La palinologia (dal greco παλύνω, spargere, o da πάλη, farina e λόγος, parola, discorso, studio) è la scienza che studia il polline e altri elementi biologici microscopici (spore di muschi, licopodi e felci, spore e parti fungine, cisti algali), attuali e fossili.Erdtman, G., 1943. An Introduction to Pollen Analysis. Waltham Mass., U.S.A.Erdtman G., 1969. Handbook of Palynology - An Introduction to the Study of pollen Grains and Spores. Munsksgaard, Copenaghen. Sono oggetto di studio, perché considerati 'palinomorfi' (cioè forme biologiche - "oggetti" - di tipo palinologico) anche i dinoflagellati, gli acritarchi, gli achitinozoi, gli scolecodonti e i palinomorfi non-pollini/non-spore come i frammenti di cuticole animali, di tegumenti o tessuti vegetali, i microcarboni, i POM (particulate organic matter, sostanza organica pedogenica) e i cherogeni che possono essere rinvenuti nelle rocce sedimentarie e nei sedimenti. L'oggetto di studio non comprende invece diatomee, foraminiferi o altri organismi provvisti di esoscheletro o rivestimenti contenenti minerali.

La palinologia è una scienza interdisciplinare che sviluppa le sue tematiche prima di tutto tra botanica, etnobotanica, ecologia ed altri aspetti della biologia, ma anche della paleontologia, geologia, climatologia, aerobiologia, criminologia e perfino delle scienze dell'alimentazione. Alcuni aspetti della ricerca palinologica sono incentrati sulla relazione tra esseri umani e ambiente, altri sono più focalizzati sulla comprensione delle trasformazioni ambientali.Faegri K. & Iversen J., 1989 – Textbook of Pollen Analysis. IV ed. Faegri K., Kaland P.E. & Krzywinski K. (eds.), John Wiley & Sons, New York.

Polline: generazione microscopica delle piante a seme I granuli pollinici e le spore si presentano sotto forma di polvere finissima (per questo la parola palinologia può derivare anche da πάλη, cioè farina) con granuli di dimensioni microscopiche che variano da pochi μm (micrometri = millesimi di millimetro) fino a circa 200-250 µm. Pur nella somiglianza apparente a occhio nudo, il loro significato biologico è molto diverso: le spore sono proprie di muschi, epatiche, antocerote, licopodi e felci, e servono a diffondere la specie; il polline è prodotto da gimnosperme e angiosperme, contiene 2 o molte cellule, e racchiude il patrimonio genetico maschile (o paterno).Il polline è prodotto dalle piante a seme (Spermatophyta, diploidi) nelle quali rappresenta la generazione aploide (gametofito maschile). La sua funzione biologica è quella di trasportare il gamete maschile in prossimità di quello femminile. Per fare questo, il polline di un individuo A, 'atterrato' vicino al micropilo (gimnosperme) o sullo stimma di un fiore (angiosperme) di un individuo B, della stessa specie, emette un tubetto pollinico nel quale i gameti maschili di A si sposteranno nella direzione dei gameti femminili di B.Gerola F. M., 1997 - Biologia vegetale - Sistematica filogenetica. UTET, Torino.Pasqua G, Abbate G., Forni C., 2011. Botanica generale e diversità vegetale, II ed. PiccinRost Th.L., Barbour M.G., Stocking C.R., Murphy T.M., 2009. Biologia delle piante. ZanichelliStern K.R., Bidlack J.E., Jansky S.H., 2009. Introduzione alla biologia vegetale. McGraw-Hill

La biodiversità pollinica La biodiversità pollinica è ricca quanto quella delle specie che li producono, ed è per questo che sono considerate a ragione una buona impronta delle piante.Bryant V.M. Jr., 1989. Pollen: Nature's Fingerprimts of Plants. 1990 Yearbook of Science and the Future, Encyclopedia Britannica, Chicago, Illinois. I granuli pollinici sono dunque:Wodehouse, R.P., 1935, Pollen grains. Their structure, identification and significance in science and medicine. McGraw-Hill, New YorkAccorsi C.A., Bandini Mazzanti M., Forlani L., Mercuri A.M., Trevisan Grandi G., 2005. Il polline e l'archeopalinologia. In: Caneva G. (a cura di) La Biologia vegetale per i beni Culturali, II. ISBN 88-404-4098-4, Nardini Editore, Firenze, pp. 30-46. 