Salito alla ribalta nel mondo dell'alpinismo per aver riportato in auge l'arrampicata libera in un periodo in cui prevaleva la progressione artificiale, nel 1968 realizza il primo VIII grado in libera (seguendo la "linea logica") al Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc. Il suo nome, legato a innumerevoli arrampicate ed esplorazioni, è noto al grande pubblico soprattutto per essere stato il primo alpinista al mondo a scalare tutte le quattordici cime del pianeta che superano gli 8 000 metri, spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà — una di queste imprese ha ispirato il film Nanga Parbat. Le sue innovazioni nell'arrampicata libera prima e nell'alpinismo di alta quota poi lo collocano ai vertici dell'alpinismo internazionale tra la fine degli anni sessanta e i primi anni sessanta e settanta.
È considerato uno dei principali sostenitori dello "stile alpino" sulle grandi montagne himalayane, allora perlopiù oggetto di spedizioni con molti scalatori e grande dispendio di risorse (himalayismo). Due imprese furono fondamentali in tal senso: nel 1978, insieme a Peter Habeler, è il primo uomo a scalare l'Everest senza ossigeno supplementare; nel 1980 raggiunge la stessa vetta in solitaria. Grande himalaista, seppe darsi sempre nuovi obiettivi e comunicarli con efficacia anche al pubblico non specialistico. Tra le altre imprese figurano le traversate dell'Antartide e della Groenlandia senza mezzi a motore né cani da slitta, e la traversata del deserto del Gobi.
Socio onorario e medaglia d'oro del Club Alpino Italiano, è anche autore di numerosi libri in cui racconta le sue imprese e affronta temi legati alla cultura della montagna. Dal 1999 al 2004 è stato membro del Parlamento europeo, eletto come indipendente nella lista dei Verdi italiani: fatti che hanno contribuito alla sua notorietà. Agricoltore, si dedica oggi alla gestione del Messner Mountain Museum, complesso dedicato a tutti gli aspetti della montagna, articolato tra Castel Firmiano (BZ), Solda, Castel Juval (dove Messner abita dal 1983), Monte Rite, Castello di Brunico e Plan de Corones.
Biografia
Messner nasce da Josef Messner e Maria Troi, secondogenito di nove fratelli, a Bressanone nel 1944, da una famiglia di lingua tedesca. Suo padre Josef, oltre che allevatore di polli e conigli, fa l'insegnante ed è anche il preside della piccola scuola valligianaLa mia vita al limite, Corbaccio, 2006, p. 8.. La famiglia da parte di madre proviene dalla provincia di Belluno. Cresciuto a Funes, a soli cinque anni compie la sua prima ascensione dolomitica sul Sass Rigais in compagnia del genitore. All'età di tredici anni inizia a scalare le vette della val di Funes in cui cresce; allarga quindi l'attenzione alle Dolomiti e successivamente alle intere Alpi. In seguito, dopo il diploma di geometra, studia all'Università degli Studi di Padova, presso la Facoltà di Ingegneria.
Nel 1972 sposa la giornalista tedesca Uschi Demeter, dalla quale divorzierà nel 1977. Nel 1981 nasce la prima figlia, Leila. La madre è la fotografa canadese Nena Holguin. Il 1º agosto 2009, a 64 anni e dopo 25 di fidanzamento, si sposa con la compagna Sabine Eva Stehle; la cerimonia si svolge nel comune di Castelbello-Ciardes. Con lei Messner ha avuto tre figli: Magdalena (1988), Simon (1991), e Anna (2002), e si è separato nel 2019. Nel maggio 2021 si sposa per la terza volta, la moglie è Diane Schumacher, nata in Lussemburgo e residente a Monaco di Baviera, di 36 anni più giovane.Reinhold Messner si sposa per la terza volta - Rai TGR Trento.
