Eletto sindaco di Roma una prima volta nel 2001, è stato poi riconfermato nel 2006 e si è dimesso da tale carica il 13 febbraio 2008 per candidarsi alle elezioni politiche dell'aprile successivo.

Dopo aver trascorso parte della sua carriera politica nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) e poi nel Partito Comunista Italiano (PCI), il 14 ottobre 2007 diviene il primo segretario politico nazionale del nascente Partito Democratico, incarico da cui si è dimesso il 17 febbraio 2009 in seguito alla sconfitte elettorali alle elezioni generali dell'aprile 2008 e a quelle regionali del 2009 in Sardegna. Era stato eletto con le elezioni primarie dal 76% dei votanti. Prima della caduta del secondo governo Prodi, dichiarò che il Partito Democratico avrebbe corso alle successive elezioni politiche da solo, candidandosi pertanto alla presidenza del Consiglio dei ministri. In seguito derogò in parte al proposito di corsa solitaria con l'accettazione dell'alleanza con il partito di Antonio Di Pietro e della confluenza nelle liste del PD dei candidati dei Radicali Italiani, i quali poi confluirono nei gruppi parlamentari del PD per la XVI Legislatura.

È stato vicepresidente del Consiglio e Ministro per i beni culturali e ambientali del governo Prodi I e segretario dei Democratici di Sinistra dall'ottobre 1998 all'aprile 2001.

Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 2008, ripropose, sul modello anglosassone dello shadow cabinet, il governo ombra del PD, il secondo di questo tipo in Italia, dopo quello del PCI con a capo Achille Occhetto.

Biografia

Gli studi

Figlio secondogenito di Vittorio Veltroni, radiocronista EIAR e poi dirigente Rai, che morì a soli 37 anni per una leucemia acuta quando Walter aveva un anno, e di Ivanka Kotnik, figlia dello sloveno Ciril Kotnik, ambasciatore del Regno di Jugoslavia presso la Santa Sede, che dopo l'armistizio di Cassibile aiutò numerosi ebrei romani a scappare dalla persecuzione nazifascista; suo fratello maggiore Valerio (1949) è un ex politico, dirigente del Partito Comunista Italiano in Sicilia, e imprenditore.

Si avvicinò al mondo del cinema e successivamente maturò le prime esperienze politiche. Bocciato in quarta ginnasio al liceo Torquato Tasso di Roma, ha conseguito nel 1973 il diploma di istruzione secondaria superiore all'Istituto statale di Cine-Tv Rossellini.

Nel 1982 ha sposato Flavia Prisco, dalla quale ha avuto 2 figlie: Martina e Vittoria. Il matrimonio si è celebrato in comune e ha visto come testimone di nozze il cantautore Francesco De Gregori.

Prime esperienze politiche Avvicinato al Partito Comunista Italiano (PCI) tramite il fratello Valerio, ha cominciato a dedicarsi all'attività politica nel 1970, militando tra le file della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), l'organizzazione giovanile del PCI, ai tempi della scuola, diventando segretario provinciale della FGCI e membro della sua direzione nazionale nel 1975.

Alle elezioni amministrative del 1976 si candidò al consiglio comunale di Roma, tra le liste del Partito Comunista Italiano, risultando eletto consigliere comunale a soli ventuno anni e mantenendo il ruolo fino al 1981.

Elezione a deputato e svolta della Bolognina Alle elezioni politiche del 1987 si candida alla Camera dei deputati, tra le liste del PCI nella circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, risultando eletto per la prima volta deputato con 19.258 preferenze. Nella X legislatura della Repubblica è stato membro della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione, della Commissione parlamentare di vigilanza Rai e della Sottocommissione Rai per la pubblicità e per i criteri di spesa.

Nel 1988 entra a far parte del comitato centrale del PCI, dove sostenne la svolta della Bolognina di Achille Occhetto, che portò allo scioglimento del PCI e la sua confluenza nel post-comunista Partito Democratico della Sinistra (PDS), di cui fu tra i protagonisti della sua nascita.

