Per rivoluzione verde o terza rivoluzione agricola si intende l'approccio innovativo ai temi della produzione agricola che, attraverso l'impiego di varietà vegetali geneticamente selezionate, fertilizzanti, fitofarmaci, acqua e altri investimenti di capitale in forma di nuovi mezzi tecnici e meccanici, ha consentito un incremento significativo delle produzioni agricole in gran parte del mondo tra gli anni quaranta e gli anni settanta del Novecento.

Tale processo di innovazione delle tecniche agrarie iniziò in Messico nel 1944, ad opera dello scienziato statunitense Norman Borlaug (Premio Nobel per la pace nel 1970), con l'obiettivo di selezionare nuove varietà in grado di soddisfare le crescenti richieste alimentari e ridurre le aree a rischio di carestia. Oggi le tecniche sviluppate e i caratteri selezionati sono diffusi in tutti i continenti. Tra le nazioni dove questo nuovo modo di fare agricoltura ha dato i migliori risultati si annoverano l'India e il sud-est asiaticoGovindan Parayil, The Green Revolution in India: A Case Study of Technological Change, Technology and Culture, v. 33, no. 4 (1992), pp. 738-739. e il Centro-Sud AmericaThe Beginning of the Green Revolution, The University of Minnesota College of Ag, Food and Environemental Sciences. A causa delle condizioni climatiche e della complessa situazione geo-politica meno significativi sono risultati gli sforzi condotti nell'Africa sub-sahariana, che ancora oggi soffre di carestie endemiche.Rapporto FAO sulla Food insecurity nel mondo

Storia

L'inizio della rivoluzione verde si fa comunemente risalire al 1944, quando la Rockefeller Foundation fondò un Istituto per incrementare la produttività agricola delle fattorie messicane. Ciò produsse risultati sorprendenti: il Messico passò dal dover importare metà del suo frumento all'autosufficienza nel 1956, fino all'esportazione di mezzo milione di tonnellate di frumento nel 1964.Recentemente, dopo l'ingresso nel Nafta, Trattato di libero scambio fra Usa, Canada e Messico, quest'ultimo fra il 1992 e il 1996 ha aumentato le proprie importazioni alimentari dal 20 al 43% (Shiva 2001, p. 21).

Figure chiave

In realtà, questo approccio al miglioramento genetico fu inizialmente messo in atto da parte di un ricercatore italiano, Nazareno Strampelli, nei primi anni del Novecento. Le sue varietà ibride di frumento furono uno degli elementi decisivi che consentirono di vincere la cosiddetta battaglia del grano lanciata in quegli anni da Benito Mussolini.Borlaug, Strampelli and the Worldwide Distribution of RHT8 di M. Ellis, D. Bonnett e G. Rebetzke, in Wheat production in stressed enviroment. Developments in Plant Breeding, Springer, 2007, Volume 12, 787-791. Strampelli seguì un indirizzo strategico consistente nella riduzione della taglia del grano per evitare l'allettamento e migliorare la raccolta, e l'anticipo della maturazione della cariosside per evitare la stretta. Tra le numerose varietà giapponesi utilizzate da Strampelli, l'Akakomugi fu il più importante infatti incrociato questo con un ibrido ottenuto dal grano Rieti e dal grano olandese Wilhermina Tarve ottenne l'Ardito che era a taglia corta (70-80 cm.) e a maturazione precoce. Grazie al suo lavoro l'Italia non conobbe carestie dopo la seconda guerra mondiale.Cirillo Maliani, Nazareno Strampelli: conferenza commemorativa (conferenza tenuta presso il Rotary Club di Camerino (MC) il 26 ottobre 1978). Pubblicata in: Notiziario Economico n.12, dicembre 1978, Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Macerata; Cirillo Maliani. Opera e figura di Nazareno Strampelli. Ricordi ed attualità. In: Atti del convegno di studio “Ricordo ed attualità di Nazareno Strampelli” (a cura di Gianpaolo Sartori e Lauriano Donin), Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Rovigo, Istituto padano di arti grafiche, Rovigo, 18 settembre 1982, pp. 13 e 14. In particolare fu Maliani a dover spiegare personalmente agli incaricati delle forze d'occupazione alleate i motivi per i quali in Italia non vi era stata una carestia catastrofica come vi era stata in Grecia, con oltre mezzo milione di morti per fame.

