Fu un'importante figura del nazionalismo afrikaner e uno dei principali fautori del regime dell'apartheid. Conosciuto come un personaggio decisamente schierato a destra, si oppose duramente al comunismo. Fu membro del National Party, Ministro della Giustizia (1961-1966), Primo Ministro (1966-1978) e infine ricoprì la carica (allora solo onorifica) di Presidente Statale del Sudafrica (1978-1979), posizione che fu costretto ad abbandonare a causa di uno scandalo politico-finanziario.
Biografia Gioventù Vorster nacque il 13 dicembre 1915 nell'area rurale di Jamestown, nel distretto di Uitenhage, nella parte orientale della Provincia del Capo, tredicesimo figlio di una ricca famiglia afrikaner di allevatori di pecore. Frequentò le scuole Primarie e Secondarie nel suo distretto per poi essere ammesso all'Università di Stellenbosch presso la facoltà di Legge.
L'Università di Stellenbosch può essere considerata la culla del nazionalismo afrikaner: sei dei sette Primi Ministri del Sudafrica, fra il 1910 e il 1971, provenivano da questa Università. In questo istituto Vorster fu presto coinvolto dalla politica, schierandosi con i nazionalisti e diventando vicepresidente del consiglio studentesco e capo della sezione giovanile del National Party. Si laureò nel 1938, per diventare in seguito cancelliere del Presidente della Divisione Provinciale del Capo della Corte Suprema sudafricana. Non rimase a lungo in questo impiego: l'anno seguente iniziò la professione di Procuratore a Port Elizabeth, per poi spostarsi nella città di Brakpan, nel Witwatersrand.
Coinvolgimento attivo in politica Lo scoppio della seconda guerra mondiale nel settembre 1939 vide Vorster, per la prima volta, coinvolto nella politica nazionale. La decisione del Parlamento sudafricano di entrare in guerra a fianco degli Alleati scontentò aspramente i nazionalisti afrikaner che provavano indignazione per l'alleanza del Sudafrica con il loro vecchio nemico, l'Inghilterra. Molti nazionalisti boeri, più per un sentimento anti-inglese che per chiaro spirito filo-nazista, speravano ardentemente in una vittoria della Germania.
Vorster incanalò le sue attività in una organizzazione chiamata Ossewabrandwag (letteralmente "sentinelle dei carri trainati dai buoi"), fondata nel 1938 per perpetuare lo spirito prodotto dalle celebrazioni del centenario del Great Trek che si tennero, appunto, in quell'anno. Sotto la leadership del leader Johannes van Rensburg, l'Ossewabrandwag divenne una organizzazione anti-britannica e nazista che si adoperò attivamente per vanificare gli sforzi di guerra del Sudafrica. Molte azioni di sabotaggio e violenza commesse nel paese durante la guerra furono attribuite all'Ossewabrandwag; in seguito Vorster avrebbe dichiarato di non aver partecipato direttamente a nessuno di tali atti.
Scalando i livelli dell'organizzazione che era ormai diventata una struttura paramilitare, Vorster raggiunse il rango di generale. In una dichiarazione fatta in questo periodo, egli identificava l'ideologia dell'organizzazione come "nazionalismo cristiano", l'equivalente sudafricano del nazionalsocialismo. Anche suo fratello, J.D. Vorster, pastore della chiesa riformata olandese, prese posizione a favore della Germania, ricevendo con regolare sentenza una condanna al carcere per aver trasmesso informazioni al nemico circa i movimenti delle navi da guerra alleate.
Nello stesso periodo Vorster attirò l'attenzione facendo dichiarazioni sprezzanti nei confronti delle democrazie occidentali e di lode per il regime di Adolf Hitler, il cui governo dittatoriale considerava come modello ideale per il governo del Sudafrica, in contrapposizione al sistema parlamentare di tipo inglese in vigore.
