Homo neanderthalensis , comunemente detto uomo di Neandertal o uomo di NeanderthalIl termine Neanderthal, scritto con "h", è corretto solo nel nome latino Homo neanderthalensis in quanto, secondo l'ortografia tedesca attuale, la parola Tal (valle) ha perso la "h" che aveva prima delle regolamentazioni linguistiche sancite dalla Conferenza ortografica del 1901., è un Homo strettamente affine a Homo sapiens che visse nel periodo Paleolitico medio, compreso tra e anni fa. Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal in tedesco) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili.

Era in possesso di tecnologie litiche elevate e aveva un comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari degli H. sapiens di diversi periodi paleolitici. Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato.

Storia della ricerca I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti nell'agosto 1856 da scavatori di calcare in una grotta denominata "Kleine Feldhofer" nella valle di Neander, nei pressi della località di Feldhof in Germania. I reperti, inizialmente creduti dagli scavatori ossa d'orso, furono riconosciuti da Johann Carl Fuhlrott, locale insegnante e studioso di storia naturale, come appartenenti a una nuova specie del genere Homo. Della scoperta dei fossili fu dato l'annuncio ufficiale solo il 4 febbraio 1857. I resti rinvenuti consistevano nella parte superiore del cranio, alcune ossa, parte dell'osso pelvico, alcune costole e ossa del braccio e della spalla.

In precedenza erano stati scoperti altri fossili; già nel 1829, nella Grottes d'Engis, nel comune di Flémalle in Belgio, venne trovato parte di un cranio di un bambino tra i due e tre anni di età. Il reperto, scientificamente noto come Egis 2, però venne riconosciuto come non umano soltanto nel 1836. Nel 1848 a Gibilterra venne trovato un cranio adulto, poi battezzato Gibraltar 1, ma la sua esistenza rimase sconosciuta alla scienza fino al 1864, quando venne riconosciuto come appartenente a un individuo Neandertal.

Inizialmente, non ci fu concordanza nella comunità scientifica che i resti appartenessero a una specie distinta da quella dell'uomo moderno; alcuni avanzarono l'ipotesi che i resti appartenessero a un individuo affetto da un qualche tipo di patologia. Solo successivamente, dopo che nel 1859 Charles Darwin ebbe pubblicato L'origine delle specie, e nel 1886 reperti dello stesso genere furono ritrovati nella Grotta di Spy in Belgio, l'ipotesi di ossa appartenenti a un individuo affetto da patologia fu abbandonata.

Altri rinvenimenti importanti vennero fatti a Krapina in Croazia nel 1899 da Dragutin Gorjanović-Kramberger, che rinvenne oltre novecento reperti attribuibili a circa ottanta individui alcuni dei quali risalenti a anni fa e nel 1908 in Francia a La Chapelle-aux-Saints da un team di ricercatori, che rinvennero lo scheletro di un uomo molto ben conservato in posizione rannicchiata, che lo fa ritenere il primo luogo di sepoltura neandertaliano mai scoperto, risalente a anni fa.

I primi rinvenimenti di Neanderthal in Italia risalgono al 1929, quando casualmente in una cava di ghiaia a Roma fu ritrovato il cranio del cosiddetto Uomo di Saccopastore, cui si aggiunse nel 1935 il cranio di un secondo uomo di Neandertal.

Nel secondo dopoguerra emersero ancora altri resti importanti; tra il 1953 e il 1960 nella grotta di Shanidar in Iraq vennero scoperti nove scheletri di uomini di Neandertal, risalenti a un periodo compreso tra i 70 e i anni fa e nel 1979, a La Roche à Pierrot vicino al villaggio di Saint-Césaire in Francia, uno scheletro completo risalente a anni fa.

Il sito più settentrionale che testimonia la presenza di neandertaliani è quello di Salzgitter-Lebenstedt, scoperto nel 1953 in Germania, rilevante anche per comprendere le abitudini di caccia dei neandertaliani.

