Regnò dal 253 al 260. È il primo esponente della Dinastia valeriana.
Dopo la sua ascesa al trono associò suo figlio Gallieno al potere, prima come Cesare e poi come Augusto, nominando a sua volta il secondogenito, Valeriano il giovane, Cesare. Il suo governo fu caratterizzato dai continui tentativi di sconfinamento di popoli alle frontiere danubiane e renane, ma anche in Numidia e sul confine sasanide la situazione era tutt'altro che tranquilla. Proprio mentre stava conducendo operazioni militari contro i Persiani Sasanidi nel confine orientale dell'Impero romano, fu fatto prigioniero durante la battaglia di Edessa, in Mesopotamia, nel 260 dal re Sapore I dei Sasanidi e morì prigioniero qualche tempo dopo.
Il regno di Valeriano, in particolare la sua seconda parte, è descritto da pochissime fonti, per lo più frammentarie; la cronologia si basa sulla sua data di morte, tradizionalmente assunta essere il 260.
Biografia Origini familiari Valeriano apparteneva a una famiglia dell'aristocrazia senatoriale italica; era sposato probabilmente con Mariniana e aveva un figlio, Gallieno.
Carriera Secondo la spesso inaffidabile Historia Augusta, nel 238, in quanto princeps senatus, negoziò il riconoscimento da parte del Senato di Gordiano I.Historia Augusta - I tre Gordiani, IX, 7; Zosimo, Storia nuova, I, 14.1. Sempre la Historia Augusta racconta come, nel 251, l'imperatore Decio volle ripristinare la carica di censore conferendole i poteri civili dell'imperatore, e chiese al Senato di proporre un suo membro per la carica; i senatori scelsero all'unanimità Valeriano, cui Decio offrì la censura, ottenendo un rispettoso rifiuto.Historia Augusta - Valeriano, v.4-vi.9. La questione dell'attendibilità di questo racconto è dibattuta, ma pare certo che Valeriano abbia ricoperto importanti funzioni amministrative sotto Decio.Pohlsander, Hans, "The Religious Policy of Decius", in Temporini, Hildegard, e Wolfgang Haase, Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, Walter de Gruyter, ISBN 3-11-008289-6, p. 1830. Considerando che quando Decio partì per l'infausta campagna contro i Goti portò con sé il figlio maggiore Erennio Etrusco e lasciò a Roma la moglie e il figlio minore e l'adolescente Ostiliano, si può ragionevolmente ritenere che Valeriano, dall'alto della sua funzione, agì da reggente fino alla morte di Decio ed Erennio e all'ascesa al trono di Treboniano Gallo. Durante la campagna gotica di Decio, a Roma si ribellò Giulio Valente Liciniano, ma Valeriano soffocò rapidamente questa usurpazione.Sesto Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus, 29.5; Liber de Caesaribus, 29.3; Historia Augusta, Tyranni triginta.
Fu Treboniano Gallo a nominare Valeriano governatore della Rezia, o quantomeno comandante delle truppe lì stanziate.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 7.
Ascesa al trono (253) Lo stesso Treboniano Gallo chiese poi aiuto a Valeriano nel 253, nominandolo governatore della Rezia, quando Emiliano, proclamato imperatore dalle truppe danubiane, marciò contro l'Italia. Valeriano marciò verso sud dalla Rezia, portando con sé le truppe renane, ma non fece in tempo a salvare Gallo, sconfitto da Emiliano e ucciso dai propri uomini; le truppe di Valeriano, però, rifiutarono di riconoscere il vincitore e acclamarono il proprio generale imperatore.Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXXII, 1.
Nel tardo luglio/metà settembre 253, gli eserciti di Valeriano ed Emiliano si scontrarono, ma i soldati di Emiliano decisero di abbandonarlo e lo uccisero forse a Spoleto presso un ponte, detto dei Sanguinarii Ristampa anastatica dell'edizione Folognano, Stab. tip. e lit. di P. Sgariglia, 1869 p. 220, o in una località tra Oricolum e Narnia. Contemporaneamente, una nuova ondata di Goti, Borani, Carpi ed Eruli aveva portato distruzione fino a Pessinunte ed Efeso via mare, e poi via terra fino ai territori della Cappadocia.Giordane, De origine actibusque Getarum, XIX.Zosimo, Storia nuova, I.26-28. Ne approfittarono anche le armate dei Sasanidi di Sapore I, che provocarono un contemporaneo sfondamento del fronte orientale, penetrando in Mesopotamia e Siria fino ad occupare la stessa Antiochia (fine del 252-inizi del 253).Zosimo, Storia nuova, I.27.2 e I, 28.1-2; Grant, pp. 220-221.Mazzarino, p. 526.
Regno (253-260)
Il Senato romano fu, presumibilmente, soddisfatto nel ratificare la nomina di un elemento della propria classe. Queste difficoltà costrinsero il nuovo imperatore, a spartire con il figlio Gallieno l'amministrazione dello Stato romano in qualità di Cesare, affidando a quest'ultimo la parte occidentale e riservando per sé quella orientale, come in passato era già avvenuto con Marco Aurelio e Lucio Vero (161-169).Edward Gibbon, Declino e caduta dell'impero romano, pp. 113-114; Watson, pp. 25 e 33; Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, pp. 174-175.Grant, p. 229. Quando Valeriano giunse a Roma, preferì innalzare il figlio al rango di co-Augusto,Southern, p. 78. nominando a sua volta il secondogenito, Valeriano il giovane, Cesare.
