Camisano Vicentino (Camizàn in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto. La denominazione del comune fino al 1867 era Camisano
Geografia fisica Territorio Confina a nord con Gazzo Padovano, a est con Piazzola sul Brenta, a sud-est con Campodoro, a sud con Grisignano di Zocco, a ovest con Grumolo delle Abbadesse.
Dista dal capoluogo di provincia, Vicenza, 15 km, da Padova 19 km. Superficie totale 30 km².
È attraversato dal torrente Ceresone e dalla roggia Poina, rappresentati nello stemma comunale. La roggia Poina attraversa il centro del paese e confluisce nel Ceresone.
Classificazione sismica, Camisano è classificato zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.Elenco dei comuni per zona sismica , dal sito della Protezione civile
Clima
Camisano ha un clima continentale umido e freddo d'inverno, caldo afoso d'estate. Mediamente la giornata dura 12 ore 16 minuti. Durata minima in Dicembre 8 ore 49 minuti, durata massima in Giugno 15 ore 40 minuti. Classificazione climatica: zona E, 2277 GG
Origini del nome L'origine del nome si fa risalire a Camisius, nome di persona latina con l'aggiunta del suffisso -anus; secondo un'altra ipotesi, deriverebbe da Ca di Masanus. Dell'uno e dell'altro però non si sa nulla, in quanto non vi sono documenti.In provincia di Cremona vi è un altro Comune denominato Camisano e in Comune di Lerici (SP) esiste una località denominata Camisano.
Secondo lo studioso vicentino G. Da Schio, il nome della frazione "Pojana di Granfion" deriverebbe da due parole: da quella romana Pogliana e dalla contrazione di quelle di origine germanica Gottes Grafen.G. Da Schio, Sui Cimbri primi e secondi, p. 75, citato da .
Storia
Medioevo Il primo documento che nomina Camisano risale al 1050. Si tratta della donazione di una masseria situata infra Comitato Vicentino et infra villa loco qui dicitur Kamesiano. Il donatore era un certo Enrico, probabilmente discendente da una famiglia di origine longobarda o franca che teneva la curtis di Camisano. Quando poi si estinse questa famiglia, un certo Noticherio — a quel tempo suo feudatario — entrò in possesso di una parte dei beni che nel 1241 da un suo discendente, Folco da Camisano, furono donati al vescovo di Vicenza..
Da un inventario dei beni della città redatto nel 1262Archivio del Comune di Torri, Libro A, Regestum Possessionum Comunis Vincentie, 1262, cap. 196. si ricava che a Camisano, insieme con altre proprietà, la città di Vicenza possedevaNon è chiaro come la città ne fosse venuta in possesso. Secondo Giambattista Pagliarino (Croniche di Vicenza, 1663, pp. 111, 158), i vicentini nel 1187 acquistarono da Olderico q. Herio "il castello di Camisano", ma è dubbio se con questa espressione egli intendesse la fortezza della villa oppure l'intera villa col castello che forse era stato costruito nel X secolo., tra l'altro, un castello con annessa una torre e un terreno presso il fiume Poinaunum castellum guarbum cum turre et terrenum guarbum ubi consueverat esse unum burgum domorum apud flumen Puine.. Il documento descrive con precisione il castello medioevale con la fortezza residenza del feudatario ed il burgus domorum, ossia il nucleo di abitazioni popolari addossate al castello. Probabilmente fu proprio il castello — forse perché offriva maggior sicurezza — a promuovere lo sviluppo di un centro abitato diverso da quello attorno alla pieve di Santa Maria.Antonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medievali del vicentino, Vicenza, Accademia Olimpica, 1979, pp. 81-82.
Le vicende del castello ebbero un tragico epilogo nel 1313 durante le feroci lotte dei padovani contro Cangrande della Scala, che due anni prima, al servizio dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, aveva loro strappato Vicenza che da mezzo secolo era sottomessa a Padova in forza del "patto di Custodia". Narra lo storico vicentino Ferreto dei Ferreti, contemporaneo al fatto, che Cangrande aiutato da un contingente di truppa speditogli da Matteo Visconti e da Passerino di Mantova, unitamente ai Vicentini guidati dal conte Guarnerio de Homberg che Enrico VII di Lussemburgo aveva lasciato come prefectus apud Lombardos, occupò il castello di Camisano, locus non parum Vicentinis molestus. "Essendo questo castello — conferma il PagliarinoGiambattista Pagliarino, Croniche di Vicenza, III, 1663, p. 158. — custodito da Martino Cane nobile padovano insieme con molti padovani e soldati tedeschi, Cangrande andò là con gran compagnia di soldati… lo prese per forza d'armi e l'abbruciò". Ma la peggior sorte fu riservata ai soldati tedeschi: "Guarnerio de Homberg, Vicario Generale per l'imperatore nella città di Vicenza, fece strascinare un certo forte thedesco il quale era stato preso in Camisano; furono appiccati molti altri tedeschi perché erano andati al soldo de Padovani".
A questo fatto si rifà l'odierna memoria del Palio di Camisano Vicentino.
Il castello distrutto da Cangrande probabilmente si trovava nella località ancor oggi detta Cà Alta, o Castellano, dove tuttavia ormai da tempo è scomparsa ogni traccia.In un documento del Cinquecento si parla anche di un non meglio precisato castrum Formicarum di cui non si sa nient'altro; è probabile che si tratti semplicemente di una denominazione, data localmente dopo il 1313 alle rovine del castello citato. Ai confini del territorio di Camisano, ma già in provincia di Padova, esistono ancora notevoli resti della cosiddetta Torre Rossa.Un atto pubblico del 1603 risulta rogato Camisani in contracta Turris Rubee, domi clar.mi Andree Maripetro (Malipiero).
Nel 1348 come in tutta Europa imperversò la Peste Nera decimando la popolazione.
Dal 1377 al 1853 Camisano fu sede di Vicariato civile con ben 41 ville (paesi) soggette.
Età moderna Nel 1404 Vicenza passa sotto il dominio della Serenissima. Fino al crollo della Repubblica Veneta l'intero entroterra era diviso in proprietà terriere date ad esponenti della nobiltà veneziana.
Sono tristemente note le epidemie di pellagra e peste che falcidiarono la popolazione.
Età contemporanea Le idee di uguaglianza e libertà sostenute dei francesi trovarono qui terreno fertile. Nel 1797 Camisano divenne Comune e sede di Cantone con oltre quaranta ville soggette, un Comitato di polizia e uno di Salute Pubblica. Il comune provvide a lavori pubblici e alla costruzione di un nuovo palazzo del Municipio, in stile neoclassico, che venne inaugurato nel 1815.
Dopo essere passata sotto il potere degli Asburgo, il 21-22 ottobre 1866, con il plebiscito per l'unione del Veneto (compreso il Friuli e Mantova) entra a far parte del Regno d'Italia, diventando sede di Mandamento e Pretura fino al 1892.
La luce elettrica arrivò a Camisano nel 1903.
Anche Camisano Vicentino ha avuto i suoi caduti nella prima guerra mondiale: 129 tra Camisano, Rampazzo e Santa Maria.Isabella Pavin, Lontano dalle trincee, Q & B Grafiche, 2016.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune sono stati approvati dal consiglio comunale con delibera del 30 ottobre 1950 e concessi con decreto del presidente della Repubblica del 1º marzo 1952. Stemma
Le fasce azzurre rappresentano il torrente Ceresone e la roggia Poina. Gonfalone
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Il territorio possiede numerosi edifici di interesse storico artistico, oltre alle ville, presenti qui come in altri siti dell'entroterra un tempo dominio Veneziano.
Architetture religiose Chiesa di Santa Maria del Rosario Santa Maria fu sede della Pieve Matrice ed estese il proprio controllo su una vasta porzione del territorio; nel tredicesimo secolo erano contate fra le sue dipendenze le chiese di Camisano Vicentino, Rampazzo, Poiana di Granfion, Bevadoro, Gaianigo e Grossa, oltre ad altri edifici sacri ora non più esistenti. La Pieve era sicuramente attiva nell'età longobarda e pure le sue filiazioni sono, in buona parte, anteriori all'anno Mille; con il tempo queste divennero parrocchie ed il loro sviluppo autonomo determinò un decadimento della Pieve matrice, ridotta ad umile curazia fino al 1954, quando un decreto vescovile la ripristinò al rango di parrocchia. Il ruolo ricoperto un tempo dalla Pieve di Santa Maria fu assunto dalla chiesa di San Nicolò.
