La secessione dell'Aventino fu un atto di protesta attuato a partire dal 27 giugno "…il 27 [giugno] - il giorno in cui Turati commemora Matteotti e nasce ufficialmente l'Aventino". 1924 dalla Camera dei deputati del Regno d'Italia nei confronti del governo Mussolini in seguito al delitto Matteotti avvenuto il 10 giugno dello stesso anno.

L'iniziativa, che consisteva nell'astensione dai lavori parlamentari fino a che i responsabili del rapimento Matteotti non fossero stati processati, prese il nome del colle Aventino dove, secondo la storia romana, si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi (secessio plebis). La protesta non ebbe successo e, dopo due anni, il 9 novembre 1926 la Camera dei deputati deliberò la decadenza dei 123 deputati aventiniani.

Il contesto storico

Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera dei deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Matteotti denunciò apertamente tutta una serie di violenze, illegalità e abusi commessi dai fascisti per condizionare il risultato elettorale e vincere le elezioni.

Il 10 giugno 1924, intorno alle ore 16:15, Giacomo Matteotti uscì a piedi dalla sua abitazione romana per dirigersi verso il Palazzo di Montecitorio, sede della Camera dei deputati. In lungotevere Arnaldo da Brescia, secondo le testimonianze,ASR, FM, vol. 1, Testimonianze Amilcare Mascagna e Renato Barzotti, vol. 1, fol. 22. era ferma un'auto con a bordo alcuni individui. Due degli occupanti balzarono addosso al parlamentare socialista. Matteotti riuscì a divincolarsi buttandone uno a terra e rendendo necessario l'intervento di un terzo che lo stordì colpendolo al volto con un pugno. Gli altri due intervennero per caricarlo in macchina. In seguito i testimoni identificarono la vettura, descritta come "un'automobile, nera, elegante, chiusa",ASR, FM, vol. 1, fol. 8 Testimonianza Giovanni Cavanna. per una Lancia Lambda.Gianni Mazzocchi, Quattroruote Luglio 1984, pag. 54. Due giorni dopo il rapimento fu individuata l'auto che risultò proprietà del direttore del Corriere Italiano Filippo Filippelli.

Amerigo Dumini fu arrestato il 12 giugno 1924 alla Stazione di Roma Termini, mentre si accingeva a partire per il Nord Italia e tradotto nel carcere di Regina Coeli. Fu però solo il 16 agosto successivo che il cadavere di Matteotti fu ritrovato nel bosco della Quartarella, aggravandosi così la già complessa crisi politica.

Il 13 giugno Benito Mussolini parlò alla Camera dei deputati affermando di non essere coinvolto nella scomparsa di Matteotti, ma anzi di esserne addolorato.

Al termine il Presidente della Camera Alfredo Rocco aggiornò i lavori parlamentari sine die, annullando di fatto la facoltà di replica dell'opposizione all'interno del Parlamento.

Nel frattempo, le prime indagini, intentate dal magistrato Mauro Del Giudice, difensore dell'indipendenza della magistratura di fronte al potere esecutivo, assieme al giudice Umberto Tancredi, individuò nello squadrista Amerigo Dumini la mano dell'assassino. In breve tutti i rapitori furono identificati come fascisti e arrestati, ma dopo un anno e dietro diretto interesse del Duce, l'incarico gli venne tolto e le indagini vennero fermate.

Il 17 giugno Mussolini impose le dimissioni a Cesare Rossi e ad Aldo Finzi che erano indicati dall'opinione pubblicaGiuliano Capecelatro, La banda del Viminale, Il saggiatore, Milano, 1996, pag. 54: "Nelle indiscrezioni di quelle ore, Marinelli e Rossi sono indicati come i mandanti del delitto, su incarico affidato da Mussolini". e anche dalle indagini del magistrato Del Giudice, come i gerarchi maggiormente coinvolti a causa delle loro relazioni con Dumini e i suoi uomini.Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Roma, Editrice Tiber, pag. 425: "Quel giorno, oltre alle dimissioni imposte a Cesare Rossi e a Finzi, che i noti contatti avuti con Dumini e con altri individui di quella banda designavano ai peggiori sospetti dell'opinione pubblica, furono annunciati altri arresti..." Fu sostituito anche il capo della polizia Emilio De Bono e il giorno seguente anche Mussolini rinunciò alla guida del ministero dell'interno che affidò a Luigi Federzoni.

gli eventi effettivi Nell'imminenza del delitto si costituì un Comitato delle opposizioni, con un esponente per ciascun partito d'opposizione (appartenenti a Partito Popolare Italiano, Partito Socialista Unitario, Partito Socialista Italiano, Partito Comunista d'Italia, Opposizione Costituzionale, Partito Democratico Sociale Italiano, Partito Repubblicano Italiano e Partito Sardo d'Azione). Gramsci avanzò a questo «Comitato dei sedici» - il nucleo dirigente dei gruppi aventiniani - la proposta di proclamare lo sciopero generale che però fu respinta, soprattutto a causa del pessimo ricordo del clamoroso fallimento dello sciopero legalitario alla vigilia della marcia su Roma. I comunisti uscirono allora dal «Comitato delle opposizioni» aventiniane il quale, secondo Gramsci, non aveva alcuna volontà di agire: ha una «paura incredibile che noi prendessimo la mano e quindi manovra per costringerci ad abbandonare la riunione».Lettera a Giulia Schucht, 22 giugno 1924.

