Biografia Nacque a Santarcangelo, piccolo paese vicino a Rimini, nello Stato Pontificio. Era figlio di Lorenzo Ganganelli, medico originario di Borgo Pace, nell'ex Ducato di Urbino, e di Angela Serafina Maria Mazzi (o Macci), nobile pesarese. Venne battezzato il 2 novembre nella chiesa della parrocchia di Sant'Agata.

Rimasto orfano in tenera età, fu destinato alla vita monastica. Studiò al seminario dei gesuiti di Rimini, poi si perfezionò presso gli Scolopi di Urbino. All'età di 17 anni entrò nel noviziato del convento di Urbino dei francescani conventuali (7 aprile 1723); il 16 maggio dello stesso anno vestì l'abito nella chiesa di San Francesco a Mondaino. Il 18 maggio 1724 scelse come nome religioso Lorenzo, in memoria del padre.

Nel 1731 ottenne la licenza in teologia nello Studium francescano e il titolo di Maestro; probabilmente ricevette nello stesso anno gli Ordini sacri. Successivamente iniziò a insegnare nei seminari in varie città italiane. Nel 1740, a soli trentacinque anni, fu chiamato a Roma a dirigere il collegio di San Bonaventura. Nel 1743 pubblicò l'opera Diatriba Theologica, che dedicò a Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti. Il suo operato in qualità di reggente del collegio gli procurò la stima di papa Benedetto XIV, che lo nominò consultore dell'Inquisizione. Fondò a Roma il Collegio di Sant'Antonio presso la chiesa di Sant'Efrem, per la formazione dei missionari dell'Ordine dei frati minori conventuali, cui apparteneva.

Nel 1748 avviò un rapporto epistolare con Ludovico Antonio Muratori, uno dei massimi eruditi dell'epoca. Per due volte, nel 1753 e nel 1756, fu proposto come Generale dell'Ordine: entrambe le volte declinòJohn N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 714. Papa Clemente XIII, successore di Benedetto XIV, gli concesse la porpora cardinalizia, ma i rapporti tra i due si congelarono presto in quanto il Ganganelli non approvò la politica anti-francese del pontefice. La sua influenza presso la Curia romana cessò e, negli anni seguenti, il cardinale condusse una vita ritirata. Per quasi dieci anni (1759-69) abitò in un convento dei francescani conventuali dell'Urbe.

Cronologia degli incarichi 1740: è rettore del collegio di San Bonifacio; 1741: è definitore generale (definitor generalis) dei francescani conventuali; 1746: è consultore della Santa Inquisizione e poi coadiutore di padre Innocenzo Balestracci nella medesima congregazioneGiuseppe de Novaes, Elementi della storia de' sommi pontefici, Roma 1822, III edizione, vol. XV.; 24 settembre 1759: è nominato cardinale presbitero da Clemente XIII; 19 novembre 1759: assume il titolo di San Lorenzo in Panisperna; 29 marzo 1762: opta per il titolo dei Santi XII Apostoli; 19 maggio 1769: viene eletto romano pontefice.

Il Conclave del 1769

Il conclave si tenne dal 15 febbraio al 19 maggio 1769 nel Palazzo Apostolico; vi parteciparono 57 cardinali. Fu il più contrastato degli ultimi due secoli. Il casato dei Borbone, che sedeva sui troni di Francia, Spagna, Napoli e Parma, voleva che, qualunque pontefice fosse eletto, decidesse la soppressione dei gesuiti. L'ambasciatore francese a Roma, Joseph-Henri Bouchard d'Esparbez de Lussan, e il suo omologo spagnolo, Tomás Azpuru, cercarono d'influenzare il più possibile in questo senso gli orientamenti dei cardinali. Inizialmente, i regnanti della famiglia dei Borbone pretendevano addirittura che i candidati s'impegnassero in maniera vincolante a sopprimerlaJohn N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 713.

In marzo giunsero a Roma in visita ufficiale l'imperatore Giuseppe II d'Asburgo-Lorena e il fratello Leopoldo I di Toscana (suo successore al trono), che visitarono i cardinali e conferirono con loro. Contro ogni intromissione di matrice politica, il gruppo dei cardinali “zelanti” rivendicò il primato dello Spirito Santo nella scelta del futuro pontefice. Ma la politica era presente anche all'interno del collegio cardinalizio: il francese François-Joachim de Pierre de Bernis e il napoletano Domenico Orsini svolsero un ruolo attivo nello spingere i membri del Sacro collegio a scegliere un uomo a loro gradito.

