Un eroe nell'immaginario collettivo è una persona reale o un personaggio letterario, solitamente protagonista, che dà grande prova di magnanimità, forza d'animo, ingegno, abnegazione e coraggio in situazioni di pericolo e avversità, compiendo imprese che possono comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, per un ideale o uno scopo benefico.

L'archetipo dell'eroe dell'epica classica compiva gesta e imprese per amore della gloria e dell'onore. Nella letteratura classica, veniva venerato nella poesia epica eroica e celebrato attraverso antiche leggende di un popolo, che spesso viveva secondo un codice d'onore.

Gli eroi postclassici e moderni, d'altra parte, compiono grandi azioni o atti disinteressati per motivi altruistici invece dell'obiettivo personale di ricchezza, orgoglio e fama. Il contrario dell'eroe è il cattivo. La definizione di eroe è cambiata nel tempo e ve ne sono diversi esempi.Gli esempi di eroi spaziano da figure mitologiche, come Gilgameš, Achille e Ifigenia, a personaggi storici e moderni, come Giovanna d'Arco, Giuseppe Garibaldi, Sophie Scholl, Alvin York, Audie Murphy e Chuck Yeager e supereroi immaginari, tra cui Superman, Spider-Man, Batman e Capitan America. Il dizionario Merriam Webster definisce un eroe come "una persona che è ammirata per atti grandi o coraggiosi o belle qualità".

Storia

In ambito cinematografico, con eroe si intende anche il protagonista di una commedia o di un film. Tale uso deriva dal fatto che gli eroi mitologici erano spesso i protagonisti della tragedia greca.

Il termine eroe viene spesso scherzosamente usato, in ambito letterario o giornalistico, per enfatizzare o ridicolizzare i comportamenti tenuti dai personaggi narrati, soprattutto in campo sociale o sportivo.

Il termine greco antico è molto probabilmente ricollegabile etimologicamente al verbo latino servo (nell'accezione di preservare): da ciò deriverebbe l'aspetto degli eroi come protettori degli uomini per il quale erano venerati nell'antichità. In molti racconti un eroe è un uomo o una donna (di solito il protagonista) che possiede caratteristiche ed abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali.

L'eroe, nella mitologia greca, è sovente un semidio, uomo (o donna) figlio di una divinità ed una persona mortale, dotato di particolari poteri; in casi eccezionali può essere anche un uomo comune (come Ettore ed Ulisse), con un coraggio decisamente superiore alla norma, in grado di tenere testa ai semidei. Gli eroi achei avevano le seguenti caratteristiche: valore militare, coraggio; abilità; astuzia individuale; nella guerra e nel bottino conquistato trovavano la massima espressione della loro superiorità, la loro realizzazione, trovavano l'unica e più sublime ragione di vita; conseguire l'onore (che rappresentava la considerazione di cui godevano presso il popolo); al termine della lista vi era la famiglia.

Nella civiltà classica (greco-romana) l'eroe è fondamentale nella vita quotidiana: rappresenta il cittadino ottimo sia greco, perché provvisto di tutte qualità che l'uomo greco esalta e sogna, sia romano, in quanto o depositario di tutte le qualità del mos maiorum o simbolo del mito dellhomo novus di Sallustio e di Cicerone.

Peraltro, l'eroe è protagonista, nella letteratura classica, di gesta importantissime, che spesso non sono altro che giustificazioni delle origini delle grandi famiglie o dello stato. Un valido esempio è proprio Enea, figlio di Venere, che venne indicato da Virgilio nell'Eneide come il "primo latino". Il genere di cui è centro l'eroe è proprio il poema epico; per un poeta/scrittore, scrivere un poema epico, per molto tempo, circa sino a fine medioevo (alle origini dell'umanesimo e del rinascimento) era la massima aspirazione, proprio perché era il genere più apprezzato da menti pragmatiche e "infiammabili" come quelle dei romani.

La tomba dell'eroe viene chiamata heroon e su questa vengono a volte fatti dei sacrifici (soprattutto nell'antica mitologia greca e latina) che contribuiscono a mitizzare l'eroe ed a renderlo quasi simili ad una divinità, dato che in cambio gli venivano richiesti dalla società che lo venerava dei favori particolari.

Un segno fatto da questa passione è rimasto nel parlato e nella letteratura grazie al verbo cantare. Infatti indica un modo diverso di parlare, più alto e raffinato, del normale esprimersi, nella lingua comune, e nella letteratura si indica, in un proemio con invocazione alle muse, il termine "canto".

Gli eroi semplici delle favole vengono spesso accompagnati dagli antagonisti: tutto ciò che l'eroe non è e non deve essere.

Eroe e mito

Spesso eroe e mito si intrecciano. Tòpos fondamentale dell'eroe dal quale non si può prescindere è l'obiettivo finale che deve portare a compimento.

Durante la sua vita egli può anche istituire un modus vivendi: diventa quindi un eroe culturale, ovvero una sorta di colonizzatore o di civilizzatore che introduce nuovi elementi nel determinato ambiente in cui si trova in quel momento. Nella mitologia greca se ne hanno vari esempi, come Orione, Eumolpo, Museo, Filammone, Orfeo. Anche Diomede, che fu grande guerriero sotto Tebe e Troia, viene ricordato per la sua opera civilizzatrice (egli agì in tal senso nell'Italia Meridionale).