Gran parte del merito della trasformazione agricola viene dato ad ogni modo ad un allora giovane genetista americano, Norman Borlaug, che incrociando frumenti bassi in particolare il giapponese Norin 10 e frumenti altamente produttivi, ottenne frumenti di taglia contenuta, il cosiddetto "grano nano", capace di grandi produzioni. Altro obbiettivo del lavoro di Borlaug fu quello di creare varietà di grano in grado di adattarsi o comunque di produrre di più, in condizioni climatiche avverse. Per il suo lavoro e l'impegno nella lotta alla fame nel 1970 gli fu assegnato il Premio Nobel per la pace.

Certamente il lavoro di Borlaug ha potuto svilupparsi con successo per il lavoro precedente di Gonjiro Inazuka che nel 1935 rilasciò il gano nano Norin 10 o Norinten, questo grano insieme all'Akakomugi ha trasmesso su scala mondiale il geni nanizzanti che hanno permesso la Rivoluzione verde di manifestarsi nelle coltivazioni cereagricole.

Dopo le sperimentazioni degli anni quaranta, le tecnologie furono esportate all'estero, trovando applicazione in tutto il mondo. Il successo nei rendimenti crescenti fu indiscutibile. La crescita dei rendimenti era tale da consentire all'agricoltura di tener testa alla crescita della popolazione, scongiurando le fosche previsioni di Malthus. La produzione pro capite aumentò ogni anno dopo il 1950.

L'uso dell'ingegneria genetica in agricoltura, con la creazione di piante geneticamente modificate, che possiedano specifiche caratteristiche agronomiche, esalta il ruolo del progresso genetico ottenuto dalla rivoluzione verde, ma si colloca in un contesto specifico e indipendente che pone problematiche differenti.

Risultati nei Paesi in via di sviluppo Produzione Dall'inizio della Rivoluzione Verde, verso la fine degli anni 1960, il raccolto medio di riso in India ammontava a 1,5-1,6 tonnellate per ettaro. Da allora furono sviluppati oltre 1000 tipi moderni di riso (oltre la metà da parte dell'IRRI e dei suoi partner), il che portò ad un forte incremento della produzione di questo cereale. Nel 1980 la resa per ettaro delle risaie salì a 2 tonnellate, nel 1990 raggiunse le 2,6 tonnellate e 3 tonnellate nel 2000. Inoltre nuove specie a maturazione precoce abbreviarono il periodo di coltivazione e consentirono una seconda semina e relativo raccolto nella stagione. La specie IR36, ad esempio, consente un raccolto a 105 giorni dalla semina, mentre le specie tradizionali necessitano di 170 giorni. La produzione di riso in India salì dai 60 milioni di tonnellate nel 1970 ai 135 nell'anno 2000.

Le Filippine raddoppiarono la loro produzione di riso in due decenni dall'introduzione della specie IR8. Analoghi risultati si verificarono in altri paesi del sud-est asiatico. L'Indonesia che nel 1960, era un importatore netto di riso, nel 1984 era diventata autosufficiente. Il Vietnam, che negli anno '60 mostrava un deficit di produzione alimentare rispetto alla domanda interna, negli anni ottanta aveva già raggiunto un surplus produttivo di queste risorse. Robert Zeigler & Samarendu Mohanty, Support for international agricultural research: current status and future challenges. New Biotechnology, Vol. 27, Nr. 5, 30 novembre 2010, pp. 565-572.

Anche la produzione di cereali nel sud-est asiatico salì tra il 1965 e il 1995 di 66 milioni di tonnellate, cioè moltiplicando di oltre 5 volte la produzione originale. In totale, in quattro decenni, furono sviluppati oltre 3000 tipi diversi di piantine di riso, tutte ad alta resa.

