I Giochi della XVII Olimpiade, noti anche come Roma 1960, si sono svolti a Roma, in Italia, dal 25 agosto all'11 settembre 1960.

Roma si era già aggiudicata l'organizzazione dei Giochi olimpici del 1908, ma a seguito dell'eruzione del Vesuvio del 1906 rinunciò a tale evento, cedendo l'onore dell'organizzazione alla città di Londra.

In precedenza soltanto un'altra città italiana era stata sede di evento olimpico: Cortina d'Ampezzo, che nel 1956 fu sede dei VII Giochi olimpici invernali.

Assegnazione

La sesta candidatura olimpica ufficiale di Roma, in questo caso ad ospitare i Giochi della XVII Olimpiade nel 1960 coma da progetto iniziale, avvenne a inizio 1955 con la presentazione al CIO della richiesta da parte degli enti preposti: il 20 gennaio dal presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Mario Scelba; il 27 gennaio dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, a firma del presidente Giulio Onesti e del segretario generale Bruno Zauli; il 4 febbraio dal sindaco di Roma Salvatore Rebecchini.

I Giochi della XVII Olimpiade del 1960 furono assegnati il 16 giugno 1955, durante il 50º Congresso del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) svoltosi a Parigi (nella stessa sessione venne selezionata anche la città che avrebbe ospitato gli VIII Giochi olimpici invernali, sempre nel 1960, che fu la statunitense Squaw Valley). Nella sede congressuale, ospitata nei locali del Circolo interalleato di Parigi, vennero presentate le sette candidature ufficiali: Bruxelles (Belgio), Budapest (Ungheria), Città del Messico (Messico), Detroit (Stati Uniti), Losanna (Svizzera), Roma (Italia) e Tokyo (Giappone)..

Roma superò i primi due turni come candidatura più votata in entrambi i casi, ed ebbe la meglio alla terza votazione, ballottaggio finale, su Losanna con 35 voti ottenuti contro i 24 voti avuti dalla città svizzera. Il risultato fu annunciato alla platea del Congresso dal presidente del CIO Avery Brundage, con le seguenti parole:

+ Risultati della selezione Candidatura NazioneRound 1Round 2Round 3 Roma 1526 35 Losanna 14 21 24 Detroit 6 11 — Budapest 8 1 — Bruxelles 6 — — Città del Messico 6 — — Tokyo 4 — —

Fu la quarta volta che l'organizzazione di un evento olimpico venne affidata dal CIO all'Italia, ma sarà la seconda edizione regolarmente svolta dopo i VII Giochi olimpici invernali del 1956 a Cortina d'Ampezzo (poiché i Giochi della IV Olimpiade del 1908 assegnati sempre a Roma furono disputati a Londra a causa dell'eruzione del Vesuvio del 1906 e i Giochi olimpici invernali 1944 assegnati a sempre a Cortina d'Ampezzo vennero annullati a causa del perdurare della seconda guerra mondiale).

Il 22 novembre 1956, durante la cerimonia di chiusura dei Giochi della XVI Olimpiade nell'impianto Melbourne Cricket Ground dell'omonima città australiana, vennero issate su dei pennoni, oltre a quella greca (nazione "patria dei Giochi"), le bandiere di Australia e Italia per il tradizionale passaggio di consegne tra la città dello stato di Victoria e Roma, con l'esecuzione dei tre inni nazionali. Il presidente del CIO Avery Brundage consegnò al sindaco di Melbourne la bandiera olimpica con il compito di conservarla per i successivi quattro anni, per poi consegnarla al sindaco di Roma, e nel dichiarare chiusi quei Giochi invitò «i giovani di tutti i paesi a riunirsi, tra quattro anni, a Roma per festeggiare i Giochi della XVII Olimpiade».

Sviluppo e preparazione Organizzazione

In base alle norme del Comitato olimpico internazionale venne assegnata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano la responsabilità della realizzazione dei Giochi. Inizialmente, in attesa della costituzione di un Comitato Organizzatore, i primi preparativi e le prime opere furono effettuati attraverso vari organismi, alcuni dei quali rimarranno in attività anche dopo la creazione del C.O. (una "Commissione di Studio" nel 1955 per redigere un piano organizzativo; un "Comitato interministeriale", nel 1957, per collaborare al piano organizzativo; un "Comitato Provvisorio per la Gestione degli Affari Olimpici", nel novembre 1957, tramite delibera della Giunta Esecutiva del CONI e in attesa di nominare i comitati veri e propri)..

