Film è un cortometraggio del 1964, diretto da Alan Schneider su sceneggiatura di Samuel Beckett. Si tratta dell'unico contributo da parte di Beckett per il grande schermo. Il film è stato prodotto nel 1964 a New York e presentato la prima volta nel 1965 alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ottenne il diploma di merito. L'attore protagonista è Buster Keaton, che era stato negli anni '20 uno dei più importanti attori e registi del cinema muto.

La sceneggiatura con fotografie dal film è stata pubblicata in inglese nel 1967 da Faber & Faber, tradotta in francese da Beckett nel 1972 per Les Éditions de Minuit e in italiano da Maria Giovanna Andreolli per Einaudi (1985). Le edizioni recenti contengono anche un articolo-ricordo di Alain Schneider, Com'è stato girato «Film» (1969).

Trama Il film mostra gli sforzi disperati di un individuo senza nome e senza volto; sforzi compiuti nel tentativo di sfuggire ad ogni sguardo estraneo sul proprio sé. Il protagonista non vuole essere percepito e, pertanto, fugge da ogni occhio animale e umano. Ma alle sue spalle, non visto, uno sguardo insistente è lanciato in un pedinamento ossessivo e senza scampo. Quest'occhio indagatore - una misteriosa e angosciante presenza, anch'essa senza volto - non cessa di fissare l'uomo alle spalle, sino alla fine del film. E quando l'uomo crede di essere finalmente al sicuro da ogni sguardo, in una nuda stanza senza occhi, si trova di colpo faccia a faccia con il suo inseguitore, il cui occhio non può essere ignorato. In questa agnizione finale si scoprono così i volti dei due personaggi: essi sono la stessa persona. Lo sguardo dell'io su se stesso è ineliminabile.

Sinossi Incipit Compare il primissimo piano di un occhio, che lentamente si spalanca. La pupilla – biancastra – si restringe e si dilata, mentre fissa davanti a sé. Ogni tanto, la palpebra sbatte. Dissolvenza incrociata.

Occhio e Oggetto Il primissimo piano dell'occhio scompare, lasciando il posto all'immagine di un grande muro, dall'aspetto rovinato. Panoramica a destra del vecchio muro, il quale si rivela essere parte di un complesso industriale deserto; sullo sfondo, immerso nell'afa e nella luce, si delinea la silhouette di un grattacielo. Stacco e improvvisa panoramica a schiaffo verso sinistra, il cui movimento termina su un uomo che scappa, vestito di un lungo impermeabile grigio. Porta in testa un cappello con le falde, e una pezza gli copre il volto, che resta inaccessibile. Ha sotto il braccio una borsa di cuoio.

L'uomo si accorge di essere guardato, avverte cioè di essere Oggetto dello sguardo di un estraneo. Colui che lo guarda (ovviamente si tratta della cinepresa, e lo spettatore sposerà fino alla fine del film tale punto di vista) è un'entità di cui non è dato conoscere il volto. Tale entità, che fissa insistentemente l'individuo in fuga, è l'Occhio.

L'uomo avverte la presenza dell'Occhio su di lui; dunque si ferma di colpo e si addossa al muro. Allora l'Occhio che lo fissa si sposta di fianco: l'uomo torna così a sentirsi non osservato e prosegue rapidamente la sua fuga. L'entità osservante inizia però ad andargli dietro, mantenendo una certa distanza e cercando di rimanere alle spalle del fuggitivo, così da non farsi notare. Inizia un vero e proprio inseguimento.

La fuga continua. L'uomo si muove con affanno, passando rasente al vecchio muro. Sbatte contro un cavalletto, che si ribalta; egli non se ne cura. Stacco.

La coppia Poco dopo, lungo la sua traiettoria, il fuggitivo si scontra con una coppia di passanti, un uomo e una donna, che leggono un giornale. La donna, spaventata, si addossa al muro, mentre l'altro passante, nell'urto, perde il cappello. Il fuggitivo, dopo un istante di sbalordimento, continua imperterrito la sua corsa affannosa. Il passante allora, infuriato, sta per gridare qualcosa contro l'uomo. Unico suono del film: la donna intima al compagno, con un sonoro «ssh!», di tacere e non proferire parola. Poi entrambi si voltano. È solo adesso che si accorgono che qualcosa li sta fissando. A poco a poco si rendono conto che l'Occhio è su di loro. Sui due volti si dipinge lo sgomento ed entrambi se ne vanno in fretta. A questo punto l'Occhio, che si era attardato ad osservare la coppia, torna alla ricerca del suo Oggetto, ovvero l'uomo in fuga. Finalmente lo scorge che, nel frattempo, sta per sparire oltre il portone di un edificio. Stacco.

