Ultimo sovrano della dinastia dei Přemyslidi, che era al potere da circa 400 anni, era figlio del re ceco e polacco Venceslao II e di sua moglie Giuditta d'Asburgo. Nel 1298, i delegati boemi si accordarono con Andrea III d'Ungheria affinché questi, in un futuro indeterminato, concedesse in sposa sua figlia al giovane boemo, che all'epoca aveva nove anni. Dopo la morte del sovrano magiaro, il dodicenne Venceslao fu incoronato re d'Ungheria il 27 agosto 1301 a Székesfehérvár. Tuttavia, egli non controllò mai l'intera Ungheria e suo padre e i suoi consiglieri esercitarono il governo in sua vece. Durante il suo dominio, dovette convivere con la presenza di Carlo Roberto, il quale amministrava la parte meridionale dell'Ungheria e bramava per sé la corona ungherese. Malgrado papa Bonifacio VIII e l'imperatore del Sacro Romano Impero Alberto I d'Asburgo avessero dichiarato il proprio sostegno a Carlo, nell'estate del 1304 Venceslao II decise di sostenere la posizione di suo figlio con una campagna militare in Ungheria. Tuttavia, ben presto, dovette ritirarsi dalla terra magiara assieme a Venceslao III, senza però che questi avesse rinunciato alla corona di Santo Stefano.
Dopo la morte del genitore nel giugno del 1305, Venceslao III salì al trono della Boemia e della Polonia. Con quest'ultimo regno che versava in condizioni di forte indebitamento, la posizione del nuovo sovrano appariva assai fragile a Cracovia e la sua nulla influenza nel governo ungherese non giocò a suo favore. All'inizio del regno di Venceslao, si svolsero dei negoziati con Alberto del Sacro Romano Impero, i quali risultarono notevolmente vantaggiosi per Venceslao. Terminate le trattative con gli Asburgo, il 9 ottobre 1305 abdicò al trono ungherese in favore del duca di Bassa Baviera Ottone III. Il 5 ottobre 1305 Venceslao sposò Viola, la figlia del duca di Teschen Miecislao. Secondo i cronisti contemporanei e successivi, Venceslao III trascorse il suo periodo sul trono secondo stili di vita «moralmente deprecabili» e rimase sempre limitato dal peso specifico dell'aristocrazia, alla quale concesse molti dei suoi possedimenti. Secondo gli autori, l'inversione di rotta nel comportamento del re sarebbe avvenuta nel primo anniversario della morte di Venceslao II, quando visitò la sua tomba nel monastero di Zbraslav, nei dintorni di Praga, dove l'abate locale Corrado di Erfurt lo riportò alla ragione. Tuttavia, i documenti reali dell'epoca non confermano le affermazioni dei cronisti relative all'ampia distribuzione dei beni che sarebbe stata compiuta dal giovane.
La situazione in Polonia peggiorò per i Přemyslidi nel 1306: il principe di Cracovia Ladislao I il Breve guidò la resistenza in Piccola Polonia, mentre la Grande Polonia patì l'attacco del principe di Głogów Enrico III. Deciso a intraprendere una campagna bellica in Polonia, Venceslao diede il via alle operazioni di reclutamento, ma, mentre radunava le truppe, si recò a Olomouc, dove fu assassinato il 4 agosto 1306 all'età di 16 anni. L'assassinio nella città morava sarebbe avvenuto nella casa del decano, nelle immediate vicinanze della Cattedrale di San Venceslao. Le circostanze relative all'omicidio non sono mai state chiarite del tutto: la maggioranza dei cronisti afferma che l'assassinio fu commesso dal cavaliere della Turingia Corrado di Botenstein, proveniente da Mühlhausen, che apparentemente venne catturato e ucciso dopo il tragico evento. La storiografia considera tra i più probabili autori del misfatto Alberto d'Asburgo, Ladislao I, la nobiltà boema nel suo insieme o qualcuno dei membri, con quest'ultima possibilità ritenuta la più probabile secondo gli storici. Sepolto nella cattedrale di San Venceslao di Olomouc, in seguito le sue spoglie furono trasferite al monastero di Zbraslav e nel ruolo che ricoprì in vita gli subentrò Enrico di Carinzia e Tirolo.
