Fino al 2014 è stato il pilota britannico ad aver ottenuto più vittorie nella massima serie, essendosi imposto in 31 Gran Premi, record battuto da Lewis Hamilton nel Gran Premio degli Stati Uniti del 2014, ed è tuttora nono nella classifica di tutti i tempi di successi in carriera. Ha ottenuto i suoi maggiori successi guidando per la Williams, ma ha corso anche per altre squadre prestigiose come Ferrari, Lotus e McLaren.
Dotato di una guida spettacolare e spesso irrispettosa del mezzo meccanico, era soprannominato Il leone d'Inghilterra per la grinta che mostrava in pista.. Mansell è stato inoltre votato tra i primi 10 piloti di Formula 1 di tutti i tempi dal commentatore televisivo Murray Walker. Nel 2008, ESPN lo ha classificato 24º nella sua classifica dei migliori piloti di tutti i tempi. È stato anche classificato 9º dal The Times fra i più grandi piloti del mondo. Nel 2005, è stato inserito nella International Motorsports Hall of Fame.
Biografia Nato a Upton-upon-Severn, Worcestershire da Eric e Joyce Mansell, Nigel era il terzo di quattro figli, Michael, Gail e Sandra.. Mansell trascorse undici anni della sua vita come poliziotto speciale nell'Isola di Man, prima della sua carriera di pilota, e nel Devon e in Cornovaglia dopo il suo ritiro dalle corse. La sua fidanzata Roseanne, conosciuta nel 1970, fu il suo più grande sostegno morale durante la sua carriera. La coppia si sposò nel 1975 ed ebbe tre figli: Chloe (11 aprile 1983), Leo (4 gennaio 1985) e Greg (8 novembre 1987).
Diventò il "Leone" dopo aver mostrato negli anni 1986 e 1987 temperamento e grinta in gara, tali da vincere spesso il confronto con il suo compagno di squadra Nelson Piquet. Proverbiali divennero le sue gare tutte improntate sul coraggio e l'azione, dove la tattica e la strategia passavano in secondo piano: per questo egli fu amatissimo dai tifosi ma soventemente bacchettato dai critici.
Divenuto campione del mondo di Formula 1 nel 1992 a 39 anni, è stato fino al 2014 il pilota britannico che vantava il maggior numero di vittorie nei Gran Premi (31). Passato nel 1993 alla Formula CART, vinse immediatamente il titolo, diventando l'unico pilota a essere contemporaneamente campione in Formula 1 e in Formula CART. Un'altra sua peculiarità fu quella di correre in Williams con il numero rosso, differente da quello bianco del compagno.
Carriera Le formule minori Mansell guidò per la prima volta un'auto all'età di sette anni in un campo vicino a casa e, dopo aver visto Jim Clark vincere il Gran Premio di Gran Bretagna nel 1962, decise di tentare la carriera nel mondo dell'automobilismo. Dopo gli ottimi risultati ottenuti nei kart, nel 1976 Mansell fece il suo debutto in Formula Ford, nonostante la disapprovazione del padre. La sua prima stagione lo vide trionfare sei volte sulle nove gare a cui partecipò. L'anno successivo prese invece parte a tutto il campionato e si laureò campione di categoria. Ebbe anche un pericoloso incidente in cui si ruppe il collo che rischiò di interrompere la sua carriera, tanto che i medici gli dissero che era stato vicino alla tetraplegia dopo lo schianto. Dopo il successo ottenuto, nel 1978 Mansell prese parte al campionato di Formula 3, ottenendo subito al debutto la pole position e un podio. La March, che l'aveva preso in squadra, aveva promesso di pagargli l'intera stagione se avesse trovato degli sponsor.
Mansell non esitò a vendere la casa in cui viveva con sua moglie per ottenere i soldi per correre le prime gare, ma questi finirono presto, e di conseguenza lo sponsor non arrivò e dopo sole quattro gare l'inglese rimase a piedi. Fu il momento più critico della sua carriera e il Leone, pur di racimolare qualche quattrino, lavorò anche come lavavetri. Qualcuno comunque si accorse delle sue qualità, e verso metà stagione gli fu consentito di debuttare in Formula 2 a Donington Park, ma un incidente nelle prove gli fece mancare la qualificazione. Dopo un'annata nera le cose cominciarono a girare per il verso giusto.
