Le esperienze ai confini della morte, o di pre-morte, note anche come NDE (sigla dell'espressione inglese Near Death Experience), sono fenomeni descritti in genere da soggetti che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi patologie o eventi traumatici, condizioni che nella maggior parte dei casi portano al decesso, come l'arresto cardiocircolatorio o l'encefalogramma piatto.Pim van Lommel, Ruud van Wees, Vincent Meyers, Ingrid Elfferich, Near-Death Experience in Survivors of Cardiac Arrest: a Prospective Study in the Netherlands, in "The Lancet", vol. 358, 15 dicembre 2001, pp. 2040
A volte le NDE vengono riferite anche da soggetti che, pur non avendo mai perso le funzioni vitali, hanno vissuto l'esperienza del comaMichel Aupetit, Alle soglie dell'eternità. Testimonianze di persone uscite da coma profondo, Zauli Editore, 2007 o corso il rischio di morire, per esempio in seguito a interventi chirurgici o gravi incidentiPaola Giovetti, NDE Near-death experiences Testimonianze di esperienze in punto di morte, Edizioni Mediterranee, 2007, p.17Todd Burpo e Vincent Lynn, Il Paradiso per davvero, Rizzoli, 2011, p. 119.
I neuroscienziati ipotizzano che si tratti di sensazioni soggettive risultanti da una momentanea confusione sensoriale a seguito dell'evento traumatico occorso.
Chi ha invece una visione della vita più trascendente o credenze di tipo religioso ritiene che l'NDE possa essere segno di una vita oltre la morte.Mauro, James. "Bright lights, big mystery", Psychology Today, July 1992.
Informazioni storiche La prima esperienza di morte imminente (NDE) documentata nei tempi moderni risale al medico francese Philippe Charlier, nel suo trattato Anecdotes de Médecine del 1740.
Il termine equivalente del termine francese expérience de mort imminente ("esperienza di morte imminente") fu proposto dallo psicologo ed epistemiologo Victor Egger come il risultato di discussioni negli anni 1890 tra filosofi e psicologi relativamente alle storie di scalatori che avevano sperimentato/vissuto una revisione panoramica della propria vita durante le cadute.
Caratteristiche
Elementi secondo Moody (1975, esperienze di prossimità alla morte o di morte) Uno studio del 1975 condotto dallo psichiatra Raymond Moody su circa 150 pazienti che affermavano di aver vissuto un’esperienza di pre-morte (NDE) indicava che tale esperienza comprendeva quindici elementi distintivi. Il dott. Moody si concentrò in profondità su circa 50 casi del gruppo. Uno degli aspetti comuni a tutte queste esperienze era che i pazienti avevano sofferto di una malattia critica, vissuto condizioni di pericolo di vita o erano morti.Moody Raymond, La vita oltre la vita, Oscar Mondadori
Undici dei quindici elementi riguardano l’esperienza in sé e includono:
Difficoltà a descrivere l’esperienza con parole proprie.
Venire a sapere di essere morti tramite osservatori o medici.
Il dolore che si prova viene sostituito da sensazioni piacevoli e/o da una sensazione di pace.
Udire un rumore inquietante o una musica ultraterrena piacevole.
Viaggiare attraverso un tunnel oscuro.
Trovarsi al di fuori del proprio corpo.
Incontrare altre persone.
Incontrare un essere fatto di luce.
Visione panoramica della propria vita.
Arrivare a un confine, una frontiera o un punto di non ritorno.
Ritornare nel proprio corpo e alla vita terrena.
Moody descrisse poi altri quattro elementi legati agli eventi successivi all’esperienza:
Condividere l’esperienza con altre persone.
Impatto dell’esperienza sulla propria vita.
Cambiamento della propria visione della morte.
Convalida o conferma dell’esperienza.
