I Fasci italiani di combattimento furono il movimento politico fondato a Milano da Benito Mussolini il 23 marzo 1919 ed erede diretto del Fasci d'Azione Rivoluzionaria del 1915. Il 9 novembre 1921 si trasformò nel Partito Nazionale Fascista. Storia
La nascita del movimento fascista
Allo scoppio della prima guerra mondiale nell'estate del 1914, il Regno d'Italia, formalmente alleato dell'Impero austro-ungarico e dell'Impero tedesco, i cosiddetti Imperi centrali, decise di rimanere neutrale alle vicende belliche. Tra i primi a sostenere con forza la necessità dell'entrata in guerra dell'Italia al fianco degli Alleati contro gli Imperi centrali, fu la corrente dei sindacalisti rivoluzionari dell'Unione Sindacale Italiana (USI).. Secondo Filippo Corridoni, Alceste De Ambris e Sergio Panunzio infatti una possibile vittoria degli Imperi centrali avrebbe provocato un ulteriore inasprimento delle condizioni di vita della classe lavoratrice, mentre la vittoria degli Alleati avrebbe consentito la nascita di moti rivoluzionari di carattere nazionale nell'Impero austro-ungarico, nell'Impero tedesco e di conseguenza anche nel Regno d'Italia.. La corrente dei sindacalisti rivoluzionari provocò ben presto la spaccatura dell'USI, da cui si originò l'Unione Italiana del Lavoro (UIL), mentre sul fronte politico la corrente degli interventisti di sinistra di Filippo Corridoni fondò il 5 ottobre 1914 il Fascio rivoluzionario d'azione internazionalista.
Una corrente interventista si costituì anche all'interno del Partito Socialista Italiano (PSI), a questa faceva capo Benito Mussolini, direttore dellAvanti!, che una volta estromesso dalla direzione del giornale, fondò il 15 novembre 1914 Il Popolo d'Italia per continuare a portare avanti le sue istanze. Mussolini fu poi espulso dal PSI il 29 novembre 1914, costituendo i Fasci Autonomi di Azione Rivoluzionaria.. Il 6 gennaio 1915 le varie anime dell'interventismo di sinistra confluirono nei Fasci d'Azione Rivoluzionaria, all'interno dei quali Benito Mussolini assunse ben presto un ruolo di primo piano, grazie al suo passato da dirigente del PSI e al sostegno economico assicurato dagli ambienti dell'imprenditoria più favorevoli all'entrata in guerra dell'Italia al fianco degli Alleati.. All'interno del neonato movimento fascista maturò quindi un profonda avversione alle posizioni neutraliste del PSI, e parallelamente fu indicata la necessità di dare inizio a una serie di manifestazioni allo scopo di portare l'Italia in guerra contro gli Imperi centrali..
Il 24 maggio 1915 con l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale al fianco degli Alleati, molti fascisti si arruolarono come volontari vantando il loro contributo alla causa interventista e diffondendo tra i reparti dell'esercito le loro istanze rivoluzionarie. Dal fronte, Mussolini scrisse della necessità di rinnovare il movimento fascista affinché potesse sopravvivere al dopoguerra diventando il punto di riferimento di una nuova classe dirigente costituita dai combattenti, specialmente dai giovani ufficiali di complemento, massimi esponenti della "trincerocrazia italiana".. Il 3 novembre 1918, con la fine della guerra, la disfatta degli Imperi centrali e la nascita di nuovi stati nazionali repubblicani, Mussolini si impegnò a diventare il punto di riferimento di tutti coloro che avevano combattuto in ottica rivoluzionaria.. Il 14 novembre 1918 Mussolini convocò per dicembre la Costituente dell'interventismo italiano, che aveva come punti fondamentali il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori: tra le proposte c'erano quelle di portare la giornata lavorativa a otto ore e l'introdurre il salario minimo..
La fondazione Il 23 marzo 1919 nella sala riunioni del Circolo dell'alleanza industriale, in piazza San Sepolcro a Milano, furono ufficialmente fondati i Fasci italiani di combattimento.
Tra i fondatoriElencati da Mimmo Franzinelli in Fascismo Anno Zero. 1919: La nascita dei Fasci italiani di combattimento troviamo persone di diversa estrazione sociale e orientamento politico, a riflesso di un certo eclettismo ideologico di questa fase originaria; tra i primi aderenti ci furono anche cinque ebrei.Tagliacozzo, 2010, p. 58Gutman, 1995, p. 1027
Benito Mussolini prevedeva l'attuazione di uno specifico programma di San Sepolcro (dal nome della piazza in cui fu proclamato). I primi appartenenti ai Fasci si chiamarono appunto sansepolcristi, fregiati di una fascia giallorossa (i colori di Roma). Gli squadristi semplici invece erano riconoscibili da una striscia rossa al polso della camicia nera.
