Conservatore, anticomunista e soprattutto antimodernista, con i suoi scritti (in particolare Arcipelago Gulag) fece conoscere al mondo la realtà dei gulag, campi di rieducazione per dissidenti del regime, in uno dei quali fu detenuto per molti anni.
Nel 1970 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura, con motivazione «per la forza etica con la quale ha proseguito l'indispensabile tradizione della letteratura russa». Espulso dall'URSS quattro anni dopo, tornò al suo paese nel 1994, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991. Nello stesso anno fu nominato membro del dipartimento di lingua e letteratura dell'Accademia serba delle scienze e delle arti.
Biografia In Unione Sovietica I primi anni Aleksandr Solženicyn nacque a Kislovodsk l'11 dicembre 1918 in una famiglia di origine cosacco-ucraina, figlio di una giovane vedova, Taisija Solženicyna (nata Ščerbak), il cui padre, un uomo di umili origini che si era fatto da solo, possedeva grandi proprietà nel Kuban', terreni e capi di bestiame a nord delle colline del Caucaso. Durante la prima guerra mondiale Taisija andò a studiare a Mosca, dove incontrò Isaakij Solženicyn, un giovane ufficiale dell'esercito, anche lui originario del Caucaso (la sua famiglia è restituita in maniera vivida nei capitoli d'apertura di Agosto 1914, primo titolo del ciclo di racconti La ruota rossa, titolo originale Кра́сное колесо́, Krásnoe kolesó). Nel 1918 Taisija rimase incinta, tre mesi dopo Isaakij fu ucciso in un incidente di caccia. Aleksandr crebbe in povertà con la madre e una zia a Rostov; i suoi primi anni di vita coincidono con la guerra civile russa e a causa del regime le proprietà di famiglia furono espropriate, e trasformate in un kolchoz nel 1930. Il nonno materno fu arrestato dalla GPU (polizia politica) nello stesso anno e scomparve per sempre (si presume sia morto nel 1932 durante la detenzione). Per la famiglia di Solženicyn furono anni particolarmente difficili. La madre lavorava come macchinista e vivevano nella periferia di Rostov in un locale di 9 m². In seguito, lo scrittore russo ha affermato che sua madre combatteva per sopravvivere e non disse a nessuno del passato di suo marito nell'esercito imperiale, né dell'origine socialmente sospetta della famiglia (in quanto proprietari terrieri, erano borghesi e rientravano nella categoria dei nemici del popolo come kulaki). Taisija lo incoraggiò sempre nei suoi studi scientifici e letterari; morì a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni fisiche, prostrata dall'eccessiva mole di lavoro e dagli stenti della guerra nel 1944.
Solženicyn sarebbe voluto andare all'Università di Mosca, ma la salute precaria della madre e le condizioni economiche in cui versava la famiglia non gli permisero di trasferirsi nella capitale, e quindi si iscrisse alla facoltà di matematica dell'Università statale di Rostov (si laureerà nel 1941), frequentando contemporaneamente per corrispondenza i corsi dell'Istituto universale per gli studi di Filosofia, Letteratura e Storia di Mosca.
Nonostante le tragedie familiari, a causa dell'indottrinamento martellante e pervasivo del totalitarismo bolscevico nella società russa, Solženicyn crebbe come il tipico uomo sovietico, corazzato ideologicamente, fedele discepolo dell'ideologia "bolscevica" (seppur segretamente critico nei confronti di quella che considerava la tirannide morale di Stalin ed il pervertimento degli ideali comunisti).
Costretto ad abbandonare gli studi dopo l'invasione tedesca, partì volontario per la seconda guerra mondiale. Inizialmente, a causa della sua salute cagionevole, fu assegnato in un posto lontano dal fronte come conducente di carriaggi, ma poi venne trasferito su sua richiesta alla scuola per ufficiali, dove divenne tenente d'artiglieria. Combatté successivamente con valore nella battaglia del saliente di Kursk, sul Dnepr ed in Prussia Orientale, guadagnandosi sul campo il grado di capitano. Grazie alle conoscenze acquisite nella regione prussiana, pubblicò poi una delle sue opere più rilevanti: Agosto 1914. Fu decorato due volte e proposto per l'Ordine della Bandiera Rossa, per avere salvato i suoi uomini in una situazione disperata durante una controffensiva tedesca il 27 gennaio 1945. Il 9 febbraio 1945 fu arrestato per aver criticato Stalin in una lettera privata ad un amico. Fu condannato a otto anni di campo di lavoro nei gulag e, scontata la pena, all'espulsione dall'Unione sovietica.
