Un tumulo (dal latino tumulus, connesso alla radice di tumēre, "gonfiarsi") è un monumento funerario costituito da un consistente accumulo artificiale di terra, o di terra e pietre, innalzato sopra una o più sepolture a formare un rilievo di profilo grossomodo conico o a calotta, talvolta delimitato alla base da una crepidine in pietra o da recinzioni in materiale deperibile. Attestato dall'età del Rame fino al Medioevo, il tumulo è una delle forme di sepoltura monumentale più diffuse al mondo: se ne contano decine di migliaia nella sola Europa centro-settentrionale, e monumenti analoghi, sviluppatisi in modo indipendente, sono documentati in Asia, in Africa e nelle Americhe. Un tumulo composto in prevalenza o esclusivamente da pietre è detto cairn.

Definizione e terminologia In archeologia il termine indica un tipo preciso di monumento funerario: secondo la definizione proposta da Giovanni Leonardi e ripresa negli studi di sintesi, il tumulo è caratterizzato da un rilevante apporto artificiale di materiale sedimentario che dà luogo a una grande struttura subconica o a calotta, arricchita in alcuni casi da elementi di delimitazione perimetrale in pietra o in materiale deperibile. La definizione consente di distinguere il tumulo da altre strutture funerarie che possono somigliargli o accompagnarlo, come gli accumuli stratificati formatisi per sovrapposizione progressiva di sepolture, i semplici circoli di pietre privi di calotta, i recinti funerari e le tombe delimitate da un fossato anulare. Sotto la calotta possono trovarsi tipi tombali molto diversi: tombe a fossa e a pozzetto, ciste litiche, casse e camere lignee, camere costruite o scavate nella roccia.

Il latino tumulus, legato all'idea del rigonfiamento del terreno, è passato come termine tecnico in molte lingue moderne. Ma in molti casi le lingue europee conservano anche denominazioni proprie: l'inglese usa correntemente barrow e mound (con l'arcaico tump, dalla stessa radice di tumulus, e howe, di origine scandinava), il francese tertre, il tedesco Hügel, il danese e lo svedese høj e hög, le lingue slave mohyla o mogila, il greco týmbos. Il russo e l'ucraino usano kurgan, prestito di origine turcica che nella letteratura archeologica ha assunto un significato particolare in riferimento ai tumuli delle steppe eurasiatiche. In Italia la toponomastica popolare ha designato i tumuli con una larga varietà di nomi locali, come cuccumelle, meloni, montagnole, monteroni e monterozzi.

L'entità del fenomeno in Europa è documentata dai censimenti regionali: per la sola Danimarca è stata proposta una stima di circa 50 000 tumuli, oltre 43 000 dei quali schedati analiticamente nei repertori della prima età del Bronzo nordica, mentre per l'Inghilterra le stime oscillano fra 30 000 e 40 000 monumenti; nei Paesi Bassi i tumuli noti all'inizio del Novecento erano fra 1 500 e 2 000, numero poi accresciuto dalla fotografia aerea.

Origini e interpretazioni

Le più antiche attestazioni regolari del fenomeno risalgono all'età del Rame: nelle steppe a nord del Mar Nero e del Caspio i kurgan della cultura delle tombe a fossa (Jamna) costituiscono la prima manifestazione sistematica della sepoltura sotto tumulo, mentre tumuli eneolitici sono documentati anche nei Balcani e nella penisola italiana, come a Sovizzo nel Vicentino, datato al passaggio fra IV e III millennio a.C. A partire dal Bronzo antico i tumuli si diffondono in Danimarca, nella Germania settentrionale, in Bretagna e in Gran Bretagna; nella media età del Bronzo la loro presenza è così caratterizzante da dare il nome alla cultura dei tumuli (Hügelgräberkultur) dell'Europa centrale, fiorita all'incirca fra il 1600 e il 1300 a.C., e nello stesso periodo tumuli sono ampiamente documentati anche nel mondo egeo.