Nel settembre del 1942, Vorster fu incarcerato in un campo di detenzione a Koffiefontein a causa delle sue attività di sabotaggio. Durante questo internamento chiese ripetutamente di essere portato davanti a una Corte di Giustizia, guidando persino uno sciopero della fame in un tentativo di attirare l'attenzione e far pressioni sulle autorità, affinché gli concedessero un regolare processo. Fu pubblicato nel febbraio 1944, con alcune restrizioni. Si rifiutò di sottostare a queste limitazioni della sua libertà (che includevano il confino in un particolare distretto) ma non fu punito per averle violate.
Negli anni seguenti, diventato una figura importante nel National Party, Vorster si sentì spesso rinfacciare dai suoi oppositori i suoi trascorsi in tempo di guerra; tuttavia, egli non rinnegò mai nulla di ciò che aveva detto o fatto in quel periodo. Parlò della sua reclusione in Parlamento nel maggio 1960, dichiarando che un possibile motivo di questo provvedimento era il fatto di essere stato sospettato di aver ospitato dei disertori. Inoltre spiegò anche come, dopo essere stato rilasciato, avesse chiesto al Ministro della Giustizia di allora, Colin Fraser Steyn, di perorare la causa di coloro che erano ancora detenuti, e che Steyn, per tutta risposta, lo avesse minacciato di farlo arrestare di nuovo se non avesse lasciato subito il suo ufficio. L'esperienza del campo di detenzione ebbe l'effetto di inasprire il carattere e l'estremismo politico di Vorster.
Vorster in parlamento Le relazioni fra l'Ossewabrandwag e il National Party, allora guidato da Daniel François Malan, raggiunsero un punto di rottura alla fine del 1941. Ripudiato dal National Party, l'Ossewabrandwag si alleò con l'Afrikaner Party, nato nello stesso anno. Alla fine della guerra, a Vorster fu permesso di riprendere la sua professione di avvocato. Nel 1948 cercò di ottenere una candidatura in Parlamento nelle file dell'Afrikaner Party, nella circoscrizione elettorale di Brakpan. Intanto, le relazioni fra l'Afrikaner Party e il National Party erano state ristabilite, tanto da permettere la stipulazione di un patto elettorale contro lo United Party di Jan Smuts, allora al potere. I nazionalisti diffidavano del giovane agitatore Vorster, e rifiutarono di appoggiare la sua candidatura. Così egli corse alle elezioni come indipendente, non riuscendo a guadagnare il seggio per pochissimi voti (quattro).
Quell'anno, la maggioranza andò alla coalizione di National e Afrikaner Party che, una volta saliti al governo, cominciarono a realizzare la politica dell'apartheid. Sebbene le discriminazioni razziali a favore dei bianchi fossero già presenti nella politica e nella società sudafricana, questo nuovo governo le istituzionalizzò.
Vorster dovette aspettare fino al 1953 per entrare in Parlamento, quando la sua candidatura fu accettata dal National Party. Fu eletto nella circoscrizione elettorale di Nigel nel Transvaal, e dimostrò subito di essere un parlamentare molto capace, un buon oratore, molto esperto nell'agone politico e trascinatore di folle. Divenne ben presto il leader dell'ala destra del National Party e in questa veste aiutò l'ascesa al potere di Hendrik Frensch Verwoerd, che divenne Primo Ministro nel 1958. Con il nuovo capo del governo la scalata di Vorster nella gerarchia del partito fu rapida: fu nominato Sottosegretario all'Istruzione, alle Arti e alle Scienze e in tale veste applicò in modo intransigente il Bantu Education Act, legge che costringeva i non bianchi a frequentare solo scuole di indirizzo tecnico o che insegnavano un lavoro manuale. Nell'ottobre 1958 fu nominato anche Sottosegretario al Welfare. Si guadagnò subito una reputazione di rigido esecutore dell'apartheid e di fautore di un inasprimento ulteriore di tale politica di segregazione.