La prigionia nei gulag
Solženicyn scontò la prima parte della condanna in campi di lavoro correzionale di tipo misto (descritti nel dramma Il cervo e la ragazza). La «fase intermedia», come la chiamò lui stesso, la passò in una šaraška, uno speciale centro per le ricerche scientifiche avviato dal Ministero per la sicurezza di stato; quest'esperienza riemerge in Il primo cerchio, pubblicato nel 1968. Col passare del tempo scomparve totalmente ogni ombra di adesione all'ideologia "staliniana". Nel 1950, ormai totalmente disilluso sulla natura del regime sovietico, fu trasferito in un campo speciale per i prigionieri politici, a seguito della sua rinuncia a collaborare ai progetti del NKVD. Durante la sua permanenza nel campo speciale della città di Ekibastūz, in Kazakistan, lavorò come minatore, muratore e operaio in una fonderia; da quest'esperienza trarrà Una giornata di Ivan Denisovič. Parteciperà allo sciopero ed ai disordini scoppiati nello stesso campo alla fine del 1951. Negli anni di gulag, non potendo scrivere, compose centinaia di versi imparandoli a memoria e recitandoli con l'aiuto di un rosario fatto da alcuni prigionieri lituani con cento piccoli grani di pane ammollato e strizzato.Autobiografia, in Una giornata di Ivan Denisovic, Newton, 1993.
Dal marzo 1953 Solženicyn inizia il suo esilio nello sperduto villaggio di Kok Terek, nella steppa del Kazakistan. Durante la lunga detenzione sua moglie aveva chiesto ed ottenuto il divorzio. Solo ed abbandonato da tutti i suoi amici di un tempo, si ammalò di tumore ma non gli fu diagnosticato e, alla fine dell'anno, andò vicino alla morte. Nel 1954 venne portato nell'ospedale di Tashkent e venne curato. Da quest'esperienza scrisse il romanzo Padiglione cancro e qualche eco c'è anche nel racconto La mano destra. Fu durante questa decade di prigionia ed esilio che Solženicyn abbandonò il marxismo per posizioni filosofiche diverse e per fede religiosa, diventando un convinto cristiano ortodosso; questo cambiamento trova un interessante parallelo in Dostoevskij e nella sua ricerca della fede durante il periodo di carcere trascorso in Siberia. Tale cambiamento è descritto nell'ultima parte di Arcipelago Gulag.
Durante questi anni di esilio e (a seguito della morte di Stalin) dopo il ritorno nella Russia europea, Solženicyn, mentre di giorno lavorava (ha insegnato anche nella scuola secondaria), passava le notti scrivendo segretamente.
Solženicyn scrittore e l'esilio dalla Russia
A quarantadue anni, Solženicyn avvicinò il poeta e caporedattore del Novyj Mir Aleksandr Tvardovskij col manoscritto di Una giornata di Ivan Denisovič. Il romanzo venne pubblicato nel 1962 con l'esplicita approvazione di Nikita Chruščëv – Tvardovskij capì che era necessario per un romanzo di quel genere – e rimase l'unico lavoro di Solženicyn pubblicato in Russia fino al 1990.