Vestibolo All'interno dell'edificio c'è un pianerottolo con due rampe di scale, una che sale e l'altra che scende. L'uomo si dirige verso la rampa che scende e si ferma un attimo a riposare dopo la lunga corsa. Mentre riposa, lo si vede tastarsi il polso, come se stesse verificando la presenza o meno del battito. Nel frattempo l'Occhio si avvicina. Ma a questo punto l'uomo inizia a sentirsi osservato; allora, di scatto, scende alcuni scalini. L'Occhio retrocede.

L'anziana fioraia Appena l'uomo si sente libero da ogni sguardo estraneo, torna sui suoi passi e imbocca l'altra rampa di scale, quella che conduce al primo piano. Ma si ferma: un'anziana signora, con in mano un cesto di fiori, sta venendo giù lentamente. Per non essere visto, l'uomo torna nuovamente a nascondersi dove era prima. Si siede e aspetta. La donna intanto, sorridente, continua a scendere le scale, dirigendosi senza accorgersene verso l'Occhio, il quale la sta fissando, e che lei non ha ancora scorto; ma non appena alza lo sguardo dai fiori, lo vede. A poco a poco, sul volto dell'anziana signora si disegna un'espressione di terrore, di immenso sgomento e, chiudendo gli occhi, si accascia a terra, immobile. L'Occhio osserva la donna, ma presto si rivolge nuovamente all'uomo, che aveva lasciato seduto sullo scalino. L'uomo non c'è più. Di scatto, l'Occhio lo ricerca, guardando in direzione dell'altra rampa di scale: appena in tempo per vedere il fuggitivo sparire al piano di sopra. Breve e confuso inseguimento dell'Occhio per raggiungere l'uomo. Stacco.

La stanza dei percipienti Al piano di sopra l'individuo si sfila di tasca una chiave ed entra velocemente in una stanza. Mentre varca la soglia, però, l'Occhio gli è dietro ed entra nella stanza insieme a lui. L'uomo sbarra alle sue spalle la porta, con furia. Poi accarezza la serratura chiusa in un gesto di soddisfazione: l'uomo si sente al sicuro. Si tasta nuovamente il polso, per monitorare i battiti. Dopodiché si addentra nella stanza, sfilandosi la pezza che gli copriva il viso; l'Occhio è ancora alle spalle dell'uomo, per cui il volto continua ad essergli inaccessibile. L'individuo si rilassa e inizia a guardarsi attorno, come se non conoscesse la stanza in cui è entrato. Panoramica a 180° da sinistra a destra, in cui si vede, in progressione, un vecchio letto disfatto, una finestra, lo schienale di una sedia, uno specchio, un comodino nell'angolo, un'immagine affissa al muro con un chiodo. L'immagine mostra una figura semi-umana, dagli occhi enormi. Ricomincia l'ispezione della stanza con un'altra panoramica a 180° da destra verso sinistra. Si nota di nuovo lo specchio appeso al muro. L'uomo fissa lo specchio, poi, puntando lo sguardo verso il basso, vede a terra una cesta in cui stanno due animali: un piccolo cane ed un grosso gatto. Rialzando lo sguardo, fissa per qualche secondo l'unica finestra della stanza. Infine, torna a guardare il letto, coperto di stracci. L'uomo si dirige, ad uno ad uno, verso gli oggetti visti: prima verso il letto, poi verso la finestra. Dalla finestra il mondo esterno appare indefinito. Si sposta poi verso i due animali e li guarda con attenzione. Non riesce, invece, ad avvicinarsi allo specchio, davanti al quale ha un moto di fastidio, tanto da doversi coprire il volto per evitare di vedervisi riflesso. È a questo punto che l'uomo nota sul comodino nell'angolo una gabbia con dentro un pappagallo ed una boccia di vetro piena d'acqua.