1) Diversi: la morfologia pollinica è assai varia e permette di discriminarne genere, talora famiglia, o tipo pollinico [11,12]. I granuli pollinici sono compresi tra 20 µm e 200 µm, con forme che possono andare da quella più sferoidale, ad altre più allungate. Assimilando un polline a un mappamondo, è possibile individuare in questo oggetto tridimensionale sferico, un ‘equatore’ e due ‘poli’: se il polline di una specie ha una forma schiacciata ai poli è detto ‘oblato’; se, in altre specie, è schiacciato all'equatore si dice ‘prolato’. La conoscenza della biodiversità morfologica è fondamentale per ogni applicazione della Palinologia e quindi la Morfologia pollinica o Morfopalinologia che si avvale di tecniche di microscopia, è stata ed è tuttora il settore di base di questa materia. 2) Identificabili: i parametri principali che servono per discriminare e quindi identificare i granuli pollinici sono a) il raggruppamento (monade, tetrade, ecc.), b) le aperture (numero, posizione e carattere;), c) lo sporoderma (parete costituita da intina ed esina), d) la forma, e) il perimetro, f) la polarità, g) la simmetria, h) le dimensioni e i) la taglia. Per il riconoscimento del polline si usano Chiavi polliniche che sono in genere circoscritte o centrate su determinate aree geografiche. Ad es. la chiave di Faegri e colleghi è sull'Europa Nord occidentale, quella di Moore e colleghiMoore P.D, Webb J.A. & Collinson M.E., 1991. Pollen Analysis, 2ª ed., Blackwell Sc. Publ., Oxford, pp. 216 su Nord America ed Europa Nord occidentale con specie mediterranee. Anche gli atlanti, che sono ricchi di foto, sono di solito relativi ad una determinata area geografica.Punt W. & Clarke G.C.S. (eds.), 1980-1981-1984. The Northwest European Pollen Flora, II-III-IV. Elsevier, Amsterdam, Oxford, New York.Punt W., Blackmore S. & Clarke G.C.S. (eds.), 1988-1991-1995. The Northwest European Pollen Flora, V-VI-VII. Elsevier, Amsterdam, Oxford, New York.Punt W., Blackmore S., Hoen P.P. & Stafford P.J. (eds.) 2003. The Northwest European Pollen Flora, VIII. Elsevier, Amsterdam, Oxford, New York.Reille M., 1992. Pollen et spores d'Europe et d'Afrique du Nord. Laboratoire de botanique historique et palinologie, URA CNRS 1152, Marseille.Reille M., 1995. Pollen et spores d'Europe et d'Afrique du Nord, Supplement 1. Laboratoire de botanique historique et palinologie, URA CNRS 1152, Marseille.Reille M., 1998. Pollen et spores d'Europe et d'Afrique du Nord, Supplement 2. Laboratoire de botanique historique et palinologie, URA CNRS 1152, Marseille.) Fondamentale, poi, è la presenza di una Palinoteca di confronto, cioè della collezione di vetrini con polline fresco o fossilizzato in laboratorio (acetolizzati) che è stato prelevato da piante di sicura identificazione e poi trattato in laboratorio.Brugiapaglia E., Mercuri A.M., 2012. Raccolte palinologiche. In: Taffetani F., ‘Herbaria. Il grande libro degli erbari italiani'. ISBN 88-404-1190-9, Nardini Editore, Firenze.Torri P., Trevisan Grandi G., Accorsi C.A., 2005. Palinoteca e corsi universitari di Palinologia. Informatore Botanico Italiano, 37 (1, Parte B): 940-941. 3) Innumerevoli: i granuli pollinici sono prodotti in abbondanza, ma la produzione pollinica varia in dipendenza della specie ed è legata sia al tipo di impollinazione, sia a caratteri della pianta madre, ad es. dimensioni, età, stato di salute o alle condizioni ecologiche e climatiche. Le piante a impollinazione anemofila producono molto polline (ad es. decine di miliardi/anno per un individuo di Pinus sylvestris L.), per far fronte agli inevitabili sprechi dovuti alla casualità del trasporto; le piante zoofile che utilizzano trasporti mirati come ad esempio quelle entomofile che impiegano gli insetti, ne producono meno (ad es. migliaia/anno per un individuo di lino selvatico - Linum catharticum L., frequentemente autogamo). 