Dal 1985 Messner ha importato poco più di una decina di esemplari di yak dall'Himalaya, dopo la spedizione sul Cho Oyu, nella quale questi lo hanno aiutato per il trasporto delle merci sino al campo base. Ogni inizio e fine estate, egli conduce la transumanza degli animali da Solda verso il rifugio Città di Milano, ai piedi del Gran Zebrù, e a fine stagione estiva per il percorso inverso. Una mezza dozzina di questi yak si trova anche nei pressi del monte Rite di Cibiana di Cadore, dove Messner ha costruito uno dei suoi musei. Nel 2005, un esemplare di orso bruno ha attaccato un esemplare di yak, causandogli ferite che lo hanno condotto a una morte assistita.L'orso sbrana uno degli yak di Messner su il quotidiano Alto Adige.
Ad agosto 2015 esce la notizia che Messner ha dovuto abbandonare un'impresa scientifica "segreta" per la ricerca in Pakistan dello yeti (cui la figura di Messner era da sempre legata da pregresse vicende giornalistiche), salvo poi annullare il tutto in quanto era nota anche ai talebani la notizia del suo arrivo[Esplora il significato del termine: Messner alla ricerca dello Yeti L'impresa si ferma: rischio talebani] Messner alla ricerca dello Yeti. L'impresa si ferma: rischio talebani su repubblica.it.. Sulla stessa vicenda, nel 2015 Messner si era comunque già espresso, sostenendone la teoria mitologica ovvero la derivazione del mito popolare dello yeti da una sottospecie ibrida di orso, l'orso delle nevi, a cui alcuni scienziati avevano dato appena conferma attraverso l'esame del DNA di un presunto scalpo di yeti.
Le Alpi
Ispirato da Hermann Buhl e Walter Bonatti, sin dagli anni sessanta è uno dei primi e più convinti sostenitori di uno stile di arrampicata che non utilizzi ausili esterni (equipaggiamento minimo e leggero, senza portatori, sherpa, né ossigeno supplementare): una filosofia alpinistica volta a non invadere le montagne, ma solamente ad arrampicarle Il Nanga sogno a occhi aperti, pag. 105.. Tra gli altri alpinisti che successivamente seguiranno le idee di Reinhold Messner vi furono il fratello Günther e Peter Habeler, che divennero in seguito suoi compagni d'imprese.
Messner ha scritto una delle più importanti pagine della storia dell'alpinismo.. In un tempo nel quale l'arrampicata libera aveva perso terreno a favore della progressione artificiale, Messner ripudia ogni artefatto umano. Interrompe questa tendenza con una serie di realizzazioni in arrampicata libera e anche attraverso una sua efficace argomentazione, che trova massima eco nel celebre articolo L'assassinio dell'impossibile, uscito su La rivista mensile del Cai nel 1968.
Dopo un certo periodo di attività sui monti dell'Alto Adige, negli anni cinquanta e sessanta compie la sua prima impresa di rilievo nel 1965, insieme al fratello Günther, sulle "montagne di casa", con l'apertura di una via sulla parete nord dell'Ortles.
Successivamente si dedica all'arrampicata dolomitica, aprendo nuove vie tassativamente in arrampicata libera. Dà il primo esempio di questo suo stile il 31 luglio 1967 aprendo la Via degli amici sulla parete nord-ovest del Monte Civetta insieme a Heini Holzer, Sepp Mayerl e Renato Reali. La via consta di 40 lunghezze di corda e durante l'apertura vengono utilizzati 42 chiodi e due cunei di legno (una quantità di materiale incredibilmente piccola per l'epoca). La salita inizialmente non desta molto scalpore, in quanto viene valutata di grado V+ (non vi era ancora stata l'apertura verso l'alto della scala UIAA).
Il 18 agosto dello stesso anno Messner apre col fratello Günther e con Holzer una via di sul versante nord-est del Monte Agner, salita interamente in libera con l'eccezione di un tratto di 20 m superato in artificiale. La via venne valutata di V+.
Un'impresa di grande rilievo viene compiuta il 7 luglio 1968 dai fratelli Messner sull'inviolato Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc. La salita di questo pilastro comporta infatti il superamento di quattro metri particolarmente difficili. Reinhold Messner va da capocordata e tenta più volte il passaggio, riuscendo infine a passarlo quando ormai era tentato di rinunciare. Il passaggio Messner non fu più ripetuto per oltre dieci anni (i salitori successivi aggirarono il passaggio), fino a quando nel 1979 Heinz Mariacher lo superò, valutandolo di grado VII+/VIII-. La salita di Messner era quindi la prima in cui il settimo grado, già toccato da Vinatzer, veniva superato.