Nel 1983 la scoperta che il fossile neandertaliano denominato Kebara 2 presentasse un osso ioide - utilizzato nel processo di fonazione, ha permesso di ipotizzare che i Neanderthal fossero in grado di parlare.

Nel 1993, nella grotta di Lamalunga presso Altamura, fu scoperto uno scheletro completo attribuibile a questa specie, interamente fossilizzato e inglobato nella calcite successivamente precipitata, datato a un intervallo di tempo compreso tra i e i anni fa, noto anche come Uomo di Altamura.

Secondo uno scavo archeologico condotto dal 1989 al 2021 nella Gruta da Oliveira, un anfratto largo 30 metri quadrati e alto 6 ubicato nel Portogallo centrale, i Neanderthal erano capaci di gestire il fuoco per cuocere i cibi, per cucinare e per difendersi. Oltre a ciò, è stato accertato che i Neanderthal "padroneggiavano il pensiero simbolico, producevano oggetti artistici, sapevano prendersi cura del proprio corpo usando ornamenti e avevano una dieta estremamente variegata." e articolo dell'Università di Trento

A partire dal 2008, da quanto nella grotta di Denisova nella Siberia russa è stato ritrovato il fossile del dito dell'individuo che è diventato l'olotipo dell'Homo di Denisova, studi genetici sul DNA hanno dimostrato che le migrazioni dei Neanderthal tra l'Eurasia orientale e quella occidentale si verificarono intorno a anni fa, e che individui delle due specie si frequentavano, avendo così occasione di ibridarsi, come dimostra il frammento osseo denominato Denisova11, che analizzato è stato attribuito ad un bambino che aveva una madre Neanderthal e un padre Denisova.

Evoluzione Molto si è dibattuto a partire dalla seconda metà del XX secolo, e ancora si dibatte, se l'uomo di Neandertal sia da considerare una sottospecie estinta di Homo sapiens (denominata Homo sapiens neanderthalensis), una specie autonoma (Homo neanderthalensis). Il dibattito è tornato di attualità a seguito degli studi genetici sul DNA antico, che hanno documentato l'ibridazione tra H. sapiens e H. neanderthalensis. L'ibridazione, la coesistenza nel paleolitico superiore, ed una possibile convergenza culturale, sono gli elementi che supportano la tesi dei neanderthaliani come sottospecie, divergenze morfologiche significative e il riferimento a una tassonomia biologica più flessibile, supportano invece la tesi di due specie distinte.

La periodizzazione della specie è ancora fortemente dibattuta, ma appare documentata da fossili risalenti a un periodo compreso tra i anni fa, nei siti di Biache-Saint-Vaast, Fontéchevade e La Chaise-de-Vouthon in Francia, e intorno a anni fa, dai fossili della Grotta del Boquete, in Andalusia in Spagna e della grotta di Vindija in Croazia.

Le datazioni tramite spettrometria di massa di reperti provenienti dagli scavi di Vindija hanno stimato a anni i reperti più recenti, ma datazioni successive ricollocano tale datazione a anni.

L'areale principale della specie si situa tra l'Europa e l'Asia e più limitato in Africa.

L'evoluzione che ha condotto alla comparsa dei Neandertaliani o «neandertalizzazione» è stata lenta e progressiva, da gruppi europei isolati (Homo erectus, Homo georgicus, Homo antecessor). Può essere seguita partendo dai pre-Neandertaliani e a seguire fino ai Neandertaliani recenti.

I pre-Neandertaliani antichi Studi comparativi del 2024 sui fossili umani ritrovati nella sima de los Huesos a Atapuerca in Spagna, datati a anni fa, hanno concluso che questi si riferiscono ad una popolazione del Pleistocene medio europeo già interna alla linea evolutiva dei Neanderthal, ma non definibile come Neanderthal “classici”, quanto come una forma antica o iniziale del loro ramo, talvolta definita come archaic form of Neanderthals. Lo studio ha poi concluso che il fossile della mandibola di Mauer, trovata vicino a Heidelberg in Germania, non presenta i caratteri tipici dei Neandeterhal, un ramo evolutivo distinto da quello che porterà ai Neanderthal. Ancora dibattuta è la linea evolutiva dei fossili ritrovati nella grotta dell'Arago, nel comune di Tautavel in Francia, come anche quella del cranio di Petralona, vicino Salonicco in Grecia.

