Biografia Nato da nobile famiglia di origine siciliana, era figlio del senatore Achille Basile e di Carlotta Bossi.

A soli sette anni rimase orfano del padre. Trascorse l'infanzia nella Villa Carlotta, dimora della famiglia Basile, situata sul lago Maggiore a Stresa.

Dopo aver studiato al liceo di Novara, frequentò l'Università di Torino, dove si laureò in giurisprudenza nel 1909. Appassionato di letteratura, conseguì una seconda laurea in lettere nel 1913. L'anno seguente pubblicò il suo primo romanzo La vittoria senz'ali, che ottenne un discreto successo.

Di idee liberali, nel 1914 venne eletto sindaco di Stresa, con votazione plebiscitaria; manterrà tale carica fino al 1927.

Arruolatosi nei Lancieri di Novara, partecipò come volontario alla prima guerra mondiale, col grado di sottotenente prima e di tenente poi. Gravemente ferito nella battaglia di Pozzuolo del Friuli e fatto prigioniero dagli austriaciVerbanus, N. 23, 2002, pag. 126; Basile C.E., Berenzi A., Gabriel Nuntius semper adamas, 1965., fu decorato con due medaglie di bronzo, una croce di guerra al Valore Militare e con la Legion d'onore. Durante la guerra perdette il fratello Umberto, anche lui volontario nei Lancieri, caduto sul Monte San Michele.

Nel 1917 sposò Francesca dei marchesi Bourbon del Monte Santa Maria, da cui ebbe cinque figlie femmine ed un solo maschio, morto all'età di un anno.

In quel periodo pubblicò altri quattro romanzi, tra i quali il più apprezzato si intitolava "L'erede".

Nel Partito Nazionale Fascista Nel 1922 aderì al Partito Nazionale Fascista, all'interno del quale salì rapidamente la scala gerarchica. Inizialmente nominato segretario del Fascio di Stresa (1923-1925), partecipò alla campagna "quartarellista", il movimento di protesta contro l'omicidio di Matteotti"Storia di Torino. Vol. 8: dalla grande guerra alla liberazione (1915-1945)", 1998, Einaudi editore, pag. 210.

A seguito della svolta avvenuta all'interno del partito nel marzo 1926, quando Mussolini costrinse Farinacci alle dimissioni da segretario nazionale, Basile fu nominato segretario federale di Novara (1926-1928), città in cui fu inviato per guidare la "normalizzazione" e provvedere all'allontanamento degli elementi più estremisti.

Nel 1928 e 1929 Basile ricoprì le cariche di ispettore del Piemonte e di segretario federale di Torino. Qui entrò in contrasto con gli industriali locali, in quanto affermò la necessità che il PNF non ne subisse l'influenza, come era invece accaduto in precedenza, e che nelle eventuali controversie sindacali bisognasse far pendere l'ago della bilancia dalla parte dei lavoratori"Storia di Torino. Vol. 8: dalla grande guerra alla liberazione (1915-1945)", 1998, Einaudi editore, pag. 210 e 211. Basile puntò a mettere in atto opere assistenziali a favore della classe operaia, in grado di lenire la crisi economica e rendere più facile l'integrazione delle masse al regime. Nello stesso tempo tenne numerosi comizi e assemblee nelle più importanti fabbriche.

Rese inoltre più agile e controllabile la struttura del partito"Storia di Torino. Vol. 8: dalla grande guerra alla liberazione (1915-1945)", 1998, Einaudi editore, pag. 212 e 214. Basile sostenne la tesi di De Vecchi sulla continuità politica e culturale del fascismo con la tradizione sabauda e italiana; infatti, durante la sua reggenza, divennero consueti e numerosi gli omaggi a Casa Savoia"Storia di Torino. Vol. 8: dalla grande guerra alla liberazione (1915-1945)", 1998, Einaudi editore, pag. 211 e 213. L'impegno di Basile portò a risultati positivi per il partito alle elezioni politiche plebiscitarie del 1929, tali da fugare le preoccupazioni fasciste della vigilia in una città ritenuta difficile come Torino.