Sul piano interpretativo, una teoria molto discussa è quella formulata a partire dal 1956 da Marija Gimbutas, che considerava la sepoltura in kurgan uno dei tratti materiali distintivi delle popolazioni protoindoeuropee della steppa e leggeva la successiva diffusione dei tumuli in Europa come riflesso della loro espansione. La cosiddetta teoria kurganica ha avuto larga fortuna, ma è stata sottoposta a numerose critiche di ordine geografico e cronologico: la pratica di seppellire sotto tumulo appare troppo diffusa nel tempo e nello spazio, e le forme tombali dell'Europa del Rame e del Bronzo troppo variabili, per poterla associare a un solo gruppo etnico o linguistico, come mostra del resto la presenza di tumuli in aree del tutto estranee a quel quadro, dal Giappone al Nordamerica.

La ricerca attuale privilegia perciò una spiegazione poligenetica: il tumulo sarebbe stato sviluppato in modo indipendente in aree geografiche diverse come forma insieme di protezione e di segnalazione in superficie della sepoltura, e le vecchie ipotesi di una sua introduzione in singole regioni, fra cui l'Italia, da un ambiente esterno sono state abbandonate. A favore di questa lettura depone anche l'adozione pressoché universale della pianta circolare, cui è stata riconosciuta una precisa valenza simbolica. Lo sviluppo indipendente non esclude contatti fra aree anche lontane, riconoscibili però in singole soluzioni tecniche piuttosto che nell'idea stessa del monumento.

Quanto alla funzione, il tumulo nasce di norma come tomba di un singolo personaggio eminente, voluta dai discendenti per proteggerne e insieme segnalarne la sepoltura, e si trasforma rapidamente in tomba di un gruppo, familiare o comunitario; è quindi strettamente legato alla memoria e al culto degli antenati, come indica anche l'assenza di sepolture infantili in funzione fondativa. La sua stessa visibilità ne fa un segnacolo permanente del defunto nel paesaggio e nella memoria dei vivi. Gli scavi hanno permesso di ricostruire una sequenza costruttiva ricorrente, che prevede la scelta e la delimitazione dell'area, lo svolgimento dei riti, la deposizione e solo da ultimo l'erezione della calotta, sicché la sepoltura primaria precede sempre il montaggio del tumulo; una sequenza analoga è già descritta nell'Iliade per il funerale di Patroclo. In alcuni casi il tumulo poteva infine essere eretto senza alcuna sepoltura, come cenotafio privato o pubblico legato al culto funerario.

Europa Europa centrale

Nell'Europa centrale la sepoltura entro tumulo compare a più riprese dall'Eneolitico in poi. Nella prima età del Bronzo i grandi tumuli "principeschi" della Cultura di Unetice, come quelli di Leubingen, Helmsdorf e Bornhöck nella Germania centrale, con corredi comprendenti oggetti d'oro, segnalano l'emergere di una marcata stratificazione sociale. Con la media età del Bronzo la cultura dei tumuli fa della sepoltura sotto calotta il proprio tratto distintivo, e formazioni analoghe si estendono verso nord-est fino alla Polonia, dove la cultura dei tumuli slesiano-grandpolacca (circa 1600-1200 a.C.) genera veri e propri "paesaggi di tumuli". L'uso di erigere tumuli non nasce però qui con questa cultura: di origine steppica, era già praticato nella regione dalle comunità della cultura della ceramica cordata nel III millennio a.C., e le calotte della media età del Bronzo se ne distinguono per una costruzione più elaborata, che impiega materiali diversi e accorgimenti litici. Il rapporto fra le due serie è istruttivo: l'adozione della sepoltura sotto tumulo da parte delle comunità della cultura dei tumuli potrebbe essere nata dall'imitazione dei monumenti della ceramica cordata già presenti nel paesaggio, senza che vi fosse alcun contatto diretto fra la formazione più antica e il gruppo emergente. È stata invece abbandonata la lettura migrazionista che negli anni Cinquanta attribuiva a un'invasione di guerrieri armati di spada la distruzione degli abitati fortificati del bacino carpatico: la ricerca attuale ammette spostamenti lenti e limitati di piccoli gruppi ma esclude un'unica espansione massiccia di carattere militare, e riconduce piuttosto la trasformazione alla diffusione di un'ideologia guerriera e del corredo di modelli culturali che l'accompagnava.

