Biografia Camillo Prampolini nacque il 27 aprile 1859 a Reggio nell'Emilia da Luigi Eugenio, ragioniere capo e SindacoGiovanni Crocioni, I teatri di Reggio nell'Emilia (sec. XVI-XX), Reggio Emilia, 1907 - p. 100. del Comune di Reggio Emilia verso il quale nutriva molta stima, e da Maria Luigia Casali, con la quale Camillo ebbe sempre un ottimo rapporto. Il nonno paterno era un magistrato, mentre il nonno materno un medico: quindi si può dedurre che la famiglia apparteneva alla medio-alta borghesia, con probabile orientamento politico verso il liberalismo conservatore. Camillo fu educato seguendo le regole cattoliche, del rispetto e del dovere: sulla formazione della sua personalità ebbero molta influenza i soggiorni in campagna con i nonni materni a Villa Massenzatico, in quanto Camillo sperimentò un lungo contatto con la natura, conobbe la vita dei contadini e le loro faticose condizioni di lavoro, apprese che i più poveri potevano essere aiutati, grazie al nonno che prestava gratuitamente le cure ai contadini che coltivavano il proprio appezzamento.Fisico Giovanni, medico a Massenzatico, si occupava anche della gestione dei poderi portati in dote dalla moglie, ().

La sua educazione scolastica fu tradizionale: frequentò il Ginnasio nel 1869 spiccandone come miglior studente. Attraverso le discussioni intraprese insieme ai compagni il dibattito sull'esistenza di Dio durante le lezioni di filosofia, già a 11-13 anni cominciò a dubitare della propria fede, interessandosi invece alla fisica che, gli pareva offrire maggiori spunti per la conoscenza del mondo.Nel 1876 abbandona la pratica religiosa, sulla scia degli Elementi di scienza sociale (). Nonostante venga spesso indicato come "socialista cristiano" per la sua vicinanza etica al messaggio evangelico, Prampolini diverrà infine completamente ateo. Nel 1877 intraprese gli studi universitari, iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza a Roma, per poi passare nel 1879 a quella di Bologna dove si laureò nel 1881 con una tesi sul diritto al lavoro contrastante con l'idea dell'assolutezza del diritto di proprietà.

Nel 1882 ci fu il debutto politico di Prampolini fu infatti attraverso la rivista Lo Scamiciato, giornale internazionalista reggiano, che nacque con lo scopo di diffondere lo spirito di uguaglianza. Il 17 maggio del 1883 muore di tisi la madre, dopo una lunga sofferenza: questo evento incise molto sulla stabilità emotiva di Prampolini, tanto che cercò di realizzarsi sul piano lavorativo; tentò anche di accedere alla carriera burocratica, ma venne sconsigliato dall'amico Turati, che aveva intuito quanto la sua decisione era dovuta allo stato d'animo pieno di angoscia di Prampolini.().

Il 3 dicembre 1884 uscì Reggio Nova, un quotidiano (divenuto successivamente un settimanale) di cui Prampolini diventò redattore. Il giornale uscì per iniziativa dell'ingegnere e insegnante Contardo Vinsani - presidente della Società cooperativa di consumo di Reggio - e il dottor Giacomo Maffei. L'attività propagandistica di Prampolini si ripiegò poi su La Giustizia. Difesa degli sfruttati, settimanale che forse più di ogni altro foglio socialista si identificò nel nome di Prampolini: La Giustizia iniziò le sue pubblicazioni il 26 gennaio 1886. Il 10 luglio 1887 svolge a Cavriago il suo primo comizio pubblico: da quel momento quasi ogni domenica compie una conferenza in provincia insieme al suo gruppo socialista. Il 23 novembre del 1890 è eletto per la prima volta alla Camera, nella circoscrizione di Reggio Emilia e per il Fascio Democratico Elettorale, insieme a Basetti, Corbelli e Maffei: si ha così l'ingresso del movimento socialista nelle istituzioni.

