La campagna di Russia fu l'invasione francese dell'Impero russo nel 1812, terminata con una disastrosa sconfitta e con la distruzione di gran parte delle truppe francesi e dei contingenti stranieri. La campagna segnò il punto di svolta nella parabola di Napoleone Bonaparte e delle Guerre napoleoniche. In Russia l'invasione francese è più conosciuta come guerra patriottica (, Otečestvennaja vojna), termine che evidenzia il carattere che assunse la lotta, di resistenza nazionale e popolare russa contro lo straniero.
Alla fine della campagna, l'esercito napoleonico - costituito da oltre 600 000 soldati, di cui 450 000 nella massa principale guidata dall'imperatore - era ridotto a poco più di 100 000 uomini. Le perdite ammontarono a 400 000 tra morti, feriti e dispersi; 100 000 furono i prigionieri caduti nelle mani dei russi. A termine campagna, della forza principale d'invasione guidata da Napoleone, costituita in origine da soldati, solo circa uomini riuscirono a raggiungere la salvezza. La perdita della quasi totalità dell'esercito lasciò sguarnito l'Impero -giunto alla massima espansione- e il contrattacco russo in Europa fece riaffiorare sentimenti e insurrezioni anti-francesi nei territori assogettati..
La distruzione della Grande Armata in Russia ebbe conseguenze decisive sulla storia europea dell'Ottocento.
Tale avvenimento ha ispirato profondamente anche la letteratura russa e ne fa fede, tra tutti, il più noto esempio, costituito dal celebre romanzo di Lev Tolstoj, Guerra e paceVale la pena ricordare anche un'ode composta da Vasilij Andreevič Žukovskij sulla battaglia di Borodino e l'incendio di Mosca, che all'epoca conobbe un grande successo.. Oltre alla letteratura russa la campagna di Russia ha ispirato anche il brano Ouverture 1812 di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Rottura dell'alleanza franco-russa
L'alleanza tra Francia e Russia, conclusa formalmente il 7 luglio 1807 dopo i colloqui diretti a Tilsit tra l'imperatore Napoleone e lo zar Alessandro, si era dimostrata fragile e instabile fin dall'inizio; nonostante l'accordo e la simpatia personale tra i due sovrani, i contrastanti interessi concreti di politica di potenza e di politica economica dei due stati rendevano difficile una collaborazione sincera e prolungata nell'instabile scenario internazionale uscito dalla guerra della Quarta coalizione. Inoltre persisteva grande ostilità ideologica nella nobiltà russa nei confronti della Francia e del suo capo, considerato il continuatore e il diffusore, alla testa dei suoi eserciti, delle idee della Rivoluzione francese. In un primo tempo Alessandro sembrò ignorare le critiche di molti suoi collaboratori e di una parte dei suoi familiari e riprese, con la collaborazione di Michail Speranskij, una serie di progetti riformatori per modernizzare in senso liberale il suo impero; egli inoltre sperava di ottenere dei vantaggi concreti nel Nord, nei Balcani e soprattutto in Oriente, dall'accordo con Napoleone..
Dopo aver dovuto, secondo i termini dell'accordo di Tilsit, chiudere i porti del Mar Baltico al commercio britannico e aver dichiarato guerra alla Gran Bretagna il 31 ottobre 1807., lo zar, dispiaciuto anche di aver dovuto cedere le Isole Ionie alla Francia, contava di conservare i Principati danubiani; inoltre, sempre legato da una forte amicizia con i sovrani di Prussia, egli non cessava di richiedere l'evacuazione del territorio prussiano da parte della Grande Armata che invece Napoleone manteneva tra l'Elba e l'Oder in attesa del pagamento dell'indennità di guerra prevista dal trattato di pace. La questione d'Oriente era un grande motivo di conflittualità tra i due alleati; Alessandro continuava la guerra contro la Persia e l'Impero ottomano che, di conseguenza, allentarono i loro rapporti anche con la Francia e si riavvicinarono alla Gran Bretagna; nel marzo 1808 fallirono i colloqui tra l'ambasciatore Armand de Caulaincourt e Nikolaj Rumjančev per una possibile spartizione dell'Impero ottomano tra Russia e Francia. Alessandro non vedeva collaborazione concreta da parte francese neppure nella guerra che la Russia combatteva contro la Svezia che in questa fase, dopo l'entrata in Finlandia, continuava in modo sfavorevole ai russi..
