La campagna militare condotta da Germanico in Germania (tra il 14 ed il 16 d.C.), generò un nuovo scontro tra gli eserciti romani e le popolazioni germaniche guidate da Arminio, capo dei Cherusci.
Contesto storico
Tiberio, al suo ritorno dall'esilio volontario, era stato adottato da Augusto.. Il princeps lo costrinse però ad adottare a sua volta il nipote Germanico Giulio Cesare, figlio del fratello Druso Maggiore, sebbene Tiberio avesse già un figlio, concepito dalla prima moglie, Vipsania, di nome Druso minore e più giovane di un anno soltanto.; . L'adozione fu celebrata il 26 giugno del 4 con grandi festeggiamenti e Augusto ordinò che si distribuisse alle truppe oltre un milione di sesterzi.; ; . Il ritorno di Tiberio al potere supremo dava, infatti, non solo al Principato una naturale stabilità, continuità e concordia interna, ma anche un nuovo slancio alla politica augustea di conquista e di gloria all'esterno dei confini imperiali..
Dopo la disfatta però di Publio Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo, Augusto sembra avesse preferito abbandonare i piani espansionistici e la nuova provincia di Germania, ad est del fiume Reno, mantenendo però alcuni forti costieri lungo il Mare del Nord nei territori di Frisi e Cauci.
Le campagne che seguirono, sotto l'alto comando di Tiberio (a cui partecipò anche lo stesso Germanico), per volere dello stesso Augusto, nel 10 ed 11 d.C., erano volte sia a scongiurare una possibile invasione germanica, sia a prevenire possibili sommosse tra le popolazioni delle province galliche.
Tiberio, una volta succeduto ad Augusto, era deciso a proseguire la politica del suo predecessore, avendo stabilito che la Germania, terra inospitale, ricoperta da foreste ed acquitrini, non era al momento utile ai fini della causa romana. Avrebbe richiesto un impegno troppo gravoso per le finanze imperiali e per l'eccessivo dispendio di forze militari da impiegare in una nuova conquista, tanto più che Augusto aveva, in 30 anni di regno, annesso molteplici territori ancora agli inizi del processo di romanizzazione ed integrazione multirazziale.
Le nuove conquiste al Nord avrebbero potuto compromettere i difficili equilibri preesistenti, ed i territori fino a quel momento sottomessi con grandi difficoltà, dopo anni di guerre e successive ribellioni (come era avvenuto in Pannonia e Dalmazia, in Spagna o nella stessa Gallia) potevano tornare liberi, e forse perduti per sempre alla causa romana.
Tiberio era, pertanto, orientato ad utilizzare la diplomazia nei territori germani, al di là di Reno e Danubio, più che la forza delle armi, in modo che queste popolazioni primitive operassero le une contro le altre, evitando qualsiasi tipo di coinvolgimento diretto da parte dei Romani, ma Germanico, inviato come proconsole della Gallia per un censimento, cambiò i suoi piani.
Germanico, infatti, spinto dal desiderio o forse dall'ossessione di dover emulare il padre, Druso, senza aver richiesto alcuna autorizzazione al suo princeps (l'imperatore Tiberio), avendo un proprio imperium, aveva effettivamente grandi libertà strategiche sulla gestione della guerraTacito, Annali, 1,14,3..Quindi, riprendeva l'azione militare offensiva contro le popolazioni germaniche ed invadeva nuovamente i loro territori.
Forze in campo
Tiberio riuscì a schierare un esercito composto da otto legioni nel corso di queste campagne. Si trattava delle legioni: per il fronte "inferiore": la legio XXI Rapax, la legio V Alaudae, la legio I Germanica e la legio XX Valeria Victrix; per quello "superiore": legio II Augusta, legio XIII Gemina, legio XVI Gallica e legio XIV Gemina.; .
Le campagne militari (14-16)
Anno 14 La rivolta delle legioni Subito dopo la morte di Augusto, si ribellarono le legioni di Germania per le condizioni della ferma militare in cui versavano dopo un ventennio di campagne militari in Germania. I legionari pretendevano una riduzione della leva a 16 anni ed un aumento della paga ad 1 denario al giorno. Quell'anno c'erano presso la riva sinistra del Reno due eserciti: quello della Germania superiore agli ordini del luogotenente Gaio Silio, e quello della Germania inferiore affidato ad Aulo Cecina Severo, sotto l'alto comando di Germanico, occupato ad effettuare un censimento nelle Gallie, per valutare la consistenza patrimoniale di tale regione.
