È considerato una delle figure di primo piano dell'egittologia mondiale, nonostante appartenesse a una fase ancora immatura di tale disciplina.

Biografia Infanzia e gioventù Giovanni Battista Belzoni nacque nel 1778 a Padova, a quel tempo facente parte della Repubblica di Venezia. Il vero cognome era Bolzon, in seguito cambiato in Belzoni. Cominciò a lavorare molto giovane come barbiere nella bottega del padre. A 16 anni, nell'età dell'adolescenza, si trasferì a Roma, dove studiò ingegneria idraulica e, affascinato dalle rovine della capitale, si avvicinò al mondo dell'archeologia. A Roma si fece monaco, ma la calata delle truppe napoleoniche lo convinse a rinunciare ai voti e a rivolgere le proprie attenzioni a quella che sin da bambino era stata una sua grande passione: i viaggi.

La passione per i viaggi Il primo viaggio di Belzoni fu a Parigi, dove non ebbe molto successo come venditore di oggetti sacri e ben presto tornò a Padova. Il secondo viaggio ebbe come meta i Paesi Bassi dove, a contatto con le forze di occupazione francesi, approfondì le sue conoscenze di idraulica. Quando rientrò a Padova, forte delle esperienze all'estero e dell'eccezionale prestanza fisica, ebbe un discreto successo che subito attirò delle gelosie. Invischiato nei disordini politici che seguirono l'occupazione napoleonica, finì nei guai e, per evitare di essere imprigionato, riprese a viaggiare. Partì insieme al fratello, arrivarono in Olanda e da lì in Inghilterra nel 1803.

In Inghilterra Oltremanica rimase nove anni; sarebbe diventata la sua seconda patria, tanto che arrivò a prendere la cittadinanza dell'allora Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Si sposò con Sarah, con cui condivideva l'amore per i viaggi e che l'avrebbe accompagnato in quasi tutte le sue avventure. Il cognome da nubile di Sarah e il suo luogo di nascita non sono certi, ma Curtis afferma che era nativa di Bristol e che si sposò molto giovane.ray (Ed.), "A note respecting the operations and discoveries of Belzoni in Nubia. By Curtin, an Irish youth who accompanied him.", The Quarterly Journal of Literature, Science and the Arts. Volume VII, No. XIV, Art. XVI. Londra, 1819.

Si guadagnò da vivere sfruttando la sua notevole stazza (era alto due metri) e la sua forza erculea, lavorando come "uomo forzuto" con il nome di "Patagonian Samson" ("Sansone Patagonico") al teatro Sadler's Wells e al circo Astley di Londra; il pezzo forte del suo spettacolo giungeva quando, caricatosi sulle spalle una specie di giogo, arrivava a sostenere da solo una piramide umana costituita da dieci persone e a portarla in giro per il palco. In seguito, portò questo spettacolo in tutto il paese, unitamente a un sistema di fontane che creavano un originale gioco d'acqua mosse da una macchina idraulica di sua invenzione, riscuotendo un discreto successo.

In Inghilterra fu accolto in una loggia massonica e ottenne l'alto grado di "Cavaliere Templare".

La principale fonte di notizie biografiche su di lui è il giovane irlandese James Curtis, la persona che trascorse più tempo coi Belzoni, assunto come inserviente domestico e interprete di lingue orientali, il quale seguì Belzoni dalla casa di Londra, dove viveva, in Egitto e in Etiopia (riproduzione della tomba di Seti I), per poi ritornare in patria.

Dal 1820 al settembre 1821, i Belzoni alloggiarono al n. 4 di Downing Street, poi 5, dove la moglie ritornò a vivere nel giugno 1824, dopo la morte di Giovanni Battista.

Di nuovo in viaggio Dopo aver girovagato a lungo in Inghilterra, fu preso dalla nostalgia dei grandi viaggi e decise di esibirsi anche all'estero e, dopo una serie di spettacoli in Spagna, Portogallo e Sicilia, approdò a Malta. Qui conobbe Ismael Gibraltar, un emissario di Mehmet Ali, il pascià (chedivè)termine viceré sulla Treccani treccani.it d'Egitto, che era a quei tempi una provincia dell'Impero ottomano. Venne a sapere che nel paese africano si stava per intraprendere un nuovo programma agricolo che comprendeva grandi lavori di irrigazione. Belzoni partì subito, sicuro di raggiungere il successo con i suoi progetti idraulici.