All'epoca della crisi del III secolo, la pratica di associare il proprio figlio al trono non era sconosciuta, ma nei casi precedenti (da Massimino Trace ed il figlio Massimo, a Filippo l'Arabo e Severo Filippo, Decio ed Erennio Etrusco, Treboniano Gallo e Volusiano, con la sola eccezione, di Gordiano I e Gordiano II), il Cesare o co-Augusto associato al trono era sempre stato molto più giovane dell'imperatore principale, dimostratosi sempre incapace di reggere il potere da solo. Gallieno invece all'epoca della nomina a Cesare aveva già trentacinque anni e una maturata esperienza militare e di governo. La sua elevazione a coreggente offrì quindi, oltre a vantaggi dinastici, anche la possibilità di avere due imperatori esperti che collaboravano tra loro ed in grado di governare ciascuno la sua pars Imperii, dando all'agire imperiale doppio vigore. Così Valeriano e Gallieno dimostrarono subito di avere intenzione di arginare le continue incursioni a settentrione ed in Oriente, partendo appena gli fu possibile per le rispettive destinazioni, Gallieno in Occidente e Valeriano in Oriente.
Tra i suoi atti amministrativi, prima di raggiungere il fronte orientale, vi fu la divinizzazione della moglie Mariniana e l'istituzione della rotazione annuale alla carica di praefectus urbi. Un grosso merito che ebbe Valeriano, fu quello di far promuovere validi generali come Claudio il Gotico, Ingenuo, Regaliano, Postumo, Macriano ed Aureolo, tutti militari di carriera, e metterli in ruoli chiave per la protezione delle frontiere imperiali, che in seguito giunsero all'impero.Historia Augusta, Triginta tyranni, 10.14-15.
In Oriente: prima fase (253-254)
L'invasione operata da Sapore I contro le province orientali dell'Impero romano della fine del 252-inizi del 253, aveva condotto le truppe persiane ad occupare numerose città della provincia di Mesopotamia (compresa la stessa NisibisṬabarī, Storia dei profeti e dei re, pp. 31-32 dell'edizione tedesca di Theodor Nöldeke, del 1879.Eutychius (Saʿīd b. Biṭrīq o semplicemente Biṭrīq, che in lingua araba significa "patrizio", in latino patricius), Annales, pp. 109-110.Zosimo, Storia nuova, I, 39.1.). I sasanidi continuarono la loro avanzata fino in Cappadocia, Licaonia e Siria, dove batterono l'esercito romano accorrente a Barbalissos e si impossessarono della stessa AntiochiaAmmiano Marcellino, Storie, XX, 11.11; XXIII, 5.3.. (caduta forse per il tradimento di un certo MariadeHistoria Augusta, Triginta tyranni, 2.Giovanni Malalas, Cronografia, XII.), dove ne distrussero numerosi edifici, razziarono un ingente bottino e trascinarono con sé numerosi prigionieri (253).Oracoli sibillini, XIII, 125-130.Libanio, Oratio XV, 16; XXIV, 38; LX, 2-3. Ecco come viene descritta nelle Res gestae divi Saporis:
Questa invasione nell'Oriente romano avveniva contemporaneamente a un'altra grande incursione proveniente al di là del Danubio e del Ponto Eusino da parte dei Goti..
Accadde, anche, che una colonna militare sasanide non solo non riuscì nell'impresa di conquistare la città di Emesa, ma fu sconfitta dagli stessi abitanti della città assediata che presero l'iniziativa, compiendo una sortita contro l'armata nemica.Oracoli sibillini, XIII, 150-155.Inscriptiones Graecae et Latinae Syriae, 1799-1801. Alla fine di questa nuova incursione sasanide, l'imperatore Valeriano fu costretto ad intervenire, dopo aver lasciato la cura dell'Occidente al figlio Gallieno.Southern, p. 84. Nel 253 Valeriano ricostituì la Legio III Augusta, Iterum Pia Iterum Vindex, per combattere contro i Berberi una guerra terminata solo nel 260. Valeriano, partito da Roma, giunto in Oriente, riuscì a riconquistare la capitale della Siria, Antiochia, quello stesso anno (253) o l'anno successivo (254), facendone poi il suo "quartier generale" per la ricostruzione dell'intero fronte orientale. Nello stesso anno assunse il titolo di restitutor Orientis.
Contemporaneamente la parte orientale dell'Impero romano era interessata dall'usurpazione di Uranio Antonino, proclamatosi imperatore in opposizione al pericolo costituito dall'invasione dei Sasanidi e nel vuoto di potere dovuto alla guerre tra gli imperatori che si succedettero in quel periodo. Quando Sapore I aveva, infatti, attaccato le province orientali romane, Uranio si sarebbe proclamato imperatore. La latitanza del potere centrale imponeva alle personalità locali di provvedere alla difesa del territorio mediante la raccolta di forze autoctone, e l'autorità di un imperatore, sia pure locale, avrebbe facilitato questa opera. Con l'approssimarsi di Valeriano e del suo esercito, Uranio avrebbe ridotto le proprie pretese, forse a seguito di un compromesso con l'imperatore stesso.Malkin, I. e Z.W. Rubinsohn, Leaders and Masses in the Roman World, Brill Academic Publishers, 1994, ISBN 90-04-09571-3, pp. 134-135.
Tra Danubio e Oriente: Goti, Borani, Carpi e Sasanidi (253-256)
Al principio del 254 o sul finire del precedente, una nuova incursione di Goti interessò la parte orientale dell'Impero, affidata alla difesa di Valeriano, devastando tutti i territori della Tracia e Macedonia orientale fino a Tessalonica: i Barbari non riuscirono ad espugnare la città, che, a stento e con molta fatica, fu liberata dalle armate romane del nuovo imperatore. Il panico fu così grande che gli abitanti dell'Acaia decisero di ricostruire le antiche mura di Atene e di molte altre città del Peloponneso.Zosimo, Storia nuova, I, 29; Grant, p. 223.