Tra le figure politiche più eminenti della storia politico-sociale degli anni Venti del '900, pur a dispetto della breve vita, fu creatore e direttore delle riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti, oltre a fondare l'omonima casa editrice, dando importanti contributi alla vita politica e culturale, prima che le sue condizioni di salute si aggravassero provocando dunque la morte prematura a nemmeno 25 anni di età, durante l'esilio francese.
Biografia
Pietro, il suo nome anagrafico, nacque a Torino il 19 giugno del 1901, figlio unico di Giovanni Battista Gobetti, di professione commerciante, e di Angela Canuto, una «piccola donna bruna e tonda, gentile e modesta, capace tuttavia non solo di grande abnegazione per il figlio unico che adorava, ma anche di strenuo lavoro e di sagace giudizio».M. Brosio, Riflessioni su Piero Gobetti, 1974, p. 13. I suoi genitori, originari entrambi di Andezeno (in provincia di Torino), avevano aperto nel capoluogo piemontese una drogheria nella centrale via XX Settembre: «Mio padre e mia madre avevano un piccolo commercio. Lavoravano diciotto ore al giorno. Il mio avvenire era il loro pensiero dominante […] L'impegno del loro lavoro era di arricchire […] permettersi e permettermi una vita dignitosa. In quanto a me pensavano di dovermi dare unistruzione, quella che essi non avevano potuto avere».P. Gobetti, L'editore ideale, 1966, pp. 25-26.
Dopo gli studi elementari presso la scuola Giacinto Pacchiotti, s'iscrive al ginnasio Cesare Balbo: scriverà di sé di quegli anni, in terza persona, che «gli pesava un'amarezza, uno sconforto, che nei ragazzi di dodici anni segnano inquietudini fruttuose. Si vedeva troppo poco stimato, troppo solo, troppo malsicuro del domani. Aveva dei dubbi strani sulle sue stesse attitudini […] Un'adolescenza che s'ispirava a motivi così integrali doveva dargli una tragica forza».P. Gobetti, L'editore ideale, cit., pp. 37-38.
Trasferitosi poi, nel 1916, presso il Liceo classico Vincenzo Gioberti, dove conosce Ada Prospero, sua futura moglie, ha per professore d'italiano Umberto Cosmo e per insegnante di filosofia Balbino Giuliano, un gentiliano che collabora alla rivista L'Unità di Gaetano Salvemini. Questi gli ispira quei sentimenti di patriottismo e di interventismo democratico che sono propri del Salvemini, spingendolo ad anticipare di un anno l'esame di maturità, superato nell'estate del 1918, per poter così andare, libero da impegni, volontario nella prima guerra mondiale.
La guerra è ormai conclusa quando Piero, a ottobre, s'iscrive presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Torino, la stessa che egli aveva già frequentato, ancora liceale, per seguirvi alcuni corsi di suo interesse: letteratura, arte, filosofia. Tra i suoi insegnanti vi sono Luigi Einaudi, da cui «rafforza il suo primitivo, spontaneo antistatalismo, in cui s'incontrano liberalismo, liberismo e quello stesso libertarismo che gli è congeniale»,N. Bobbio, Italia fedele. Il mondo di Gobetti, 1986, p. 15. Luigi Farinelli, Gaetano Mosca, Giuseppe Prato, Francesco Ruffini e Gioele Solari, con il quale nel giugno del 1922 sosterrà la tesi di laurea, ottenuta a pieni voti, su La filosofia politica di Vittorio Alfieri.
Non solo: a settembre aveva scritto all'amica Ada di aver «deciso di fondare un periodico studentesco di cultura che s'occuperà di arte, letteratura, filosofia, questioni sociali […] è fatto di soli giovani […] si tratta di opera di intensificazione di cultura e di azione […] e tutti i giovani devono aiutarla».Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, 1991, l. 40. E così, il 1º novembre del 1918, esce il primo numero del quindicinale Energie Nove, nel quale scrive di voler «portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura di oggi […] non c'è mai momento inopportuno per lavorare seriamente».