In seguito Messner apre numerose vie, principalmente nelle Dolomiti, sempre seguendo la sua filosofia di ricercare non necessariamente i percorsi più diretti, bensì gli itinerari che gli permettessero di salire in arrampicata libera.
Gli ottomila
A proposito delle sue scalate alla fine degli anni sessanta, Messner scrive nel libro Sopravvissuto:.
Nel 1970 Reinhold Messner viene invitato insieme al fratello Günther a partecipare alla spedizione al Nanga Parbat (8 126 m) diretta da Karl Maria Herrligkoffer. L'obiettivo della spedizione era salire l'allora inviolato versante Rupal della montagna. Si trattava di una spedizione pesante, nella quale era previsto abbondante uso di corde fisse e ausili tecnologici, secondo lo stile dell'epoca. Il 27 giugno Messner si trovava col fratello Günther e con Gerhard Baur al campo V, l'ultimo campo. Il razzo rosso, pag. 225. Avendo ricevuto notizia che il tempo sarebbe peggiorato il giorno successivo, Il razzo rosso, pag. 222. era stato deciso che in questo caso sarebbe partito da solo dal campo senza usare corde fisse, sperando così di raggiungere velocemente la vetta prima della fine del bel tempo.
Nel frattempo Gerhard Baur e Günther avrebbero attrezzato il canalone Merkl con 200 metri di corda, per facilitare la discesa. Puntata nella zona della morte, pag. 219. Invece Reinhold venne raggiunto dopo quattro ore dal fratello Günther, che aveva deciso di seguirlo di propria iniziativa. Gerhard Baur era tornato indietro a causa di un mal di gola che gli impediva la respirazione. La decisione di Günther, pag. 235. I due raggiunsero la vetta nel tardo pomeriggio. Si trattava della terza salita di questa montagna. Essendo ormai il tramonto, però, non essendo in grado di ridiscendere per la via di salita, perché non era stata attrezzata e perché non si erano portati dietro le corde necessarie per affrontarla, i due furono costretti a un bivacco d'emergenza. Il giorno successivo decisero di scendere per il versante Diamir, Comincia la discesa, pag. 246. senza aspettare Felix Kuen e Peter Scholz che stavano salendo con le corde e che usarono per ridiscendere in corda doppia. Nessun salvataggio, pag. 255.
Günther morì quasi alla fine della discesa, travolto da una valanga. Reinhold, creduto morto, arrivò a valle sei giorni dopo, trasportato prima a spalle e poi in barella dai valligiani. A Diamiroi, pag. 355. Reinhold riportò gravi congelamenti a sette dita dei piedi e alle ultime falangi delle mani, subendo una parziale amputazione delle dita dei piedi.I piedi di Reinhold Messner dopo i congelamenti riportati sul Nanga Parbat. Reinhold Messner. La montagna raccontata a mia figlia. di Lorenzo Maria Alvaro. 18 luglio 2016.
Reinhold Messner, che durante quell'episodio estremo perse il fratello, diventò per anni oggetto di polemiche infamanti, con l'accusa fantasiosa di aver abbandonato Günther in cima al Nanga Parbat, ben prima della discesa, sacrificandolo alla propria ambizione di attraversare per primo il versante Diamir. Strascichi, pag. 387. Solo a distanza di 30 anni l'infondatezza delle critiche rivoltegli sarà dimostrata, grazie al ritrovamento del corpo del fratello laddove Messner aveva sempre affermato fosse scomparso. Nel 2010 è stato girato un film sulla tragedia, intitolato Nanga Parbat, diretto da Joseph Vilsmaier.
Nel 1975 completa con Peter Habeler la prima ascesa senza ossigeno supplementare del Gasherbrum I. Lo stesso anno partecipa come alpinista di punta alla spedizione guidata da Riccardo Cassin che tentava di salire l'inviolata parete sud del Lhotse, fallita a causa di maltempo e valanghe.