Biografia Nato da nobile famiglia, giovanissimo aderì ai moti patriottici del suo tempo. L'adesione ai moti rivoluzionari da parte di un membro dell'aristocrazia era all'epoca un evento raro, dato che ormai il centro di gravità della rivoluzione si era spostato più in basso nella classe sociale. I nobili partecipavano solo per scelta individuale e solo se esponenti di famiglie minori.

Fu eletto deputato di Corleone nel 1848 e nello stesso anno nominato governatore militare del distretto corleonese.

Tornati al potere i Borbone, rimase in Sicilia e collaborò a vari tentativi insurrezionisti, finché nel 1853 fu catturato ed imprigionato, per essere poi liberato nell'agosto del 1856.

Nel novembre dello stesso anno fu al comando del tentativo di sollevazione, insieme a Salvatore Spinuzza di Cefalù. L'impresa purtroppo fallì: il moto scoppiò prima del previsto, quando Bentivegna, accortosi di essere sorvegliato dalla polizia, occupò Villafrati e Mezzojuso con una squadra di circa 300 uomini, mentre Luigi La Porta occupava Ciminna e a Cefalù gli insorti liberavano Spinuzza. Ma era mancato l'effetto sorpresa; nel giro di due o tre giorni le truppe borboniche avevano rioccupato i paesi liberati e al loro seguito la polizia iniziò una feroce repressione: il Bentivegna fu catturato il 3 dicembre e condannato a morte mediante fucilazione da un tribunale militare. Dopo l'esecuzione la condanna fu annullata, poiché in appello fu ritenuto che la competenza spettasse al tribunale ordinario. La condanna era stata comminata, inoltre, senza testimoni, senza difensori, senza le forme di un giudizio legale. Il corpo esanime del Bentivegna fu lasciato inizialmente alla mercé degli astanti e poi portato nella chiesa di Sant'Antonino e gettato senza alcun riguardo né cassa in una fossa comune. Grazie all'intervento di padre Antonio Bellina, nottetempo il cadavere fu esumato e sepolto con giusta cerimonia. Le spoglie adesso riposano, dal 1860, nella natìa Corleone, all'interno della Chiesa Madre.

Riconoscimenti La città di Corleone e la città di Palermo gli hanno dedicato una strada. Nella sua città natale è stato eretto un busto in sua memoria che si trova nella Villa Comunale, mentre a Mezzojuso si trova una targa commemorativa, la cui iscrizione fu dettata da Luigi Mercantini.

Note

Bibliografia Dizionario biografico degli italiani VIII, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1966 Alfonso Sansone, Un eroe del Risorgimento: Francesco Bentivegna da Corleone, in Marchese, Antonino G. (a cura di), Inventario corleonese, Palermo, Ila palma, 1997 Antonio Recupero, La Sicilia all'opposizione (1848-74), in M. Aymard, G. Giarrizzo (a cura di), Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità ad oggi. Vol. 5: La Sicilia, Einaudi, 1987 Ignazio Gattuso, Spigolature risorgimentali, Edizioni centro culturale "Luigi Pirandello", Agrigento-Palermo, 1979 Alfonso Sansone, Cospirazioni e rivolte di Francesco Bentivegna e compagni .Palermo, tipografia del "Giornale di Sicilia", 1891. (OCLC 24682582) Franco Spiridone, Storia della rivolta del 1856 in Sicilia. Roma, Tipografia econ. commerciale, 1899 (OCLC 7090805)

Giuseppe Oddo, L'utopia della libertà. Francesco Bentivegna, barone popolare, Editore Krea, 2006, p. 336

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