La cultura del vaso campaniforme, nota nella letteratura inglese come Bell Beaker culture o Beaker culture e in quella tedesca Glockenbecherkultur, è un insieme riconoscibile e ricorrente di pratiche e di oggetti che si diffuse in gran parte dell'Europa occidentale e centrale e in alcune aree del Mediterraneo tra il 2600 e il 1900 a.C. circa, tra la tarda età del rame e gli inizi dell'età del bronzo; le date di inizio e di fine variano sensibilmente da regione a regione. L'elemento eponimo è il vaso a profilo sinuoso (a "S") rovesciato come una campana, di parete sottile, decorato con bande orizzontali o motivi geometrici impressi.

La ricerca attuale tende a non considerare più il campaniforme come un unico "popolo del vaso" che si sarebbe spostato attraverso l'Europa, ma come un fenomeno composito, caratterizzato da una forte variazione regionale, la cui diffusione è attribuibile a una combinazione di mobilità di gruppi anche piccoli (artigiani, commercianti), scambi a lunga distanza e adozione locale di nuovi modelli.

Origine

Le date radiocarboniche più antiche associate ai tratti campaniformi, in particolare allo stile marittimo, provengono dall'area dell'estuario del Tago, in Portogallo, attorno al XXVIII secolo a.C. La ricerca della regione d'origine ha tuttavia un interesse oggi considerato limitato, sia per la grande variazione interna del fenomeno sia per l'assenza di chiari prototipi tipologici per diverse sue componenti; gli studi più recenti descrivono il campaniforme come la sintesi di elementi di diversa provenienza, "un'idea e uno stile" che misero in collegamento regioni con tradizioni culturali differenti.

La questione dell'origine si pone su due piani distinti, che non danno la stessa risposta: quello della cultura materiale, cioè dove nasce e da dove si diffonde lo stile dei vasi, e quello biologico, cioè da dove provengono le popolazioni. Sul piano della cultura materiale, tra le ipotesi formulate nel Novecento quella di un'origine nell'Europa centrale è oggi abbandonata, mentre quelle nei Paesi Bassi o nella penisola iberica hanno a lungo conteso il primato, accanto a scenari di origine multipla. Entro questa disputa vanno distinti i modelli che pretendono di spiegare l'origine dell'intero fenomeno da quelli che ne descrivono la sola genesi locale: alla prima categoria appartiene la teoria del riflusso (Rückstrom) proposta da Edward Sangmeister negli anni sessanta, secondo cui il campaniforme sarebbe partito dal Portogallo verso nord per poi rifluire dalla Germania dopo la fusione con la ceramica cordata, ed è considerata uno dei punti più deboli della tradizione storico-culturale; resta invece sostanzialmente valida, come sequenza locale, quella proposta negli anni settanta da Lanting e van der Waals per l'area olandese (il cosiddetto Dutch Model), che fa derivare i bicchieri campaniformi di quella regione dalla locale Single Grave Culture, facies occidentale della ceramica cordata. Sul piano biologico, invece, gli studi archeogenetici collocano altrove l'origine delle dinamiche di popolamento: l'ascendenza delle steppe entra nell'Europa nord-occidentale dall'area della ceramica cordata, non dall'Iberia, dove resta a livelli bassi, e secondo le ricerche più recenti l'espansione demograficamente più incisiva, all'origine della profonda trasformazione genetica della Gran Bretagna, partì dall'area del basso Reno e della Mosa (Paesi Bassi, Belgio e Germania nord-occidentale), per fusione di popolazioni locali e gruppi di provenienza dalla cultura della ceramica cordata, più che dall'iniziale diffusione iberica.

Stile

L'espressione fu coniata in tedesco (Glockenbecher) da Paul Reinecke e tradotta in inglese (Bell Beaker) da John Abercromby nel 1904, in riferimento alla forma del vaso che ricorda una campana rovesciata. La decorazione presenta numerose varianti, ottenute con tecniche diverse (cordicella, pettine, conchiglia). Si distinguono alcuni stili internazionali principali: il tipo "marittimo", con bande riempite da impressioni a pettine o cordicella, e i tipi decorati su tutta la superficie (All Over Ornamented e la sua variante All Over Corded); seguirono in molte regioni stili locali differenziati.

Diffusione

Il fenomeno è attestato, con diversa intensità, in Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Irlanda, Paesi Bassi, Germania tra l'Elba e il Reno, lungo l'alto Danubio fino al bacino di Vienna (Austria) e all'Ungheria, oltre che in alcune aree del Maghreb e nelle isole di Sardegna e Sicilia. L'intensità degli eventi migratori e il grado di trasformazione culturale variano fortemente tra le regioni.

Penisola iberica

Nella penisola iberica il campaniforme definisce la fase finale del Calcolitico locale e si protrae nei primi secoli dell'età del bronzo. Vi si collocano alcune delle date radiocarboniche più antiche del fenomeno, con uno scarto tra il Portogallo, dove compaiono già attorno alla metà del III millennio a.C., e l'Andalusia, dove sono più tarde. Negli abitati i materiali campaniformi si trovano in genere associati alla cultura materiale calcolitica locale e compaiono spesso come "intrusione" in monumenti funerari le cui origini possono risalire a millenni precedenti, tanto che la stessa distinzione tra "siti campaniformi" e "siti con campaniforme" resta oggetto di discussione.