I sepolcreti si dispongono in gruppi che formano veri e propri paesaggi di tumuli, di carattere palinsestico, con calotte nuove erette accanto a quelle preesistenti; le prospezioni con laser scanning aereo hanno rivisto al rialzo le stime storiche, tanto che a Smoszew, dove le ricognizioni novecentesche contavano trentacinque tumuli, se ne è registrato circa il triplo nell'area del Wał Krotoszyński, mentre altre necropoli ne contano da nove a ventiquattro. Attorno e sotto la calotta ricorrono elementi litici dal valore soprattutto simbolico: circoli esterni che separavano lo spazio rituale dal mondo profano, "corridoi" formati da due file parallele di pietre che dall'interruzione del circolo puntano verso il centro e segnano l'ingresso al monumento, e, in casi isolati come a Grabonóg, raggiere di pietre disposte dal centro verso il margine, per le quali i confronti si trovano solo nel Bronzo nordico danese. Anche nel successivo periodo dei campi d'urne, dominato dalle cremazioni in sepolcreti piani, l'uso del tumulo persiste localmente, come nei piccoli tumuli con recinti litici studiati presso Marburgo, nei quali il circolo di pietre è stato interpretato come recinzione rituale dell'area sepolcrale più che come elemento costruttivo. In alcuni recinti spiccano pietre di dimensioni maggiori, i cosiddetti "guardiani delle tombe"; l'uso di inserire sepolture secondarie nella calotta di tumuli preesistenti, particolarmente frequente fra tardo hallstattiano e prima età di La Tène, mostra come questi monumenti restassero attivi per generazioni.

Nell'VIII secolo a.C., all'avvio della fase hallstattiana, il tumulo torna a essere la forma sepolcrale dominante. Al periodo tardo-hallstattiano appartengono i tumuli monumentali associati alle residenze fortificate d'altura (Fürstensitze) come la Heuneburg: il tumulo del Magdalenenberg presso Villingen, con oltre 100 m di diametro, una grande camera lignea centrale e 126 sepolture secondarie del VI secolo a.C., è l'esempio più imponente finora noto, mentre il tumulo di Hochdorf (530 a.C. circa) ha restituito uno dei corredi principeschi più ricchi dell'Europa celtica. Più a nord, il tumulo di Seddin nel Brandeburgo, di 68 m di diametro, custodiva attorno all'800 a.C. la cremazione di un guerriero con corredi che documentano contatti con l'Italia; nella cerchia hallstattiana orientale (Stiria, Carinzia, Slovenia) i tumuli racchiudono invece camere in pietrame dotate di dromos, una soluzione estranea al resto dell'Europa transalpina.

Isole britanniche

Nelle Isole britanniche la costruzione di tumuli funerari copre un arco di oltre quattro millenni. I long barrow, tumuli allungati delimitati da fossati, appartengono al Neolitico antico (4000-3000 a.C. circa), mentre i grandi tumuli megalitici irlandesi, come Newgrange, coprono tombe a corridoio della stessa età, un fenomeno distinto dai successivi barrow. I tumuli circolari compaiono alla fine del Neolitico e si diffondono soprattutto fra il 2400 e il 1500 a.C.: solo dei bowl barrow, la forma più comune, se ne contano oltre diecimila ancora conservati in Inghilterra, a fronte di un numero assai maggiore già distrutto, con marcate varianti regionali di forma e di rituale. Spesso occupano posizioni dominanti e si dispongono in veri e propri cimiteri raggruppati attorno ai complessi cerimoniali: la regione di Stonehenge agì da polo di attrazione per i costruttori di tumuli, come mostra il celebre Bush Barrow, con il suo corredo della cultura del Wessex, databile al periodo campaniforme fra il 2300 e il 1900 a.C. circa. I censimenti pionieristici per contee avviati da L. V. Grinsell restano alla base delle stime attuali. Per la collina artificiale di Silbury Hill, la più grande d'Europa per volume dopo il Colle del Castello di Udine, la funzione funeraria è stata ipotizzata ma mai dimostrata.