Senza la Rivoluzione verde, inoltre, la superficie coltivata nei paesi in via di sviluppo sarebbe oggi di circa il 3-5 % maggiore di quella che effettivamente è. Robert Evenson & D. Gollin, Assessing the Impact of the Green Revolution, 1960 to 2000, Science, Vol. 300, maggio 2003, pp. 758-762.

Lotta contro la fame La produzione cerealicola dell'Asia si elevò complessivamente dai 385 milioni di tonnellate del 1965 a oltre un miliardo di tonnellate nel 2005. Questo forte incremento va attribuito all'adozione di nuove specie. La diffusione di queste ultime nei paesi in via di sviluppo è salita del 20% per il frumento e del 30 % nel 1970 e del 70 % per entrambi i tipi di cereali dal 1990 in poi.

Il problema dell'alimentazione legato al raddoppio della popolazione fu "superato" grazie alla crescita della produzione cerealicola: nel 1965 si producevano 207 kg di cereali pro capite, nel 2005, 275 kg. Il consumo di calorie a persona è salito, tra il 1981 e il 2003, di oltre il 40 % (da 1891 a 2695 kcal per giorno/persona). Sono anche degni di nota i progressi nell'aspettativa di vita e nella mortalità infantile. Le dimensioni della sottonutrizione sono chiaramente diminuite. La regressione più elevata ebbe luogo nell'Asia dell'est e del sud-est (dal 43 % del 1969/1971 al 13 % nel 1996/1998); in Africa, al contrario, la percentuale è scesa di poco.

Senza la Rivoluzione Verde nei paesi in via di sviluppo oggi i raccolti sarebbero del 22 % più bassi, si avrebbe un'importazione del 29 % superiore all'attuale e una disponibilità calorica pro capite del 14 % in meno, così come risulterebbe un maggior numero di sottoalimentati pari a 187 milioni di persone.

Tecnologie Le tecnologie della rivoluzione verde si suddividono in due categorie. La prima è la produzione di nuove varietà di piante; la seconda è lo sviluppo di nuove tecniche agricole.

Miglioramento genetico

La maggior parte dei raccolti consumati dal pubblico di massa delle nazioni industrializzate è costituita da raccolti derivati da sementi della rivoluzione verde. La progettazione di ibridi, realizzati mediante impollinazione incrociata fra piante appartenenti a linee pure ottenute da selezione individuale nell'arco di più generazioni, per produrre la combinazione desiderata di caratteristiche in una singola varietà, era motivata dal desiderio in primo luogo di aumentare il rendimento del raccolto, e anche di estendere la durata per il trasporto e la longevità per la conservazione. La maggior resa degli ibridi si basa sul fenomeno genetico dell'eterosi, comunemente detto "vigore degli ibridi".

Il miglioramento del rendimento dei raccolti si accompagna ad un incremento dell'uso di combustibili fossili: infatti, gli ibridi sono più efficienti nello sfruttamento dei mezzi tecnici usati e si avvalgono della meccanizzazione in agricoltura.

Varianti mutanti degli Rht A partire dagli anni '70 la ricerca scientifica si indirizzò sempre più verso l'ottenimento di mutazioni utili sul grano, in particolare varianti mutanti dei geni nanizzanti. Ciò comportò l'uso di metodi di mutagenesi, come i raggi gamma, i neutroni lenti o veloci e produsse una serie di varietà nane che hanno poi trovato applicazione agronomica rivoluzionando la produzione di grano duro in molti paesi. In Italia nacque una delle varietà più coltivatefonte ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) incrociata con i dati storici del CREA (ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Roma, che registrò la varietà insieme all'ENEA) e famose al mondo: il grano Creso, frutto della scoperta del mutante CPB 144 presso il Centro di Studi Nucleari della Casaccia.

Tecniche agricole Le tecniche messe a punto e sviluppate dalla rivoluzione verde sono, in breve: