Cogollo del Cengio (Cogólo in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica Territorio Il territorio del Comune corrisponde ad un tratto del versante sud occidentale dell'altopiano dei Sette Comuni e condivide con Arsiero e Velo la parte della valle dell'Astico chiamata "conca di Arsiero". È delimitato dalle valli che scendono dal monte Paù, la Valdastico e la Val d'Assa. Ha un breve tratto di pianura - e in essa è situato il capoluogo - nella parte inferiore posta sulla sinistra dell'Astico e in quella superiore posta sull'Altopiano; la fascia intermedia, caratterizzata da forti dislivelli, è scoscesa e talora impervia, segnata da vallecole asciutte.

Le montagne in territorio comunale sono il monte Ceresana, il monte Cengio e il monte Paù. Non vi sono sorgenti a sufficienza e il rifornimento idrico dipende da sorgenti poste in altri Comuni limitrofi.

Mentre la parte scoscesa del Costo è piuttosto brulla, con pochi tratti ricoperti da carpino nero, roverella e orniello, nella parte più alta e sull'Altopiano prevalgono boschi di faggio e di abete rosso..

Clima

In basso, sulla striscia di pianura e in posizione riparata, il clima è mite, mentre è rigido nella zona di montagna, nel versante della Val d'Assa e allo sbocco della Val Canaglia.

Origini del nome Il nome "Cogollo" potrebbe derivare dal latino Cucullus, termine indicante una sorta di mantello con cappuccio utilizzato dai pastori, o dal latino medievale Cubulum ossia riparo, covo, grotta. Questa seconda interpretazione potrebbe essere avvalorata dallo stemma del Comune, che sembra rappresentare una sorta di rifugio roccioso oppure dei mucchi di pietre utilizzati dagli agricoltori per segnare i confini dei campi.

Esso è legato a quello del Cengio, montagna che si trova sul massiccio dei Sette Comuni.

Storia

Epoca antica

Nella Valle dell'Astico e sulle pendici dell'Altopiano di Asiago sono stati rinvenuti reperti di insediamenti preistorici, il che testimonia la presenza di popolazioni in queste zone fin dalla preistoria, anche se non necessariamente stanzialiCome sostiene Simeone Zordan in La Valle dell'Astico corte longobarda. È probabile che le terre di fondo valle, i bassi versanti dei monti e le rive dell’Astico non fossero coltivate. Si può invece ritenere che i terreni incolti, adatti al pascolo dei numerosi greggi di stanza e di passaggio fossero utilizzati da pastori che salivano con le loro greggi, stanziavano per periodi di tempo e si dedicavano all’allevamento delle pecore, alla produzione e al commercio della lana.

Medioevo La presenza longobarda su questo territorio non è suffragata da documenti, ma ritenuta probabile dalla posizione e da alcuni toponimi. Tra questi ultimi la dedicazione di alcune chiese a santi particolarmente venerati da questo popolo dopo la conversione al cattolicesimo, come la chiesetta di Sant'Agata a Cogollo.

Nell'VIII secolo diversi beni di questo territorio furono donati ai monaci benedettini dell'abbazia di NonantolaIn un documento del 753 — ritenuto valido dallo storico Giovanni Mantese — si parla della donazione del duca longobardo Anselmo al monastero benedettino di Nonantola di beni posti iuxta fluvium Astagum. In un secondo documento del 1186, citato dallo storico Gerolamo Tiraboschi (1731–1794) in Storia dell'augusta badia di S. Silvestro di Nonantola, si parla di cinque masserizie che l’abbazia possedeva in questa zona..

Tra il 917 e il 921 tutto il territorio compreso tra la riva sinistra dell'Astico e quella destra del Brenta — incluso l'Altopiano di Asiago — e quindi anche Cogollo fu donato dall'imperatore Berengario al vescovo Sibicone di Padova, con l'obbligo di costruire castelli e opere di difesa contro le incursione degli Ungari..

