimasta vedova per il dolore, spese quasi tutte le sue ricchezze per rintracciare i colpevoli, che furono catturati anni dopo. Con la morte dei figli maschi, la famiglia Civitate si estinse, sopravvivendo solo nel ramo femminile.

Note

Bibliografia Fra Macario gambino da Mancone "la vita del Servo di dio Angelo d'Acri" Napoli 1773. Giuseppe Abruzzo-Archeoclub d'Italia sede di Acri "Acri le Origini notizie Storiche" Acri 1987. Giuseppe Capalbo, "Memorie Storiche, Acri" Santa Maria Capua a Vetere (Napoli) (1918). Vincenzo Padula "Proptogea o L'europa Preistorica" Napoli 1871. Gal Sibari "Paesaggi e Memorie" Guida ai paesi del Gal sibaris ediz. fondazione Padula Acri 2002. Cosimo Damiano Montalto, "La Famiglia dei Baroni Civitate di Acri e la tragedia dei tre gionetti" Acri 1997. D. Guido (a cura), Enciclopedia dei Comuni della Calabria con guida storico-turistica, Rubbettino Industrie Grafiche ed Editoriali, Soveria Mannelli (CZ) 2002, vol. I, p. 116 F. P. Dodaro, Palazzo Dodaro fra simbolismo e allegorie, in Confluenze rivista culturale quadrimestrale, Anno VI-n.1 Gennaio/Aprile 2018, Comet Editor Press, Marzi (Cosenza) G. Dodaro “Notizie sulla origine, e successiva genealogia della Famiglia Dodaro di Acri, non che sulla provenienza dei fondi che vi possiede”, 1848, manoscritto conservato nella biblioteca della Famiglia Dodaro

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