In Egitto Sbarcò ad Alessandria d'Egitto il 9 giugno 1815, accompagnato dalla moglie e da un servitore irlandese, mentre era in corso un'epidemia di peste. Appena poté, raggiunse Il Cairo, dove rimase estasiato dalle bellezze archeologiche, una passione che gli era rimasta dopo gli anni trascorsi a Roma:

Fu affascinato anche dalla cultura e dalle tradizioni locali, così diverse da quelle europee. Fece conoscenza con Bernardino Drovetti, un piemontese divenuto console generale di Francia, nonché esploratore e collezionista di antichità, che gli facilitò l'accesso alla corte del pascià. Conobbe anche il grande esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, i cui consigli lo avrebbero guidato negli anni successivi, nonché il nuovo console generale britannico Henry Salt, un altro egittologo che sarebbe diventato grande rivale di Drovetti nella corsa alle scoperte archeologiche. Strinse amicizia con un altro esploratore italiano, il genovese Giovanni Battista Caviglia, noto per i suoi scavi e le sue ricerche sulla sfinge di Giza. Il carisma e la capacità persuasiva di quest'ultimo lo affascinarono e gli furono da esempio. Riuscì finalmente a farsi ricevere anche dal pascià in persona, il quale si dichiarò inizialmente interessato al progetto della sua macchina, ma che in seguito rifiutò l'offerta, non essendo stato soddisfatto della dimostrazione che ne seguì.

Primo viaggio archeologico (30 giugno 1816 - 15 dicembre 1816) Belzoni rimase molto deluso, poiché questo progetto gli era costato un anno di lavoro e molti soldi, ma non si perse d'animo; aveva già sentito parlare di un grande progetto da Salt e Burckhardt, quindi chiese e ottenne che l'esecuzione dello stesso fosse affidata a lui. Si trattava di trasportare un colossale busto in pietra pesante oltre sette tonnellate e alto più di due metri e mezzo dal Ramesseum, che si trova nella piana di Deir el-Bahari nei pressi dell'antica Tebe (l'odierna Luxor) fino alla riva al Nilo che distava circa 1 200 metri. Il busto era chiamato erroneamente Giovane Memnone (un mitologico re etiope nipote del re troiano Priamo), ma si scoprì in seguito che raffigurava il faraone Ramses II. Sarebbe poi venuta un'imbarcazione per trasportarlo al British Museum di Londra. L'accordo raggiunto con Salt gli costò l'amicizia con il connazionale Drovetti.

Il 30 giugno 1816 salpò dal porto del Cairo. Dopo aver superato enormi difficoltà, il 27 luglio 1816, con 80 uomini del posto, cominciò il lavoro. Costruì una rudimentale slitta e aiutandosi con quattro leve riuscì in soli quindici giorni a trasportare l'imponente busto in riva al fiume, riuscendo nell'impresa che era stata tentata invano dai francesi durante l'occupazione napoleonica di pochi anni prima.

Fino a quel momento era stato più un trasportatore che un archeologo, ma la vicinanza diretta agli scavi e le notti passate nel tempio l'avevano infiammato. Ruppe gli indugi e in attesa che arrivasse la nave per il trasporto del colosso, si imbarcò per il sud, giungendo al tempio di Abu Simbel, scoperto da Burckhardt pochi anni prima, il quale però non era riuscito ad accedervi. Ci volle provare lui ma, dopo sette giorni di inutili tentativi, a corto di viveri e di soldi, prese la via del ritorno verso Luxor, fermandosi sull'isola di File al tempio di Iside vicino ad Assuan, dove prese possesso per conto del consolato britannico di un obelisco con iscrizioni perfettamente conservato, che sarebbe stato in seguito importante per la decifrazione della scrittura geroglifica. Tornò a Luxor, dove fece in tempo, prima di imbarcarsi col colosso, a compiere degli scavi a Karnak, portando alla luce delle preziose statue, e nella Valle dei Re sulla riva opposta del Nilo. Qui scoprì la sua prima tomba, che verrà in seguito codificata con la sigla KV23, quella del faraone Ay, su cui incise in inglese: "scoperta da Belzoni-1816". A partire dal 1827 l'egittologo inglese John Gardner Wilkinson catalogò le tombe scoperte nella Valle secondo l'acronimo KV (Valley of the Kings), un sistema di numerazione che è ancora oggi in vigore. La nave partì accompagnata da una seconda imbarcazione dove c'era a bordo un pesante carico dei suoi reperti. Arrivò al Cairo il 15 dicembre 1816 e subito preparò il secondo viaggio.

