Con il termine libertinismo si indicano comunemente tre fenomeni distinti: Libertinismo spirituale: un movimento settario interno al cristianesimo, con riferimenti a Gioacchino da Fiore, presente alle origini e durante la Riforma, che sosteneva che ai salvati è impossibile peccare e che dunque ogni comportamento è lecito. Calvino sferzò con questo epiteto ingiurioso gli anabattisti.G. Calvino, Contro la setta fantastica dei libertini spirituali (1545) in G. Calvino, Opere scelte. Vol. 2: Contro i nicodemiti, gli anabattisti e i libertini., a cura di L. Ronchi De Michelis, Editore Claudiana, 2006. Libertinismo filosofico o libertinage érudit: un movimento filosofico, caratterizzato dalla riscoperta del pensiero dello Scetticismo greco (pirronismo) e da una rivalutazione del pensiero di Epicuro, che specula unicamente su basi razionali rifiutando qualsiasi tipo di Rivelazione, e quindi rifiuta qualsiasi morale che anziché sulla Ragione e sulla "Legge di Natura" si basi su precetti rivelati di qualsiasi tipo. Libertinismo sessuale: la caratterizzazione polemica da parte degli avversari del Libertinismo, cioè in genere di tutte le confessioni religiose, fu quella di descrivere il libertinismo come una teoria nata per giustificare le perversioni sessuali e l'immoralità.«Molto più tardi si chiamarono libertini coloro i quali pretendevano di aver liberato i propri pensieri. Presto quel bel titolo venne riservato a coloro che non conoscevano catene nell'ordine dei costumi. Più tardi ancora, la libertà divenne un ideale, un mito, un fermento...» (Paul Valéry, Fluctuations sur la liberté, in Regards sur le monde actuel, in Oeuvres, Gallimard (Coll. «Pléiade»), Paris 1960, t. II, pp. 960-961). Questa critica ebbe un buon successo, come dimostra il fatto che nel linguaggio corrente "libertino" oggi è usato prevalentemente con quest'ultimo significato. Questa "controffensiva" fu peraltro capace di dar vita a personaggi artistici di grande rilievo, come per esempio il Don Giovanni. Tipici esponenti furono Giacomo Casanova e il Marchese de Sade. Anche nell'uso comune la parola libertino è rimasta ad indicare un "donnaiolo" o una persona dai comportamenti trasgressivi.

Evoluzione storica Precursori del libertinismo possono essere considerate le correnti filosofiche di cirenaici, epicurei e gnostici carpocraziani.

Il libertinismo filosofico propriamente detto ebbe tre fasi distinte: una fase medievale (caratterizzata dalla critica ai "tre impostori": Mosè, Gesù, Maometto)La leggenda attribuiva a questa fase la composizione d'un trattato De tribus impostoribus (Trattato dei tre impostori), risalente al XIII secolo, di cui non ci è però giunta alcuna copia e la cui effettiva esistenza è pertanto dubbia. Il titolo sarebbe stato poi ripreso in un nuovo trattato attorno al 1688.; personaggi noti per essere considerati "libertini", o "eretici ed epicurei" (associati all'atomismo antico) furono l'imperatore Federico II di Svevia, il poeta Guido Cavalcanti (che secondo i contemporanei era ateo) e molte celebri figure del movimento ghibellino (ricordate anche da Dante) come Farinata degli Uberti e Cavalcante dei Cavalcanti; una fase rinascimentale (XVI-XVII secolo) segnata da quello che Giorgio Spini ha definito "Aristotelismo eretico" (il quale sosteneva, come in Cesare Cremonini, che l'anima muore assieme al corpoValeria Sorge (a cura di), Biagio Pelacani, Quaestiones de anima: alle origini del libertinismo, Morano, Napoli 1995., e che ebbe seguaci soprattutto in Italia, ad esempio umanisti come Lorenzo Valla); infine una fase successiva alla Controriforma, che dopo l'annientamento per mano dell'Inquisizione dei nuclei di questa corrente di pensiero in Italia, fiorì all'estero (soprattutto in Francia ed InghilterraEnciclopedia Treccani alla voce corrispondente ed Enciclopedia Garzanti di filosofia alla voce "libertini".) nel XVII e XVIII secolo. Questa fase fu particolarmente importante perché il Libertinismo costituì il collegamento fra la speculazione razionalistica del Rinascimento e l'IlluminismoQuesto legame è stato riconosciuto nel 2009 dalla critica di papa Benedetto XVI al pensiero contemporaneo, con la dichiarazione: «Illuminismo e ateismo portano al libertinismo», cfr. , anche se l'ancoramento ostinato all'Aristotelismo escluse il Libertinismo dalla nascita del pensiero scientifico moderno (si pensi solo all'opposizione di un Antonio Rocco al pensiero di Galileo Galilei); pensatori associati a questo periodo furono Pierre Gassendi e Michel de Montaigne.M. Onfray, L'età dei libertini - Controstoria della filosofia III.