Ispirata alle idee liberali di Einaudi, è vicina allUnità di Salvemini, del quale riporta, nel secondo numero, l'aspra critica alla classe dirigente italiana: «L'Italia ha vinto. Ma se avesse avuto una classe dirigente meno incolta, più consapevole delle sue tradizioni e dei suoi doveri, meno avida moralmente, l'Italia avrebbe vinto assai prima e assai meglio […] È finita o sta per finire una guerra. Ne comincia un'altra. Più lunga, più aspra, più spietata». L'altra «guerra più lunga e spietata» è quella della riforma del Paese, una riforma che dev'essere, nelle intenzioni di Gobetti, innanzi tutto culturale e morale, e per la quale occorre «serietà e intensità al lavoro» secondo i motivi di quell'«idealismo militante che ha animato La Voce»P. Gobetti, Energie Nove, n. 2. di Giuseppe Prezzolini, altro nume ispiratore del giovanissimo Gobetti.
La Lega democratica
Nell'aprile del 1919, Gobetti sospende la pubblicazione della rivista per poter partecipare, a Firenze, al I Congresso degli Unitari, i sostenitori della rivista di Salvemini, della quale egli è fondatore e rappresentante del Gruppo torinese. Può così conoscere di persona l'intellettuale pugliese e ne è entusiasta: «Salvemini è un genio. Me lo immaginavo proprio così. L'uomo che sviscera le questioni, che la fa smettere agli importuni e ti presenta tutte le soluzioni in due minuti, definitive […] Un'altra persona di cui sono entusiasta è Prezzolini, franco, semplice, pratico. Editore propriamente come lo pensavo io. L'editore più intelligente d'Italia».Lettera ad Ada Prospero, 17 aprile 1919, in Nella tua breve esistenza, cit., l. 31. A seguito del Congresso, gli Unitari fondano la Lega democratica per il rinnovamento della politica nazionale, una formazione politica che non riuscirà nemmeno a presentarsi alle elezioni e avrà vita breve. Alle elezioni politiche dell'anno seguente, Salvemini si candiderà – con successo – in una formazione di ex combattenti.
Salvemini deve aver compreso le qualità di Gobetti se arriva a offrirgli la direzione de L'Unità, una proposta che il giovane torinese, però, lascia cadere. Non si sente pronto per tanto impegno, come scrive nel suo diario, il 23 agosto: «Com'è vasta la cultura che devo conquistare! E non basta conquistare il vecchio. Sono giovane e devo anche produrre, creare quel po' che si può creare. […] Ho tutta la vita davanti per sedermi in campagna, davanti al camino, a mangiare pane e noci. Ho una responsabilità. Devo espormi in prima persona. Perciò faccio la rivista. […] Voglio impormi nel lavoro»Diario, Piero Gobetti.. E s'impone un piano di studi: «Gentile, ciò che non conosco ancora, rileggerò Croce […] avvierò lo studio del Marxismo: per ora non mi preme. Basta che mi formi un'idea generale di Marx e della critica marxista (Sorel, Labriola, ecc.). D'altra parte studio il bolscevismo, minutamente».L'editore ideale, cit., p. 48. Un suo grande ispiratore fu certamente il politico socialista francese Jean Jaurès.Carlo Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di Piero Gobetti», II, 1960.
