Il matriarcato, dal latino mater («madre») e dal greco -άρχης, àrches, derivato di ἄρχω (archo, "essere a capo", "comandare"), nella sua definizione più generale è un'organizzazione sociale nella quale le donne occupano le principali posizioni di potere.
In genere, il matriarcato è visto come antonimo al concetto di patriarcato, in cui l'autorità è detenuta da un patriarca. Le definizioni tuttavia sono molto cambiate a seconda di modelli teorici diversi nel tempo.
Fino al XIX secolo, con "matriarcato" si è inteso parlare di ginecocrazia (in greco, "governo delle donne")J. J. Bachofen, Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, 2 voll., a cura di Giulio Schiavoni, Giulio Einaudi editore, Torino 1988., una forma di governo nella quale il potere politico-economico è demandato alla madre più anziana della comunità e, per estensione, a tutte le donne. A partire dalla metà del XX secolo questa visione è stata attenuata, almeno nel senso che non si trattasse tanto di un dominio delle donne sugli uomini, quanto di un ordine sociale improntato ad armonia e valori femminili: gli antropologi più recenti, infatti, preferiscono intendere il matriarcato non più come ginecocrazia,Stella Georgoudi, Le matriarcat n'a jamais existé, L'Histoire, 160, novembre 1992Christian Darmangeat, 2023, Matriarcat. Les trois âges d'une illusion, L'Histoire, 506, aprile ma come concordia o bilanciamento tra i ruoli sessuali.
Essi tendono semmai in alcuni casi a parlare di società matrilineari e matrilocali.
Terminologia
Marija Gimbutas, che ha studiato approfonditamente l'ipotesi di un matriarcato nella Preistoria, ha rigettato l'idea che nel Neolitico il genere femminile avesse sopraffatto il genere maschile. Per descrivere l'organizzazione sociale del Neolitico ha coniato il termine gilania. In una società gilanica, non ci sarebbe stato un genere dominante, bensì una certa parità fra i sessi.
La parola ginecocrazia è derivata dal greco antico γυνή gynḕ, "donna" e κράτος, krátos, "potere". La parola è adoperata da Aristotele nel libro Politica per descrivere la costituzione della città di Sparta. Aristotele è noto per essere uno dei grandi teorizzatori della subalternità della donna nell'antica Grecia e critica la ginecocrazia spartana come un elemento portatore di caos. Nel XIX secolo, Johann Jakob Bachofen recuperò questa parola per ipotizzare che la ginecocrazia fosse in realtà la prima forma di governo delle società umane. A partire dalla metà del XX secolo questa visione è stata abbandonata.
Per molto tempo, il matriarcato è stato assimilato alla matrilinearità, per la quale le linee ereditarie seguono l'ascendenza materna anziché paterna. Attualmente si preferisce distinguere queste due nozioniNicole-Claude Mathieu, 2007, Une maison sans fille est une maison morte, Ed. de la maison des hommes, ISBN=978-2-735-11129-9. La matrilinearità è diffusa anche nelle società patriarcali, in quanto si presume che l'identità della madre di un neonato è sempre sicura, mentre quella del padre no. Per esempio, la cultura ebraica è patriarcale, ma tradizionalmente si considera ebreo chi nasce da madre ebrea.
La matrilocalità si riferisce al fatto che gli sposi restano a vivere presso i genitori della moglie e non del marito, come avviene invece nelle società patrilocali. In realtà, nelle società matrilocali più tradizionali, nessuno abbandona mai la famiglia di origine, nemmeno per comporre una famiglia: gli uomini vanno a trovare le loro partner di notte. I figli che nascono da questi incontri notturni non sanno chi sia il loro padre biologico e hanno come figura maschile di riferimento uno zio materno, cioè un fratello della madre. Questa organizzazione sociale è quella usata fino agli anni 1990 dai Naxi in Cina. Nelle società matrilocali che subiscono pressioni esterne, l'uomo esce dalla famiglia d'origine per comporre una coppia, ma vivrà nella casa della moglie.
Secondo l'antropologo francese Pascal Picq, il matriarcato si accompagnerebbe necessariamente a matrilinearità e matrilocalità. Un'ipotetica società dove le donne avessero tutti i poteri, ma con una successione patriarcale e patrilocale, sarebbe etichettabile come ginocrazia.
Mitologia
Secondo gli antropologi, il mito è l'unico luogo dove si trovano esempi di ginecocrazia. Questo è il caso del mito greco antico delle Amazzoni. Secondo il mito, i riti religiosi delle Amazzoni indicavano un'autonomia della donna a rimanere in gravidanza e quindi a generare la vita, mentre la paternità non veniva tenuta in nessun conto. In Geografia XI.5.4-5, Strabone descrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni, i quali si sarebbero offerti per accoppiarsi ritualmente con le donne guerriere affinché potessero generare dei figli.
L'incontro sarebbe avvenuto in segreto, nell'oscurità, affinché nessuno dei due amanti potesse conoscere l'identità dell'altro. Secondo Plutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno, dopodiché le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori.Plutarco, Vita di Pompeo, 35.3-4.. Sempre secondo il mito, la sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo Strabone, sarebbero rimandati dai Gargareni, e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra.
Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano Talestri, Mirina, Ippolita, Antiope, Melanippe e Pentesilea. Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni sarebbero vissute nella parte più settentrionale della Sarmazia asiatica.
I Greci consideravano le Amazzoni un popolo barbaro e nemico: in effetti, per una mentalità misogina come quella greca antica, l'esistenza di donne guerriere era una forma di mondo alla rovescia. In Iliade III.188-190, Priamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia (Turchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano «ὰντιάνεραι» (eguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli Achei.