Moody spiegò inoltre che non tutte le esperienze di pre-morte includono necessariamente tutti questi passaggi, e che ogni esperienza può essere diversa. Tuttavia, i soggetti che hanno vissuto tali fenomeni, una volta riprese le funzioni vitali, hanno raccontato di aver provato esperienze che risultano in buona parte connotate da numerosi elementi comuni;Moody Raymond, La vita oltre la vita, Oscar Mondadori questi aspetti, anche se non sempre tutti contemporaneamente, ricorrono sistematicamente in ogni NDE.
Elementi secondo Van Lommel (pazienti con arresto cardiaco) Il Dr. Van Lommel, un cardiologo olandese, ha svolto ricerche su pazienti che avevano subito un arresto cardiaco e che avevano avuto una NDE. Nei suoi lavori, il Dr. Van Lommel riporta le seguenti caratteristiche delle NDE: abbandono del proprio corpo con la possibilità di osservarlo dall'esterno (chiamata "autoscopia" o esperienza extracorporea), assistendo all'eventuale attività di medici e/o soccorritori intorno a esso.; "rivisitazione" della propria vita terrena, comprendente anche episodi irrilevanti, dimenticati o relativi a momenti immediatamente successivi alla nascita; tale rivisitazione avviene in un clima di rilettura etica delle esperienze vissute.Paola Giovetti, opera citata, p. 61; attraversamento di un "tunnel" buio in fondo al quale si intravede distintamente una luce; visione di una grande ed intensissima luce, non accecante, percepita nel contempo come un'Entità viva che emana un Amore illimitato, infinita compassione, accoglienza e pace, percepita in genere come Dio.; sensazione di pace e serenità mai provate prima, difficilmente descrivibili con il linguaggio umano, fuori dallo spazio e dal tempo terrestre.; difficoltà nel descrivere la realtà sperimentata, caratterizzata da luci, colori e suoni meravigliosi non riscontrabili in alcun modo sulla Terra.; incontro con "altri esseri", identificati in genere con parenti o amici morti in precedenza, con i quali si comunica mentalmente, in modo istantaneo e non verbale.; incontro con uno o più "esseri" luminosi, rivestiti di luce bianca e comunicanti sensazioni di "amore totale", spesso identificati sia dai credenti sia dai non credenti come angeli.; raggiungimento di una sorta di "confine" in cui l'esperienza spirituale si interrompe ed insorge la consapevolezza di stare "tornando indietro", verso la vita terrena.; ritorno alla vita terrena accompagnato da un sentimento di rimpianto per non essere entrati o rimasti nell'aldilà e dalla ricomparsa della sofferenza fisica per il "rientro" nel proprio corpo fisico.; timore di riferire ad altri l'evento vissuto per paura di non essere creduti, accompagnato comunque dal desiderio di condividere un'esperienza estremamente preziosa e importante.; ritorno alla vita terrena con totale scomparsa del timore della morte, vista come il felice passaggio a una realtà superiore.; ritorno alla vita terrena che porta ad una riconsiderazione dei veri valori della vita, con a capo l'amore verso tutti gli esseri viventi e la ricerca dell'armonia con essi..
Ipotesi
Scientifiche Poiché i racconti dei soggetti rianimati, o risvegliatisi da un coma, costituiscono un corpus di testimonianze che ha alcune caratteristiche apparentemente omogenee, molti studiosi si sono interessati a tali fenomeni. Le critiche sulle NDE si dividono sostanzialmente in due tipi, uno finalizzato a darne una spiegazione scientifica e razionale, l'altro invece di puro carattere spirituale o soprannaturale.
Le spiegazioni scientifiche mettono in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico e biologico, strettamente legate al campo delle neuroscienze, e tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte. Ad esempio, alcuni effetti dell'ipercapnia (aumento di CO2 nel sangue), ma anche l'impiego di alcuni farmaci durante la terapia intensiva dei soggetti. Ad esempio, la chetamina, somministrata a dosaggi sub-anestetici, potrebbe determinare alcune sensazioni analoghe. Sul piano psicologico, le percezioni potrebbero essere interpretate come racconti di tipo autoconsolatorio e rassicurante, elaborati per descrivere in modo chiaro e definito le confuse sensazioni che si accompagnano al momento del risveglio, ad esempio la forte luce, probabilmente presente nella stanza d'ospedale, che spiegherebbe il ricordo del presunto "tunnel" con la luce in fondo.