Alle politiche del 1992 si ricandidò alla Camera, tra le liste del PDS nella circoscrizione Perugia-Terni-Rieti, venendo rieletto deputato come il più votato della circoscrizione con 25.981 preferenze. Nel corso della XI legislatura ha fatto parte di nuovo della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione.

Direttore de L'Unità Nel 1983 diventa giornalista pubblicista, mentre il 10 maggio 1992 divenne direttore de L'Unità, quotidiano dell'ex PCI prima e PDS poi, ruolo che mantenne fino al 29 aprile 1996. Mentre dirigeva il giornale, nel luglio 1995 divenne giornalista professionista: non potendo infatti, in quanto parlamentareLegge 8 febbraio 1948, n. 47 “Disposizioni sulla stampa”, articolo 3 comma IV, essere direttore responsabile del giornale (all'epoca era Giuseppe Federico Mennella), poté esserne praticante (condizione anch'essa incompatibile con il direttore responsabile, che dev'essere o professionista o pubblicista).

Veltroni fu l'ultimo direttore politico del quotidiano: nessuno dei successori fu parlamentare durante l'incarico, quindi con lui terminò la prassi dell'Unità – e di tanti giornali di partito – dei due direttori, quello d'indirizzo e quello responsabile davanti alla legge.

Nel suo periodo, l'Unità fu caratterizzata da importanti novità quali la riduzione del formato, l'aumento della foliazione - dividendo il giornale in due dorsi, con "l'Unità due" che si occupava approfonditamente di cultura e società - e la pubblicazione in allegato di libri e videocassette, per la prima volta con continuità tra i quotidiani italiani. Negli anni della sua direzione l'Unità registrò un incremento di diffusione, passando dalle copie del 1992 alle 157.000 del 1995.Il Grande Libro della Stampa Italiana 1996, Editoriale Genesis (Prima Comunicazione)

Ministro dei beni culturali e Vicepresidente del Consiglio Alle elezioni politiche del 1996, dove durante la campagna elettorale è stato chiamato da Romano Prodi a condividere la leadership della coalizione di centro-sinistra L'Ulivo, viene ricandidato alla Camera sia nel collegio elettorale di Roma Centro, sostenuto dall'Ulivo, che tra le liste proporzionali del PDS nella circoscrizione Sicilia 2, venendo rieletto deputato nel primo col 49,91% e sconfiggendo i candidati del Polo per le Libertà Filippo Mancuso (45,85%) e del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Isabella Rauti (4,29%). Nel corso della XIII legislatura ha fatto parte della 9ª Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni (1996-1998) e della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari (1998-2001), venendo sostituito per l'incarico di governo che occupa rispettivamente da Domenico Bova e Fabio Evangelisti.

Dopo la vittoria de L'Ulivo alle politiche e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Prodi, il 17 maggio 1996 Veltroni è stato indicato quale ministro per i beni culturali e ambientali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il giorno successivo ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come ministro e vicepremier nel primo governo Prodi, ottenendo poi le deleghe per lo spettacolo e lo sport, incarico che mantenne fino alla fine dell'esecutivo.

In tale veste si è impegnato per i restauri e le riaperture di importanti monumenti nazionali come la Galleria Borghese, Palazzo Altemps e Palazzo Massimo a Roma e la reggia di Venaria Reale in Piemonte. Introduce il meccanismo di assegnazione delle risorse provenienti dalle estrazioni del Lotto per finanziare il restauro dei beni culturali; lancia l'apertura serale dei musei. Per i risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali, la Francia lo ha insignito, nel maggio 2000, della Legion d'Onore.

Segretario dei Democratici di Sinistra

Elezione a segretario

Agli inizi del 1998 aderisce alla svolta di D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS), per unificare il PDS con altre formazioni della sinistra italiana di varie ispirazioni laiche e cattoliche. A novembre dello stesso anno, con la caduta del governo Prodi e la nascita di quello presieduto da D'Alema, che portano alle dimissioni di quest'ultimo da segretario nazionale, torna a concentrarsi sul partito, che lo aveva eletto come nuovo segretario al posto di D'Alema.