Chiesa di San Nicolò
La chiesa di S. Nicolò Vescovo fu costruita tra il 1744 ed il 1752, quando, con la distruzione dell'antica chiesa dedicata a San Daniele, fu possibile riutilizzare molto materiale. L'8 ottobre 1923 il vescovo Ferdinando Rodolfi benedisse il campanile ristrutturato dopo che era stato danneggiato da una folgore, con la ricostruzione dell'ottagono in pietra di Costozza.
Chiesa di Santa Maria Maddalena Si trova nella frazione di Rampazzo; risale al 1505 e fu voluta dal santo vicentino Gaetano Thiene. Vi è conservata una pala di Giambattista Tiepolo; l'opera rappresenta L'apoteosi di san Gaetano Thiene, è contemporanea agli affreschi di Villa Valmarana "Ai Nani" (1757) e venne commissionata dalla famiglia Thiene. La piccola chiesa presente nell'affresco vuole ricordare la costruzione della parrocchiale voluta dallo stesso santo. San Gaetano sta raggiungendo il cielo sostenuto dalle nuvole. Come sottolinea Remo Schiavo, l'artista privilegia i colori "tenui, leggeri e rosati, come negli affreschi di Villa Valmarana "Ai Nani" puntualmente richiamata dalle seriche stoffe e dai morbidi putti".
Nella parte alta del presbiterio sono presenti otto ovali eseguiti dal pittore udinese Rocco Pittaco e raffiguranti alcuni Dottori della Chiesa, tra cui San Tommaso d'Aquino, Gregorio Magno, Sant'Agostino d'Ippona.
Architetture civili Villa Capra Barbaran
Il complesso architettonico è situato in aperta campagna, nella frazione Santa Maria in prossimità dell'omonima chiesa. L'insieme degli edifici che compongono l'organismo è costituito dal corpo padronale, dalla foresteria ed annessa cappella, dalle barchesse e dalla colombara, collocata in posizione a sé stante. Il nucleo principale insediativo è attribuito all'architetto Carlo Borella e risale al 1672. Al 1728 sono datate la foresteria, la cappella, l'arco d'ingresso alle cedraie e la colombara, per le quali opere si presume la paternità di altro architetto non vicentino. La parte centrale della villa propriamente detta è caratterizzata da una loggia composta da sei colonne giganti.
Le due ali laterali sono segnate da quattro finestre principali, distanziate fra loro, cui si sono aggiunte, in tempo recente, due finestre intermedie per ala. All'interno, in corrispondenza della forte verticalità denunciata nella facciata, si evidenzia un ordine di alti soffitti affrescati nelle rispettive sei sale, la cui austera composizione rimanda forse ai modi costruttivi di Baldassarre Longhena.
La foresteria, situata sulla destra rispetto all'entrata principale della villa, è caratterizzata da una serliana ad ordine tuscanico gigante, contrastata da una massiccia cornice e sormontata da un timpano triangolare con vasi acroteriali. L'interno della loggia contrassegnato da quattro archi, è decorato nel soffitto da un pregevole affresco attribuibile a Costantino Pasqualotto. Di ampio e generoso respiro architettonico si configura la barchessa, contrassegnata dal rincorrersi di archi a tutto sesto impaginati in un elegante ordine di paraste ioniche. Nel 2003 sono iniziati i lavori di ristrutturazione con il patrocinio dell'Istituto regionale ville venete per un costo approssimativo di 700.000 euro.
La Colombara È una costruzione innalzata su fondamenta medievali, utilizzando materiale recuperato da un preesistente edificio: questa situazione rende abbastanza difficile datare il manufatto. La storia popolare la indica come la prima casa di Camisano e vede in essa la casa dove si rifugiò Martino Cane e la sua guarnigione sopravvissuta all'attacco delle truppe di Cangrande I della Scala (1313).
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