Secondo viaggio archeologico (20 febbraio 1817 - 21 dicembre 1817) Il 20 febbraio ripartì alla volta di Karnak, dove portò alla luce un discreto numero di reperti, tra cui il sarcofago del faraone Ramesse III, che Salt avrebbe poi venduto al re Luigi XVIII di Francia e che si trova oggi al Louvre, e una statua in calcare della regina Ahmose Meritamon. A questo punto il governatore locale, istigato dall'oramai avverso Drovetti, gli proibì di continuare gli scavi. Decise allora di tornare ad Abu Simbel, dove riuscì finalmente a entrare nell'inviolato tempio al cui interno però non trovò tutti i tesori che si aspettava. L'eccezionale portata storica della scoperta non ebbe quindi alcun tornaconto economico.

Tornò nella zona di Tebe ed eseguì scavi nella Valle dei Re, dove scoprì delle importantissime tombe, fra le quali, il 18 ottobre 1817, la tomba di Seti I (KV17), padre di Ramesse II, una delle più belle e inviolate dell'intero Egitto, interamente decorata con splendidi bassorilievi e policromi affreschi, tanto da essere definita la Cappella Sistina egizia. La tomba viene tuttora chiamata "Tomba Belzoni". Lo splendido sarcofago del faraone, in alabastro traslucido, fu offerto al British Museum e a Drovetti, che rifiutarono l'offerta ritenendo il prezzo troppo alto. Nel 1824, dopo la sua morte, sarebbe stato acquistato dall'architetto John Soane, che lo fece installare nella "cripta" della sua abitazione-museo a Londra, dove ancora oggi si trova.

Prima di ritornare, cominciò la mappatura della tomba, l'inventario di quanto c'era al suo interno e l'esecuzione dei calchi grafici dei bassorilievi che gli sarebbero serviti per ricreare il sito in una mostra che organizzò a Londra. La tomba ha un'importanza tale che è oggi chiusa al pubblico; gli scempi che si sono succeduti dopo la scoperta, ad esempio l'asportazione dei bassorilievi, hanno indotto il governo egiziano a permettere l'entrata solo in rari eventi, come le visite di capi di Stato in Egitto.

Quando arrivò al Cairo nel dicembre del 1817 venne a sapere della morte di Burckhardt. Aveva da tempo progettato di svincolarsi da Salt, per potere gestire autonomamente il proprio lavoro e goderne il ricavato per intero.

Fu così che, durante il suo breve soggiorno, dopo aver ricevuto in prestito il denaro necessario, riuscì in un altro memorabile rinvenimento, scoprendo a Giza, nei pressi della capitale, l'ingresso della piramide di Chefren, la seconda per altezza dopo quella di Cheope. Riuscì nel suo intento dopo aver scrupolosamente studiato la struttura interna della vicina piramide di Cheope. Dacché troppo spesso altri si erano appropriati delle sue scoperte, lasciò la sua vistosissima firma, in italiano, all'interno della camera sepolcrale («Scoperta da G. Belzoni. 2. mar. 1818.»). Anche questa impresa, al pari di quella di Abu Simbel, si rivelò infruttuosa, poiché tutte le camere erano spoglie di ogni reperto di valore (in seguito sarebbe stata decifrata un'incisione araba trovata all'interno, secondo cui la piramide era già stata violata 600 anni prima dal figlio del famoso Saladino). L'impresa generò comunque in Inghilterra un entusiasmo tale che fu coniata una moneta di bronzo in suo onore, recante la sua effigie da un lato e la piramide dall'altro.

Terzo viaggio archeologico (28 aprile 1818 - 18 febbraio 1819)