La rocca dei Rossi è un maniero tardo-medievale situato in piazza Mazzini 12 a San Secondo Parmense, in provincia di Parma. A partire dal XV secolo fu la rocca principale dalla quale i Rossi amministrarono i propri feudi, nonché residenza della famiglia dei conti da Pier Maria II de' Rossi in poi.

Storia Le origini: la rocca quattrocentesca La rocca fu costruita su un dosso intorno al 1413 per volere di Pier Maria I de' Rossi, padre di Pier Maria II, a difesa del borgo fortificato di San Secondo sul quale i Rossi vantavano diritti sin dal XII secolo ed esercitavano signoria come conti dal 1365. La rocca venne costruita sulla sponda opposta del Taro morto rispetto al paese, in modo da attingere da esso le acque per alimentare il fossato così come il borgo già faceva dal XIII secolo.

La prima costruzione venne così definita dal poeta piacentino Gerolamo Rustici "Grande e magnifico, con tutte le mura da basso a cima, grosso di ventiquattro piedi, massiccio con quattro baluardi difesi dalle sue mezze lune con maschio nel mezzo, grosso trentasei piedi tutto massiccio, senza la terra che era tutta cinta di grosse mura con sette baluardi"; l'immagine coincide con quella dipinta da Benedetto Bembo nella Camera d'Oro del castello di Torrechiara.

La struttura si presentava a scopo prevalentemente difensivo e non residenziale, le mura disposte a forma di quadrilatero presentavano ai quattro vertici delle torri sporgenti, mentre l'accesso, collocato a oriente era presidiato da tre rivellini, mentre il camminamento di ronda sopra le mura era coperto e proseguiva all'interno delle torri.

Dentro al perimetro delle mura sorgeva il mastio isolato e protetto da un inspessimento delle mura esterne, infatti la cinta muraria rivolta ad est della rocca attuale che, insieme alla torre nord-est risale parzialmente al primo periodo, presenta una struttura muraria in laterizio dello spessore di circa 7 metri.

Per quanto riguarda la disposizione interna degli edifici pare che fossero disposti a corte intorno al mastio, comunque distanziati dalle mura perimetrali.

Il palazzo novo di Troilo I Scoppiata nel 1482 la Guerra dei Rossi il castello sostenne con successo i numerosi assedi delle truppe sforzesche capitanate da Gian Giacomo Trivulzio e Sforza Secondo Sforza consentendo ai difensori numerose sortite che respinsero gli assedianti oltre al greto del Taro e della Rovacchia. Il castello venne di nuovo assediato nel 1483 durante la ripresa della guerra voluta da Guido de' Rossi, finendo però per capitolare definitivamente il 21 giugno 1483. Gravemente danneggiata dalle truppe sforzesche, rimase in uno stato di abbandono per quasi due decenni sino quasi al 1499, quando Giovanni de' Rossi riuscì a rientrare in possesso della contea e della rocca grazie ai servigi resi ai francesi.

Fu il figlio di Giovanni, Troilo I de' Rossi, l'artefice della ricostruzione del castello che all'epoca della sua presa del potere versava in pessime condizioni, in stato di abbandono da quasi vent'anni e con le mura gravemente danneggiate dai colpi delle bombarde sforzesche.

Troilo I, conscio della situazione precaria dei suoi feudi messi in pericolo dalle mire espansionistiche degli eredi di Guido de' Rossi, si concentrò sulla ristrutturazione degli apprestamenti difensivi dotando il borgo fortificato di San Secondo di nuove mura, ma al contempo restaurando anche la cinta muraria del castello, con il ripristino e recupero, ove possibile, delle mura quattrocentesche e la ricostruzione dei bastioni d'angolo.

Per quanto riguarda gli edifici interni, questi vennero in un primo momento restaurati: la zona residenziale più importante si trovava dietro al mastio ove si apriva una piccola corte al centro della quale era collocato un pozzo, pozzo che attualmente si trova in corrispondenza dell'entrata. A quell'epoca risale anche l'intera ala orientale del castello e il primo piano addossato alle mura (occupato dalle sale di Adone, di Latona e dei Giganti) che derivò probabilmente da una trasformazione di alcuni locali di servizio posti dietro al cammino di ronda.