Mansell venne a sapere che si era liberato un posto nel team di David Price, e dopo un paio di colloqui riuscì ad ottenerlo. Non solo non avrebbe dovuto portare sponsor, ma avrebbe anche ricevuto uno stipendio visto che nel contratto era previsto che dovesse lavorare come rappresentante per la Unipart, lo sponsor della squadra. Il punto debole del team era il motore Triumph, che soffriva parecchio di potenza a bassi regimi.
Nonostante ciò, il 25 marzo 1979, in una piovosa Silverstone e dopo un accanito duello con Andrea De Cesaris ed Eddie Jordan, Mansell vinse la sua prima gara di F3. Un paio di mesi dopo il pilota inglese partecipò per la prima volta al Gran Premio di Monaco di F3. Delle cinque March iscritte dal team di David Price quella di Mansell fu l'unica a qualificarsi e diversi uomini della Formula 1 lo notarono, a partire da Colin Chapman, patron della Lotus.
Sul finire di stagione, Mansell ebbe un grave incidente ad Oulton Park dopo un contatto con De Cesaris, che per poco non lo paralizzò. Il recupero fu molto doloroso, ma venne addolcito da una telefonata inaspettata: Chapman lo chiamò per un test con la Lotus. Mansell si recò così al circuito Paul Ricard e prese parte al test, nonostante il dolore che ancora lo tormentava dopo l'incidente. Cominciò poi il 1980 correndo ancora nel campionato inglese di F3, per poi passare a metà stagione in F2, dove portò al debutto nella seconda serie l'ambizioso motore Honda. I risultati in Formula 2 furono incoraggianti visto che da quasi debuttante riuscì a sfiorare la vittoria nella gara di Hockenheim, dimostrando che alla Lotus avevano visto giusto.
Formula 1
Gli anni alla Lotus (1979-1984)
1979
Nel 1979 Mansell partecipò ad un test collettivo organizzato dalla Lotus al Circuito Paul Ricard con lo scopo di trovare un pilota da affiancare a Mario Andretti per la stagione 1980 al posto di Carlos Reutemann. Oltre a lui provarono la Lotus 79-Ford nella livrea verde Elio De Angelis, Eddie Cheever e Jan Lammers. L'italiano De Angelis venne infine scelto come pilota titolare mentre Nigel venne assunto come collaudatore.
1980
Nel 1980 Mansell diventò pilota ufficiale del Team Lotus, una squadra che era passata nel corso delle ultime due stagioni dall'essere Campione del Mondo a schierare una delle peggiori vetture sulla griglia di partenza. Nella prima parte della stagione svolse il ruolo di collaudatore. Al Gran Premio d'Austria fu schierata una terza Lotus 81B, motorizzata Ford Cosworth DFV, affidata al debuttante Mansell che si ritirò per la rottura del motore. Partecipò anche al Gran Premio d'Olanda, dove si ritirò nuovamente, questa volta per un problema ai freni, e a quello d'Italia, ma in quest'ultimo caso mancò la qualificazione. Concluse la stagione senza aver ottenuto punti iridati.
1981
Nel 1981 diventò pilota titolare della Lotus al fianco dell'italiano Elio De Angelis. Iniziò la stagione guidando una poco competitiva 81B-Ford, come seconda guida del team. Al Gran Premio del Belgio a Zolder, dopo aver ottenuto il decimo tempo in qualifica, arrivò terzo al traguardo, dietro alla Williams di Carlos Reutemann e alla Ligier di Jacques Laffite, conquistando il primo podio e i primi punti. A Monaco portò al debutto la nuova e più veloce 87-Ford e ottenne il terzo tempo in prova, ma fu costretto al ritiro in gara per la rottura di una sospensione. Nonostante fosse alla sua prima stagione completa nella massima categoria, l'inglese riuscì a mettersi in luce con alcune ottime prestazioni, attirando sin da subito l'interesse della stampa e di altri team. A Las Vegas, ultima gara stagionale, giunse quarto al traguardo. Concluse il Campionato al quattordicesimo posto con otto punti.