Europee del 1999 e leadership Alle elezioni europee del 1999 si candida al Parlamento europeo, tra le liste dei DS nella circoscrizione Italia centrale, risultando eletto europarlamentare come il più votato con 481.339 preferenze; mentre come segretario raccoglie il 17,34% dei voti, mantenendo il primato nell'Ulivo ma segnando una flessione rispetto alle precedenti politiche come PDS, venendo superato da Forza Italia (25,2%).

Sotto la sua guida i DS dovettero affrontare il progressivo calo degli iscritti rispetto al PCI/PDS, che nel 1999 erano 656.146, numero che, nonostante rendesse il partito più grande d'Europa, era comunque la metà rispetto all'ultimo anno di attività del PCI (meno di 10 anni prima), che poi l'anno successivo perse ulteriormente 100.000 iscritti, oltreché il graduale abbandono dei militanti storici del partito. Nonostante questo, al primo congresso dei Democratici di Sinistra, che si è svolto a Torino dal 13 al 16 gennaio 2000, venne confermato segretario con il 79,9% dei voti.

Politiche del 2001 e dimissioni Alle elezioni politiche del 2001 si candida alla Camera, tra le liste proporzionali dei DS nelle circoscrizione Lazio 2, venendo eletto deputato; mentre alla tornata elettorale i DS arrivano al 16,57%, riducendo ulteriormente i voti rispetto a 5 anni prima come PDS (che da solo arrivò al 21%), toccando a posteriori il suo minimo storico, motivo per cui, anche a causa dell'elezione a sindaco, si presente come segretario dimissionario, lasciando che la segreteria venisse retta dal coordinatore del partito Pietro Folena fino al congresso straordinario nel novembre 2001, dove viene succeduto da Piero Fassino.

Sindaco di Roma

Primo mandato Alle elezioni amministrative del 2001 Veltroni si candida a sindaco di Roma, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da DS, Lista Civica Roma per Veltroni, La Margherita, Rifondazione Comunista (PRC), Federazione dei Verdi, Comunisti Italiani (PdCI), Socialisti Democratici Italiani, ottenendo il 48,35% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con il candidato della Casa delle Libertà Antonio Tajani (45,12%), dove viene eletto con il 52,17% dei voti e sconfiggendo Tajani (47,83%), dimettendosi da deputato il 30 maggio, per l'incompatibilità tre le due cariche, e venendo sostituito dalla collega di partito Sesa Amici.

Nel 2005 si reca negli Stati Uniti per incontrare il senatore degli Stati Uniti per l'Illinois democratico Barack Obama, di cui è stato uno dei primi sostenitori fuori dagli Stati Uniti e per il quale ha scritto la prefazione all'edizione italiana del libro autobiografico L'audacia della speranza nel 2007. Nel 2008 il Los Angeles Times scrisse che Veltroni si presentava, in vista delle elezioni, come l'Obama italiano e come tale era visto da commentatori quali Lucia Annunziata.

Secondo mandato Alle amministrative del 2006 si ripresenta per un secondo mandato da sindaco, sostenuto da L'Ulivo, PRC, Verdi, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, PdCI, Lista Consumatori, Consumatori Uniti, Partito Socialista Democratico Italiano e le liste civiche "Roma per Veltroni", "Moderati per Veltroni" e "Roma Arcobaleno", venendo confermato al primo turno col 61,42%.

Amministrazione della città Pur essendo non credente "credo di non credere"Alberto Statera, Veltroni: perché vado con Prodi, La Stampa, 27 aprile 1995, p. 5, da sindaco della capitale ha conferito la cittadinanza onoraria a papa Giovanni Paolo II e proposto d'intitolargli, subito dopo la sua morte, la stazione Termini; proposta che non viene raccolta né dalla Chiesa cattolica né da altri.