L'evento che influì maggiormente sulla vita di Prampolini, costretto ad abbandonare l'attività politica per un lungo periodo, fu la morte della moglie avvenuta il 29 ottobre 1891: la compagna Giulia Giovanna Segala soffriva da tempo di tisi e le sue condizioni si erano aggravate notevolmente; il funerale fu celebrato con una cerimonia laica, organizzato sotto la direzione della Lega Socialista, il grande corteo accompagnato dalla banda cittadina, partì da casa di Prampolini, attraversò tutta la città per arrivare al cimitero suburbano.

Questo fu uno dei periodi più cupi di Camillo, che fronteggiò sia pesanti preoccupazioni economiche e sia la crescita della piccola figlia Piera di un anno e mezzo, ad aiutarlo nella crescita della figlia subentrò la sorella Lia, che cercò di sostituire la figura materna. La bambina così ha potuto trascorrere in maniera spensierata il periodo dell'infanzia. Prampolini aveva cercato di essere sempre presente nella vita della figlia, tanto che nei periodi di assenza dovuti agli impegni parlamentari che lo costringevano a trascorrere dei lunghi periodi a Roma, egli scriveva sempre alla figlioletta per renderla partecipe degli eventi che si trovava a vivere e per trasmetterle il suo amore e il suo affetto.

Il 14 agosto 1892 partecipa al congresso socialista di Genova: nonostante un malore, tiene un discorso che risulta decisivo per la separazione dagli anarchici. Il giorno dopo i socialisti si riuniscono infatti in via della Pace e fondano il Partito dei Lavoratori Italiani, al quale parteciparono circa trecento società operaie di molte regioni d'Italia, viene enunciato un programma politico e nasce così un partito autonomo della classe operaia, dopo anni di lotte e di discussioni. Il 30 gennaio 1899 interviene in Parlamento opponendosi ai decreti "liberticidi" proposti da Pelloux. Il 30 giugno è protagonista, con De Felice Giuffrida, Morgari e Bissolati dell'ostruzionismo contro la violazione del regolamento della Camera, che culmina nel rovesciamento delle urne.

Nel 1902 diventa membro del consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia e nel 1904 ne assume la presidenza, mantenendola fino al 1908. Nel 1904 chiamò a Reggio a dirigere la Giustizia Giovanni Zibordi. Ne diventerà nuovamente presidente tra il 1921 e il 1922. Nel 1911 Prampolini esprime la sua disapprovazione sulla guerra di Libia, prendendo posizione su La Giustizia: ne fa fede anche lo sciopero generale proclamato dai socialisti reggiani contro l'impresa bellica. Contrario all'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, nel 1916 partecipò alla conferenza di Kienthal insieme agli esponenti di altri partiti socialisti europei contrari alla guerra.

Nel dopoguerra continuò a sostenere posizioni gradualiste e anti-bolsceviche, contrastando la violenza e la dittatura del proletariato. Le sue posizioni furono criticate dalle colonne dellOrdine Nuovo da Antonio Gramsci e da Lenin. Rieletto alle elezioni del 1919, continuò poi a sostenere l'unitarietà del partito in vista del congresso di Livorno. Nella primavera del 1921, con il dilagare del fascismo in Emilia, Prampolini, convinto portabandiera dei metodi democratici, divenne uno dei bersagli privilegiati degli squadristi reggiani. Sfuggito ad un attentato insieme a Zibordi il 14 marzo 1921, l'8 aprile dello stesso anno fu l'ultimo ad abbandonare la redazione e la tipografia della Giustizia prima che venisse data alle fiamme dai fascisti. In occasione delle elezioni del 1921 sostenne l'astensione per protestare contro le violenze fasciste. L'anno seguente, in seguito al congresso di Roma, fondò con Matteotti e Turati il Partito Socialista Unitario. Eletto nuovamente deputato alle elezioni del 1924, partecipò alla secessione dell'Aventino e fu quindi dichiarato decaduto da deputato il 9 novembre 1926. Sempre nel 1926, in seguito ad una nuova ondata di persecuzioni conseguenti all'emanazione delle leggi fascistissime, fu costretto a lasciare Reggio Emilia e a riparare a Milano con i famigliari. Grazie all'intervento dell'amico Paride Alberini, ex-sindaco di Reggiolo (R.E.) già rifugiato a Milano per persecuzione fascista, Prampolini riuscì a trovare un'abitazione. Fu lo stesso Alberini a procurargli il lavoro di commesso nel suo negozio in Corso San Gottardo, dandogli così la possibilità di mantenere sè e la sua famiglia. Costantemente sorvegliato dalla polizia politica fascista, abbandonò definitivamente l'attività politica. Ammalatosi di cancro ed in condizioni di grave indigenza, si spense a Milano il 30 luglio 1930. La sua salma, inumata alla presenza di pochi amici, fu condotta al camposanto su un carro dei poveri.