Il 27 giugno 1924, 123 deputati dei predetti partiti (salvo i comunisti, che andarono in un'altra sala) si riunirono nella sala della Lupa di Montecitorio, oggi nota anche come sala dell'Aventino, decidendo comunemente di abbandonare i lavori parlamentari finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Giacomo Matteotti.

Le motivazioni dell'abbandono erano state spiegate dal deputato liberaldemocratico Giovanni Amendola su Il Mondo (giugno 1924): «Quanto alle opposizioni, è chiaro che in siffatte condizioni, esse non hanno nulla da fare in un Parlamento che manca della sua fondamentale ragione di vita. […] Quando il Parlamento ha fuori di sé la milizia e l'illegalismo, esso è soltanto una burla».Michele Magno, L'altro Amendola, in: Il Foglio, 21 dicembre 1924. La linea di opposizione non violenta al governo fu promossa anche dal socialista Filippo Turati che, il 27 giugno, commemorò Matteotti in una sala di Montecitorio di fronte ai secessionisti: «Noi parliamo da quest'aula parlamentare mentre non v'è più un Parlamento. I soli eletti stanno nell'Aventino delle nostre coscienze, donde nessun adescamento li rimuoverà sinché il sole della libertà non albeggi, l'imperio della legge sia restituito, e cessi la rappresentanza del popolo di essere la beffa atroce a cui l'hanno ridotta».Enzo Biagi, Storia del Fascismo, Firenze, Sadea Della Volpe Editori, 1964, pag. 354: "La soluzione Aventiniana prende l'avvio da un commovente discorso che Filippo Turati tiene alla Camera per commemorare Giacomo Matteotti, sulla cui sorte ormai non esistono più dubbi."

Non parteciparono invece all'Aventino, oltre ovviamente agli eletti del Partito Nazionale Fascista, il Partito Liberale Italiano, il Partito dei Contadini d'Italia, nonché i deputati delle Liste di slavi e di tedeschi. Le prospettive politiche Il 16 agosto 1924 La Civiltà cattolica pubblicò un articolo, firmato da padre Rosa ma concordato con lo stesso segretario di Stato della Santa sede, cardinal Pietro Gasparri, in cui si affermava che la collaborazione tra popolari e socialisti - che era lo sbocco politico cui tendevano Filippo Turati e Luigi Sturzo per dare una prospettiva di governo alla protesta aventiniana - "non sarebbe stata né conveniente, né opportuna, né lecita". Nonostante l'intervento sul Popolo del 6 settembre di Luigi Sturzo, che difese i contatti con quella parte dei socialisti che si erano liberati dei vecchi pregiudizi anticlericali, l'ostacolo frapposto dalle alte gerarchie vaticane si sarebbe rivelato insormontabile, probabilmente perché Pio XI preferiva confidare nelle reiterate promesse mussoliniane di soluzione della questione romanaClaudio Besana, Il delitto Matteotti, l'Aventino e la mancata collaborazione tra popolari e socialisti riformisti, in Fondazione Di Vittorio (a cura di), Giacomo Matteotti, Donzelli, 2015, pp. 34-35..

Gli "aventiniani" furono sostanzialmente contrari a ordire un'insurrezione popolare per abbattere il governo Mussolini. Allo stesso tempo, le componenti politiche della protesta si riunivano separatamente ed erano contrarie a coordinarsi con altri oppositori del fascismo che non avevano aderito all'Aventino ed erano restati in aula. Confidavano che, dinnanzi all'emersione delle responsabilità del fascismo nella sparizione e ancora presunta morte di Matteotti, il re si decidesse a licenziare Mussolini e a sciogliere la Camera per indire nuove elezioni. Tutto ciò non avvenneEnzo Biagi, Storia del Fascismo, Firenze, Sadea Della Volpe Editori, 1964, pag. 354: "...nella speranza che una tale azione secessionistica getti nella crisi completa il governo fascista e induca il Re a intervenire con un decreto di scioglimento della Camera.".

Tra l'agosto e l'ottobre 1924, alcuni leader dell'Aventino, tra cui Giovanni Amendola, sembrarono condividere la linea insurrezionale a carattere militare portata avanti da una parte dell'associazione combattentistica antifascista Italia libera. Si costituì clandestinamente a Roma un primo nucleo armato denominato "Amici del Popolo" composto da alcune migliaia di uominiLuciano Zani, Italia libera, il primo movimento antifascista clandestino (1923-1925), Laterza, Bari, pp. 93-94.. In una relazione al Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista, l'8 ottobre 1924, Palmiro Togliatti stimò in uomini i componenti di tale nucleo romano, sostenendo che circa fossero controllati dai suoi "infiltrati" comunistiPalmiro Togliatti, Opere, vol. I, Roma, 1967, pp. 836-837..

Il 12 settembre 1924, per vendicare la morte di Matteotti, il militante comunista Giovanni Corvi uccise in un tram il deputato fascista Armando Casalini, provocando un ulteriore irrigidimento della compagine governativa. Il 20 ottobre il leader comunista Antonio Gramsci propose invano che l'opposizione aventiniana si costituisse in "antiparlamento", in modo da segnare nettamente la distanza tra i secessionisti e un Parlamento composto di soli fascisti. Dinanzi al diniego i comunisti preferirono tornare in aula dal 12 novembre.