Nella mitologia l'eroe è una sorta di aspirazione da parte di un popolo ad identificare la propria storia, le proprie usanze e, cosa più importante, la propria grandezza. Presso i Greci quasi tutti i grandi guerrieri dell'età mitica godettero di culto eroico dopo la morte

Ideale eroico nella classicità

L'eroe classico è kalòs kai agathòs (καλὸς καὶ ἀγαθός = bello e buono) e rispecchia solitamente i valori aristarchici (ovvero basati sul principio del migliore, del nobile)Un'eccezione è costituita da Paride, "bello come un dio" (Omero, Iliade, passim) ma troppo spesso presentato come vile. in cui si riconoscevano gli esponenti della kalokagathìa della Grecia pre-ellenistica, inteso come ideale che coniugava la bellezza fisica all'agathìa, ovvero la bontà per i valori derivanti dalla loro istruzione. Infatti gli eroi, soprattutto nell'Iliade, possono dirsi storicamente parlando degli aristocratici: essi sono i comandanti dell'esercito, e nel periodo nel quale i poemi omerici si svolgono (età micenea), a detenere il potere erano le famiglie aristocratiche, dalle quali provenivano i re delle varie città.NellOdissea viene riportato il tentativo, da parte di un gruppo di giovani aristocratici (i Proci), di soppiantare la monarchia (Odisseo). La bellezza non è esclusiva di semidei e condottieri: può trovarsi anche in altri giovinetti, arruolatisi con tutto il loro entusiasmo nonostante l'età particolarmente bassa, e dunque per questo degni di elogio da parte degli autori epici.

Gli eroi più belli nellIliade risultano essere Menelao, Achille (semidio), Ettore, Alcatoo, Polidoro (il figlio di Priamo e Laotoe), Nireo, Aiace Telamonio, Idomeneo (pur avanti negli anni), il sacerdote Ipsenore, il principe frigio Ascanio, Ifidamante, RigmoOmero, Iliade, passim.; il poema omerico celebra anche un guerriero di umili origini, il giovane Simoesio, figlio di un pastore,Omero, Iliade, Iv. insieme a Molione,Omero, Iliade, XI. auriga e valletto di Timbreo (un re alleato dei troiani, senza notazioni di prestanza fisica). Della bellezza di Reso, il giovane semidio e signore dei Traci alleato di Priamo nella guerra di Troia, non si dice in Omero (che pure lo cita nellIliade), ma in fonti successivePer esempio lo Pseudo-Euripide nella tragedia Reso.. L'eroe più bello in assoluto sotto le mura di Troia è un altro semidio, Memnone, il re etiope nipote di Priamo: ciò viene affermato nell'Odissea da Ulisse, che al secondo posto mette il principe misio Euripilo, anch'egli nipote del re troianoOmero, Odissea, XI.. Altre fonti celebrano l'avvenenza di Troilo, figlio ultimogenito di Priamo ed Ecuba. NellEneide spiccano invece Turno (semidio), Lauso, Asture, l'adolescente Serrano (che viene ucciso prima di poter dimostrare il proprio valore)Virgilio, Eneide, IX., ClizioVirgilio, Eneide, X., Eurialo compagno di Niso , Clauso, CamerteVirgilio, Eneide, passim., ErminioVirgilio, Eneide, XI. e i nove figli dell'arcade GilippoVirgilio, Eneide, XII..

LIliade e lEneide nominano molti semidei, tra cui lo stesso Enea, per i quali non si fa cenno della loro bellezza: essa tuttavia rimane implicita. Oltre agli eroi del ciclo troiano, ci sono quelli che appartengono alle generazioni precedenti. Questi erano perlopiù semidei, come Eracle, il più forte di tutti nel mito greco, che eliminò diversi mostriFiglio di Zeus ed Alcmena.; Perseo, uccisore della Medusa e del mostro marino al quale era stata offerta in sacrificio Andromeda, sua futura moglieOvidio, Metamorfosi, IV. Era figlio di Zeus e Danae.; Ati, il bellissimo arciere indiano dalla mira infallibile che prese parte a varie campagne militari già da fanciullo, venendo poi ucciso all'età di sedici anni da Perseo per essersi schierato con Fineo, zio di Andromeda e mancato sposo della ragazzaOvidio, Metamorfosi, V. Era figlio di una ninfa del Gange.; Meleagro, ricordato insieme ad Atalanta per aver abbattuto il cinghiale calidonioApollonio, Rodio, Argonautiche, passim. Sarebbe stato figlio di Ares..

Eracle, Meleagro e Atalanta furono anche i più famosi tra gli Argonauti, ovvero gli eroi che sotto il comando di Giasone s'imbarcarono sulla nave Argo alla volta della Colchide per impadronirsi del Vello d'oro; durante il lungo viaggio essi fecero scalo tra l'altro nel regno dei Dolioni, e qui per un terribile equivoco uccisero il giovanissimo re Cizico e alcuni suoi uomini, tra cui Artace, personaggio che ci è noto dalle sole Argonautiche di Apollonio Rodio, dove viene definito come uno dei più grandi guerrieri.Apollonio Rodio, Argonautiche, I. A uccidere Artace fu Meleagro.. Un altro eroe illustre - benché comune mortale come Artace - fu Bellerofonte,Omero, Iliade, VI; Igino, Fabulae. Secondo quest'ultimo autore l'eroe era un semidio, figlio di Poseidone. che liberò la Licia dalla Chimera e dalle incursioni delle Amazzoni e dei Solimi.

I valori e gli obiettivi dell'eroe: τιμή καὶ κλέος (timè kai klèos), ovvero onore e fama. Gli eroi vivevano per compiere gesta gloriose in battaglia che avrebbero assicurato loro il ricordo da parte dei posteri. Una morte precoce può essere l'anticamera per una fama duratura. La condizione dell'eroe è tutt'altro che felice: egli è infatti sottomesso completamente al volere degli dei che lo guidano, lo fanno agire e decidono della sua vita e della sua morte.