Nel settembre 1968 i suoi resti sono stati riesumati e trasferiti nel cimitero monumentale suburbano di Reggio Emilia.

Gli studi verso il socialismo A seguito della lettura di alcuni testi d'impronta materialista come Forza e materia di Ludwig Büchner, le lettere fisiologiche del Jakob Moleschott sulla circolazione della vita e gli Elementi di scienza sociale di George Russell Drysdale, Prampolini abbandonò la fede, divenendo ateo e materialista, mettendo così in discussione la morale tradizionale di quel periodo.

Il suo profilo politico era ancora delineato da un liberismo conservatore tanto che partecipò alle manifestazioni studentesche monarchiche e nazionaliste per protestare contro gli esiti del Congresso di Berlino. Camillo in quegli anni trascurò gli studi dedicandosi solo a passeggiate per la città e partite di biliardo, anche se molto sporadicamente partecipò ad alcune lezioni all'Università, dove apprese le teorie darwiniane, seguì i corsi di filosofia del diritto, storia del diritto e fisica.

Il momento decisivo che influì successivamente nella sua scelta politica fu un concetto espresso da Francesco Filomusi Guelfi, il quale affermava che l'assolutezza del diritto di proprietà implicava la negazione del diritto al lavoro. I primi esami universitari ebbero un esito negativo: fu bocciato in economia politica, ulteriore tappa che gli aprì la strada verso una sua evoluzione politica. Infatti per preparare l'esame di riparazione, passò i pomeriggi estivi sui testi di economia politica di Adolphe Thiers, Marie Roch Louis Reybaud, Marco Minghetti, Gerolamo Boccardo, Emilio Nazzani. Tali studi determinarono una crisi nel suo sistema di convinzioni: non era più d'accordo con l'idea liberale-borghese che l'operaio non doveva pretendere il diritto al lavoro.

Superato l'esame di economia politica, questa volta all'università di BolognaPrampolini si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Roma nel 1877, per poi passare nel 1879 a quella di Bologna dove si laureò nel 1881 con una tesi sul diritto al lavoro contrastante con la tesi dell'assolutezza del diritto di proprietà ()., e dopo aver svolto diverse indagini sulle teorie degli economisti borghesi, che non gli diedero nessuna risposta alle domande sul diritto al lavoro, Camillo prese in esame un altro tema per confutare l'ammissibilità del diritto al lavoro: la vicenda degli opifici nazionali, gli ateliers nationaux. Nel 1848 in Francia il Governo della Repubblica aveva emanato una legge per garantire il lavoro a tutti i cittadini, tanto che i cittadini disoccupati furono occupati negli ateliers nationaux, officine nazionali e il loro stipendio venne pagato dallo Stato. Prampolini osservò che la Repubblica francese aveva proclamato i suoi decreti sul diritto al lavoro ma di fatto non li aveva osservati.

All'inizio del terzo anno di studi all'Università di Bologna, Camillo decise di intraprendere il servizio militare: fu trasferito a Foggia dove si rese conto della miseria, della povertà, e della condizione di ignoranza che regnava tra la gente del posto. Ritornato a Bologna riprese gli studi, interessandosi delle dottrine del positivismo, dando maggiore fiducia nella verità scientifica che si basava sull'osservazione dei fatti per comprendere la realtà. Studiò le teorie di Tommaso Moro, Robert Owen, Charles Fourier, Benoît Malon, Herbert Spencer.Il positivismo che Prampolini frequentò fu segnato anche da una radice materialistica su cui influivano le teorie naturalistiche dei maggiori studiosi di scienze della natura ().