1982 e 1983
Il 1982 non andò benissimo: alla Lotus era tornato Peter Warr, tecnico storico della scuderia, e questi, forse ingelosito per lo splendido rapporto che si era creato fra Mansell e Chapman, sviluppò una vera e propria antipatia nei confronti del suo pilota. La stagione prese una svolta tragica con gli incidenti mortali di Villeneuve e Paletti, più quello che mise fine alla carriera di Pironi. Anche Mansell fu vittima di un brutto incidente in Canada, quando si spezzò un polso in un urto con Bruno Giacomelli, rimanendo fermo per qualche gara. A fine stagione Mansell si trovò nel palmarès solo un terzo posto in Brasile e un quarto a Monaco. Egli perse anche nettamente il duello a distanza con il suo compagno di squadra Elio De Angelis, che raccolse il triplo dei punti dell'inglese e vinse una gara in Austria.
A fine anno un infarto uccise Colin Chapman, e Peter Warr assunse il ruolo di capo del team; gli ultimi due anni in Lotus si rivelarono i più difficili, anche perché il 1983 sarebbe stato sacrificato per far esperienza con il motore turbo. La stagione partì malissimo, ma una volta abbandonato il leggendario ma obsoleto Ford Cosworth in favore del turbo Renault, i risultati cominciarono a migliorare. A fine stagione e con dieci punti in classifica, l'inglese fece meglio di De Angelis, ottenendo un podio al Gran Premio d'Europa, dove fece registrare anche il giro più veloce. Nella stagione successiva si iniziarono a cogliere i frutti del lavoro di sviluppo fatto nel 1983.
1984
Mansell diede avvio alla nuova stagione con un buon segnale, ottenendo la prima pole position della sua carriera a Dallas. Dopo aver dominato buona parte della gara, all'ultimo giro per colmo della sfortuna la sua Lotus si piantò a pochi metri dal traguardo. Nonostante la fatica di due ore di gara e il caldo torrido (42 gradi all'ombra), il pilota britannico provò generosamente a spingere la sua Lotus oltre il traguardo, ma stramazzò a terra per il grande sforzo. Anche a Montecarlo andò vicino alla vittoria, nella gara che consacrò al mondo della Formula 1 il talento di Ayrton Senna; Mansell, partito in prima fila sotto il diluvio, prese la testa della corsa. Commise poi un errore alla curva della stazione, andando in aquaplaning e sbattendo contro il guard-rail, situazione che lo mise fuori gara. A fine stagione Peter Warr riuscì finalmente a liberarsi di lui, facendo pressioni sulla John Player Special, lo sponsor del team, per assumere l'astro nascente Senna. Tuttavia Frank Williams, che già dal 1981 lo seguiva con interesse, gli fece arrivare un'offerta concreta basata sulla stima che aveva per le qualità del pilota. La Williams, che stava sviluppando il nuovo motore Honda Turbo, era un'incognita, ma Mansell (forse memore del periodo con la Honda in F2) si convinse che era la scelta migliore da fare.
L'approdo in Williams (1985-1988)
1985 Inizialmente il suo arrivo in Williams non venne ben accolto da Keke Rosberg, il quale non gradiva l'inglese come compagno di squadra. Nonostante l'iniziale diffidenza del finlandese, però, nel corso della stagione i due piloti seppero collaborare proficuamente e instaurarono un rapporto di stima. Il passaggio alla squadra inglese cambiò le sorti della carriera di Mansell. Dopo un inizio difficile, a causa del difficile sviluppo dell'inaffidabile, ma potente motore Honda, l'inglese riuscì finalmente ad ottenere la sua prima vittoria nel Gran Premio d'Europa a Brands Hatch, alla quale fece seguito, di lì a poco, il successo in Sudafrica a Kyalami. Le ottime prestazioni a fine anno di Mansell e Rosberg, che si spartirono la vittoria nelle ultime tre gare, posero le basi per poter finalmente competere per il titolo mondiale contro lo strapotere della McLaren motorizzata TAG Porsche che aveva dominato le ultime due stagioni.
1986