Queste note sembrano riflettere anche la polemica che, appena riprese le pubblicazioni il 5 maggio, Energie Nove aveva avuto con L'Ordine Nuovo – al tempo sprezzantemente definito dallo stesso Gobetti un «giornaletto torinese di propaganda» – di Togliatti, che aveva accusato Gobetti di idealismo astratto, e di Gramsci, che aveva definito velleitaria la Lega democratica, un «ricettario per cucinare la lepre alla cacciatora senza la lepre».P. Togliatti, I parassiti della cultura, in «L'Ordine Nuovo», I, 2; A. Gramsci, Contributi a una nuova dottrina dello Stato e del colpo di Stato, in «L'Ordine Nuovo», I, 5. Ora in Gobetti vi è il segno di un'inquietudine nuova, provocatagli dall'esperienza della Rivoluzione russa e dallo sviluppo del movimento operaio, molto attivo a Torino. Pubblica due numeri unici sul socialismo, conosce personalmente Gramsci, stimandolo e venendone apprezzato, del quale pubblica un articolo, studia il russo con la fidanzata Ada – insieme traducono Il figlio dell'uomo di Leonid Andreev, pubblicato dall'editore Sonzogno – e a settembre scrive, criticando la politica sviluppata da D'Annunzio in forma di retorica, che «la politica oggi deve essere realizzata come forma di educazione. La simpatia che io provo per e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore».Nella tua breve esistenza, cit., l. 162
Sebbene restio a sposarla (emblematica fu la risposta «Grazie, non fumo…»)., nella considerazione del rapporto con la fidanzata si rivela anche la sua profonda maturità e serietà morale: «Ho dovuto rifarmi un senso morale, un senso della vita forte a sedici anni, in gran parte a diciassette, e siccome me lo son fatto pensando a lei, gliene sarò grato sempre. Una fanciulla come io la sognavo sola poteva darmi un senso immediato di elevazione. Ho creduto in lei e la amo tanto perché mi fa credere ancora adesso».L'editore ideale, cit., p. 51.
Il 12 febbraio del 1920, la rivista Energie Nove cessa le pubblicazioni: «Sentivo bisogno di maggiore raccoglimento e pensavo una elaborazione politica assolutamente nuova, le cui linee mi apparvero di fatto nel settembre al tempo dell'occupazione delle fabbriche. Devo la mia rinnovazione dell'esperienza salveminiana al movimento dei comunisti torinesi da una parte (vivi di un concreto spirito marxista) e dall'altra agli studi sul Risorgimento e sulla rivoluzione russa che ero venuto compiendo in quel tempo»,P. Gobetti, Rivoluzione liberale, 18 gennaio 1923. e in giugno si consuma anche il distacco con la Lega democratica degli amici di Salvemini. Continua le traduzioni dal russo e intraprende quelle dal francese dei modernisti cattolici Blondel e Laberthonnière – lo studio sulla filosofia di quest'ultimo gli è suggerito dal suo professore Gioele Solari – e cerca di rintracciare le radici del Risorgimento italiano studiando la cultura piemontese del Sette-Ottocento.
Il movimento operaio
Quando, ai primi di settembre, la FIAT e le altre maggiori fabbriche torinesi sono occupate dagli operai, Gobetti scrive: «Qui siamo in piena rivoluzione. Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che realmente costruiscono un mondo nuovo […] il mio posto sarebbe necessariamente dalla parte che ha più religiosità e volontà di sacrificio. La rivoluzione si pone oggi in tutto il suo carattere religioso […] Si tratta di un vero e proprio grande tentativo di realizzare non il collettivismo ma una organizzazione del lavoro in cui gli operai o almeno i migliori di essi siano quel che sono oggi gli industriali».Nella tua breve esistenza, cit., l. 375-376. Si tratta, a suo avviso, di una rivoluzione che se non rinnoverà gli uomini, e perciò neanche la nazione, potrà almeno rinnovare lo Stato, creando una nuova classe dirigente: «Si può rinnovare lo Stato solo se la nazione ha in sé certe energie (come ora appunto accade) che improvvisamente da oscure si fanno chiare e acquistano possibilità e volontà di espansione».Ivi, l. 385.
La presa di distanza dall'azione politica di Salvemini – la sua ammirazione personale nei suoi confronti resterà comunque intatta – è ora piena: gli rimprovera, come scriverà pochi anni dopo, di intendere l'azione politica unicamente come «una questione di morale e di educazione»: il suo «moralismo solenne, mentre costituisce il suo più intimo fascino, appare il segreto delle sue debolezze […] La sua concezione razionalista si risolve in un'azione di illuminismo e di propagandismo, che può riuscire utile a una società di cultura, non a un partito».P. Gobetti, La Rivoluzione liberale, in «Scritti politici», 1960, pp. 988-989.