La situazione mutò a vantaggio di Alessandro dopo le infelici iniziative di Napoleone nella penisola iberica e la conseguente insurrezione della Spagna; le sconfitte subite dall'esercito francese nell'estate 1808 costrinsero l'imperatore a progettare il trasferimento di gran parte della Grande Armata a sud dei Pirenei; quindi divenne necessario ottenere la collaborazione dello zar per impedire iniziative aggressive in Germania contro il predominio francese da parte di Austria e Prussia. Napoleone organizzò un incontro con lo zar a Erfurt il 27 settembre 1808 sperando di indurlo a concludere un nuovo accordo di stretta collaborazione, ma la sua posizione politica, dopo il disastro spagnolo, si era indebolita e Alessandro poté ottenere, senza nulla concedere, i Principati danubiani, l'evacuazione della Prussia e garanzie sul Granducato di Varsavia. Nonostante queste concessioni di Napoleone, lo zar non si mostrò disposto ad assicurare un fermo appoggio contro l'Austria; egli promise solo che avrebbe invitato alla moderazione gli austriaci, ma rifiutò di presentare minacce formali di intervento. Napoleone dovette accontentarsi; il 12 ottobre 1808 venne firmata una convenzione franco-russa; la Prussia venne evacuata dalle truppe francesi che vennero trasferite a ovest dell'Elba prima di partire per la Spagna sotto il comando dell'imperatore..
La mancata collaborazione di Alessandro favorì le iniziative aggressive dell'Austria; nel gennaio 1809 Napoleone, da Valladolid, aveva proposto allo zar di presentare un ultimatum congiunto a Vienna per impedire la guerra, ma Alessandro, pur acconsentendo a inviare una nota formale, rifiutò di rompere le relazioni diplomatiche. Napoleone fu costretto a interrompere prematuramente il suo intervento in Spagna senza aver ottenuto una vittoria definitiva, e il 23 gennaio 1809 rientrò precipitosamente a Parigi dove, avendo lasciato gran parte delle sue truppe nella penisola iberica, si affrettò a organizzare un nuovo esercito per affrontare l'inevitabile attacco austriaco.. La crescente ostilità di Alessandro divenne evidente durante la guerra della Quinta coalizione; dopo aver rifiutato di trattenere l'Austria, lo zar non collaborò con i polacchi del principe Józef Antoni Poniatowski per respingere l'attacco austriaco contro il Granducato di Varsavia; al contrario sembrò favorevole all'Austria e manifestò grandi preoccupazioni per una possibile rinascita di uno Stato polacco indipendente. Il 3 agosto 1809 disse chiaramente all'ambasciatore Caulaincourt che si opponeva fortemente alla eventuale ricostituzione della Polonia..
In questa fase la Russia stava inoltre ottenendo successi sul Danubio nella guerra contro i turchi, e a nord, dove la Svezia venne sconfitta e dovette cedere all'Impero la Finlandia il 17 settembre 1809. Molto irritato dal comportamento dello zar e dal suo modesto aiuto durante la guerra, Napoleone non tenne conto degli interessi russi al termine delle ostilità; il Granducato di Varsavia venne ampliato con l'assegnazione delle regioni di Cracovia e Lublino, mentre la Russia ottenne solo Ternopol. Alessandro in autunno iniziò a considerare probabile una rottura dell'alleanza e una nuova guerra con la Francia; egli parlò ad Adam Jerzy Czartoryski di riprendere i vecchi progetti di sfruttare il partito filo-russo presente nella nobiltà polacca per creare un Regno di Polonia all'interno dell'Impero russo, in funzione antifrancese.. In realtà già in precedenza lo zar aveva manifestato all'ambasciatore austriaco, con parole esplicite, i suoi propositi a lungo termine di rimettere completamente in discussione il predominio napoleonico in Europa; lo zar avrebbe detto all'ambasciatore austriaco, dopo averlo invitato alla prudenza: "l'ora della vendetta suonerà più tardi"..