I locali della prima sede a Milano furono affittati dall'Associazione lombarda degli industriali presieduta da Cesare Goldmann, un industriale e massone di origine ebraicaMola, 2016, p. 159 a cui venne pagato regolare affitto. La sede era caratterizzata da simboli degli Arditi che sarebbero divenuti comuni nell'iconografia fascista, quali il pugnale, il gagliardetto degli arditi e il teschio. Il simbolo dell'organizzazione era il fascio littorio, che si rifaceva alla storia romana, così come molti altri simboli del futuro regime. A tale riguardo Gino Coletti, segretario e promotore della Associazione Nazionale Arditi d'Italia (ANAI), su “Pensieri e ricordi” suoi appunti del 1952 scrive: “…Fu con la garanzia di sicurezza degli arditi che il 23 marzo del 1919 Mussolini poté promuovere l’adunata di P.za San Sepolcro nella quale vennero fondati i Fasci di Combattimento”
In breve tempo, in tutto il mese di aprile in diverse città aprirono diverse sezioni,Vivarelli, 2012, p. 363 anche se le adesioni non furono massicce.De Felice, 2009, p. 11 Accanto ai Fasci di combattimento sorsero affiancate numerose associazioni, con lo scopo di reagire ai tentativi insurrezionali del Partito Socialista Italiano. Queste ultime erano costituite principalmente da leghe di reduci e associazioni patriottiche e studentesche.Vivarelli, 2012, p. 365
Il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento, alla cui stesura aveva collaborato attivamente Alceste de Ambris,Montanelli & Cervi, 1976, p. 82 fu ufficialmente pubblicato su Il Popolo d'Italia il 6 giugno 1919. Nel manifesto venivano avanzate numerose proposte di riforma politica e sociale per far «fronte contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra», rappresentando la terza via tra i due opposti poli e sviluppandosi nell'ambito delle teorie moderniste sull'uomo nuovo. Solo parte di queste venne realizzata durante il periodo del regime fascista (1922–1943). Pur riprese successivamente durante la Repubblica Sociale Italiana, come la socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione, rimasero sostanzialmente inapplicate a causa degli eventi bellici.
I partecipanti della prima ora erano per lo più reduci interventisti della prima guerra mondiale. Molti di loro avevano precedentemente militato in formazioni di sinistra (anarchici, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari e socialisti).
Organo ufficiale dei Fasci Italiani di combattimento era il settimanale Il Fascio, che iniziò a essere pubblicato non appena ce ne furono i mezzi. Vicino alle posizioni dei Fasci era poi Il Popolo d'Italia, che però non ne divenne mai l'organo ufficiale, mantenendosi separato dal movimento.
L'arditismo
A Milano i primi elementi fascisti dei neocostituiti Fasci italiani di combattimento si fecero notare il 15 aprile 1919, per la prima volta a livello nazionale,Guerri, 1995, p. 70 prendendo parte all'assalto alla sede del quotidiano socialista Avanti! dopo una giornata di scontri tra manifestanti socialisti e contromanifestanti del Partito Nazionalista, futuristi e arditi. Nel novembre 1919 si presentarono alle elezioni politiche nel collegio di Milano, con capilista Mussolini, Arturo Toscanini e Filippo Tommaso Marinetti, ma non ebbero alcun eletto.Politica, musica e temperamento nella vita di Toscanini.
Al tempo dell'impresa di Fiume, quando nella città giuliana occupata da Gabriele D'Annunzio cominciarono a mancare gli approvvigionamenti, i Fasci italiani di combattimento, supportati anche da organizzazioni femminili patriottiche, si occuparono di sfollare verso città del nord circa quattromila bambini.Guerri, 2008, p. 248: «Quattromila bambini furono sfollati e mandati in varie città del Nord, grazie all'organizzazione dei Fasci di combattimento ed ai gruppi patriottici femminili».
Lo squadrismo
In seguito al II Congresso dei Fasci Italiani di combattimento del maggio 1920, il movimento fascista di Benito Mussolini mirò a diventare l'organizzazione di riferimento dei ceti medi laici e patriottici.. Nella primavera del 1920, nel pieno delle proteste del "biennio rosso", il segretario dei Fasci Italiani di combattimento Umberto Pasella si adoperò per organizzare delle "squadre d'azione" fasciste che potessero svolgere durante gli scioperi azioni di crumiraggio in collaborazione con i "Sempre Pronti per la Patria e per il Re" dell'Associazione Nazionalista Italiana e le "leghe antibolsceviche" della piccola borghesia cittadina.. Nel corso dell'estate del 1920, su incarico del segretario Umberto Pasella, tutti i fasci cittadini si attivarono per costituire delle squadre d'azione, preferibilmente armate di manganelli, munizioni, bombe a mano e rivoltelle. Su impulso di Francesco Giunta, lo squadrismo fascista si diffuse inizialmente in tutta la provincia di Trieste (ancora sotto occupazione militare) colpendo sistematicamente le sedi delle organizzazioni socialiste e della minoranza slovena, incendiando il 13 luglio 1920 il Narodni dom.. Il 23 settembre 1920 Benito Mussolini si recò a Monfalcone per celebrare le squadre della Venezia Giulia, le quali il 14 ottobre 1920 assalirono una manifestazione socialista a favore della Russia bolscevica incendiando la sede de Il Lavoratore e la Camera del lavoro di Fiume... Le proteste del "biennio rosso" terminarono nel settembre del 1920 con l'occupazione delle fabbriche, nel frattempo all'interno del Partito Socialista Italiano (PSI) la frazione comunista era sempre più decisa alla scissione e, nella guerra sovietico-polacca, l'Armata Rossa sovietica iniziava a riportare le prime sconfitte.. In questo contesto di sostanziale indebolimento del movimento operaio, il 16 ottobre 1920 Il Fascio incitò l'avvio di una guerra civile contro i socialisti esaltando le azioni delle squadre triestine dei giorni precedenti. A muoversi contro i socialisti non erano solamente i fascisti, ma anche le forze liberaldemocratiche e nazionaliste, che alle elezioni amministrative del 7 novembre 1920 si coalizzarono con i fascisti nelle liste dei "blocchi nazionali" che raccolsero il 56% dei voti ottenendo la maggioranza in trentatré consigli provinciali su sessantanove, e in comuni su .. Le elezioni ebbero però anche un esito favorevole, anche se non quanto le politiche del 1919, anche per il PSI che conquistò 26 consigli provinciali e comuni, di cui venti capoluoghi, tra i quali Milano e Bologna; nello stesso periodo gli iscritti al PSI toccarono i .