Francia In Francia meridionale il campaniforme si inserisce nelle culture del tardo Neolitico locale senza segnare necessariamente una rottura netta. Secondo Jessie Cauliez la sua diffusione nel sud-est è accompagnata da cambiamenti contenuti nelle strutture sociali, mentre le trasformazioni più marcate sono individuate in una fase precedente, in connessione con influenze italiane; viene così proposto uno scenario di coesistenza e di reciproca acculturazione con i gruppi autoctoni, alternativo ai modelli di pura colonizzazione. Prima della piena affermazione del campaniforme erano già attive reti di scambio a lunga distanza, in particolare la circolazione dei pugnali in selce del Grand-Pressigny tra il 2800 e il 2400 a.C. circa, che si interruppe con lo sviluppo del fenomeno campaniforme.

Europa centrale

In Europa centrale, secondo lo studio sistematico delle datazioni radiocarboniche di Johannes Müller e Samuel van Willigen, il campaniforme prende avvio attorno al 2500 a.C. In quest'area coesistono a lungo la cultura della ceramica cordata e il gruppo orientale del campaniforme, e in parte dell'Europa centrale e orientale, fino alla Polonia, si osserva una sequenza dalla ceramica cordata al campaniforme. Gli insediamenti, ben documentati nella Germania meridionale, in Moravia e nell'area del gruppo di Csepel in Ungheria, attestano un'economia agropastorale e una certa stabilità abitativa. Proprio nei siti campaniformi dell'isola di Csepel, presso Budapest (circa 2400-2200 a.C.), il cavallo fu sfruttato in modo intenso, fino al 45-60% della fauna; si tratterebbe però in larga parte di popolazioni equine locali, poiché secondo Anthony, Trautmann e Heyd la stirpe del cavallo domestico moderno raggiunse il bacino dei Carpazi solo dopo il 2200-2100 a.C. L'analisi statistica dei mutamenti stilistici della ceramica, condotta da Müller, Hinz e Ullrich sul gruppo del Reno-Meno-Neckar, ha individuato tre fasi di sviluppo tra il 2600 e il 2000 a.C., con cicli regolari di circa 150-200 anni interpretati come una forma di "memoria sociale" di società senza scrittura.

Britannia e Irlanda

Nelle isole britanniche il campaniforme compare attorno al 2500-2450 a.C., con la diffusione delle sepolture individuali, e vi resta in uso fino agli inizi del II millennio a.C. A differenza delle regioni mediterranee, dove la metallurgia precede il campaniforme, in Britannia e in Irlanda la lavorazione del metallo è considerata un fattore chiave della sua espansione: le più antiche miniere di rame dell'Irlanda, a Ross Island, sono datate al 2400-2200 a.C. e associate alla prima ceramica campaniforme. Le analisi isotopiche su sepolture ricche come quella dell'arciere di Amesbury, la cui infanzia trascorse nell'Europa continentale, hanno indotto Andrew Fitzpatrick a ipotizzare la mobilità di piccoli gruppi lungo le coste in relazione alle attività minerarie.

Scandinavia Nell'Europa settentrionale l'influenza campaniforme è più circoscritta e si concentra in alcune "isole", come la Jutland settentrionale, il Meclemburgo e la Norvegia meridionale.Nella Scandinavia meridionale la diffusione dell'ascendenza delle steppe nei primi secoli del III millennio a.C. è documentata dal DNA antico soprattutto per la cultura della Single Grave in Danimarca e per quella della Battle Axe in Svezia, facies locali della cultura della ceramica cordata, più che per il campaniforme; secondo Rune Iversen la connessa indoeuropeizzazione dell'Europa settentrionale non va intesa come un evento unico, ma come un processo articolato in più fasi. In Danimarca essa è collegata al cosiddetto periodo dei pugnali (Dagger Period), tra il 2350 e il 1800 a.C. circa, caratterizzato dalla produzione di pugnali lanceolati in selce, dall'introduzione della metallurgia e dalla comparsa delle case lunghe. Secondo Magnus Artursson la diffusione della casa lunga nella Scandinavia meridionale sarebbe il segno di nuove istituzioni sociali e politiche, alla base della successiva età del bronzo nordica.

Italia continentale e peninsulare

L'Italia partecipò al fenomeno campaniforme, ma con modalità diverse a seconda delle aree e, di norma, con elementi che si inserirono in modo selettivo nelle culture locali preesistenti, come quelle di Remedello e del Rinaldone, piuttosto che attraverso una sostituzione culturale completa. Le concentrazioni maggiori si trovano nell'Italia centro-settentrionale, in particolare nella Lombardia orientale, nel Veneto occidentale e nell'Emilia centrale, oltre che sul versante tirrenico dell'Italia centrale (Toscana e Lazio); più rare sono le testimonianze sul versante adriatico e nell'Italia centro-meridionale. A differenza di altre regioni europee, dove la documentazione è soprattutto funeraria, in Italia settentrionale essa proviene in larga misura da contesti di abitato. Sul piano cronologico, gli stili internazionale e marittimo del campaniforme compaiono in Europa attorno al 2670-2470 a.C.; in Italia i contesti propriamente campaniformi datati si collocano prevalentemente nella seconda metà del III millennio a.C. e si inseriscono nella sequenza delle facies eneolitiche locali, come quella di Ortucchio nell'Italia centrale tirrenica, la cui parabola complessiva, fino all'orizzonte epi-campaniforme, è collocata tra il 2650 e il 1950 a.C. circa.