La Lupa capitolina è una scultura di bronzo, di incerta datazione (la cronologia la colloca probabilmente nell'ambito del V secolo a.C.), custodita nei Musei Capitolini. Di dimensioni approssimativamente naturali75 cm (altezza) e 114 cm (lunghezza)., i gemelli sottostanti furono aggiunti nel XV secolo e sono stati attribuiti allo scultore Antonio del PollaioloRoma e Città del Vaticano: le chiese, i palazzi, i musei, le piazze, l'archeologia, Touring Editore, 2002, . ISBN 9788836526239.. Viene tradizionalmente considerata di fattura etrusca, si ritiene che sia stata fusa nella bassa valle tiberinaG. Lombardi 2002. e che si trovi a Roma sin dall'antichità.
Raffigura due bambini che si pensa siano Romolo e Remo che vengono allattati da una lupa.
Storia La leggenda Secondo il mito, la vestale Rea Silvia venne fecondata dal dio Marte e partorì due gemelli, Romolo e Remo. Il nonno dei gemelli, Numitore, fu scacciato dal trono di Alba Longa dal fratello Amulio. Per evitare che i nipoti, diventati adulti, potessero rivendicare il trono usurpato, Amulio ordinò ad un suo servo che fossero uccisi e gettati nel Tevere ma il servo non ebbe il coraggio e allora li mise in una cesta e li lasciò trasportare dalle acque del fiume. Questa cesta si incagliò sul fiume alle pendici di un colle, dove i gemelli furono trovati da una lupa che si prese cura di loro finché non furono trovati dal pastore FaustoloStrabone, Geografia, V, 3,2.. L'antro della lupa era il leggendario lupercale presso il colle Palatino.
La statua
La statua è l'icona stessa della fondazione della città. Le fonti antiche parlano di due statue bronzee della Lupa, una nel Lupercale, l'altra nel Campidoglio. La prima statua, quella del Palatino, è citata nel 295 a.C., quando i due edili, Quinto Fabio Pittore e Quinto Ogulnio Gallo, le aggiunsero una coppia di gemelli. L'avvenimento, in base al racconto di Tito Livio, risale al 296 a.C. e si rese possibile grazie al denaro che gli stessi edili curuli confiscarono agli usurai. Non possediamo alcun indizio sicuro sul gruppo degli Ogulni, anzi il passo di Livio ha dato il via a due diverse interpretazioni, che considerano i gemelli come parte di un gruppo unitario o come un'aggiunta successiva ad un'immagine più antica della lupa. Cicerone riporta come il simulacro capitolino venne colpito da un fulmine nel 65 a.C. e da allora non venne riparato.
Le raffigurazioni di epoca classica della lupa con i gemelli sono abbastanza diverse dalla statua della lupa capitolina, che ha certa rigidità, tipica della statuaria arcaica o medievale. Il dinamismo della posa della lupa che lecca uno dei gemelli e il diverso atteggiamento dei gemelli raffigurati nei bassorilievi marmorei e sulle monete d'argento indicano invece un elevato naturalismo e sono stati considerati testimonianza del carattere ellenico o ellenistico del modello. Ciò che colpisce è il carattere emblematico dell'immagine concepita come allegoria di un intero racconto di fondazione.
Le prime notizie sicure su questa statua risalgono al X secolo, quando si trovava incatenata sulla facciata o all'interno del palazzo del Laterano: nel Chronicon di Benedetto da Soracte risalente appunto al X secolo, il monaco descrive l'istituzione di una suprema corte di giustizia "nel palazzo del Laterano, nel posto chiamato ...[graffiti]..., cioè la madre dei Romani." Processi ed esecuzioni "alla lupa" sono registrate di tanto in tanto fino al 1450Paolo di Liello parla di "due briganti, le cui mani, tagliate dal boia, furono appese alla Lupa.". La Lupa era conservata con altri monumenti, come l'iscrizione bronzea della lex de imperio Vespasiani, che venivano esposti come cimeli per attestare la continuità tra Impero romano e papato, tra antichità e medioevo.