Il termine "libertinismo" fu usato principalmente dagli avversari: infatti i diretti interessati o non si riconobbero come "scuola di pensiero" a sé, o usarono termini più generici come "esprits forts" ("spiriti forti", contrapposti agli "spiriti deboli" di coloro a cui la superstizione era necessaria per vivere) o, nel XVIII secolo, "libero pensiero" e "libero pensatore". Tuttavia alla fine della parabola del libertinismo,Ma c'è chi avanza l'ipotesi che già i libertini spirituali combattuti da Calvino si auto-designassero 'libertini' (in Didier Foucault, Histoire du libertinage des goliards au marquis de Sade, Perrin, Paris, pp. 209-217) in alcuni casi, specialmente in quello di Sade, il termine viene assunto orgogliosamente come blasone:

Etimologia

L'origine della parola è antica: risale alle sette del "libero spirito" nate nel XIII secolo in Italia, Francia e Germania. Il termine libertino deriva dall'aggettivo latino libertinus, che a sua volta deriva dal sostantivo libertus, cioè "liberto", che presso i Romani significava "liberato dalla schiavitù"

Il libertinus in età repubblicana indicava il figlio dello schiavo affrancato ma durante l'Impero i due termini coincidono. In particolare il diritto romano chiama ingenuus il figlio degli uomini liberi e libertinus il figlio dello schiavo liberato che pur essendo di condizione libera come l'ingenuus, veniva distinto per classe poiché la sua libertà era un'acquisizione recente e quindi sospetta e poco affidabile.Julien Offray de La Mettrie, Denis Diderot, L'arte di godere. Testi dei filosofi libertini del XVIII secolo. Scelta, traduzione e commento a cura di Paolo Quintili. Manifestolibri. 2006 p.7

Il libertinismo religioso Medioevo In origine, dalla presunta profezia, tratta da Gioacchino da Fiore, dell'avvento di un'età aurea dello Spirito, queste sette traevano la credenza in una sorta di panteismo e consideravano lecito praticare una libertà di costumi, specie di quelli sessuali. La vita dell'uomo infatti è strettamente naturale e nella natura è la perfezione divina. Gli istinti non vanno frenati e non esiste peccato se ci si comporta seguendo le spinte naturali del piacere fisico.Fritz Mauthner, L'ateismo e la sua storia in Occidente, Volume 1, Nessun Dogma, 2012 p. 314.

Rinascimento L'idea del libertinismo sviluppatasi in Italia grazie a figure del Rinascimento come Girolamo Cardano, Paracelso e Niccolò MachiavelliLuca Addante, Eretici e libertini nel Cinquecento italiano,Laterza, 2010 (e più avanti grazie a Pierre Gassendi), si basava: sull'affermazione dell'autonomia morale dell'uomo a dispetto dell'autorità religiosa, sulla critica del dogmatismo, sull'utilizzo della ragione, della scienza come punti di riferimento della visione del mondo, sulla libertà di espressione e sul rifiuto del pensiero filosofico dominante nel periodo contemporaneo. Gli storici Jérémie Barthas e Luca AddanteLuca Addante, "Radicalismes politiques et religieux. Les libertins italiens au XVIe siècle", in: Thomas Berns & Anne Staquet & Monique Weis (curr.), Libertin! Usage d'une invective au XVIe et XVII siècles, Garnier, Paris 2013, pp. 29-50. hanno dimostrato come l'origine del termine in questo senso appaia in Italia nel primo Cinquecento, indicando inizialmente il partito "ultra-democratico" di Siena, sensibile alla predicazione di Juan de Valdés, che in alcuni individui (come Giulio Basalù) portò infine ad esiti pienamente "libertini", appunto. Il termine è poi attestato con certezza nel 1525 circa per denominare quella che è definita come una "setta", a Lilla e a Parigi, diffusasi con la protezione dalla stessa sorella del re Francesco I: Margherita d'Angoulême.« [...] Era inoltre in contatto con la "setta dei libertini", con Quintin e Pocquet che risultano accolti e protetti dalla regina nel 1546.» In Luciano Chiappini,L'Aquila bianca: studi di storia estense, Corbo Editore, 2000 p.320