4) Diffusibili: dispersione, trasporto e deposizione del polline sono anch'essi dipendenti da variabili biologiche intrinseche alla specie e da variabili ambientali estrinseche legati alla presenza di correnti e substrati idonei all'intrappolamento del polline. Picea, Betula, Corylus, Taxus, hanno un peso di circa 70, 40, 10, 4 miliardesimi di grammo e una velocità di deposizione di circa 6, 5, 2, 1 cm/sec. rispettivamente. La grande massa di pollini fluttuanti nell'aria si distribuisce più o meno omogeneamente su un'area più o meno vasta intorno alla sorgente, sotto forma di pioggia pollinica.Basil A.S.D. et al. accepted. The European Modern Pollen Database (EMPD) project. Vegetation History and Archaeobotany 5) (Quasi) eterni: le proprietà dell'esina permettono che il polline possa avere una grande resistenza. Batteri e funghi capaci di attaccare le sporopollenine possono portare a rapida degradazione dell'esina, come forti processi ossidanti o fuoco. Il polline risulta invece ben conservato nei substrati a pH acido come le torbiere e i laghi (acidità e condizioni anaerobie contrastano lo sviluppo microbico). 6) (Quasi) ubiquitari: ogni substrato nel quale il polline non si deteriora può conservarne quantità assai variabili e per tempi lunghissimi (suoli, strati archeologici, mieli, capelli, abiti, ecc..).

Palinologia applicata Grazie alla straordinaria versatilità e alla interdisciplinarità che caratterizza questa materia, la Palinologia trova applicazioni in numerosi campi di studio. La Palinologia applicata si suddivide in numerosi settori:Accorsi C.A., Bandini Mazzanti M., Forlani L., Mercuri A.M., Trevisan Grandi G., 2005. Il polline e l'archeopalinologia. In: Caneva G. (a cura di) La Biologia vegetale per i beni Culturali, II. ISBN 88-404-4098-4, Nardini Editore, Firenze, pp. 30-46.Giardini M., Mercuri A.M. (a cura di), 2006. Laboratorio di Botanica. Esperienze pratiche guidate per gli Alunni delle Scuole Medie di Primo e Secondo grado I. Palinologia-Paleobotanica-Bioritmi vegetali e Fenologia. 2ª ed. Edizioni Nuova Cultura, Roma, 100 pTrevisan Grandi G., Bosi G., 1999, Palinologia, questa sconosciuta.... o no?. Allionia (1998-99) 36:121-132. paleopalinologia: studia fossili (o sub-fossili) per le ricostruzioni delle trasformazioni della flora, della vegetazione e quindi del clima avvenute nel corso dei periodi geologici;Sadori L., 2007. Postglacial pollen records of Southern Europe. Encyclopedia of Quaternary Science. Elsevier, Amsterdam, pp 2763–2773.Sadori L., Jahns S., Peyron O., 2011. Mid-Holocene vegetation history of the central Mediterranean. The Holocene, 21: 117–129. archeopalinologia: studia le modificazioni del paesaggio e dell'ambiente con attenzione agli ultimi 12.000 anni circa; studia le relazioni tra uomo e ambiente, con dettaglio sull'evoluzione del paesaggio culturale;Mercuri A.M., Sadori L., Uzquiano Ollero P., 2011. Mediterranean and north-African cultural adaptations to mid-Holocene environmental and climatic change. The Holocene, 21: 189–206.Mercuri A.M., Sadori L., Blasi C., 2010. Archaeobotany for cultural landscape and human impact reconstructions. Plant Biosystems, 144: 860–864. con approccio interdisciplinare, in particolari contesti archeologici, aiuta ad esplorare il comportamento umano nel passato;Mercuri A.M., 2008. Plant exploitation and ethnopalynological evidence from the Wadi Teshuinat area (Tadrart Acacus, Libyan Sahara). Journal of Archaeological Science, 35: 1619–1642.Mercuri A.M., 2008. Archeopalinologia e contesti di culto: il polline come testimone di pratiche rituali. In: D'Andria F., De Grossi Mazzorin J, Fiorentino G. (a cura di) ‘Uomini, piante e animali nella dimensione del Sacro. ISBN 9788872284612. Edipuglia, Bari, pp. 147-159.