L'opinione del CICAP invece, attribuirebbe il ricordo del tunnel come effetto dell'ipossia cerebrale, che restringerebbe o, comunque, altererebbe il campo di tutto l'apparato visivo. Lo stesso Comitato, attribuirebbe l'autoscopia - o esperienza extracorporea - a un disturbo psicopatologico causato dal trauma o dalla situazione altamente emotiva, identificato come "depersonalizzazione somatopsichica". Nel 2013, furono avanzate ipotesi su una disorganizzata, ma significativa e transitoria iperattività elettrica del cervello durante la fase iniziale di morte clinica, confermata parzialmente da alcuni esperimenti sui ratti da parte del team di Jimo Borjigin, University of Michigan Medical School.
Il contributo di Pim van Lommel Da un punto di vista strettamente scientifico il contributo a tutt'oggi più approfondito è, probabilmente, quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che, insieme ad altri colleghi, nel 2001 pubblicò sulla prestigiosa rivista medica The Lancet i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi scientifici e statistici, aveva come obiettivo la verifica dell'esistenza o meno delle NDE. Più specificamente, lo scopo era quello di verificare se ciò che i reduci da una NDE definivano stato di coscienza e memoria fosse stato un fenomeno dell'attività cerebrale o se fosse stato un fenomeno indipendente da questa.
Dopo una lunga analisi sui metodi adottati, pazienti, medicine utilizzate ma soprattutto su elettroencefalogrammi, si concluse che i ricordi della NDE riferiti dai soggetti non coincidessero né con le irrilevanti attività cerebrali riscontrate durante il monitoraggio EEG, né come epifenomeni delle stesse, quasi a intendere le NDE come degli "stati di coscienza" totalmente separati dal corpoIntervista al medico olandese: https://www.youtube.com/all_comments?v=YOeLJCdHojU. Data la prestigiosa natura della rivista nella quale fu pubblicato, ben presto lo studio fu attaccato dai sostenitori della teoria dello "stato di coscienza" esclusivamente come prodotto di attività cerebrale.L'articolo di van Lommel può essere consultato a: http://lkm.fri.uni-lj.si/xaigor/slo/znanclanki/neardeat.htm Le critiche più dure furono mosse dalle colonne di Scientific American, firmato da Michael Shermer, al quale van Lommel indirizzò una precisa replica dove, esponendo il rigore scientifico della ricerca, osservò che sulla base delle osservazioni registrate non era possibile giungere a conclusioni diverse da quelle rilevate e poi pubblicate dal proprio teamLa replica di van Lommel in italiano: http://www.nderf.org/Italian/von_lommel_italian.htm. Nel 2007 van Lommel ha raccolto i risultati delle sue ricerche in un libro, tradotto in italiano con il titolo Coscienza oltre la vita. La scienza delle esperienze di premorte.
Il contributo e la scala di Greyson Nel 2010 il professor Bruce Greyson dell'Università della Virginia, dopo aver raccolto per anni vari studi, stabilì una sorta di test, composto da 16 domande da sottoporre ai soggetti interessati da una NDE, con tre scelte multiple di risposta a testa. Tali domande si concentrano sui ricordi della NDE, ad esempio come era la percezione del tempo (accelerato, rallentato), l'intensità della pace, la presenza o meno di episodi della propria vita, ecc. I risultati del test, secondo Greyson, sono apprezzabili con un punteggio totale superiore a sette, sostenendo la tesi che le NDE sono riconoscibili da altri stati di alterazione psichica poiché di emotività molto intensa, quasi mistica, con scene molto limpide e vivide. La scala Greyson è stata recentemente utilizzata per condurre alcuni studi avanzati, senza ancora un vero e proprio riscontro statistico, su delle NDE avvenute in soggetti, ad esempio, ciechi dalla nascita, quindi assolutamente privi di una memoria visiva.