La Repubblica bresciana (18 marzo. - 20 novembre 1797.) fu un'amministrazione insurrezionale insediatasi in epoca napoleonica nel territorio comprendente l'attuale provincia di Brescia e l'asolano.
Nacque insieme alla Repubblica Bergamasca a seguito dell'occupazione militare francese delle città di Brescia e Bergamo, allora appartenenti alla Repubblica di Venezia. A differenza del territorio orobico, fu tenuta in sospeso molti mesi nel corso delle trattative tra la Francia e l'Austria sul destino del defunto stato veneto. Il 21 novembre confluì nella Repubblica Cisalpina.
Storia L'occupazione francese
A seguito della vittoria presso Lodi (10 maggio 1796), alcune colonne dell'Armata d'Italia entrarono nel territorio della Repubblica di Venezia allo scopo di inseguire l'esercito austriaco sconfitto. Il generale francese Jean-Baptiste Dominique Rusca si incontrò il 25 maggio con il Capitano e Vice-Podestà di Brescia Pietro Alvise Mocenigo presso Coccaglio. Mocenigo accordò a Rusca e ai suoi ufficiali l'ingresso in città a patto che l'esercito francese fosse rimasto all'esterno della cinta muraria. La sera stessa i generali francesi furono ospitati nelle case dei nobili locali, mentre l'esercito si accampò a Canton Mombello. Tuttavia molti soldati francesi scalarono le mura, dato che le porte erano state sbarrate, ed entrarono in città. Due giorni dopo Napoleone Bonaparte fece il suo ingresso a Brescia intrattenendosi con il rappresentante veneto per circa un'ora..
L'occupazione della fortezza di Peschiera da parte delle forze austriache comandate dal Generale Liptay e l'ospitalità che Verona diede al "nemico della Repubblica francese, il fratello del condannato Re" servirono a pretesto per occupare militarmente la città il 30 maggio. Al fine di limitare i danni, il Collegio dei Savi propose Francesco Battagia nel ruolo di Provveditore straordinario di Terraferma visto il ruolo svolto da questi come commissario presso l'esercito francese e per la fiducia che Bonaparte pareva riconoscergli..
La presa del Broletto
All'inizio del 1797 i Domini di Terraferma della repubblica di Venezia che erano posti oltre il Mincio (Brescia, Bergamo e Crema) erano quindi occupati militarmente dalle forze francesi, mentre l'amministrazione era affidata al Provveditore Straordinario Battagia pur con i limiti dovuti alla presenza dell'esercito straniero.
Al fine di risolvere limpasse, ufficiali dell'esercito francese si mostrarono propensi ad appoggiare militarmente qualunque dichiarazione di autonomia proveniente dai nobili locali. I proclami e le lettere che Napoleone Bonaparte scrisse al fine di propagandare gli ideali della Rivoluzione francese alimentarono ulteriormente gli animi.. Il 12 marzo ci fu la rivolta a Bergamo, comandata da Pietro Pesenti e da alcuni nobili e sostenuta dall'emissario francese Lhermite e dal colonnello delle forze armate transalpine Faivre..
A Brescia l'organizzazione della rivolta fu affidata ad alcuni giovani nobili che si riunirono presso palazzo Poncarali Oldofredi la sera del 17 marzo. Nei giorni precedenti fu mandato un emissario a Milano al fine di ottenere dalla Repubblica Transpadana una forza di combattenti che sostenesse militarmente la rivolta. Questa colonna sarebbe arrivata presso la porta di San Giovanni al mattino del 18 e avrebbe avvisato della sua presenza con un colpo di cannone. Al segnale, i congiurati uscirono dal Palazzo in direzione del Broletto, da secoli sede del Podestà veneto e in quel periodo residenza del Provveditore Straordinario. In testa al drappello, vi furono Giuseppe Lechi, futuro generale di Napoleone Bonaparte, e Francesco Fillos, che reggeva il tricolore verde, bianco e rosso. Battagia accolse i congiurati nella sala delle udienze.. Stando al Da Como, il colonnello Miovilovich, a capo delle forze venete in città, aveva predisposto un piano di resistenza, ma il Provveditore, anche per la presenza delle forze francesi che occupavano il castello e che fino a quel momento non erano intervenute, decise di arrendersi per evitare spargimenti di sangue. Si verificò un solo incidente, presso il quartiere di San Giuseppe, nel quale fu ferito un rappresentante di Bergamo. In conseguenza di questo episodio, Battagia fu arrestato e portato in custodia presso il comandante francese in Castello, per poi essere ricondotto nelle segrete del Broletto e, nei giorni successivi, portato al confine del territorio veronese assieme alle forze rimaste fedeli a Venezia..