L'intervento più consistente, invece, fu l'edificazione completa dell'ala nord, il cosiddetto "Palazzo Novo" che costituì l'appartamento residenziale. Al primo piano le varie stanze erano collocate attorno a una galleria che si affacciava sul lato occidentale su una loggia che venne successivamente trasformata nella "Galleria di Esopo" e nelle sale di "Momo" e "delle Favole", al centro del palazzo vi era l'Aula Magna che corrisponde all'attuale cortile d'onore intorno alla quale venne edificato un portico a sei colonne a tutto sesto che avevano lo scopo di fare da separazione e disimpegno fra gli ambienti ad uso comune e quelli residenziali dei conti.

Al termine dei lavori di Troilo I apparve ben delimitata la zona residenziale, quella a sinistra dell'attuale ingresso da quella ad uso comune corrispondente ad un grande spazio racchiuso dalle mura.

Gli ampliamenti di Pier Maria III Attaccata e occupata da Bernardo e Filippo Maria de' Rossi alla morte di Troilo I avvenuta il 3 giugno 1521 e liberata da Giovanni dalle Bande Nere in seguito alla vittoriosa battaglia di San Secondo, finì con il trasformarsi di mano in mano da fortezza difensiva a palazzo sontuoso, dal momento che i Rossi strinsero felici matrimoni con importanti nobili famiglie, dai Riario agli Sforza, dai Medici ai Gonzaga. Fra i vari matrimoni ancora oggi è ricordato quello fra Pier Maria III de' Rossi e Camilla Gonzaga, celebrato il 13 febbraio 1523 e rievocato ogni anno con il Palio delle Contrade di San Secondo.

Risalgono a quest'epoca gli ampliamenti voluti Pier Maria III de' Rossi: già nel 1528 mentre si curava una ferita ad una gamba sofferta in battaglia, il marchese iniziò a commissionare alcuni lavori di ampliamento fra i quali spiccava un torrione e un muro della rocca, lavori che proseguirono nel 1530 sino al 1534, documentati da contratti sottoscritti da Pier Maria stesso.

Pur non essendo disponibile il dettaglio dei lavori, nei documenti venivano nominati per la prima volta l'oratorio di Santa Caterina, la Camera d'Oro (sala dell'asino d'oro), ritenuta la camera nuziale di Pier Maria III, la sala dell'archivio del marchese (sala dei Cesari), le stalle, ma, soprattutto la gran sala lunga 20,5, larga 11,2 e alta 14 m (sala delle gesta rossiane) che venne costruita appoggiandosi a nord alle mura esterne del castello, come ancor oggi si può apprezzare dalla diversa colorazione dei laterizi che compongono la parte bassa e la parte alta della parete nord della rocca.

A fianco della grande sala venne costruito lo scalone d'onore, in marmo di Verona, e venne modificata pure la torre nord-est del castello per adattarla alle mutate esigenze difensive.

Gli ampliamenti del castello non passarono tuttavia inosservati né ai Farnese, né a papa Paolo III che in seguito alla caduta in disgrazia di Giovan Girolamo de' Rossi, vescovo di Pavia, e agli scandali di Giulio Cesare de' Rossi, richiese più volte che il castello di San Secondo venisse abbattuto così come era stato fatto per quello di Basilicanova, feudo di Giulio Cesare. Nel 1539 gli ispettori cercavano ancora di capire se gli ampliamenti eseguiti da Pier Maria III fossero congrui o eccessivi e, forse proprio per tale motivo, si spiega la carenza di fonti riguardante il dettaglio delle modifiche, tenute volutamente celate allo scopo di evitare vendette e ritorsioni.

Il palazzo signorile di Troilo II Durante il XVI secolo, spenta ogni velleità bellica rossiana con la sottomissione ai Farnese, i marchesi si dedicarono a decorare la loro dimora il cui aspetto si deve soprattutto a Troilo II de' Rossi, che commissionò la decorazione di tutte le sale di rappresentanza.

