La Slavia friulana (), detta anche Benecia, è una regione storico-geografica collinare e montuosa (Prealpi Giulie) che si estende tra Cividale del Friuli e i monti che sovrastano Caporetto (in Slovenia), comprendendo parti delle Valli del Torre, del Natisone e della Val Resia. Sotto il dominio della Repubblica di Venezia (), nei secoli XV-XVIII, iniziò ad essere chiamata Slavia Veneta () per la presenza della popolazione slava insediatavisi dall'VIII secolo.
Descrizione Denominazioni e ambito territoriale I primi etno-toponimi relativi a questa zona geografica risalgono all'epoca veneziana, quando le Valli del Natisone componevano un'area detta ufficialmente SchiavoniaIn realtà, col termine "Schiavonia" i veneziani si riferivano indistintamente a tutte le aree del proprio dominio abitate da genti slavofone. Il medesimo etno-toponimo veniva usato anche per alcune località venete quali Casale sul Sile o la frazione di Schiavonia nel comune di Este, oltre alle vie Schiavonesca che si trovano in diverse località della provincia di Treviso. Un analogo discorso etnotoponomastico è valso anche in altre aree italiane, dove si possono riscontrare località quali San Giacomo degli Schiavoni in Molise e Ginestra degli Schiavoni in Campania. (Un caso a sé è Porta Schiavonia a Forlì, al confine occidentale del centro storico, perché gli storici non sono in grado di ricostruire la genesi di tale antico nome)., ricalcando quell'indicazione "in Sclavòns" usata precedentemente in età patriarchina per definire le località inserite nella gastaldia d'Antro, il cui territorio corrispondeva alle predette Valli (e questo è il motivo per cui, nei secoli XIII-XV l'area era comunemente detta Antro). Dai predetti etnotoponimi derivò il friulano Sclavanie.
Alla metà del XIX secolo, il toponimo Slavia friulana indicava l'intera area slavofona del Friuli, cioè le valli del Natisone, di Resia, del Torre e dello Judrio. Alla fine di quel secolo, si iniziò a usare il nome di Slavia italiana, utilizzato tuttavia per pochi decenni perché già negli anni venti del Novecento si riesumò quello di Slavia friulana (utilizzato in alternativa a Slavia veneta)Secondo il geografo Giorgio Valussi "il nome di Slavia Veneta gode tuttavia ancora del maggior credito nella letteratura". : ciò fu dovuto all'esigenza di un toponimo più specifico perché, dopo l'allargamento a est dei confini italiani nel 1919, le terre slavofone soggette al regno d'Italia aumentarono considerevolmente e la definizione di Slavia italiana si rivelò pertanto inadeguata e fuorviante. Si noti però che da allora il nome di Slavia friulana fu generalmente adottato per indicare le sole Valli del Natisone.
La denominazione Slavia italiana, coniata nel 1884 da Carlo Podrecca, è stata usata fino all'inizio degli anni venti del secolo successivo. Nel 1875, invece, lo storico sloveno Simon Rutar adottò il toponimo Slovenska BenečijaSimon Rutar, Beneška Slovenija : prirodoznanski in zgodovinski opis. Ljubljana, 1899., probabilmente per caricarlo di un valore nazionalistico. I due toponimi ottocenteschi hanno un'implicazione politico-ideologica. In sloveno viene oggi usata la denominazione Beneška Slovenija (Slovenia veneziana) o anche Benečija, mentre in italiano è presente anche la versione Slavia veneta, termine coniato per definire il territorio dopo la sua conquista da parte della Repubblica di Venezia nel 1420.
Storia Le vicende precedenti all'insediamento slavo La presenza umana nelle Valli del Natisone risale al tardo paleolitico (circa 11.000 anni fa) ed era rappresentata da un'esile popolazione di cacciatori e raccoglitori seminomadi; nel neolitico nacquero i primi insediamenti stabili e i culti agrari. Inserito nel sistema viario noto come via dell'ambra, i contatti di questo territorio con l'area friulano-istriana sono testimoniati dalla costruzione di un castelliere tra i fiumi Natisone e Alberone. Durante l'età del bronzo si diffusero in loco popolazioni indoeuropee. Innanzitutto i veneti, ai quali seguirono nell'età del ferro i celti carni.