Diverse località del territorio pedemontano ricordano l'esistenza di punti di difesa e di osservazione; a Cogollo esiste il toponimo "Pra’ della Varda" che deriva evidentemente dalla parola di origine germanica “Ward”, luogo di guardia; si tratta del prato nelle vicinanze della chiesa parrocchiale di San Cristoforo nei pressi del colle dell’Olmo. Anche il torrione di Pedescala, sito nel territorio di Cogollo dev'essere stato eretto a difesa della valle e forse come torre di segnalazione in caso di pericolo, essendo in corrispondenza visiva con il castello di Velo.

Cogollo, pur rientrando chiaramente nella diocesi patavina dopo la donazione di Berengario, possedette un forte castello sempre appartenuto ai vescovi di Vicenza: lo confermano i diplomi imperiali da Ottone III (1000) ad Ottone IV (1210), le investiture feudali dei secoli XIII e XIV e lo stesso inventario Maltraversi del 1292, dal quale si ricava anche che esso era situato apud curiam et apud viam comunis, posizione che dovrebbe corrispondere all'area soprastante la chiesa parrocchiale di San Cristoforo.

Parlando di questo castello, tanto il PagliarinoGiambattista Pagliarino, Croniche di Vicenza, III, 1663 che il SalomoniP. Jacopo Salomoni, Inscriptiones Agri Patavini, p. 419, n. 15, cronisti del Seicento, affermano ch'esso fu spianato e che già al loro tempo non ne rimaneva alcuna traccia; in un'investitura del 1282, inoltre, risulta che il vescovo vicentino Bernardo Nicelli (1270-1287) concesse un terreno dove prima esisteva il castellodecima medii campi terrae jacentis in hora quae dicitur de castello. Tutte le fonti, dunque, compresa quella dell'inventario Maltraversi, sono concordi nel far capire che nella seconda metà del secolo XIII del castello non restava che il semplice toponimo e che esso era già stato di conseguenza distrutto in precedenza, forse in epoca ezzelinianaAntonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medievali del vicentino, Accademia Olimpica, Vicenza, 1979, pp. 187-88.

Oltre a questo castello, nei documenti e nelle cronache relativi a Cogollo viene citata una fortificazione - anch'essa già scomparsa nella seconda metà del Duecento - che nell'inventario Maltraversi veniva definita "rocca" sia pure, anch'essa, quale toponimoVi si legge, infatti, "... in ora Rochete apud viam comunis". Dovrebbe trattarsi di un'opera fortificata che esisteva probabilmente più a est del centro, in direzione di Mosson, forse la stessa cui fa menzione un privilegio imperiale di Enrico II dell'anno 1008.

Sempre nelle pertinenze di Cogollo, ma a sud del centro ed in prossimità dell'Astico, sorgeva infine una grande torre di vedetta — probabilmente costruita dagli Scaligeri, sulla base di una torre romana — le cui rovine erano ancora visibili intorno alla metà dell'Ottocento; tale torre è citata anche dal Maccà e dovrebbe essere la medesima per la quale Francesco Caldogno scriveva al doge Marino Grimani per chiederne la concessione in feudo, che però non fu accolta perché i Comuni di Cogollo, Caltrano e Piovene vi si opposero energicamente.

Verso la fine del XII secolo le realtà locali acquisirono una propria identità. In una riunione del 31 luglio 1202 nella chiesetta di Sant'Agata a Cogollo furono definiti i confini sulla destra dell’Astico e approvate alcune convenzioni riguardanti i diritti di pascolo e di legnatico; fu sancita la nascita dei Comuni di Arsiero, Velo e Cogollo e successivamente, suddividendo ulteriormente il territorio di Arsiero, dei Comuni di Posina e Tonezza. Due anni più tardi, il 30 settembre 1204 si tenne, sempre a Cogollo in località Prà della Warda, una riunione analoga in cui vennero definiti i confini dei territori sulla sinistra dell'Astico, riguardante i Comuni di Cogollo, Caltrano, Chiuppano ed i Sette Comuni dell’Altopiano. Nel XIV secolo Mosson (Moxone, com'era chiamato nel Privilegium del vescovo di Vicenza Rodolfo del 983) e Folone erano comunità rurali autonome.