Biografia
Primi anni
Venceslao III nacque il 6 ottobre 1289 come secondo figlio del re ceco Venceslao II e di sua moglie Guta d'Asburgo. Assieme a lui nacque in un parto gemellare Anežka, il quale morì in tenera età nel 1292... I due bambini furono probabilmente battezzati dall'abate di Sedlec Heidenreich Sedlecký, come riferisce il Chronicon Aulae regiae (l'opera è anche nota con il nome di cronaca di Zbraslav):
Acquisizione della corona ungherese
All'età di nove anni, il 12 febbraio 1298, Venceslao III fu promesso a Vienna alla presenza del duca d'Austria Alberto d'Asburgo e del re d'Ungheria Andrea III a Elisabetta, la figlia di dieci anni del magiaro.. Nel gennaio 1301, Andrea III morì senza avere un erede maschio, con il risultato che la dinastia regnante degli Arpadi si estinse. La nobiltà ungherese rifiutò la candidatura del principe di Napoli Carlo Roberto d'Angiò (nipote di Maria, la figlia del re ungherese Stefano V), che era stato incoronato sovrano d'Ungheria dall'arcivescovo di Esztergom... Poiché questa incoronazione violava quasi tutte le antiche usanze ungheresi, la maggior parte dei nobili magiari non la riconobbe come legittima,Poiché l'incoronazione non fu eseguita in presenza dei feudatari ungheresi nella capitale storica di Székesfehérvár e la corona di Santo Stefano non era disponibile, Carlo venne incoronato soltanto con una corona provvisoria. L'unica tradizione osservata riguardava la celebrazione religiosa tenutasi al cospetto dell'arcivescovo di Esztergom: . sostenendo che tanto Venceslao III, nipote di Cunegonda di Slavonia e promesso sposo alla figlia di Andrea Elisabetta, tanto il duca di Bassa Baviera Ottone III della famiglia Wittelsbach, nipote di Béla IV, vantavano gli stessi diritti sul trono.. A seguito di alcuni negoziati avvenuti tra Venceslao II e i delegati ungheresi, la corona di Santo Stefano fu assicurata al figlio del boemo, decisione questa confermata dalla Dieta ungherese nel maggio del 1301.. Come testimonia la cronaca di Ottocaro di Stiria, gli aristocratici ungheresi furono corrotti con l'argento di Kutná Hora elargito durante le elezioni: l'autore descrive altresì la grande avidità finanziaria dei magnati magiari e i malumori dei cortigiani boemi per questi esborsi eseguiti da Venceslao II.
A seguito dell'intervento della delegazione boema in Ungheria dopo l'elezione, seguirono ulteriori atti di corruzione e si tenne un incontro tra le due controparti per confermare i diritti e le concessioni già esistenti in capo ai nobili ungheresi...