Il Comitato Organizzatore fu creato nel 1959, con presidente Giulio Andreotti, e venne affiancato, nell'organizzazione dei Giochi, da un "Comitato Esecutivo" presieduto dal presidente del CONI Giulio Onesti, con la vicepresidenza affidata a Bruno Zauli.

L'organismo tecnico che si occupò della realizzazione degli impianti di gara necessari allo svolgimento dei Giochi, fu l'ente "Costruzioni olimpiche di Roma" (con acronimo C.O.R.) creato dal CONI. che, per le sedi di gara più grandi, venne affiancato anche dal "Comitato interministeriale", dal Comitato Edilizia del Comune di Roma, dalla Soprintendenza ai Monumenti e alle Belle Arti della Capitale e dal Consiglio Superiore del Ministero dei Lavori Pubblici. Per la realizzazione delle infrastrutture se ne occupò direttamente il Governo della Repubblica Italiana, attraverso i suoi ministeri.

Comitato Organizzatore

Il Comitato Organizzatore dei Giochi della XVII Olimpiade è stato l'ente costituito dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano con il compito di organizzare l'evento (anche attraverso degli organi tecnici e sezioni speciali alle sue dipendenze).

Il comitato, creato il 25 febbraio 1959 e sciolto il 19 ottobre 1960, ebbe come sede definitiva il Palazzo delle Federazioni, in viale Tiziano a Roma, nelle vicinanze del Villaggio Olimpico. La presidenza dell'ente venne conferita già in precedenza, il 20 novembre 1958, dall'Assemblea Generale del CONI al ministro Giulio Andreotti, che fu acclamato all'unanimità come tale su proposta del presidente del CONI Giulio Onesti; Marcello Garroni ebbe il ruolo di segretario generale. Insediatosi per la prima volta il 26 marzo 1959, il C.O. fu formato da quaranta membri, oltre al segretario generale: i due membri italiani del CIO, sei rappresentanti del CONI (presidente, ex presidente, vicepresidente, segretario, e altri due membri), dieci autorità civili (presidente della provincia, presidente dell'Ente di Promozione Turistica, prefetto e sindaco di Roma, sindaco di Castel Gandolfo, rappresentante del Comune di Napoli, direttore generale delle Antichità e Belle Arti, supervisore dei Lavori Pubblici del Lazio, presidente dell'USSI, presidente di Confindustria), un'autorità militare, un ministro del Governo della Repubblica Italiana, quattro tecnici, i quindici presidenti delle federazioni nazionali interessate dai Giochi (FIDAL, FIAP, FCI, FIGC, FGI, FIHP, FIN, FIP, FIS, FITPA, FISE, FPI, USVI, FIC, UITS) e un presidente di altra federazione (FMI).

Sedi Per i Giochi della XVII Olimpiade i trenta impianti di gara utilizzati furono così dislocati: venti nella città di Roma; tre nei comuni vicini di Castel Gandolfo, Montelibretti e Rocca di Papa, situati nel Lazio, e ancor più nello specifico nella Provincia di Roma; due a Napoli, in Campania; uno ciascuno a Firenze, Grosseto e Livorno in Toscana e a L'Aquila e Pescara in Abruzzo. Degli otto impianti di allenamento, tutti si trovarono nella città di Roma. Anche il Villaggio Olimpico fu realizzato a Roma, con due distaccamenti per pochi atleti e discipline localizzati sempre a Roma e a Rocca di Papa (oltre ad accordi con strutture alberghiere a Castel Gandolfo e Napoli).

Le sedi di gara, ad esclusione degli impianti calcistici fuori della Capitale, furono suddivise e inserite tutte in due cluster cittadini: il "Centro Olimpico Nord" (gli impianti del Foro Italico e nelle vicinanze, più quelli di Castel Gandolfo, Montelibretti e Rocca di Papa) e il "Centro Olimpico Sud" (tutti gli impianti dell'EUR o vicini a esso, più il Golfo di Napoli. per le regate veliche)..

