I Paesi baltici, o Repubbliche baltiche o ancora Stati baltici (più raramente Estlalia), sono le tre nazioni sulla costa orientale del Mar Baltico, ovvero Estonia, Lettonia e Lituania.
Tutti e tre gli Stati sono membri della NATO, dell'Unione europea, della zona euro e dell'OCSE. Sono classificati dalla Banca mondiale come economie sviluppate e hanno redditi simili a quelli polacchi. I tre governi sono coinvolti in cooperazioni parlamentari e intergovernative, spesso su temi come la politica estera e di difesa, l'energia e i trasporti.
Etimologia
Il nome della regione geografica si deve ai Balti (da bhel che vuol dire bianco), una popolazione indoeuropea che si stabilì lungo le coste del Baltico e che parlavano una delle lingue baltiche. L'isolamento di queste popolazioni dal resto del continente per diversi secoli ha contribuito a preservare arcaicismi e tradizioni di epoca molto antica.
In epoca zarista esisteva un nome convenzionale (Приба́лтика, traslitterato Pribaltika nell'alfabeto latino) che indicava le province dell'Impero russo che si affacciavano sul Baltico. Successivamente, in epoca sovietica qualche scrittore (assai pochi invero) ha incluso nella definizione l'exclave russa dell'oblast' di Kaliningrad. Il termine Paesi baltici, infatti, è tradizionalmente adoperato senza riferimento agli altri Paesi effettivamente bagnati dallo stesso mare, quali Danimarca, Germania, Polonia, Svezia, Russia e Finlandia.
Storia
Origini Le differenze identitarie a livello linguistico e culturale tra le tre entità statali trovano la loro ragione d'essere già nell'antichità. Varie popolazioni si erano già variamente insediate nel corso del Neolitico nella Lituania, Lettonia ed Estonia. I Balti costituivano uno dei gruppi più numerosi nell'area: è stato difficile accertare storiograficamente l'origine di queste comunità, ritenute provenienti dall'Asia centrale. A insediarsi nella stessa zona geografica vi furono poi in epoche più o meno differenti pruzzi, jatvingi, scalovi, curi, seloni, semigalli, galindi, letgalli, lettoni, livoni, lituani. La prima citazione scritta su questi popoli è di Tacito nel suo Germania dove tra l’altro descrive la "via dell'ambra", via commerciale che univa l'Impero romano alle popolazioni baltiche (ne sono prova i numerosi ritrovamenti di monete romane).
Mentre l'Europa occidentale fu luogo di un periodo di profonde trasformazioni a seguito delle invasioni barbariche, più stabile fu la situazione nei Paesi baltici, in cui le diverse popolazioni, piuttosto che costituirsi assieme, preferirono conservare la propria conformazione tribale.
A interessarsi alle vicende relative ai baltici, furono i tedeschi del Sacro Romano Impero intorno all'anno 1000 (annali di Quedlinburg), tentando di descrivere la quotidianità e le regioni in cui tali popolazioni si erano stabilite.
Medioevo Fu solo due secoli dopo che nel più meridionale dei tre Paesi baltici si invertì la tendenza dissociativa delle comunità a favore di una costituzione unitaria dei diversi gruppi etnici: un simile evento, realizzato dal capo lituano Mindaugas, portò alla creazione del Ducato di Lituania. Nel frattempo, le popolazioni tedesche incominciavano a spingersi sempre più verso est. Contemporaneamente al periodo delle crociate per il possesso della Terra santa, anche nei Paesi baltici cominciò a mettersi in atto il tentativo di cristianizzare quelle comunità che più di ogni altre si erano isolate dagli eventi storici che avevano riguardato il resto del continente, sulla spinta della Santa Sede.Jonathan Howard, The Crusades, BookCaps Study Guides, 2011, ISBN 978-16-10-42804-0, p. 112. Fu per questo che sulla scia di quanto già precedentemente accaduto più a sud, si procedette a costituire degli ordini religiosi cavallereschi al fine di sottomettere anche territorialmente quelle terre che più volte avevano rifiutato la conversione (pacificamente) proposta da missionari cristiani.Francis Dvornik, Gli slavi nella storia e nella civiltà europea, EDIZIONI DEDALO, 1985, ISBN 978-88-22-00504-5, p. 37.Trudy Ring; Noelle Watson; Paul Schellinger, Northern Europe, Routledge, 2013, ISBN 978-11-36-63944-9, p. 154. L'Europa nord-orientale finì per diventare luogo di feroci combattimenti che coinvolsero dapprima la Lituania e poi la Lettonia e l'Estonia per più secoli (si parla a proposito di tali conflitti di crociata livoniana).