La rivolta ebbe inizio presso l'esercito "inferiore" dove erano presenti 4 legioni: la legio XXI Rapax, la legio V Alaudae, la legio I Germanica e la legio XX Valeria Victrix. Germanico, appena seppe della rivolta, raggiunse le truppe e riuscì a placare la loro ira, concedendo: il congedo ai soldati che avevano 20 anni di servizio militare; a quelli che avevano 16 anni di servizio, il passaggio automatico nella riserva senza altro obbligo che quello di respingere il nemico; il lascito che pretendevano, pagato immediatamente e pure raddoppiato.
Cecina poté così tornare nella città degli Ubi, ad Ara Ubiorum (l'attuale Colonia) con le legioni I e la XX, mentre Germanico, recatosi presso l'esercito superiore, ricevette il giuramento di fedeltà anche da parte delle altre 4 legioni: legio II Augusta, legio XIII Gemina, legio XVI Gallica e legio XIV Gemina.
I soldati presi dal rimorso e dalla paura, poiché era giunta un'ambasceria del Senato presso Ara Ubiorum, temevano che ogni concessione fatta da Germanico fosse stata annullata a causa del loro comportamento. Cominciarono, così, a punire i fomentatori della rivolta, e questo accadde anche nella fortezza legionaria di Castra Vetera, sessanta miglia a nord, dove svernavano la V e XXI legione.
Il passaggio del Reno e l'invasione della Germania
Germanico, per calmare gli animi delle legioni, sognando di seguire le orme del padre Druso, pur non avendo ricevuto alcuna autorizzazione da parte di Tiberio, decise di gettare un ponte sul fiume Reno e vi passò con vexillationes di quattro legioni (pari a armati), 26 coorti di fanteria ausiliaria e 8 ali di cavalleria, ed invase la Germania.
I Romani penetrarono nella selva Cesia, dove posero il loro campo (forse ad Anreppen) sui resti di una precedente fortezza legionaria di epoca augustea. Germanico sapeva che quella era una notte di festa e celebrazioni per i Germani. Dispose che il suo luogotenente, Cecina, si addentrasse nei boschi, portandosi innanzi le coorti leggere, al fine di togliere di mezzo tutto ciò che nel bosco ne ostacolava il cammino, mentre a breve distanza lo avrebbero seguito le legioni.
I Romani giunsero, così, vicino ai villaggi dei Marsi, già distesi sulle brande o ancora ubriachi a tavola. Germanico divise le legioni in quattro cunei, per aumentare il raggio di devastazione nell'arco di 50 miglia e mise a ferro e fuoco ogni cosa. Fu un massacro. Né sesso, né età suscitarono compassione. Anche il tempio di Tanfana, il più famoso per quei popoli, fu dato alle fiamme.
Quella strage fece però sollevare i Bructeri, i Tubanti e gli Usipeti, che si appostarono nelle gole boscose dei loro territori, attraverso i quali l'esercito romano doveva passare, per rientrare ai quartieri invernali. Germanico, avuta notizia dell'imboscata che i Germani volevano tendergli, fece avanzare i soldati in pieno assetto di combattimento: all'avanguardia pose parte della cavalleria e le coorti ausiliarie, a seguire la I legione, i bagagli nel mezzo, la XXI legione a sinistra, la V legione a destra, ed infine alla retroguardia la XX legione ed il resto degli alleati.
I nemici non si mossero finché le schiere romane non si furono allungate abbastanza nelle zone boscose, e sferrarono il loro attacco principale sulla retroguardia. La fanteria leggera era in preda allo scompiglio, quando Germanico in persona, incitò la XX legione affinché cancellasse il ricordo della spedizione. Il coraggio dei legionari allora si infiammò sgominando il nemico, per poi far ritorno ai quartieri d'inverno.
