Biografia Laureato in utroque jure il 15 maggio 1798 presso l'Università di Pisa, fu parroco della chiesa di Sant'Andrea Apostolo di Magliano dal 1800 al 1832.

Scrive Raffaello Raffaelli nel suo Descrizione geografica, storica, economica della Garfagnana (1979) che: «La chiesa di Sant'Andrea apostolo di Magliano fu elevata dal Vescovo di Sarzana nel 1800 a Prepositura perpetua a riguardo de' meriti del Parroco, Dottor Don Francesco Boni di Ponteccio [...]».

La disputa di Ponteccio Nel XIX secolo, il sacerdote Francesco Boni fu al centro di un contenzioso legale con una parte della popolazione di Ponteccio. La disputa originò dalle rivendicazioni di alcuni parrocchiani, i quali, a causa della distanza tra Ponteccio e la chiesa parrocchiale di Magliano e delle difficoltà di collegamento stradale, chiedevano che il parroco di Magliano finanziasse a proprie spese un cappellano locale. Don Boni propose come soluzione alternativa l'utilizzo dei beni della Confraternita del Rosario di Gragna per coprire la rendita del cappellano.

La vicenda legale si estese alle autorità civili di Milano, Lucca e Modena, comportando notevoli spese personali per il sacerdote. Il contenzioso si risolse inizialmente sul piano giudiziario con sei sentenze favorevoli a Boni da parte del Ministero di Milano, di quello di Lucca e dell'Intendenza Generale di Modena; l'ultimo pronunciamento fu emesso il 3 giugno 1824.

La questione si concluse definitivamente nel 1841 tramite un accordo privato: gli abitanti di Ponteccio e Gragna si impegnarono legalmente ad assegnare uno stipendio annuo di duecento lire per il mantenimento di un cappellano curato in loco.

I contrasti locali

Il ministero di Francesco Boni fu caratterizzato anche dalla persistente opposizione del compaesano don Antonio Banchieri, il quale presentò ricorsi sia contro la sua elezione a parroco, sia contro l'operato sacerdotale della famiglia Boni.

In un ricorso inviato al vescovo di Sarzana nel dicembre 1820, Banchieri sostenne che la famiglia Boni avesse esercitato pressioni e minacce su diversi abitanti di Ponteccio e Gragna per ottenerne il consenso elettorale, sfruttando anche la loro posizione di creditori per forniture di farina legate ai signori Marchiò di San Donnino. Inoltre, Banchieri contestò lo svolgimento del concorso per la nomina del 21 giugno 1800, affermando che gli altri candidati erano stati esclusi per favorire Boni, il quale, all'età di 24 anni, era rimasto l'unico candidato effettivo.

Tali esposti non produssero modifiche istituzionali: Boni mantenne la titolarità della parrocchia di Magliano fino al 1832, anno in cui fu nominato vicario foraneo a Fosdinovo, in Lunigiana.

Le tensioni locali rimasero tuttavia evidenti nel corso degli anni, come testimoniato da una circolare del 24 ottobre 1828 nella quale il governatore della Garfagnana invitava il sindaco di Giuncugnano a vigilare sulla popolazione di Ponteccio, smentendo le accuse rivolte da alcuni abitanti verso il proposto di Magliano e la sua famiglia riguardo a presunte misure coercitive. La conflittualità sfociò anche in manifestazioni materiali: nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1831, la canonica e il campanile di Magliano furono oggetto di atti vandalici con l'imbrattamento di porte e finestre, evento che portò all'apertura di un'indagine formale ordinata dal governatore.

Il clima di tensione si attenuò in seguito al trasferimento di Boni a Fosdinovo nel 1832.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Boni (famiglia)

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