Nel II secolo a.C., i romani conquistarono quest'area e l'antica via diretta verso il Norico costeggiante il fiume Natisone mantenne la sua importanza, collegando Aquileia all'Europa centrale attraverso una strada lastricata. Lungo la direttrice venne fondato Forum Iulii (poi diventato Cividale del Friuli). Nelle Valli del Natisone la presenza romana è testimoniata da alcuni toponimi e ritrovamenti archeologici: i resti del ponte romano di Broxas (a sud di San Pietro al Natisone), dove sono stati rinvenuti manufatti dell'epoca e un sarcofago funerario; in diverse località sono riaffiorate monete ed altre testimonianze come alcuni bronzetti di Ercole. All'epoca di Diocleziano, nacque quel sistema fortificato noto come Vallum Alpium Iuliarum in cui vennero inserite anche queste vallate. Dopo la caduta dell'Impero e i periodi visigoto e ostrogoto, nonché una breve dominazione dell'Impero romano d'Oriente, nel 568 qui giunsero i longobardi, che elessero Forum Iulii a capitale del loro primo ducato in Italia.
Nascita della Slavia friulana
L'arrivo degli slavi sulle sponde del fiume Natisone avvenne nel VII secolo in epoca longobarda ed è documentato dallo storico Paolo Diacono (battaglia di Broxas, cioè Ponte San Quirino, del 666 circa). In realtà doveva trattarsi di una semplice incursione finalizzata al saccheggio dei centri abitati nei dintorni, mentre i primi insediamenti slavi risalivano all'epoca carolingia ed erano limitati alla sola valle del Natisone, dove gli slavi convivevano con la precedente popolazione romanza. Essi si convertirono al Cristianesimo probabilmente per l'opera missionaria dei patriarchi di Aquileia che dal 730 stabilirono la loro sede a Cividale.
Allargando l'orizzonte a tutte le popolazioni slave presenti in Friuli, non ci sono elementi che documentino un inquadramento cronologico degli altri insediamenti nelle altre valli del Natisone, in quelle del Torre e dello Judrio (piuttosto affini agli slavi del Natisone) e nella val di Resia. Non è da escludere che in alcune di queste zone si verificarono insediamenti di popolazioni provenienti da altre aree come indicherebbe il sostrato linguistico serbocroato antico in alcune di queste comunità.
Qualcuno ha ipotizzato che nella pianura friulana e nelle Valli del Natisone alcuni loro insediamenti si sarebbero originati in seguito alle incursioni ungare del X secolo, il che è del tutto improbabile non solo per un'inesistente documentazione riguardante incursioni ungare ivi avvenute, ma anche perché le direttrici seguite dai magiari (provenienti dalla Pannonia) riguardavano il Carso e il Collio, mentre le zone montane, ubicate più a nord, erano percorse da migrazioni o incursioni provenienti dalla Carinzia. In realtà le testimonianze archeologiche e documentarie dimostrano che gli slavi si sarebbero stanziati nel corso di una lento e continuo afflusso iniziato nella tarda età carolingia e durato sino al XIV secolo. In ogni modo i gruppi slavi della pianura vennero assimilati culturalmente dalla popolazione friulana rimanendone solo la memoria toponomastica.
Il Patriarcato d'Aquileia e la Repubblica di Venezia Nell'XI secolo, la suddetta gastaldia di Antro, ovvero l'organismo territoriale in cui erano comprese le valli del Natisone, dell'Alberone, del Cosizza e dell'Erbezzo, fu concesso dall'imperatore ai Patriarchi di Aquileia e ciò fino al 1419 quando Cividale si alleò con la Serenissima Repubblica di Venezia la quale procedette con la completa conquista dei domini patriarcali.
Il territorio veniva concesso in appalto per uno o due anni a un gastaldo che aveva il compito di amministrarne gli aspetti fiscali e giudiziari oltre a fornire gli armati richiesti dai patriarchi. Principale edificio era il castello patriarcale di Antro (nell'idioma locale: Landar, dal friulano Landri), andato in rovina dalla seconda metà del XIV secolo.
