L'Anatomia della malinconia (titolo originale The Anatomy of Melancholy) è un'opera dello scrittore inglese Robert Burton, pubblicata per la prima volta nel 1621 sotto lo pseudonimo di Democritus Junior. Costruita sul modello di un trattato dedicato alle cause, ai sintomi, alla prognosi e alle cure della malinconia, l'opera riunisce materiali provenienti dalla medicina, dalla filosofia, dalla teologia, dalla storia e dalla letteratura, assumendo nel corso delle successive revisioni dimensioni sempre maggiori.

Burton continuò infatti a rivedere e ampliare il libro per tutta la vita. Alla prima edizione del 1621 seguirono quelle del 1624, 1628, 1632 e 1638; una sesta edizione, preparata dall'autore prima della morte, fu pubblicata postuma nel 1651.

Genesi e storia editoriale Burton completò la prima versione dell'opera nel dicembre 1620 e la pubblicò l'anno successivo. Nel proemio dichiarò di essersi dedicato allo studio della malinconia anche per esperienza personale e di aver intrapreso la scrittura come mezzo per alleviare la propria condizione. Il libro nacque da una vastissima attività di lettura svolta nelle biblioteche di Oxford e si configurò fin dall'inizio come un'opera enciclopedica, composta attraverso citazioni, aneddoti e riferimenti tratti da una pluralità di discipline e di epoche.

La prima edizione, in quarto, contava già circa 350.000 parole. Nel 1624 Burton ne pubblicò una versione notevolmente ampliata in folio e continuò in seguito ad accrescere il testo, eliminando relativamente poco del materiale già presente. Le edizioni del 1628, 1632 e 1638 furono quindi progressivamente più estese; la sesta, predisposta dall'autore ma pubblicata nel 1651, undici anni dopo la sua morte, superava il mezzo milione di parole. La continua espansione del libro ha portato Mary Ann Lund a osservare che, in un certo senso, lAnatomia non giunse mai a una forma definitivamente conclusa.

Le revisioni non consistettero soltanto nell'aggiunta di nuovo materiale. A partire dalla seconda edizione Burton modificò anche l'equilibrio complessivo dell'opera: nel 1624 ampliò, ad esempio, fino a circa venti volte la sua estensione originaria la sezione conclusiva dedicata alla cura della disperazione religiosa e soppresse la precedente conclusione satirica, facendo della Cure of Despaire il nuovo finale del libro.

Struttura e concezione della malinconia

L'opera si apre con l'ampia prefazione Democritus Junior to the Reader, nella quale Burton presenta il proprio progetto, spiega l'adozione dello pseudonimo di Democritus Junior e si rivolge direttamente al lettore, che definisce egli stesso oggetto del suo discorso. Seguono tre «partizioni», precedute da tavole sinottiche che suddividono ulteriormente la materia in sezioni, membri e sottosezioni.

La prima partizione affronta la natura della malinconia, le sue cause, i sintomi e la prognosi; la seconda è dedicata ai possibili rimedi, che comprendono interventi sulla dieta e sullo stile di vita, esercizio, musica, attività intellettuale e trattamenti medici; la terza esamina invece la malinconia amorosa e quella religiosa. Quest'ultima categoria costituisce un'elaborazione caratteristica di Burton, strettamente connessa alla tradizione inglese degli scritti sulla coscienza afflitta e alla sua concezione della malinconia anche come «malattia dell'anima».

La malinconia descritta da Burton non coincide con una singola categoria diagnostica moderna. Nel quadro medico e filosofico della prima età moderna essa poteva interessare insieme corpo, mente e spirito ed era tradizionalmente ricondotta alla teoria umorale, secondo la quale un eccesso o una corruzione della bile nera alterava l'equilibrio dell'organismo. Burton riprende ampiamente la tradizione di Ippocrate e Galeno, ma raccoglie anche testimonianze filosofiche, teologiche e letterarie, presentando una casistica estremamente varia e talvolta contraddittoria.

La varietà dei casi impedisce inoltre una classificazione definitiva. Burton insiste sulla differenza tra i singoli malati e sulla necessità di adattare le cure al temperamento, alle abitudini e alle circostanze individuali: uno stesso rimedio, come la musica o lo studio, può risultare benefico in alcuni casi e dannoso in altri. Questa attenzione al particolare convive con il tentativo di ordinare sistematicamente la materia, tensione che caratterizza anche la struttura formale dell'opera.

Forma e metodo

L'''Anatomia della malinconia è costruita attraverso un vastissimo accumulo di citazioni, aneddoti, esempi e opinioni provenienti da discipline ed epoche differenti. Burton stesso definisce l'opera un cento, un centone, e presenta ironicamente la propria lettura come errabonda e disordinata. La struttura del libro, tuttavia, non si riduce a una semplice compilazione: l'organizzazione e il modo in cui vengono accostate e messe in relazione le autorità precedenti costituiscono una componente centrale del progetto.

Giuliano Mori ha individuato nell'opera la compresenza di due procedimenti differenti. Le tavole sinottiche e le suddivisioni gerarchiche rispondono a un modello deduttivo, riconducibile alle tradizioni ramista e galenica, che procede dal generale al particolare; nel corpo del testo, invece, le categorie vengono continuamente complicate dai singoli casi e dalle eccezioni, secondo un procedimento più vicino all'induzione ippocratica. Le numerose autorità citate, spesso in contraddizione fra loro, possono così essere considerate non come conclusioni definitive ma come singoli elementi che acquistano significato soltanto all'interno di un quadro più ampio.

