Santeramo in Colle (Sandèr’m, nel dialetto locale, fino al 1863 chiamata Santeramo) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Fa parte del parco nazionale dell'Alta Murgia e ha fatto parte della comunità montana della Murgia Barese Sud-Est.

Geografia fisica Per altitudine, Santeramo in Colle è il comune più alto della città metropolitana di Bari.

L'agro presenta i tipici tratti geomorfologici del territorio carsico: un substrato calcareo, con affioramenti rocciosi e presenza di lame (Lamalunga, Lamadavruscio, Lamadispina, Lamasinara, Lamadilupo), jazzi (Iazzitello, Iazzo vecchio, Iazzo Sava, Iazzo De Laurentiis, Iazzo De Luca), doline e inghiottitoi, corti (Corte Finocchio, Curtocarosino, Curtolevacche, Curtopasso, Curtolafica), parchi (Parco Giovanni, Parco Lanzano, Parconuovo, Parco del Trullo, Parco Sava, Parco Caldara), laghi (Lago Travato, Lagolupino, Lagolaguardia, Lagopalumbo, Lacometana), monti (Montefungale, Montefreddo), pozzi (Pozzo Leone, Pozzopoveriello), fontane (Fontana di tavola, Fontanarosa).

Morfologia L'articolazione morfologica e vegetativa permette di individuare tre zone distinte: il bosco, le Murge e le Matine.

Boschi La zona boscosa del territorio è la zona situata in direzione Bari, così chiamata perché anticamente vedeva la presenza di vaste estensioni di querceti, oggi quasi del tutto estinti, che hanno lasciato il posto a terreni coltivati ed aree fortemente antropizzate. Inoltre su via Alessandriello si trova il bosco Denora, mentre sulla via per Matera vi è il bosco della Parata.

Le Murge Le Murge sono l'elemento che caratterizza maggiormente il territorio di Santeramo e sono formate prevalentemente da rocce di natura calcarea, che lo attraversano da Sud a Nord dal Serrone a Murgia Sgolgore. Particolari sono le Quite, sulla via Alessandriello, caratterizzate da una maglia ordinata di muri a secco (i parate), trulletti (i casédde) e specchie.

Le Matine Le Matine, in direzione Matera, sono rappresentate da una vasta pianura, un tempo paludosa, che costituisce la zona fertile del territorio santermano e sono caratterizzate da estese coltivazioni di cereali e dalla presenza di numerosi insediamenti rurali.

Le grotte

Il territorio è caratterizzato da numerose cavità carsiche che creano una fitta rete di cunicoli sotterranei.

Clima Il clima di Santeramo è clima temperato continentale, a causa dell'altitudine e della lontananza dal mare.

La temperatura in inverno si aggira intorno ai +4 °C, mentre in estate oscilla intorno ai +21 °C con un'elevata percentuale di umidità.

Le precipitazioni annuali si attestano attorno ai 600 mm. Nei periodi invernali frequentemente cade la neve, specialmente in presenza di aria fredda di origine balcanica, con accumuli a volte anche notevoli.

Nei mesi invernali è frequente la nebbia, soprattutto in condizioni anticicloniche o con correnti umide meridionali, provenienti dal Mar Ionio.

Classificazione climatica di Santeramo in Colle: Zona climatica D; Gradi giorno 1884.

Origini del Toponimo

Toponomastica e interpretazioni preistoriche

Nel 2025 il linguista Guido Borghi, nel saggio Santeramo e dintorni – un’alternativa preistorica, pubblicato su L’Idomeneo, ha proposto una rilettura di alcuni toponimi del territorio di Santeramo in Colle alla luce della linguistica storica indoeuropea. Lo studio considera Santeramo stesso, insieme ad altri toponimi e microtoponimi locali, come possibile conservazione di una più antica stratificazione linguistica, anteriore alla formazione della toponomastica medievale. Per Santèramo Borghi propone due possibili ricostruzioni di età protoindoeuropea, rispettivamente *Sŏm-tŭ-h₁ĕrǝ-mŏ-s e *H₁s-ŏ-nt-ŏ-h₁ĕrǝ-mŏ-s, interpretate in rapporto al significato di «mite e tranquillo» e «molto tranquillo». La proposta mette quindi in discussione l'assunzione che il nome moderno debba essere necessariamente ricondotto alla semplice agionimizzazione medievale di Sant'Erasmo, pur richiedendo ulteriori verifiche comparative.