Finestra, specchio e animali L'uomo inavvertitamente si specchia, reagendo con un violento sussulto; finisce poco dopo davanti alla finestra, reagendo allo stesso modo. Si accosta, dunque, alla parete e con fare guardingo scivola rasente al muro fino a trovarsi di lato alla tapparella. Allunga un braccio, abbassa la tapparella e tira le tende; la finestra, finalmente, è oscurata. L'uomo accarezza il tendaggio con sollievo e si dirige verso il centro della stanza; da là egli vede il cane e il gatto che lo stanno fissando. L'uomo si china e sposta il muso ai due animali, cercando di far rivolgere il loro sguardo altrove. Poi si incammina verso il comodino. Si arresta con un sussulto non appena si accorge che sta per passare davanti allo specchio. Così si volta, dirigendosi verso il letto, da dove prende una sudicia coperta. Poi camminando rasente al muro, ne percorre tutto il perimetro giungendo davanti allo specchio, che copre rapidamente. Con le mani accarezza lo specchio coperto. Ora l'uomo è libero di andare verso la sedia al centro della stanza, ma quando si trova vicino al comodino si ferma a guardarlo. Il pappagallo dentro alla gabbia lo sta fissando. L'uomo passa oltre, proseguendo per un breve tratto, finché non si volta verso la cesta dei due animali. Il cane ed il gatto lo fissano insistentemente. Allora l'uomo si dirige risolutamente verso la cesta e afferra il gatto. Lo conduce alla porta e lo sbatte fuori. Poi torna alla cesta e prende il cane. Butta fuori anch'esso. Ma nell'aprire la porta per fare uscire il cane, il gatto rientra. L'uomo si volta verso la cesta ed ha un moto di sorpresa: il gatto è di nuovo nella cesta e lo sta fissando. L'uomo torna sull'animale, lo afferra e lo conduce fuori. Ma nell'aprire la porta per fare uscire il gatto, il cane rientra. L'uomo si volta verso la cesta ed ha un moto di sorpresa: primissimo piano del cane e dei suoi occhi. L'uomo afferra l'animale e torna alla porta, per buttarlo fuori. Ma nell'aprire la porta per fare uscire il cane, il gatto rientra. L'uomo si volta verso la cesta. Primissimo piano dello sguardo sornione del gatto. L'uomo si lancia sul gatto, lo prende, torna alla porta e con mille precauzioni lo mette fuori, stando attento che non rientri il cane. Sbatte la porta e si gira verso la cesta. La cesta è vuota. Tutto il corpo dell'uomo, finalmente, esprime soddisfazione. Ritorna così alla porta. Con le mani protese chiude il catenaccio, accarezza la serratura finalmente chiusa e torna tranquillo al centro della stanza. L'uomo si china e raccoglie la sua borsa di cuoio, poi si dirige verso la sedia. Mentre sta per raggiungerla, senza preavviso, la coperta che avvolgeva lo specchio scivola giù e l'uomo, di colpo, si getta a terra. Da terra guarda davanti a sé la coperta e si avvicina per prenderla. Procedendo carponi, recupera la coperta e tenendola ben tesa davanti a sé copre di nuovo lo specchio, senza guardarlo. Con le mani accarezza fiduciosamente la coperta. Poi indietreggia con lo sguardo, così da controllare che tutte le parti dello specchio siano ben nascoste. Infine si dirige verso la sedia.

La sedia a dondolo e l'immagine di Dio Padre L'uomo è davanti alla sedia a dondolo. La fissa. Una decorazione dello schienale della sedia assomiglia a un volto grottesco. La visione è sfuocata, ma emergono per brillantezza due fessure che sembrano occhi. L'uomo, con fare turbato, si siede. La sedia oscilla (da qui si intuisce che si tratta di una sedia a dondolo). L'uomo poggia a terra la borsa di cuoio e guarda davanti a sé. Davanti vede una parete ingrigita e al centro della parete l'immagine semi-umana dagli occhi immensi, fissata al muro con un grosso chiodo. Il chiodo proietta la sua ombra filiforme verso il basso. L'uomo si rialza. Si dirige con lentezza verso l'immagine tutta occhi (si tratta del viso di una statua di orante sumero da Tell Asmar un tempo al Museo di Baghdad). L'immagine si fa via via più grande man mano che egli si avvicina. Infine, tutto il suo campo visivo è occupato dagli occhi, dalle due immense pupille dell'essere semi-umano. L'uomo