Anno 15 La prima spedizione: in primavera Tiberio al termine della prima campagna di Germanico, decise di decretargli il Trionfo, mentre ancora si combatteva la guerra. Egli aveva preparato con grande cura la nuova campagna del 15, anticipando le operazioni alla primavera, ed attaccando per primi i Catti.
Germanico sperava, prima di passare il Reno, di essere riuscito a dividere i nemici in due partiti: uno filo-romano, guidato dal suocero di Arminio, un certo Segeste; l'altro ostile a Roma, capeggiato da Arminio, che inneggiava ad una Germania libera dall'oppressore romano.
Egli divise l'esercito in due colonne: la prima affidata ad Aulo Cecina Severo, mosse dalla fortezza legionaria di Castra Vetera (l'odierna Xanten), al comando di vexillationes di quattro legioni della Germania inferiore (pari a circa 12/ legionari), ausiliari ed alcune schiere di alleati germani, abitanti sulla riva sinistra del Reno; la seconda guidata dallo stesso Germanico, mosse da Mogontiacum (l'odierna Magonza), al comando di vexillationes delle quattro legioni della Germania superiore (pari a circa 12/ legionari) e di un doppio numero di alleati germani, abitanti sulla riva sinistra del Reno.
Germanico sottomette i Catti distruggendone la capitale
Germanico procedette con l'esercito, accampandosi sulle rovine di un precedente forte, costruito dal padre Druso (nel 10-9 a.C.), che si trovava nei pressi del monte Tauno. Si trattava probabilmente del forte di Rödgen.
Lasciato Lucio Apronio a protezione della strada e dei passaggi dei fiumi, Germanico, liberatosi dei bagagli, si addentrò velocemente nel territorio dei Catti, dove compì orrende stragi di tutti coloro che per età o sesso non avevano le forze per resistere, mentre i più giovani fuggivano e si lanciavano nel fiume Adrana (l'attuale fiume Eder), sopra il quale i Romani stavano costruendo un ponte per attraversarlo.
Passati sull'altra sponda i Romani si spinsero fino alla capitale dei Catti, Mattium (nei pressi dell'attuale Niedenstein), che incendiarono e saccheggiarono.
Al termine delle operazioni tornarono al fiume Reno, senza che i nemici osassero inseguirlo tanto ne aveva devastato i territori, ora che grande era il timore nei suoi confronti.
Cecina Severo nelle terre dei Marsi Cecina Severo contemporaneamente riusciva, prima a dissuadere i Cherusci dall'inviare aiuti ai Catti combattendoli qua e là lungo i confini delle loro terre, e in seguito batteva anche i Marsi che avevano osato affrontarlo.
Germanico salva Segeste (suocero di Arminio), assediato dai suoi Poco dopo Germanico veniva informato da alcuni ambasciatori inviati da Segestes, (tra cui il suo stesso figlio, Segismondo), che questi era assediato dal suo stesso popolo (i Cherusci), che ormai parteggiavano per Arminio. Segeste richiedeva con urgenza l'intervento dei Romani e Germanico senza esitare, si precipitò a salvare il capo germano filo-romano, mettendo in fuga gli assedianti. Al termine di queste operazioni Germanico tornò sul Reno.
La seconda spedizione: in estate Arminio, venuto a conoscenza della resa di Segeste, ma soprattutto che sua moglie e suo figlio erano stati consegnati ai Romani, si mosse per chiedere più alleanze possibili con tutte le popolazioni germaniche confinanti (tra cui lo stesso zio, Inguiomero), per difendersi dai romani.
Germanico, preoccupato per la coalizione che si stava organizzando ai suoi danni, decise di dividere ancora una volta l'esercito in più colonne: mandò Cecina, accompagnato da 40 coorti (quasi armati, tra cui alcune unità ausiliarie), attraverso il territorio dei Bructeri fino al fiume Amisia (l'attuale Ems); il prefetto Pedone condusse, invece, la cavalleria nel paese dei Frisi in direzione dello stesso fiume; egli stesso, imbarcate 4 legioni (per un totale di legionari), le guidò verso l'estuario del fiume Amisia, così da potersi trovare tutti insieme e contemporaneamente presso detto fiume (forse in località Bentumersiel).