Nel 1928, per volontà di Mussolini in persona, Basile fu nominato console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e, l'anno seguente, membro del Direttorio Nazionale del Partito Fascista.

Fu Deputato al Parlamento Nazionale nella XXVIII e XXIX legislatura (1929-1939) e Consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni nella XXX legislatura (1939-1943).

Nel 1931 venne nominato Ispettore generale dei Fasci all'estero, mantenendo tale carica fino al 1942, quando ne divenne Segretario. Dal 1931 al 1935 fu anche podestà di Stresa.

Promosso capitano dell'esercito nel 1934 per meriti eccezionali, negli anni trenta partecipò come volontario sia alla guerra di Etiopia, con il grado di capitano di complemento del 2º gruppo battaglioni eritrei meritando una croce di guerra al valor militare, sia alla guerra di Spagna, venendo decorato con la medaglia di bronzo al valor militare. Quando l'Italia entrò nella seconda guerra mondiale, partì volontario per la quarta volta combattendo sul fronte occidentaleS. Bertoldi, "La guerra parallela", pag. 206..

Nella Repubblica Sociale Alla notizia della liberazione di Mussolini sul Gran Sasso, Basile aderì immediatamente alla Repubblica Sociale ItalianaC.E. Basile - A. Berenzi, Gabriel nuntius semper adamas. Contro un'aggressione iniquia e stupida e vile, 1965, prefazione. in quanto, nonostante ritenesse la guerra ormai perduta, sentiva il dovere di manifestare la sua fedeltà a Mussolini. Occupò inizialmente la carica di Capo della Provincia di Genova (1943-44) e successivamente quella di Sottosegretario alle Forze Armate (1944-45).

Capo della Provincia di Genova Buffarini Guidi gli aveva proposto la prefettura di Genova, ma Basile tergiversava perché avrebbe preferito altra destinazione; fu decisivo l'invito a Gargnano da parte di Mussolini, il quale insistette e lo pregò di accettare il difficile incaricoS. Bertoldi, "La guerra parallela", pag. 207. Così, nella riunione del Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 1943, Basile fu nominato Prefetto di 2ª Classe e destinato a Genova quale Capo della Provincia.

Qui si trovò a fronteggiare gli scioperi dei lavoratori genovesi ed una serie di uccisioni di fascisti e tedeschi operate dai GAP: già il 28 ottobre 1943, il giorno dopo la sua nomina, in una via di Sampierdarena fu ucciso il primo fascista, Manlio Oddone, capomanipolo della MVSN. Il 27 novembre scioperarono i tranvieri e lo stesso giorno Basile fece affiggere in tutta Genova un manifesto a loro rivolto in cui minacciava misure di rigore in caso di indisciplina. Nel dicembre 1943 iniziarono gli scioperi da parte degli operai delle fabbriche genovesia sinistra: 16 giugno, una tragedia operaia nella Resistenza [Paolo Arvati]; Manlio Calegari, "Comunisti e partigiani: Genova 1942-45", 2001, pag. 196.. Il 13 gennaio 1944 allo sciopero generale nelle fabbriche si unì l'azione dei gappisti Giacomo Buranello e Andrea Scano, i quali in Via XX Settembre spararono contro alcuni ufficiali tedeschi, uccidendone uno e ferendone un altro. Basile, in risposta agli scioperi, ordinò la serrata delle fabbriche per una settimana, mentre in risposta all'attentato gappista convocò nella notte il Tribunale Militare Speciale che, presieduto dal colonnello Borgoglio, condannò a morte otto detenuti politici per fucilazione, eseguita al Forte San Martino.

Poiché gli operai continuavano con l'organizzazione di altri scioperi, il 1º marzo Basile ordinò l'affissione di un manifesto in cui minacciava, in caso di nuovo sciopero, la deportazione di un certo numero di operai, estratti a sorte, nei campi di concentramento«Genova 1º marzo 1944

PROCLAMA DEL PREFETTO FASCISTA BASILE

Agli operai un ultimo avviso del Capo della Provincia Le misure delle autorità in caso di sciopero bianco o di allontanamento dal lavoro Lavoratori, c'è un vecchio proverbio che dice: Uomo avvisato è mezzo salvato. Vi avverto che qualora crediate che uno sciopero bianco possa essere preso dall'Autorità come qualcosa di perdonabile, vi sbagliate, questa volta.