Nella fase finale del conclave era in vantaggio Marcantonio Colonna; Ganganelli divenne il secondo più votato il 14 maggio e si mantenne tra i primi tre nei giorni successivi, fino a raggiungere il quorum il 18 maggio. Dopo ben tre mesi e 179 votazioni, il 19 maggio 1769 la scelta cadde su Ganganelli, non tanto perché nemico dichiarato dei gesuiti, quanto perché era il meno inviso alle varie fazioni contrapposte. Ganganelli, non essendo vescovo, venne consacrato il 28 maggio successivoClaudio Rendina, I papi, p. 739 dal cardinale Federico Marcello della Rovere, cardinale-vescovo di Porto e Santa Rufina, coadiuvato da Giovanni Francesco Albani, cardinale-vescovo di Sabina, e da Enrico Benedetto Stuart, duca di York e cardinale-vescovo di Frascati. Fu incoronato romano pontefice il 4 giugno dal cardinale Alessandro Albani. Come nome pontificale scelse quello del suo predecessore. Fu l'ultimo papa proveniente dall'Ordine francescano, nonché l'ultimo a chiamarsi Clemente.

Il pontificato

Relazioni con le istituzioni della Chiesa Compagnia di Gesù

Il pontificato di papa Clemente XIV si svolse in un periodo in cui la maggior parte dei regnanti cattolici cercava di vietare l'attività della Compagnia di Gesù. Il papa non era personalmente favorevole allo scioglimento della Compagnia ed era inizialmente indeciso.

Il cardinale francese François-Joachim de Pierre de Bernis si fece latore delle richieste, in questo senso, dei re di Francia e Spagna. Già il 22 luglio 1769 Clemente XIV, eletto da appena due mesi, ricevette la richiesta di affrontare la questione. Il papa scrisse al re di Francia il 1º ottobre e successivamente (il 30 novembre) al re di Spagna, promettendo che non avrebbe lasciato la questione irrisolta.

Inizialmente aveva pensato di riformare radicalmente la Compagnia, per esempio vietando ai gesuiti di accogliere novizi e stabilendo che i seminari guidati dai gesuiti passassero sotto l'autorità del vescovo locale (il primo che subì questa decisione fu il seminario di Frascati).

Ma evidentemente ciò non fu sufficiente. Nel 1772 l'ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede comunicò che il suo re stava pensando di nazionalizzare le congregazioni religiose presenti sul territorio ispanico. Allo stesso tempo propose questo scambio: la restituzione di Avignone e di Benevento alla Chiesa in cambio della soppressione della Compagnia.

Nel 1773 si diffuse in tutta Europa la voce che Francia e Spagna stessero progettando l'invasione congiunta dello Stato Pontificio. L'arciduchessa d'Austria, Maria Teresa, espresse ufficialmente la propria neutralità. Mancando il sostegno dell'Austria, al papa non rimase che adempiere alla richiesta dei re borbonici. Dopo aver resistito per ben quattro anni, il 21 luglio 1773 emise la bolla (scritta l'8 giugno) Dominus ac Redemptor con cui dispose lo scioglimento della Compagnia di GesùPapa Pio VII ripristinerà la Compagnia nel 1814..

La soppressione della Compagnia fu celebrata dalle classi dominanti come una vittoria della ragione. In realtà fu una vittoria dell'illuminismo e dell'assolutismo sul papato. I gesuiti accettarono la decisione del pontefice senza opposizione alcuna. Su pressione delle Corti borboniche, il generale dei gesuiti, Lorenzo Ricci, fu arrestato e imprigionato in Castel Sant'AngeloMorì nel 1775 prima che terminasse il processo a suo carico.Claudio Rendina, I papi, p. 741.

Cessava di esistere all'interno della Chiesa cattolica un ordine molto influente nei centri decisionali europei e caratterizzato da un rigido riserbo nella vita pubblica, tanto nelle corti monarchiche quanto in quella pontificia.