Solo nel 1306 l'area fu marginalmente coinvolta nelle vicende belliche del patriarcato, caratterizzato da guerre intestine in cui erano protagonisti potenti feudatari quali i conti di Gorizia e i Villalta-Urusbergo, e le sue comunità cittadine tra cui spiccava Cividale. Quest'ultima allargò il proprio controllo su varie gastaldie, tra cui quelle di Tolmino e di Antro, alla fine del XIV secolo.
I privilegi in epoca veneziana Come già detto, nel 1420 ebbe inizio la dominazione veneziana e negli anni successivi qui si svolsero alcuni scontri tra le truppe della Repubblica e gli ungheresi giunti in sostegno dello spodestato patriarca. Nel 1474 la comunità di Cividale riuscì a farsi definitivamente concedere la gastaldia di Antro (oltre a quelle di Manzano e di Nebola) alla quale riservò ulteriori autonomie e intervenendo presso la Serenissima perché venissero riconosciuti agli schiavoni una serie di privilegi fiscali e una particolare autonomia amministrativa e giudiziaria, in virtù del fatto che tali popolazioni abitavano in zone particolarmente impervie e povere. Perciò molte tasse gravanti su tutta la repubblica vennero qui abolite, così come l'area non fu soggetta al taglio di alberi destinati alla flotta veneziana.
Con la successione della contea di Gorizia a favore degli Asburgo (1500) e la guerra di Venezia contro la Lega di Cambrai e quindi l'Impero (1508-1515), dopo il trattato di Noyons la Schiavonìa si trovò a ridosso del confine con l'Impero e ne ebbe a soffrire pesanti conseguenze commerciali ed economiche.
Il territorio della gastaldia di Antro venne suddiviso nelle due contrade di Antro e di Merso e all'inizio del XVI secolo vennero istituiti due tribunali detti banche, ciascuna composta di 12 giudici popolari che si riunivano attorno alle lastre o tavoli di pietra come praticato in varie aree dell'Italia settentrionale e nei paesi tedeschi. A tal proposito, ad Antro venne impiegata all'uopo un'antica lastra (probabilmente protostorica) la cui funzione originaria è tuttora sconosciuta.
La prima "banca" si riuniva ad Antro (oggi Biacis) e a Tarcetta, la seconda a Merso inferiore e ad Azzida. Durante le sedute, dette "praude", il gastaldo assisteva come garante. Per brevità, possiamo dire che esse avevano la funzione di tribunale di primo grado mentre gli appelli si effettuavano presso quella di Antro, in un ulteriore grado di giudizio alla comunità di Cividale per poi proseguire col Luogotenente veneziano. Potevano giudicare in "civile" e in "criminale" mentre per questioni "criminalissime", cioè gli omicidi, vigeva l'usanza di riunire i decani presso la chiesa di San Quirino che fungevano da giudici potendo così comminare anche la pena di morte che nel caso veniva praticata per impiccagione presso quella stessa chiesa. L'autonomia giudiziaria valeva comunque per circa la metà del territorio, essendo il restante concesso in feudo a nobili friulani per lo più cividalesi.
Per quanto riguarda l'amministrazione della cosa pubblica vi era un sistema elettivo che partiva dal basso e la sua istituzionalizzazione è di inizio Cinquecento. Alla base c'erano i "comuni", che avevano proprie vicinìe (cioè le assemblee dei capifamiglia di più villaggi, esistenti già in tutto il mondo antico); a capo di esse c'erano i decani che a loro volta eleggevano due decani grandi: uno per la contrada di Antro e uno per quella di Merso. Decani, decani grandi e giurati comunali si riunivano per trattare problemi comuni nell'arengo di ciascuna convalle e tutti insieme nella "vicinìa grande" o "arengo" nei pressi della chiesa di San Quirino (San Pietro al Natisone).
Gli obblighi militari, invece, si ridussero alla guardia dei confini con la fornitura di 200 uomini aventi il compito di sorvegliare i cinque passi che portavano nella valle dell'Isonzo e dello Judrio: Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicolò.
Durante la guerra di Gradisca (1615-1617) gli schiavoni furono coinvolti nella difesa del territorio e in alcuni combattimenti contro le soldatesche imperiali.