Intorno al 1300, il quadro politico vedeva il Granducato di Lituania, che si estendeva anche in parte dei territori oggi appartenenti alla Bielorussia e alla Polonia, oltre alla Confederazione della Livonia, gestita dall'Ordine di Livonia nello Stato monastico dell'Ordine teutonico, creato al fine di riuscire a gestire da vicino popolazioni - soprattutto isolane - che spesso si ribellavano alle condizioni tributarie imposte dai tedeschi.Gunter Faure; Teresa Mensing, The Estonians; The long road to independence, Lulu.com, 2012, ISBN 978-11-05-53003-6, p. 84. La Confederazione, dapprima formata dalla sola Livonia (regione che si estendeva dal golfo di Riga all'odierno confine tra la Lettonia e la Russia) si allargò all'intera Lettonia e, successivamente, anche al Ducato di Estonia, acquisito dalla Danimarca guidata da Valdemaro IV. I cavalieri di Livonia si occuparono nel corso dei secoli XII-XIV della città di Riga, il cui possesso fu conteso per secoli tra Arcidiocesi di Riga e Ordine, e della gestione di politiche estere con il confinante Granducato di Lituania, in fase di espansione.Mati Laur, History of Estonia, Avita, 2000, ISBN 978-99-85-20324-8, p. 59. Frattanto, a est incominciavano ad assumere un proprio spessore nuovi soggetti, il Granducato di Mosca e l'Impero mongolo. Mentre il secondo non riuscì mai a raggiungere stabilmente la regione, il primo divenne progressivamente una spina nel fianco dello Stato monastico e del Granducato.
Il periodo di maggiore apice della Confederazione fu nel XV secolo, quando l'Ordine di Livonia riuscì a raggiungere l'indipendenza dall'Ordine teutonico, entrato in una crisi irreversibile dopo la battaglia di Grunwald (1410).Anita J. Prazmowska, A History of Poland, Macmillan International Higher Education, 2011, ISBN 978-02-30-34537-9. I conflitti che travolsero la regione della Lettonia e dell'Estonia con i russi nella guerra russo-livoniana (1480-1481), continuarono a rendere instabile la situazione politica.
Età moderna Mentre nel frattempo il Granducato accresceva la propria potenza (tanto da divenire nel XV-XVI secolo lo Stato più grande d'Europa),IUCN East European Programme, Environmental status reports Estonia Latvia Lithuania (vol. 5), IUCN, 1991, ISBN 978-28-31-70161-5. la Confederazione entrò in un lento declino che culminò con la dissoluzione dell'Ordine di Livonia a seguito della conversione al luteranesimo del Gran maestro Gottardo Kettler.Rough Guides, Estonia, Latvia & Lithuania, RG UK, 2011, ISBN 978-18-48-36919-1, p. 194. La Lettonia e parte della Lituania divennero parte del Ducato di Curlandia e Semigallia, mentre l'Estonia fu subito assoggettata all'Impero russo. Tale espansione per opera dei russi procedette e portò alla conquista della Lettonia nel corso del 1600. Sempre nello stesso secolo, l'Impero Svedese detenne il possesso di gran parte della regione baltica e delle coste sul mare omonimo per cento anni, fino alla Grande guerra del Nord (1700-1721).Derek Mckay; H.M. Scott, The Rise of the Great Powers 1648 - 1815, Routledge, 2014, ISBN 978-13-17-87284-9, p. 10.