La statua venne poi ospitata fino al 1471 nella chiesa di San Teodoro, che si trova tra il Palatino ed il Campidoglio. In quell'anno fu donata da Sisto IV della Rovere (inv. MC 1181) al "popolo romano" e da allora si trova nei Musei Capitolini, nella Sala della Lupa.
La scultura rappresenta una lupa che allatta una coppia di piccoli gemelli, che rappresentano i leggendari fondatori della città, Romolo e Remo. Queste ultime due figure furono aggiunte nel tardo XV secolo, forse da Antonio del Pollaiolo, in accordo con la storia di Romolo e Remo: in una incisione su legno delle Mirabilia Urbis Romae (Roma, 1499), appare già con i due gemelli .
La Lupa nella monetazione
Nella seconda metà del III secolo a.C. la lupa diventa uno dei motivi decorativi nei medaglioni in rilievo, inseriti al centro dei vasi aperti della ceramica calena. I medaglioni riproducono meccanicamente i modelli metallici, identificabili con le didramme (statere) d'argento romano-campane; in secondo piano, alle volte, compare il fico ruminale su cui talvolta sono appollaiati uno o due uccelli. Accanto al nucleo centrale, con l'immagine della lupa e i gemelli, trovarono posto scene figurate più complesse in cui vanno sommandosi altri elementi del racconto mitico: ad esempio la presenza di due pastori, o del solo Faustolo: come riporta il denario del triumviro monetale Sesto Pompeo Faustolo databile al 133-126 a.C.; Faustolo rappresentato come un viaggiatore, a braccia incrociate e con il pedum, ha il braccio sollevato in segno di meraviglia, gesto che sottolinea il significato miracoloso dell'allattamento, secondo uno schema che avrà larga fortuna in seguito.
In età tardo repubblicana, con il denario detto dellAugurium romuli, datato al 110 a.C., la raffigurazione della Roma Victrix, associata al "Lupercale" (il luogo, secondo la lagenda, dove la lupa allattò Romolo e Remo), entrò a far parte del repertorio figurativo delle gemme; contemporaneamente i pastori diventarono due e si perse la specifica connotazione di Faustolo.
Con la fine dell'età Repubblicana la tradizione iconografica narrativa cede il posto a raffigurazioni isolate, privilegiate per il loro carattere drammatico o per l'importanza acquisita dalla scena nella propaganda personale dell'imperatore; in particolare la lupa romana diventa uno dei motivi decorativi adoperati su urne e altari funerari della prima età imperiale.
Nell'età Augustea, l'immagine dell'allattamento dei gemelli, allude ad una vita felice che richiama l'avvento dellaura aetas celebrata nei ludi saeculares del 17 a.C. Dopo una lunga assenza dai coni monetali per tutta l'età giulio-claudia, la lupa che allatta i gemelli ricompare sui rovesci degli aurei di Tito e dei denari coniati a Roma da Diocleziano, poco tempo prima della morte di Vespasiano nel 79 d.C. In esergo è raffigurata una barchetta, che richiama la cesta nella quale furono ritrovati i due fanciulli; la piccola imbarcazione diventa il simbolo del salvataggio miracoloso, poiché solo grazie ad essa Romolo e Remo giunsero sulla riva del Tevere.
Con l'età adrianea la lupa con i gemelli diventa un attributo caratterizzante della personificazione del fiume Tevere, accompagnato precedentemente dalla palma o dall'idria rovesciata. Sulla monetazione di questo imperatore la lupa compare con un atteggiamento nuovo: non più rivolta interamente verso i gemelli, ma con la testa girata di tre quarti. Il significato della nuova immagine va compreso in relazione alle effigi della lupa che mostrano una diversa postura e che rimandano ad un diverso atteggiamento programmatico della politica imperiale: l'animale accovacciato (per lo più accanto alle personificazioni del Tevere), richiama la mansuetudine ottenuta grazie all'intervento divino; l'animale rivolto verso i gemelli richiama la protezione accordata dall'imperatore al popolo romano; l'animale con la testa fieramente alzata richiama la predestinazione della grandezza dell'Impero.