Una giornata di Ivan Denisovič ebbe molto successo (venne anche paragonato alla Casa dei morti di Dostoevskij) e portò i gulag all'attenzione dell'Occidente. Provocò molte reazioni anche in Unione Sovietica non solo per il crudo realismo e la franchezza, ma anche perché era il maggior romanzo di argomento politico nella letteratura sovietica dagli anni venti, scritto da un membro esterno al partito, addirittura da un uomo che era stato in Siberia per "discorsi diffamatori" (la lettera su Stalin) su leader politici, senza per questo subire censura. In questo senso la pubblicazione del romanzo fu un esempio quasi senza precedenti di libertà, affrontando apertamente la politica attraverso il mezzo letterario. Molti lettori sovietici lo capirono, ma dopo che Chruščëv perse il potere nel 1964, il tempo per tali romanzi si avviò lentamente verso la fine. Solženicyn non si arrese e tentò, con l'aiuto di Tvardovskij, di pubblicare Padiglione cancro in Unione Sovietica. Questo doveva però essere approvato dall'Unione degli Scrittori Sovietici e, sebbene molti lo avessero apprezzato, gli fu negata la pubblicazione in quanto non corretto e sospettato di insinuazioni e affermazioni antisovietiche (questo momento decisivo è documentato in La quercia e il vitello: saggi di vita letteraria).
La stampa di questo lavoro fu rapidamente fermata; dato che era uno scrittore, fu soggetto a vessazioni e, nel 1965, il KGB sequestrò molti dei suoi manoscritti, compreso quello de Il primo cerchio. Nel frattempo, Solženicyn continuava segretamente il febbrile lavoro ad uno dei suoi libri più sovversivi, il monumentale saggio di inchiesta narrativa (come definito nella prima pagina) Arcipelago Gulag. Il sequestro di una delle due sole copie del manoscritto da parte del KGB (seguito dal suicidio della sua assistente che aveva confessato, sotto interrogatorio, il luogo dove era nascosto) lo fece inizialmente disperare, ma gradualmente si liberò dalla pretesa di essere uno scrittore «ufficialmente acclamato», avvicinandosi alla sua seconda natura, sempre più rilevante, di scrittore e testimone della resistenza russa al totalitarismo comunista.
Sfuggito ad un tentativo di avvelenamento da parte degli organi di sicurezza nel 1968, nel 1970 Solženicyn fu insignito del premio Nobel per la letteratura. A quel tempo non poté ricevere personalmente il premio a Stoccolma, perché temeva di non poter più ritornare dalla sua famiglia in Unione Sovietica una volta andato in Svezia. Propose di ricevere il premio in una speciale cerimonia all'ambasciata svedese a Mosca. Il governo svedese rifiutò l'offerta poiché tale cerimonia e la conseguente copertura mediatica potevano turbare il governo sovietico e, quindi, le relazioni diplomatiche con la Svezia. Alla fine Solženicyn ricevette il premio Nobel nel 1974, dopo essere stato espulso dall'Unione Sovietica.
Arcipelago Gulag è un saggio narrativo, fra le più lucide e complete denunce dell'universo concentrazionario. Oltre alla propria esperienza personale, Solženicyn raccolse le testimonianze di altri 227 ex prigionieri e condusse alcune ricerche sulla storia del sistema penale sovietico. Il saggio tratta delle origini dei gulag all'epoca di Lenin e la vera creazione del regime comunista, descrivendo nei dettagli la vita nei campi di lavoro, gli interrogatori, il trasporto dei prigionieri, le coltivazioni nei campi, le rivolte dei prigionieri e la pratica dell'esilio interno. La pubblicazione del libro in Occidente portò la parola gulag nel vocabolario della politica occidentale e gli garantì una rapida punizione da parte delle autorità sovietiche.
Solženicyn, a causa della sua popolarità in Occidente, si guadagnò l'inimicizia del regime sovietico. Avrebbe potuto emigrare anche prima dell'espulsione, ma aveva sempre espresso il desiderio di restare nella sua madrepatria e lavorare dal suo interno per cambiarla. In questo periodo fu difeso dal violoncellista Mstislav Rostropovič, che a causa del suo supporto a Solženicyn fu costretto all'esilio.
Il 13 febbraio 1974 Solženicyn fu deportato dall'Unione Sovietica in Germania Ovest e privato della cittadinanza sovietica. Il KGB trovò il manoscritto della prima parte di Arcipelago Gulag. Proprio qualche ora prima che venisse arrestato e mandato in esilio, il 12 febbraio 1974, Solženicyn scrisse forse la sua opera più significativa, l'appello "Vivere senza menzogna". Meno di una settimana dopo le autorità sovietiche agirono contro Evgenij Evtušenko per il suo appoggio a Solženicyn.