Lo stesso studio prende in esame numerosi altri toponimi del territorio, tra cui Parata, Travato, Lupino/Lupito, Ramo e Lacumetano, proponendone, con diversi gradi di probabilità, possibili spiegazioni attraverso antiche formazioni indoeuropee e la successiva evoluzione linguistica regionale. L'autore presenta tali ricostruzioni come un'alternativa preistorica alla tradizionale interpretazione dei toponimi, nell'ambito di una più ampia ricerca sulla stratificazione linguistica della Puglia antica.

Fonte: Guido Borghi, Santeramo e dintorni – un'alternativa preistorica, L'Idomeneo, n. 38, 2025, pp. 9–38, DOI: 10.1285/i20380313v37p9.

Il toponimo Santeramo

ha origini medievali (?)

Altre ipotesi sono state avanzate sul nome cittadino, tra le quali vi è una che sostiene possa far riferimento ad un luogo di culto: Santo Luogo dell'Eremo, con la presenza di annesso monastero, costruito dopo l'XI secolo,Luogo indicato in Cartografie Rinascimentali di Egnazio Danti a cui fu probabilmente premesso l'aggettivo di "Santo". Il primo documento, a conferma di questa ipotesi, che fa cenno al toponimo "Ad Sanctum Eramum" (Santo Eramo / Eramo Santo) compare per la prima volta in un documento “privilegio di Costanza”, conservato, in originale, nel Tabulario di Santa Maria la Nova, ed è datato Palermo 1196 dicembre, XVI Ind. Ad Castrum Sancti Herasmi riferito, probabilmente, al ruolo svolto dal culto micaelico nel territorio. L’eremo appunto di Sant’Angelo.

Un'altra, invece, sostiene il richiamo al martire erasmiano, ipotesi sostenuta anche da molti studiosi in loco. Dell'attuale toponimo vi sono riferimenti cartacei a partire dal XII secolo (vi è una charta datata al 1180).Sull'Antica Lupatia, Auro Pampaloni, Vito Zullo; Dalla capanna alla casa, Dinamiche di trasformazione nell'Italia sud-orientale VIII - V sec. a.C., Alessandra Liseno Già diffuso da prima dell'XI secolo doveva essere anche il culto a Sant'Efrem.

Storia

Origine del toponimo Lupatia

Facendo un sommario degli studi relativi all’etimo del poleonimo, troviamo:

Lupatia (lib/lub) - Λιβαδιον valle) - G. Colella (lub-) - Radice etrusca lup- (che riguarda la morte) - G. Alessio, S. Bekakos (lib-) - Acqua stagnante G. Alessio (più recente) Aliba (lib-) - Luogo di culto dell’acqua e dei defunti S. Bekakos

Storia

Preistoria La frequentazione umana assidua nel territorio santermano è testimoniata sin dal Neolitico, dato il rinvenimento di molti elementi appartenenti a questa fase storica, nello specifico nella zona nota come Le Matine, situata a sud dell'attuale centro cittadino e caratterizzata dal suolo pianeggiante, dapprima paludosa alla fine della seconda fase sub-boreale e successivamente boscosa nel Neolitico, dovuta ad una probabile bonifica in epoca romana. Un ritrovamento esemplare riguarda un'epigrafe ritrovata in un orto appartenente ad Antonio di Santo,S. Eramo intèr Gioiam et Altamuram rep. c. a. 1867 in macerie hortorum Antonii di Santo, Corpus Inscriptionum Latinarum, XII. Genusia, Theodor Mommsen che riporta il nome del defunto -ELASIV- (classificato successivamente (v)/(c)-ELASIV-(s)), e collocata dal Mommsen tra il territorio santermano e gioiese.

Protostoria Sulla base di alcuni studi, è emerso che la conformazione dell'attuale cittadino ricalca quasi perfettamente l'insediamento originario, posto in prossimità di un lago di modeste dimensioni. Successivi sopralluoghi avvenuti negli anni ottanta, effettuati dalla Soprintendenza Archeologica di Taranto, hanno messo in luce due insediamenti, databili in un periodo tra il IX e il IV secolo a.C.. Tuttavia dice la relazione citata: «Non mancano tuttavia testimonianze sporadiche di una frequentazione del sito anche nei periodi intermedi.» Si riporta il rinvenimento di alcuni frammenti subgeometrici a decorazione bicroma e si fa riferimento anche ai vasi in ceramica apula a figure rosse provenienti da Santeramo e conservati nel museo di Bari e citati già dal Mayer.