Il motivo della lupa avrà larga diffusione, con ampie e numerose varianti, anche nella monetazione e nei medaglioni bronzei di Antonino Pio, il quale riprende il programma del suo predecessore e recupera, con le medesime motivazioni ideologiche, l'intero repertorio relativo al passato leggendario di Roma. Dopo Adriano, l'immagine della lupa nutrice, si diffonde nella monetazione provinciale; ben tre legioni hanno adoperato la lupa romana come insegna militare: la II legione Italica (nel Norico), la VI legione Ferrata (in Oriente) e l'XI legione Claudia (dal II secolo in Mesia Inferiore).
Con il III secolo d.C., il tema dell'allattamento miracoloso scompare dai monumenti pubblici e dalla monetazione di Roma e fa la sua apparizione solo in particolari occasioni legate a ricorrenze eccezionali; come i giochi secolari celebrati da Filippo l'Arabo nel 248 d.C., che secondo il computo verroniano, coincideva con il millesimo anniversario di Roma e nei successivi anniversari festeggiati da Gallieno, da Probo e da Carusio con cadenza decennale.
Nel IV secolo d.C. la veneranda immagine della lupa torna in voga con Massenzio, l'ultimo vero imperatore romano, che tentò di restituire a Roma la centralità perduta rinnovandone i monumenti e dando al proprio figlio il nome del suo fondatore: Romolo.
La statua che conosciamo venne quasi sicuramente realizzata tra il X e il XIV secolo, grazie alle recenti analisi condotte sulle terre di fusione usate nella lega bronzea. Fino a pochi anni fa la si riteneva invece un originale datato, con esiti diversi, dagli inizi del V secolo a.C. al III secolo a.C., che non era mai finito sotto terra. Ciò testimonia, comunque, la prova della continuità dello spirito romano dall'antichità attraverso il medioevo e oltre.
L'uso propagandistico nel medioevo a Siena e nel XX secolo
L'immagine della lupa nel Medioevo fu adottata dal Comune di Siena, che la ripropose come Lupa senese in diverse piazze e monumenti. Siena infatti, secondo il mito, era stata fondata da Senus, figlio di Remo e quindi ambiva ad essere una seconda Roma.
L'immagine era una delle preferite di Benito Mussolini, che voleva accreditarsi come il fondatore della "Nuova Roma". Per favorire la benevolenza statunitense, inviò diverse copie della Lupa capitolina a città americane. Nel 1929 ne inviò una copia alla convenzione nazionale della società "Sons of Italy" a Cincinnati (Ohio). Nel 1931 fu cambiata con una di maggiori dimensioni che si trova ancora all'Eden Park di Cincinnati. Un'altra replica fu inviata alla città di Rome in Georgia nello stesso annoSi trova davanti alla City Hall della città . Nei primi anni, sebbene una minoranza apprezzasse comunque la scultura, quando erano previsti eventi importanti, ai gemelli venivano messi i pannolini e la lupa era pudicamente coperta. Quando poi l'Italia dichiarò guerra nel 1940, a causa delle minacce contro la scultura, questa fu messa al sicuro.. Una terza copia fu inviata a New York.
La lupa capitolina fu usata sia come emblema che nei manifesti della Olimpiade romana del 1960.
La datazione controversa
La datazione tradizionale parlava dell'epoca arcaica della storia romana, oscillante tra il V secolo a.C. (secondo alcuni agli inizi, secondo altri alla fine) e il III secolo a.C.
Tra le due possibili statue antiche della lupa, si ipotizzava che quella superstite fosse quella capitolina, perché giunta a noi priva di gemelli e con tracce di un guasto sulle zampe posteriori, che venivano messe in relazione con il fulmine citato da Cicerone. I raffronti iconografici e stilistici venivano fatti con alcuni rari materiali di area etrusca e latina: una stele felsinea del V secolo a.C., dove la lupa appare in atteggiamento simile a quella della statua e quindi diversa dalle raffigurazioni tradizionali romane dove la lupa ha la testa volta verso i piccoli anziché lo spettatore; altre pochissime opere superstiti della bronzistica etrusca del V secolo a.C., che mostrano un'analoga scarnezza di forme unita a un certo decorativismo.