Delle trenta sedi ufficiali, nove furono i nuovi impianti permanenti progettati e realizzati (il Palazzetto dello Sport, il Palazzo dello Sport, la Piscina delle Rose, lo Stadio del Nuoto, lo Stadio Flaminio, lo Stadio Tre Fontane, il Velodromo Olimpico, il Centro Olimpico di Castel Gandolfo e i Pratoni del Vivaro), uno solo l'impianto esistente da completare (Stadio Olimpico), cinque gli impianti esistenti adeguati o ristrutturati per i Giochi (il Campo di Tiro a volo Lazio, il Poligono Olimpico, il Poligono di Cesano, Piazza di Siena e lo Stadio dei Marmi), quattro le strutture esistenti temporaneamente adibite a impianti sportivi (il Palazzo dei Congressi,. la Basilica di Massenzio, le Terme di Caracalla e gli Impianti per la vela), tre gli impianti temporanei (il Circuito di Grottarossa, il Circuito di via Cristoforo Colombo e la Via dei Trionfi) e, infine, otto gli impianti esistenti senza particolari di lavori (il Circolo del Golf Roma Acquasanta,. il Centro Militare di Equitazione e gli stadi di calcio di Firenze, Grosseto, L'Aquila, Livorno, Napoli e Pescara). Rispetto alle sedi proposte in maniera molto sommaria in fase di candidatura, non vi furono modifiche sostanziali nella lista finale dei Giochi.

Gli organizzatori si prefissero di evitare costi elevati, creando spazi funzionali da gestire con il minimo costo; fu fatta un'eccezione il Palazzo dello Sport, poiché lo richiedevano le discipline che si sarebbero dovute svolgere al suo interno e per via della particolare zona in cui doveva sorgere. Per le sedi sussidiarie si stabilì, per quanto possibile, di utilizzare quelle già esistenti e che potevano essere facilmente adattate o migliorate. Infine, per il dimensionamento della capienza di spettatori degli impianti, si tenne conto sia degli eventi dei Giochi Olimpici sia del loro riutilizzo post evento. Alcuni impianti furono di grande importanza architettonica, anche per l'aver affidato a ingegneri e architetti di alta professionalità la loro progettazione (come Annibale Vitellozzi, Enrico Del Debbio, Marcello Piacentini, Maurizio Clerici e Pierluigi Nervi) e questi impianti, insieme ad alcuni interventi urbanistici, modificarono completamente l'aspetto di alcuni quartieri di Roma, influenzando anche lo sviluppo della città nei successivi decenni.

I lavori per la costruzione dei nuovi impianti, la ristrutturazione di quelli esistenti, la realizzazione di sedi temporanee e del villaggio olimpico furono curati da "Costruzioni Olimpiche di Roma" (C.O.R.) del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, in collaborazione per le sedi di gara più grandi con il "Comitato interministeriale" per gli impianti sportivi, il Comitato Edilizia del Comune di Roma, la Soprintendenza ai Monumenti e alle Belle Arti della Capitale e il Consiglio Superiore del Ministero dei Lavori Pubblici; Il C.O.R. divise le opere in programma in tre settori: "sedi di gara", "sedi sussidiarie" (per gli allenamenti) e "villaggio olimpico". Furono escluse dalle opere del C.O.R. i lavori di completamento dello Stadio Olimpico, iniziato nel 1937, in quanto seppur furono effettuati allo scopo di potervi svolgere i Giochi, il CONI li portò avanti direttamente e li concluse ancor prima dell'assegnazione delle Olimpiadi, convinto che questa scelta sarebbe stata strategica a persuadere i votanti del Comitato olimpico internazionale a conferire alla capitale italiana l'evento,. e i lavori per le regate di vela nel Golfo di Napoli, poiché in questo caso intervenne direttamente il Ministero dei Lavori Pubblici per sviluppare e rendere maggiormente efficienti i quattro porti cittadini di Napoli a Molosiglio, Santa Lucia, Mergellina e Posillipo..

Il costo totale per le opere sugli impianti permanenti e temporanei sedi di gara e di allenamento, compreso il completamento dell'Olimpico che venne inserito in questo bilancio, fu di , e la spesa per il Villaggio Olimpico fu di , ai quali vanno aggiunti circa per la bonifica dell'area scelta, ben oltre la cifra preventivata di in fase di candidatura, che comprendeva sia gli impianti e il villaggio olimpico sia il costo organizzativo dell'evento.