Grazie all'intervento di abili diplomatici e di alcuni membri del clero, Venceslao II procedette dunque di persona verso Székesfehérvár al fine di suggellare l'accordo per suo figlio. Il seguito di Venceslao fu attaccato più volte dalle forze di Carlo Roberto d'Angiò, che bramava anch'egli la massima carica e che si insediò stabilmente nelle terre meridionali del regno d'Ungheria, al fine di impedire che il suo rivale amministrasse quell'area. A seguito di tale occupazione, Venceslao non fu mai in grado di potersi dire unico sovrano su tutte le terre sottoposte all'autorità della corona di Santo Stefano. Il 27 agosto 1301, nella capitale storica ungherese, Venceslao III salì alla massima carica sotto il nome di Ladislao V d'Ungheria. Tuttavia, tale denominazione non impedì la soppressione di Venceslao, come si desume da un'analisi storiografica di alcuni atti del tempo emessi in Ungheria.. L'ascesa al trono ungherese è così descritta dal Chronicon Aulae regiae:
Ben presto, l'incoronazione di Venceslao III fu messa in discussione da papa Bonifacio VIII, il quale fece notare che a celebrare la nomina del nuovo sovrano non era stato l'arcivescovo di Esztergom, il quale parteggiava allo stesso modo della Santa Sede per Carlo Roberto d'Angiò, ma l'arcivescovo di Kalocsa, circostanza che violava l'antica tradizione ungherese. Pertanto, nell'ottobre del 1301, con la minaccia che in caso di assenza sarebbe stato rimosso dai suoi incarichi, il pontefice sollecitò l'arcivescovo di Kalocsa a comparire entro quattro mesi a Roma per essere ascoltato al cospetto del soglio pontificio. Tuttavia, quest'udienza non ebbe mai luogo, in questo l'uomo di chiesa era nel frattempo morto. Bonifacio VIII inviò una convocazione simile a Venceslao II tramite una delegazione pontificia recatasi a Praga, chiedendo che fossero rettificate tutte le irregolarità messe in atto di Venceslao II al momento dell'incoronazione di suo figlio quale re d'Ungheria. Poiché il boemo era consapevole del fatto che accettare la richiesta del pontefice avrebbe comportato l'invalidazione delle manovre eseguite in favore di suo figlio, preferì ignorare la richiesta.
Re d'Ungheria A causa della sua giovane età e della sua inesperienza, non si poteva immaginare che Venceslao III governasse da solo, ragion per cui in sua vece amministrarono alcuni consiglieri e suo padre stesso, il quale esercitò una grande influenza in Ungheria.. La regione effettivamente sotto il dominio del sovrano boemo era grosso modo compresa tra l'odierna Slovacchia e l'odierna Ungheria occidentale, nello specifico tra Buda e Sopron... Il suo vicecancelliere doveva originariamente essere il già citato Jan Muskata, ma apparentemente questo non accadde mai, perché dopo l'incoronazione di Venceslao, Benché in principio si statuì che il suo vicecancelliere avrebbe dovuto essere Jan Muskata, ciò non accade mai, in quanto dopo l'ascesa di Venceslao, operò in quella veste il prevosto di Székesfehérvár.
Secondo alcuni cronisti e vari storici, i giovani nobili boemi si recarono sicuramente in Ungheria al fianco di Venceslao III. È probabile che una simile scelta fu favorita dalla maggiore permissività presente alla corte ungherese, cosa che agevolò a Venceslao III l'adozione di uno stile di vita abbastanza sregolato.. Tuttavia, tale ricostruzione non sembra verosimile, in quanto si può verosimilmente supporre che i cronisti abbiano confuso le informazioni del Chronicon Aulae regiae relative ai giovani nobili che corruppero Venceslao III dopo la morte di suo padre, nello specifico quando era re di Boemia e Polonia.
Per non perdere l'appoggio di alcuni magnati ungheresi, Venceslao dovette continuare a ricompensarli con il placet di suo padre; Matúš Čák, nobile di Trenčín, fu colui che ne trasse i maggiori benefici. Il 28 febbraio 1302, Venceslao III confermò tramite un atto a oggi sopravvissuto che tutti i castelli reali, le città e i feudi acquisiti da Matúš durante la sua vita sarebbero confluiti nella sua eredità, specialmente il Comitato di Nitra. Al contempo, Venceslao dovette ricompensare non solo i magnati ungheresi, ma anche i consiglieri boemi che vennero con lui in Ungheria. Tra questi c'era, per esempio, il vescovo di Cracovia e originario della Slesia Jan Muskata, al quale vendette il castello di Plaveč nel comitato di Sáros il 26 settembre 1301. Tuttavia, la condizione di frammentazione in cui versava il regno impedì a Muskata di ottenere effettivamente il possesso del castello..