Il Granducato di Lituania si fuse con il Regno di Polonia nel 1569, continuando a esistere fino al 1795, anno di costituzione della Confederazione polacco-lituana.Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania (ed. 2), Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p. 119.
1700-1800 Lettonia e Estonia entrarono a far parte dell'Impero russo come governatorati del Baltico fino al 1917.Giovanna Motta, Il Baltico: Un mare interno nella storia di lungo periodo, Edizioni Nuova Cultura, 2013, ISBN 978-88-68-12158-7, p.37. Nel corso del 1800, in diverse fette dei tre Paesi si seguì quanto accaduto altrove del continente, ovvero i moti rivoluzionari,Sebbene i russi dovettero soprattutto contrastare i polacchi, molto attivi in quel periodo storico: Bernd Henningsen; Tobias Etzold; Krister Hanne, The Baltic Sea Region: A Comprehensive Guide, BWV Verlag, 2017, ISBN 978-38-30-51727-6, p. 78. che contribuirono a creare un sentimento patriottico nelle popolazioni locali. Tale processo fece leva sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura. Mosca cercò di reprimere tali movimenti anche con misure dalla portata significativa (si pensi al bando della stampa lituana).Daniel C. Hallinn; Paolo Mancini, Comparing Media Systems Beyond the Western World, Cambridge University Press, 2011, ISBN 978-11-39-50516-1, pp. 54-55.
XX secolo
Parte del territorio dei Paesi baltici, durante la prima guerra mondiale fra il 1917 e il 1918, venne invasa dall'Impero tedesco con l'occupazione tedesca delle province baltiche.Giovanna Motta, Il Baltico: Un mare interno nella storia di lungo periodo, Edizioni Nuova Cultura, 2013, ISBN 978-88-68-12158-7, p.82.“Saranno in futuro deplorevoli durante l'occupazione nazista episodi quali ad esempio il c.d. Olocausto lituano.” Andrew Nagorski, Sulle tracce dei criminali nazisti, Newton Compton Editori, 2017, ISBN 978-88-22-70484-9. In seguito alla Rivoluzione russa e alle vicende della prima guerra mondiale, i tre Stati ottennero l'indipendenza nel 1918 insieme al vicino Granducato di Finlandia.Due dei tre Stati rientrarono nell'Ober Ost: a questo seguì la brevissima parentesi del Ducato Baltico Unito, Regno di Lituania, Ducato di Curlandia e Semigallia.
Dal 1940 le Repubbliche baltiche vennero occupate dall'Unione Sovietica; gli Stati Uniti d'America, con la dichiarazione di Welles (23 luglio 1941), notificarono all'URSS che essi non avrebbero mai riconosciuta come legittima tale annessione. Welles annunciò pure che il governo degli Stati Uniti avrebbe continuato a riconoscere i ministri degli esteri dei Paesi Baltici come inviati di un governo sovrano. La dichiarazione rese possibile ai rappresentanti diplomatici degli Stati baltici di finanziare le loro attività in vari altri Stati e di proteggere le proprie navi. L'aver stabilito la politica di non riconoscimento consentì, dopo la guerra, a circa profughi dagli Stati baltici di evitare il rimpatrio nell'Unione Sovietica e invocare dall'estero l'indipendenza dei loro paesi.John Hiden; Vahur Made; David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, Londra, Routledge, 2008. ISBN 978-0-415-37100-1, p. 43
Nel prosieguo della seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1944 furono occupate dalla Germania nazista e dal 1944 al 1991 furono nuovamente occupate e inglobate nell'Unione Sovietica (RSS Lituana, RSS Lettone, RSS Estone), che represse ogni ulteriore tentativo indipendentista, fino alla caduta della stessa Unione Sovietica nel 1991, quando infine riuscirono a dichiararsi nuovamente repubbliche indipendenti, restaurando l'indipendenza sottratta, con pieno riconoscimento a livello internazionale.Giuseppe Lauricella, La struttura parlamentare dalla caduta del Muro all'Unione Europea, Giuffrè Editore, 2007, ISBN 978-88-14-12175-3, p. 30.
XXI secolo