Le ricerche preistoriche del XIX secolo
Le prime ricerche in materia sono quelle avanzate da Johann Jakob Bachofen nel suo saggio Il matriarcato del 1861, secondo cui il matriarcato, inteso come materrecht, cioè «diritto delle madri», fu l'organizzazione originale dell'umanità, e solo successivamente questa venne sostituita dal patriarcato. Pur utilizzando la parola ginecocrazia che proviene dall'uso antico, Bachofen la descrive come un'epoca felice, basata su valori femminili come la fratellanza, la giustizia, l'uguaglianza.
Si trattava di un modello sociale da lui definito «poesia della storia», al quale si sarebbe giunti per gradi, dopo un'epoca più violenta caratterizzata inizialmente dall'amazzonismo, in cui le donne avrebbero cercato di reagire al potere maschile.
James George Frazer nel suo libro Il ramo d'oro (1890), Lewis Henry Morgan e Robert Briffault hanno pure sostenuto la tesi del matriarcato preistorico. In particolare Lewis Henry Morgan ebbe la possibilità di frequentare da vicino le comunità irochesi.
Karl Marx lesse Lewis Henry Morgan e più tardi basandosi proprio sugli appunti di Marx, Friedrich Engels teorizzò un comunismo delle origini nel suo volume L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.
L'ipotesi del matriarcato come reale forma di governo delle comunità umane primitive si poggiava sul fatto che nella storia comparata delle religioni risultano divinità femminili molto importanti, con culti relativi come quelli delle Dee Madri, anche personalizzate in dee come (Astarte, Tanit, Cibele, ecc.). Tali culti erano diffusi specialmente nel Mar Mediterraneo centro-orientale, e la grande madre simbolicamente era identificata con la terra che porta frutti.
Tali tesi ritenevano reale il matriarcato durante la preistoria, riconoscendo l'esistenza di un capo supremo donna e, in generale, delle donne come capi-famiglia. All'uomo sarebbero state demandate le funzioni pratiche di sussistenza (approvvigionamento, caccia - funzioni "esterne" all'aggregato sociale, alla caverna), alla donna si sarebbe invece delegata l'organizzazione sociale ("funzione interna").
L'ipotesi del matriarcato primitivo era collocata in tempi più antichi di quelli in cui si è istituita l'agricoltura (che ha portato il patriarcato) e da riferirsi alle epoche della sussistenza per "caccia e raccolta", con la seconda costituente la fonte principale delle derrate alimentari.
La ricerca nel XX secolo L'ipotesi dell'esistenza reale di società preistoriche incentrate sul dominio della donna sull'uomo è stata attenuata nel XX secolo, almeno come forma di ginecocrazia. Secondo Meret Fehlmann, l'ipotesi è stata abbandonata dagli antropologi negli anni 1960 Meret Fehlmann: Die Rede vom Matriarchat. Zur Gebrauchsgeschichte eines Arguments. Dissertation. Chronos Verlag, Zürich 2011, p. 135 et suivantes e secondo Ilse Lenz, negli anni 1970 anche dall'etnografia di stampo femminista Ilse Lenz : Geschlechtssymmetrische Gesellschaften : Wo weder Frauen noch Männer herrschen, in Ruth Becker, Beate Kortendiek : Handbuch Frauen - und Geschlechterforschung. VS Verlag für Sozialwissenschaften 2010, p. 30 et suivantes. Negli anni 1990 Stella Georgoudi argomentava che il matriarcato inteso come governo assoluto delle donne, speculare a quello patriarcale degli uomini, non sarebbe mai esistito in questa forma estrema.. L'antropologa francese Françoise Héritier ribadisce lo stesso concetto in un'intervista al quotidiano Le Figaro:
Nel 2023, Christian Darmangeat torna a dire che non sono noti esempi di società realmente esistenti o esistite in cui sia in vigore un matriarcato nel senso di ginecocrazia, cioè dove le donne esercitano il potere a discapito degli uomini. Se in passato si parlava di società "matriarcali", oggi gli antropologi parlano generalmente di società matrilineari e matrilocali.
All'interno di una società matrilineare e matrilocale, la figura maschile di protettore ed educatore della prole coincide spesso con lo zio materno, cioè con un fratello della madre. Si parla di avunculato e di società avunculate.
Il linguista francese André Martinet ispirandosi esplicitamente al lavoro di Marija Gimbutas, offre questa sintesiAndré Martinet, 1987, L'indoeurope. Lingue, popoli e culture, Bari, Laterza, pag. 9, pag. 242 e 243:
Il fatto che non fosse importante conoscere l'identità del padre biologico implica con tutta probabilità che nelle società del Paleolitico non esistesse l'istituto del matrimonio: una "società senza matrimonio" è stata osservabile fino a tempi recentissimi fra i Naxi, in Cina.
L'istituto dell'avunculato invece sopravvive anche in società patriarcali, come l'antica Grecia.
Veneri paleolitiche
L'archeologia fornisce buon saggio dell'antichità dei culti femminili: sono davvero numerose le cosiddette Veneri paleolitiche, ossia statuette (anche in forma di betili o di rocce lavorate) databili ad almeno 40.000 anni fa; queste raffigurazioni, laddove prive di una caratterizzazione di sesso, riproducono comunque archetipi di fertilità (seni e fianchi enfatizzati). Le prime raffigurazioni maschili risalgono a diversi secoli dopo.