I pre-Neandertaliani recenti La tappa successiva è evidenziata dal teschio di Steinheim, nella Renania Settentrionale-Vestfalia in Germania, datato a − anni e dai fossili umani di Swanscombe nel Kent in Inghilterra, datati a − anni.

I Neandertaliani antichi I successivi fossili con tratti innegabilmente Neandertaliani hanno un'età compresa tra − e −. Si può citare il cranio Biache-Saint-Vaast in Francia, databile a − ± anni, i resti de la Chaise in Francia, i più antichi dei quali databili a −, la mandibola di La Chaise-de-Vouthon in Francia databile a − anni, i crani di Saccopastore a Roma databili a − anni o l'abbondante materiale di Krapina in Croazia, il più antico dei quali riferibili a − anni.

I Neandertaliani classici I Neandertaliani tipici, con caratteri derivativi più marcati hanno un'età compresa tra − anni e − anni, data degli ultimi rinvenimenti fossili e presumibilmente della loro sparizione.

Estinzione Sulla estinzione dellH. neanderthalensis nel corso del tempo sono state elaborate numerose teorie, aggiornatesi in conseguenza delle più recenti scoperte dell'analisi genetica del DNA antico, che hanno attestato la coesistenza negli stessi areali e l'ibridazione con i primi esseri umani moderni europei (EEMH – European early modern humans in inglese), lungo un arco temporale compreso tra e i anni dal presente, sia che se ne faccia derivare l'assimilazione genetica dei H. neanderthalensis, sia che ne sia derivato un vantaggio competitivo per gli H. sapiens.

La scomparsa delle popolazioni di Neanderthal avvenne apparentemente nello stesso periodo (- anni dal presente) in tutta Europa, sebbene sia segnalata una certa variabilità regionale, marcata anche dalle diverse tradizioni litiche (Musteriano, Uluzziano, Proto-Aurignaziano) che temporalmente si sovrappongono in questo periodo.

Le diverse ipotesi sulle cause dell'estinzione, teorizzano una lenta ibridazione con H. sapiens moderni, oppure una vera e propria eliminazione fisica (genocidio), competizione, selezione sessuale, o degli effetti del cambiamento climatico che avrebbe ridotto lo spazio vitale di questa popolazione. Certamente la lunga coesistenza di uomo di Neandertal e uomo moderno pongono sul tavolo della discussione molti problemi irrisolti e l'argomento è in costante riscrittura; anche in considerazione del vasto ambito territoriale in cui si è realizzata la coesistenza tra specie, appare probabile che l'estinzione dei Neanderthal sia un evento che si è realizzato in tempi diversi a seconda delle aree geografiche considerate.

È del 2005 la teoria che ipotizza che lH. neanderthalensis si sia "scontrato" con la cultura dellH. sapiens, che si basava su tecniche "avanzate" di commercio, con conseguente maggior tempo libero rispetto a una cultura basata sulla caccia. Il tempo libero ottenuto avrebbe permesso lo sviluppo di specializzazioni non strettamente legate alla sussistenza, come quelle legate alla costruzione di utensili sempre più complessi, o quelle dedicate all'arte. La complessità e la versatilità di una tale cultura avrebbe avuto esito fatale per la più "tradizionale" cultura dei Neandertal.

Successivamente è stata proposta la tesi secondo cui la principale causa di estinzione fu la mancata suddivisione dei lavori tra i sessi. I più organizzati H. sapiens, più efficientemente, poterono competere affidando alle donne compiti stanziali e meno gravosi, affidando ai maschi i ruoli di cacciatori e approvvigionatori di materiali. La prole, protetta e anch'essa stanziale, avrebbe avuto più possibilità di sopravvivenza.