Anche nella cupa e severa Ginevra comparvero i libertini, fortemente combattuti da Calvino con gli scritti e con il rogo.Fritz Mauthner, L'ateismo e la sua storia in Occidente, Volume 1, ed. Nessun Dogma, 2012 p.636

Anche Martin Lutero fu accusato dai anti-luterani cattolici di cripto-libertinismo, lassismo e antinomismo a causa di una frase che il riformatore utilizzò per rassicurare il timoroso e preoccupato Filippo Melantone, ossia "pecca con vigore, e credi ancora più fortemente" (pecca fortiter et crede fortius), sullo stile del motto agostiniano ama e fa' ciò che vuoi. Il senso fu distorto spesso dai nemici della riforma protestante in "pecca più che puoi", portando ad esempio episodi della vita di Lutero stesso, ma si tratta in realtà di un'iperbole estrapolata: "pecca pur fortemente (perché essendo uomo non puoi non peccare) ma ogni volta credi sempre di più" è il senso che si inquadra bene nella teoria luterana di servo arbitrio, giustificazione per sola fede e depravazione totale.Lutero e il “pecca fortiter”H. Grisar, Lutero. La sua vita e le sue opere, SEI, Torino, 1956. La frase si trova in una lettera del 1521.

Nei libertini di questo periodo sono evidenti i riflessi culturali del Rinascimento esaltante la naturalità dell'uomo con in più un'interpretazione teologica della redenzione di Cristo che ha portato secondo loro ad un rinnovamento non solo dello Spirito ma anche del corpo dell'uomo. Con la redenzione del corpo di Cristo è stata restituita all'uomo anche la purezza della carne come ai tempi biblici dell'Eden di Adamo. Per questo ogni desiderio naturale non va represso moralisticamente ma soddisfatto per volontà di Cristo redentore.G. De Ruggiero, Storia della filosofia, parte III: Rinascimento, Riforma e Controriforma, Bari 1967

Sempre in età rinascimentale il termine libertino era usato per denigrare sette religiose come quella dell'olandese David Joris accusato di praticare una presunta "anarchia morale" rifacendosi ad un'interpretazione di San Paolo della "nuova alleanza" che si contrapponeva alla legge mosaica sostituendovi l'amore e la grazia.Joseph Hall, Un mondo diverso e identico (1605), Guida Editori, 1985 p. 243

XVII secolo Nel Seicento i nemici di questa corrente di pensiero non usano più il termine libertino per indicare genericamente i sostenitori di costumi riprovevoli giustificati da motivazioni religiose, ma genericamente coloro che si sono allontanati dalla "vera fede" e che sono caduti nella "dissolutezza" morale.

Non sempre il termine veniva interpretato negativamente ma poteva anche significare "esprit fort", uno spirito forteThéophile de Viau (1590-1626): una mente che tendeva all'estremizzazione ma convinta delle sue posizioni.

Il termine libertino stava quindi ad indicare tre significati sia nel linguaggio comune che tra i filosofi: il libertino era un depravato; un ateo dedito solo ai piaceri del corpo; un filosofo scettico.

Una di queste definizioni non escludeva l'altra, anzi autori cristiani sostenevano come un comportamento licenzioso spesso portasse all'abbandono della fede e viceversa come un atteggiamento di critica o incredulità nei confronti della Chiesa fosse causa di depravazione morale.