Dopo la fine della Quinta coalizione, la decisione di Napoleone di divorziare da Giuseppina e di scegliere una nuova moglie per organizzare un matrimonio dinastico, introdusse un nuovo motivo di conflitto, anche personale, con lo zar. Il 22 novembre 1809 l'imperatore diede disposizione all'ambasciatore Caulaincourt di presentare ad Alessandro una domanda formale di matrimonio della sorella minore dello zar, Anna Pavlovna; l'imperatore offriva di concludere contemporaneamente un trattato sulla questione polacca che sarebbe andato incontro ai desideri del sovrano russo, contrario alla ricostituzione di una Polonia indipendente.. Lo zar, deciso ormai a rompere l'alleanza con la Francia, non era intenzionato a concedere la mano della sorella e, con una serie di pretesti, rinviò una risposta definitiva; nel frattempo egli convinse Caulaincourt a concludere il trattato sulla Polonia che venne firmato il 4 gennaio 1810 in termini molto favorevoli alla Russia. Napoleone, di fronte ai ripetuti rinvii di Alessandro, si insospettì e sospese la ratifica del trattato; ma egli aveva già pronto un piano di riserva. Fin dal novembre 1809 l'Austria, su indicazione del nuovo cancelliere Klemens von Metternich, desideroso di inasprire il conflitto franco-russo, aveva proposto all'imperatore francese di sposare l'arciduchessa Maria Luisa, figlia di Francesco II. Il 5 febbraio 1810 Napoleone, irritato dal nuovo rinvio richiesto dallo zar, decise di chiedere la mano dell'arciduchessa austriaca e l'accordo venne concluso il 7 febbraio; intanto, il 4 febbraio 1810 Alessandro aveva infine comunicato il suo rifiuto della proposta di matrimonio della sorella Anna..
Al mancato matrimonio dinastico franco-russo seguì quindi un netto raffreddamento dei rapporti personali tra i due sovrani e il fallimento delle trattative sulla Polonia; il 13 luglio 1810, dopo la decisione di Napoleone di bloccare il progetto concluso da Caulaincourt a febbraio, l'inviato dello zar, Karl Vasil'evič Nesselrode, respinse nettamente una nuova proposta di trattato avanzata dall'imperatore, meno favorevole ai russi; le trattative furono quindi interrotte da Napoleone.. I sorprendenti avvenimenti che si verificarono in Svezia poco dopo provocarono nuove polemiche e sospetti tra i due sovrani. Dopo la sconfitta in Finlandia e la conclusione della pace con la Francia, il 6 gennaio 1810 una crisi di successione provocò cambiamenti clamorosi nel quadro istituzionale del Paese scandinavo; dopo la morte dell'erede designato dal re Carlo XIII, il partito filo-francese presente in Svezia, prima progettò di richiedere uno dei fratelli di Napoleone come nuovo erede al trono e poi, di fronte alle reticenze dell'imperatore preoccupato delle reazioni di Alessandro, propose al maresciallo Jean-Baptiste Bernadotte di accettare la designazione. Il maresciallo informò l'imperatore che rimase prudente ma non gli proibì di accettare; egli giustamente riteneva Bernadotte, con cui aveva avuto anche recentemente duri contrasti, personaggio poco affidabile. Il 21 agosto 1810 la dieta svedese designò il maresciallo Bernadotte erede al trono di Svezia e Napoleone nonostante i dubbi, diede la sua approvazione; il 17 novembre la Svezia, apparentemente allineata alla Francia, dichiarò guerra ai britannici. Lo zar Alessandro reagì duramente a questa macchinazione diplomatica, temendo che il maresciallo Bernadotte potesse rappresentare un fedele esecutore delle direttive dell'imperatore; invece il maresciallo fece subito sapere ai rappresentanti russi che egli non sarebbe stato un fantoccio di Napoleone, che avrebbe rinunciato per sempre alla Finlandia e che avrebbe salvaguardato l'amicizia con la Russia, anche nel caso di un conflitto franco-russo..