Chiese di rito orientale Nel 1770 fu riorganizzata la gerarchia cattolica in Rutenia (regione a oriente della Galizia); Nel 1771 il pontefice riconobbe la professione di fede cattolica del Patriarca della Chiesa d'Oriente Eliyya XII e lo accolse nella comunione cattolicaGiuseppe de Moraes, op. cit.; Nel 1772 approvò definitivamente le costituzioni dell'Ordine basiliano di San Giovanni Battista (la prima approvazione si era avuta nel 1757 per opera di Benedetto XIV).

Ordini religiosi e congregazioni Il 16 novembre 1769 Clemente XIV riconobbe solennementePrima di lui papa Benedetto XIV aveva approvato la congregazione il 18 aprile 1746. la Congregazione della Passione di Gesù Cristo (i cui membri sono detti “passionisti”), fondata nel 1720 da Paolo della Croce. Nel 1773 affidò loro la cura della chiesa e convento dei Santi Giovanni e Paolo al Celio; Il 21 febbraio del 1772 Clemente XIV approvò il Reale e Distinto Ordine di Carlo III, re di Spagna. Il pontefice concesse all'Ordine gli stessi privilegi degli Ordini religiosi cavallereschi.

Principali documenti del pontificato Il 21 settembre 1769 pubblicò l'enciclica Decet Quam Maxime che conteneva informazioni sulla corruzione dei chierici, alcune sue disposizioni per rimediarvi e altre note riguardanti l'amministrazione delle parrocchie; Il 12 dicembre 1769 il pontefice pubblicò due encicliche: Cum Summi Apostolatus, in cui avvertiva i vescovi sui pericoli rappresentati dalle nuove idee razionalistiche che si diffondevano in Europa. Inscrutabili Divinae: indizione di un Giubileo straordinario per impetrare un felice governo della Chiesa (12 dicembre 1769); Il 16 marzo 1771 emanò il breve Magna Atque; Il 21 luglio 1773 pubblicò la lettera apostolica Dominus ac Redemptor Indisse il Giubileo del 1775 (bolla Salutis nostrae auctor del 30 aprile 1774), ma morì pochi mesi prima della sua apertura.

Fonti: ;

Altri scritti Lettere ed altre opere di Clemente XIV Ganganelli, Milano, G. Silvestri, 1831 (versione digitalizzata)

Relazioni con i monarchi europei

Il pontificato di Clemente XIV fu volto al recupero dei rapporti diplomatici con le monarchie europee. Francia Dopo lo scioglimento della Compagnia di Gesù (vedi supra), il re di Francia restituì alla Santa Sede la città di Avignone e il Contado Venassino. Re Luigi XV nominò un comitato il cui compito era la secolarizzazione degli ordini religiosi, ma il Papa bloccò l'attività della commissione.

Regni di Spagna e di Napoli Clemente XIV ebbe buon gioco nell'assumere un atteggiamento conciliante verso i due regni, entrambi governati dal casato dei Borboni: sospese la pubblicazione della bolla In coena Domini, in cui si confutava la legittimità delle decisioni delle autorità civili su quelle religiose. Dopo lo scioglimento della Compagnia di Gesù (vedi supra), il re di Napoli restituì alla Santa Sede le città di Benevento e Pontecorvo.

Portogallo Clemente XIV ristabilì le relazioni diplomatiche con il Paese iberico, interrotte nel 1759 a causa delle (presunte) implicazioni dei gesuiti nel tentativo di assassinio di re Giuseppe I. Creò sei nuove diocesi e concesse la porpora cardinalizia a Paulo António de Carvalho e Mendonça, fratello del primo ministro, marchese di PombalIl Pombal premorì alla creazione; il pontefice allora designò alla porpora cardinalizia João Cosme da Cunha, arcivescovo di Évora, indicato dal primo ministro stesso, in segno d'amicizia e di considerazione..

Polonia Il pontefice salvaguardò l'unità della Chiesa polacca quando la nazione venne spartita tra le potenze vicine (1772).

Prussia Il re Federico II, volendo organizzare un efficiente sistema scolastico, invitò i gesuiti espulsi dai Paesi cattolici a stabilirsi in Prussia. Anche in Russia l'ordine non fu sciolto, anzi ne venne proibita la soppressione per non rendere precario il sistema scolastico cattolico. Le buone relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Paese tedesco culminarono nell'apertura di una chiesa cattolica a Berlino: Sant'Edvige (1773).

Inghilterra