Questo metodo spiega in parte la caratteristica proliferazione del testo. Le definizioni e le classificazioni iniziali tendono a ramificarsi in una molteplicità di esempi, eccezioni e digressioni, fino a trasformare l'ordine schematico delle tavole in una rappresentazione molto più complessa e labirintica della realtà. Secondo Mori, l'originalità di Burton risiede perciò meno nei materiali impiegati, in larga parte derivati dalla tradizione precedente, che nel metodo con cui essi vengono selezionati, disposti e fatti interagire.

Anche lo stile riflette questa struttura. Mary Ann Lund ha osservato come il procedere per associazioni, accumuli di sinonimi e clausole parallele possa riprodurre formalmente il movimento stesso del «melancholising», il pensiero malinconico che si avvolge e si svolge senza riuscire facilmente a interrompersi. Le digressioni, gli elenchi, le citazioni e i passaggi da un argomento all'altro costituiscono quindi non soltanto una caratteristica eccentrica dell'esposizione, ma una parte significativa della costruzione letteraria dell'opera.

Il libro rispecchia inoltre l'esperienza di Burton come lettore e bibliotecario a Oxford. Emily Anglin lo ha descritto come una sorta di biblioteca testuale nella quale confluisce una vita di letture e vengono riuniti circa 1.250 autori; a differenza di una biblioteca riservata agli studiosi, tuttavia, questa raccolta di sapere viene indirizzata da Burton a un pubblico più vasto, al quale l'autore si presenta anche come compagno nella comune esperienza della malinconia.

Scrittura, lettura e funzione terapeutica

Burton afferma nella prefazione di aver scritto sulla malinconia anche per alleviare la propria: lo studio e la scrittura diventano quindi parte del rapporto dell'autore con la condizione che intende descrivere. Questa funzione non riguarda soltanto chi scrive. L'opera si rivolge ripetutamente al lettore e tende a trasformare la conoscenza della malinconia in uno strumento attraverso il quale riconoscere le proprie inclinazioni, debolezze e possibili rimedi.

Stephanie Shirilan ha interpretato in questa prospettiva anche lo stile apparentemente dispersivo dellAnatomia. Burton considera l'ozio e la ruminazione eccessiva fattori capaci di alimentare la malinconia e attribuisce invece particolare valore all'attività e allo studio. Lo studio che propone non consiste però in una concentrazione grave e monotona su un unico argomento: varietà, curiosità, immaginazione e meraviglia devono distogliere la mente dalla fissazione malinconica e «rianimare gli spiriti».

In questa lettura, la funzione terapeutica non risiede soltanto nei rimedi esplicitamente elencati da Burton, ma anche nella forma del libro: l'accumulo di curiosità, esempi, racconti e deviazioni stimola continuamente l'immaginazione e apre il lettore alla varietà del sapere. Anglin ha collegato analogamente l'ampiezza intellettuale dell'opera alla critica burtoniana di un sapere universitario troppo ristretto o finalizzato all'avanzamento sociale, interpretando le grandi digressioni come esercizi di libertà mentale e come forme di consolazione.

Fortuna Il testo ebbe molto successo e ha ispirato numerose opere letterarie. Esso restò, fino all'apparizione di Lutto e melanconia di Freud, il più citato sul tema.

Ammiratori dell'opera di Burton si sono professati John FordIl drammaturgo elisabettiano si ispirò all'Anatomia della malinconia per il dramma The Lover's Melancholy, Malinconia d'amanti, del 1628., Samuel Johnson, Laurence Sterne, Charles Lamb, John KeatsKeats dichiarò che L'anatomia della malinconia era il suo libro preferito, e fonte di ispirazione per il poemetto Lamia e l'Ode on Melancholy (Ode alla Melanconia)., Philip Pullman, Jorge Luis BorgesBorges ha utilizzato una brano dellAnatomia come epigrafe alla "Biblioteca di Babele"., e Jacques BarzunIl critico letterario Jacques Barzun ha identificato nell'opera di Burton molte anticipazioni della psichiatria del XXI secolo.. LAnatomia è giudicata tuttora, da molti critici letterari moderni, un duraturo, sebbene eccentrico, classico della letteratura.

Edizioni italiane

Per lungo tempo l'opera fu disponibile in italiano soltanto attraverso traduzioni parziali. Nel 1981 Rizzoli pubblicò Malinconia d'amore, tradotta da Attilio Brilli e Franco Marucci, comprendente la terza partizione con l'esclusione della sezione sulla malinconia religiosa; nel 1983 Marsilio pubblicò invece il proemio e l'introduzione, nella traduzione di Giovanna Franci e con un saggio di Jean Starobinski. Nel 2013 l'opera non risultava ancora tradotta integralmente in italiano.

La prima traduzione italiana integrale è stata pubblicata da Bompiani nel 2020, con testo inglese a fronte, nella traduzione di Luca Manini e a cura dello stesso Manini e di Amneris Roselli. Una seconda traduzione integrale, realizzata e commentata da Stefania D'Agata D'Ottavi, è uscita nel 2023 nella collana «I Millenni» di Einaudi, in due volumi.

Traduzioni integrali

Traduzioni parziali

Note

Bibliografia Mauro Simonazzi, Robert Burton e l'anatomia della melanconia, in Id., La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell'Inghilterra moderna'', Bologna, Il Mulino, 2004, pp. 35–124.

Altri progetti

Collegamenti esterni

, edizione elettronica in lingua originale, basata su un'edizione ottocentesca e verificata sull'edizione del 1638. The Anatomy of Melancholy, edizione elettronica online al sito PsyPlexus, testo in lingua originale.

Categoria:Opere filosofiche di autori britannici Anatomia della malinconia