Ministro della giustizia Nel marzo del 1960, gli scontri interrazziali di Sharpeville (69 dimostranti africani uccisi dal fuoco della polizia) convinsero Verwoerd che era necessaria una mano più ferma nell'applicazione dell'apartheid. Nel 1961, Vorster fu promosso Ministro della Giustizia, della Sicurezza Sociale e delle Pensioni; nel 1966 divenne Ministro anche della Polizia e delle Prigioni. Con lui in carica, l'autorità della legge fu estesa a dismisura e l'opposizione all'apartheid venne soffocata. Proprio nel suo ruolo di Ministro della Giustizia, però, Vorster si trovò a dover affrontare nuove critiche legate al suo passato filo-nazista. In questo periodo egli dichiarò pubblicamente di aver cambiato opinione e di essere diventato un sostenitore del sistema parlamentare.
Entrambe le maggiori organizzazioni politiche non bianche, cioè l'African National Congress e il Pan-African Congress erano state bandite, ma la possibilità di altre insurrezioni era concreta; esistevano inoltre altre organizzazioni clandestine che ricorrevano programmaticamente alla violenza. La risposta di Vorster, come Ministro della Giustizia, fu di dotare lo Stato di poteri straordinari per affrontare l'opposizione extraparlamentare. Egli fu ideatore dell'arsenale legislativo più repressivo possibile contro i militanti anti-apartheid. Sotto l'egida di Vorster, il sistema di sicurezza della polizia divenne una macchina formidabile, penetrando in ogni angolo e nicchia della società sudafricana, scovando gli oppositori e smascherando i movimenti e le organizzazioni clandestine. Furono approvate ferree leggi sulla sicurezza, che in effetti davano alle autorità carta bianca di fare quello che volevano con poche o nessuna possibilità di ricorso ai tribunali. L'arresto senza un processo, introdotto come misura provvisoria, divenne un aspetto permanente della scena sudafricana e fu usato in modo esteso contro persone sospettate e contro coloro che svolgevano attività politiche ritenute illegali.
Nell'ambito di queste leggi repressive ricordiamo la Sabotage Act del giugno 1962, che prevedeva arresti domiciliari e messe al bando più severe e non soggette ad appello in tribunale, limitando drasticamente le libertà civili. Il reato di sabotaggio comportava arresto da un minimo di cinque anni, senza possibilità di rilascio sulla parola, fino alla pena di morte. A causa della formulazione estremamente generica della legge, atti come la violazione della proprietà privata o il possesso illegale di armi potevano essere fatti rientrare nel reato di sabotaggio.
Il 1º maggio 1963 il governo varò la General Law Amendment Act, meglio nota come "legge dei novanta giorni di carcerazione", che cancellava il diritto dell'arrestato di conoscere le cause dell'arresto e conferiva di fatto a qualunque agente di polizia il potere di trattenere chiunque senza mandato, sulla base di un semplice sospetto di reato politico. Gli arrestati potevano essere detenuti fino a 90 giorni senza capi d'accusa e senza assistenza legale; i novanta giorni potevano essere prolungati. Le percosse agli arrestati erano all'ordine del giorno; si cominciarono ad utilizzare elettroshock, soffocamenti e altre forme di tortura. In parlamento, l'unico voto contrario a quella legge fu quello della deputata del Progressive Party, Helen Suzman. Furono previste pene più severe per l'appartenenza ad organizzazioni illegali; furono introdotte condanne da cinque anni alla pena di morte per il reato di fiancheggiamento al South African Communist Party e ad altre organizzazioni al bando.
Un'altra legge del parlamento proibiva la riproduzione e diffusione di qualunque dichiarazione resa da persone messe al bando. In base a questa legge, alla fine del 1962, furono chiusi molti giornali e il possesso di pubblicazioni vietate divenne un reato punibile con la detenzione fino a due anni.
La vigorosa politica di Vorster sulla sicurezza, ritenuta dai nazionalisti un successo, aumentò il suo prestigio all'interno del partito. Forte di questo successo, Vorster dichiarò di essere l'"uomo forte" che aveva annientato la resistenza interna e reso il paese più sicuro. Inoltre la sua attività come Ministro della Giustizia gli assicurò un posto stabile nella ribalta politica sudafricana.
Primo Ministro (1966-1976)