Dal punto di vista architettonico, Troilo II costruì l'ala orientale che insisteva intorno al mastio, un tempo isolato e collegato dal camminamento sopra le mura, venne inglobato in un blocco di sale che costituivano gli appartamenti femminili e che venne in seguito demolito, fece anche costruire il loggiato est che si affacciava sulla corte grande e fece edificare la zona delle prigioni. Verso il 1570 venne costruito il nuovo oratorio di Santa Caterina, benedetto dal fratello di Troilo: Ippolito de' Rossi, vescovo di Pavia e futuro cardinale. L'oratorio sostituiva il precedente luogo di culto, sempre dedicato a Santa Caterina, collocato alla fine del loggiato ancora esistente come testimoniato dalla presenza nell'Ottocento di una torre campanaria, poi abbattuta, posta a fianco del loggiato stesso.

A Troilo II comunque va ascritta la maggior parte delle committenze pittoriche e degli affreschi che impreziosirono la zona di rappresentanza e la residenza signorile oltre che la costruzione dei numerosi camini presente tuttora nella rocca.

Dopo la confisca farnesiana del 1633, gli interessi dei Rossi si spostarono verso la Lombardia e, anche se il feudo venne restituito a Scipione I de' Rossi nel 1653, la rocca finì con il perdere la sua centralità nei possedimenti rossiani, ormai peraltro estremamente ridotti, divenendo una lussuosa residenza di campagna lontana però dagli interessi della famiglia, ormai gravitanti prevalentemente oltre il Po e con residenza ufficiale posta nel palazzo di Farfengo, nel cremonese.

Tuttavia nel XVIII secolo, sotto il marchesato di Federico II de' Rossi, vi furono ulteriori lavori di ampliamento, sulla sinistra dell'antico ingresso venne infatti costruito, appoggiandosi sulle mura perimetrali, il teatro di corte con annessa anticamera, mentre, sempre verso la metà del XVIII secolo, venne iniziata la costruzione dell'appartamento dei guasti, chiamato così perché mai terminato e che inglobando una sala del mastio correva lungo la facciata orientale del castello sino al teatro, i lavori vennero quindi interrotti con l'occupazione francese.

Con la morte di Scipione II, avvenuta nel 1802 a Venezia, si estinse la discendenza in linea diretta da Troilo I e la rocca, dopo una prima confisca, venne restituita a Giovan Girolamo de' Rossi, cugino di Scipione II, con una sentenza del magistrato di Parma nel 1803. Giovan Girolamo, che risiedeva stabilmente a Padova, non aveva anch'egli alcun figlio e nel testamento del 1813 lasciò la rocca di San Secondo insieme agli altri suoi beni in eredità al conte Ferdinando Vaini di Padova, nominando usufruttuario il fratello Guido, ciambellano di corte di Maria Luigia.

Alla morte di Giovan Girolamo, ultimo marchese, avvenuta nel 1817, la camera ducale confermò il Vaini come legittimo erede, ma alla morte dell'usufruttuario Guido, avvenuta nel 1825, il governo del ducato pretese la restituzione del feudo e quindi anche della rocca.

Dopo una lunga battaglia giudiziaria nel 1832 il Vaini riuscì a far accettare una proposta di transazione che liberava dal sequestro la rocca di San Secondo a fronte del pagamento di una cifra di indennizzo pari a 116800 lire parmensi.

Gli ultimi proprietari, nel 1919, cedettero la rocca per la somma di 27294 lire al Comune di San Secondo Parmense, che vi fissò la residenza municipale. Tale uso restò sino all'8 aprile 2002, quando gli uffici comunali vennero spostati nella adiacente ex scuola media e il castello fu reso disponibile alle visite. Negli anni precedenti era stata riqualificata la piazza antistante, con l'eliminazione di una porzione della strada di circonvallazione e il dissotterramento della prima arcata dell'antico ponte d'accesso (già ponte levatoio). Negli anni tra il 2003 e il 2005 si dette opera ai restauri delle ex scuderie ottocentesche e della sala delle cannoniere, mettendo in evidenza il muro primitivo.