Come tutto il territorio vicentino, anche Cogollo durante il Basso Medioevo fu sottomessa agli Ezzelini (1216-1259), ai padovani (1266-1311), agli Scaligeri (1311-1387), ai Visconti (1387-1404). Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di Cogollo fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Schio e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo..

Età moderna Dopo la "dedizione" del vicentino alla Serenissima, Venezia cercò di stabilire i confini tra le montagne dell'Alto Astico-Posina e il territorio soggetto all'Impero, ma non sempre riuscì ad impedire il passaggio delle truppe imperiali che nel corso dei secoli XVII e XVIII scendevano in Italia. Durante la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia, nel 1516 Posina, Fusine, Castana e Arsiero furono incendiate dagli imperiali e, anche se non documentato, probabilmente Cogollo deve aver subito la medesima sorte.

Scarse sono le notizie sulla vita locale del tempo; si sa però che i paesi conservavano ancora alcune forme di partecipazione tipiche del comune medievale; nei documenti del 1600 si legge che il degan, il decano, su ordine del sindaco convocava le assemblee dei capi famiglia per discutere le questioni di particolare importanza; a Cogollo il raduno si teneva ancora in località "Prà della Warda".

A Cogollo ebbe origine la famiglia dei "de Cogollo" che nel XV e XVI secolo si affermò a Vicenza — dove possedeva il palazzetto, in seguito conosciuto e ancor oggi erroneamente chiamato "la casa del Palladio" — esercitando in città la tradizionale arte della falegnameria e della carpenteria.

A testimoniare un certo benessere e lo sviluppo della zona, tra il XVII secolo (dopo la grande epidemia di peste del 1630-32) e il XVIII si verificò un aumento della popolazione: Cogollo passava da 950 abitanti nel 1665 a circa 1.500 poco più di cent'anni più tardi..

Età contemporanea Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, nel 1799 dal territorio del Comune si staccarono i due abitati di Treschè e di Conca, che in seguito passarono al Comune di Roana.

Nei decenni seguenti all'annessione del Veneto al Regno d'Italia del 1866, le condizioni economiche si aggravarono e determinarono alla fine del secolo l’emigrazione di larghi strati di popolazione rurale, fenomeno di spopolamento che in queste valli si ripeté anche nel secolo successivo.

Con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915, il territorio vicentino si trovò direttamente coinvolto nel conflitto; Cogollo assieme agli altri Comuni della valle fu subito area di confine, retrovia delle prime linee italiane che sull’Altopiano di Asiago fronteggiavano le truppe austriache. Divenne così crocevia di truppe e mezzi, grazie anche alla linea ferroviaria Rocchette-Asiago inaugurata già nel 1910 con la sua stazione in località Follon.

Nel 1916, durante la Strafexpedition, gli austriaci occuparono Arsiero e arrivarono fino a località Schiri, in territorio di Cogollo. Avanzarono anche fino al bordo meridionale dell’Altopiano di Asiago da dove vedevano la pianura vicentina, proprio da quel Monte Cengio, teatro di successive battaglie per la riconquista, che legherà per sempre il proprio nome a Cogollo. Sotto la minaccia dell'invasione il paese venne evacuato due volte: nel 1916 per 2 mesi e nel 1917 per 17 mesi, cioè fino a guerra finita; ben 625 famiglie, 3286 persone, dovettero lasciare la propria casa. La chiesa di Sant'Agata divenne sede della mensa ufficiali, mentre a Casale furono relegati 500 prigionieri austriaci.

Il primo dopoguerra restituì un territorio martoriato; i profughi ritornavano alle proprie case, ma tutto era da ricostruire e non c’era lavoro per tutti, così molti partirono in cerca di fortuna verso il Sudamerica, la Francia, il Belgio. Dopo gli anni sessanta, con il boom economico particolarmente sviluppato nell'Alto Vicentino, la situazione si venne modificando e il paese, sempre più in espansione con il sorgere di nuove fabbriche, mutò fisionomia e tenore di vita.

La denominazione del comune fino al 1924 era CogolloFonte: ISTAT, Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000, ISBN 88-458-0574-3..

Simboli Il Comune ha adottato lo