Ellenismo La fase greca di Santeramo, caratterizzata dalla presenza di ceramica japigia e dalla persistenza di forme in impasto levigato di tradizione proto-villanoviana, trova numerosi elementi di confronto nella fase di Gravina I, datata dall'825 al 725 a.C. E, in particolare, significativi sono i numerosi e puntuali confronti con i motivi decorativi riscontrati nella ceramica geometrica di Gravina, di recente inserita dallo Yntema nella fase più antica della produzione iapigia, datata in un arco cronologico che va dal IX agli inizi dell'VIII secolo a.C. Le analogie con Gravina I non sono evidentemente casuali, se si considera la posizione dei due collocati, come i vicini centri di Altamura e Monte Sannace, nell'entroterra della Peucezia, al margine dell'altopiano murgico, etc etc.» (fonte Archeologa M. R. Depalo - 1984). Il «Borgo Antico» può essere suddiviso in area originale peuceta e area di successiva espansione «romana», probabilmente da ascriversi al periodo dalla ricostruzione presunta nel II secolo a.C. e fino ai primi secoli EV.

Lupatia

Medioevo Il periodo normanno è conosciuto dallo studio del Catalogus Baronum, così come per l'età sveva è fondamentale lo studio dello Statutum de reparatione castrorum. Quest'ultimo studio tratta un'inchiesta che Federico II avviò sulla base di modelli normanni, sulle località tenute alla riparazione delle fortezze regie.

Le domus erano particolarmente numerose in Puglia: su ottantadue strutture edilizie elencate nello Statutum de reparatione ben trentacinque erano tali, di cui la maggior parte ubicate nel giustizierato di Capitanata. In questo territorio prediletto da Federico II il loro numero (ventotto) superava quello dei castra (ventitré), mentre in Terra di Bari ne troviamo soltanto tre a fronte di tredici castra e, analogamente, in Terra d'Otranto soltanto due a fronte di tredici castra. Le domus della Capitanata erano situate ad Apricena, S. Eleuterio, Rignano Garganico, Sala, S. Chirico, Lama, Fiorentino, Guardiola, Visciglieto, Lucera (masseria), Castiglione, Foggia, Pantano-S. Lorenzo, S. Spirito di Gulfiniano, Incoronata, Salpi, S. Maria "de Mari", S. Maria "de Salina", Trinitapoli, Ponte Albanito, Orta, Ordona, Stornara, Cerignola, Celano, Salsiburgo, S. Maria "in Bircis", Girofalco; nel resto della Puglia, si trovavano a Garagnone, Gravina, Santeramo, Castellaneta, Girofalco e Montalbano; nel giustizierato di Basilicata erano ubicate a Gaudiano, S. Nicola d'Ofanto, Cisterna, Lavello, Boreano, Lagopesole, Montemarcone, Monteserico e Agromonte.

Epoca moderna Nel 1468 Santeramo fu dato in feudo ai Carafa; nel 1618 fu trasmesso ai Caracciolo, che lo ressero fino al 1806, allorché fu abolita la feudalità.

Epoca contemporanea Anche a Santeramo in Colle si sviluppò il fenomeno del brigantaggio postunitario, operavano bande di briganti santermani, dirette dal "Contino", bandito locale e altri briganti forestieri come Carmine Crocco.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 6 settembre 1934. Stemma

Gonfalone

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa parrocchiale di Sant'Erasmo Vescovo e Martire. È detta anche chiesa madre e, davanti a un altare nelle navate laterali, vi è la tomba di mons. Jolando Nuzzi vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, in piazza Garibaldi. Chiesa parrocchiale del Sacro Cuore Chiesa parrocchiale del Santissimo Crocifisso con annesso monastero francescano Chiesa di Maria Santissima del Carmine, con annesso monastero benedettino Chiesa di Sant'Eligio vescovo Chiesa di San Giuseppe Chiesa di Maria Santissima Annunziata Chiesa di Santa Lucia vergine e martire Chiesa di San Domenico di Guzmàn Chiesa di Maria Santissima della Pietà (Addolorata) Chiesa di Maria Santissima del Rosario di Pompei (Monfortani) Chiesa di Maria Santissima di Fatima in località Jazzitiello

Architetture civili

Palazzo Colonna Palazzo Marchesale Caracciolo - Carafa (1576) Palazzo De Laurentis