Sia che incrociate le braccia per poche ore, sia che disertiate il lavoro, in tutte e due i casi un certo numero di voi tratti a sorteggio verrà immediatamente, e cioè dopo poche ore, inviato, non in Germania, dove il lavoratore italiano è trattato alla medesima stregua del lavoratore di quella Nazione nostra alleata, ma nei campi di concentramento dell'estremo Nord, a meditare sul danno arrecato alla causa della Vittoria: di una Vittoria da cui dipende la redenzione della nostra Patria disonorata non dal suo popolo eroico ma dal tradimento di pochi indegni.

Il capo della Provincia Carlo Emanuele Basile» Note Storiche Relative al Mese di Giugno del 1944.

Intanto nella riunione del Consiglio dei Ministri del 18 aprile fu decisa la sostituzione di Basile con il questore Arturo Bigoni, che verrà perfezionata due mesi dopo (il 28 giugno).

Nonostante le minacce, il fermento tra gli operai non si placava, anzi andava crescendo, tanto che il 19 e 20 maggio (il giorno della strage del Turchino compiuto dalle SS ed il giorno successivo) Basile, protetto da una scorta, girò personalmente tra le fabbriche a parlare con gli operai: disse loro che li comprendeva, che avevano dei buoni motivi per protestare, ma che dovevano rendersi conto che il momento era molto difficile. Basile promise che si sarebbe impegnato per loro, ma che in cambio dovevano cercare di non aver fretta e di interrompere scioperi e forzature. Durante le arringhe arrivò qualche insulto e qualche fischio, ma Basile non fece una piega. Gli operai, per nulla convinti, cavalcando l'onda degli eventi bellici, a partire dal 1° di giugno misero in atto una serie di scioperi a ripetizione, che costrinsero Basile a far diramare il 10 giugno un ordine di serrata per sette stabilimenti (Siac, Piaggio, San Giorgio, Cantieri Navali, Carpenteria, Ferriere Bruzzo, Ceramica Vaccari), con la minaccia di provvedimenti più gravi. Lo stesso giorno alcuni poliziotti guidati dal questore, insieme ad un gruppo di SS, isolarono un reparto del Meccanico di Sampierdarena che stava scioperando e prelevarono sessantaquattro operai.

Il 14 giugno il lavoro riprese regolarmente nelle fabbriche sottoposte a serrata, ma il 16 seguente i militari tedeschi irruppero in quattro fabbriche genovesi (la Siac, i Cantieri Navali, la San Giorgio e la Piaggio) prelevando quasi operai, che furono deportati in Germania e destinati a lavorare nelle fabbriche tedescheSecondo Giorgio Pisanò - Storia della Guerra Civile in Italia 1943-1945, 1968, p. 1050, Basile ordinò la serrata delle fabbriche fingendo un provvedimento di rigore che in realtà serviva a svuotare gli stabilimenti per impedire retate. I provvedimenti, tuttavia, non ebbero successo, perché appena finita la serrata le forze tedesche circondarono nuovamente gli stabilimenti rastrellando a caso le maestranze. Sempre secondo Pisanò, proprio questa sua attività di sabotaggio delle iniziative tedesche (dietro la facciata dei proclami minacciosi) spinse i tedeschi a fare pressioni su Mussolini affinché fosse destituito. Basile fu trasferito ad altro incarico qualche settimana dopo questi fatti e dopo un furioso alterco con ufficiali tedeschi, che aveva fatto cacciare via dal proprio ufficio alla notizia delle avvenute retate d'operai. Il giorno prima delle deportazioni i gappisti avevano attentato alla vita del commissario prefettizio di Genova, il generale Silvio Parodi; l'attentato fu ripetuto nuovamente il 19 provocandone la morte a Savignone.

Sottosegretario alle Forze Armate