Gli insorti istituirono una municipalità provvisoria composta da quaranta individui e presieduta da Pietro Suardi che ebbe il compito di calmare gli animi, organizzare il governo in città ed estendere gli effetti della rivolta su tutto il territorio provinciale. Il 24 marzo, con Decreto n. 72, la Municipalità provvisoria decadde e fu sostituita da un governo provvisorio, composto da quarantadue membri e sempre presieduto dal Suardi. Nello stesso periodo, i quattro quartieri della città furono costituiti in municipalità e il palazzo del Broletto fu ribattezzato Palazzo Nazionale..
Combattimenti nelle valli Nei giorni successivi all'insediamento, la municipalità e il governo provvisorio ottennero l'appoggio del Vescovo di Brescia Giovanni NaniDecreto 19 marzo 1797, n. 30. Col decreto 22 marzo 1797, n. 60, si concesse il mantenimento degli incarichi ai soggetti incaricati di amministrare i comuni e i reggimenti presenti sul territorio. Negli stessi giorni si ottenne la fedeltà delle municipalità di OrzinuoviDecreto 21 marzo 1797, n. 56 e di LonatoDecreto 22 marzo 1797, n. 59 con le relative fortezze.
Nella Valle Sabbia e lungo la Riviera di Salò vi furono le prime resistenze. Giacomo Pederzoli di Gargnano, tentò di eleggere una deputazione che si recasse a Brescia per entrare nel nuovo governo, ma non ottenne appoggi. Nei giorni successivi, i sostenitori di un ritorno alla Serenissima si coagularono a Salò, attorno al nobile Gianbattista Fioravanti, e in val Sabbia, attorno al sacerdote Andrea Filippi. Nei confronti di Salò, il governo provvisorio mandò un'ambasciata, senza ottenere successo. I resistenti costituirono a Nozza di Vestone un esercito con a capo Filippi. Di risposta, il governo provvisorio mandò una colonna di soldati al comando del generale Fantuzzi che però fu sconfitta al primo scontro con le forze valsabbine..
Il primo insuccesso militare del governo provvisorio convinse alcuni abitanti della Val Trompia, le cui municipalità avevano già dichiarato la propria fedeltà alla Repubblica, a ribellarsi: fu istituito un quartier generale a Carcina e fu nominato Pietro Paolo Moretti a capo delle forze armate. Per evitare ulteriori estensioni della rivolta, nell'aprile intervenne l'esercito francese comandato da La Hoz che sconfisse i ribelli valtrumpini nei pressi del loro quartier generale..
Sul finire del mese di aprile, fu la volta di Salò che fu occupata e saccheggiata.. Ai primi di maggio l'esercito francese al comando del generale Landrieux salì la Val Sabbia. Odolo e Preseglie furono risparmiate in quanto si presentarono agli ufficiali con bandiera bianca e nastro tricolore, mentre Bagolino ottenne lo stesso risultato offrendo 500 zecchini; il resto degli abitati valsabbini fu devastato e saccheggiato tra il 3 e il 4 maggio. Con il Decreto 7 maggio 1797, n. 364, il Governo provvisorio comunicò la cessazione delle ostilità..
Altri eventi Il 1º maggio 1797 si ridefinì l'assetto della Repubblica riorganizzando il territorio in dieci cantoni, i quali sostituirono i Reggimenti e le quadre d'istituzione veneta, e determinando il nuovo assetto giudiziario. Fu decretato inoltre che i membri del Governo provvisorio fossero nominati a base rappresentativa.
Nei pochi mesi d'attività, il Governo provvisorio si distinse per l'abolizione del Fedecommesso e per aver introdotto il calendario rivoluzionario e la suddivisione della giornata in ventiquattr'ore di uguale durata.
L'annessione alla Repubblica cisalpina
Il 17 ottobre 1797 fu firmato il Trattato di Campoformio tra la Repubblica francese e gli Asburgo d'Austria. In esso si riconosceva il passaggio dei territori della Repubblica di Venezia ad est del Lago di Garda e del fiume Adige alla casa d'Austria, mentre questa riconosceva autonomia alla Repubblica cisalpina, che nel Trattato era considerata comprendente non solo i territori dell'ex Lombardia austriaca, ma anche il Cremasco, il Bergamasco, il Bresciano, il Mantovano e Peschiera.
Solo il 4 novembre il testo del Trattato fu reso noto all'opinione pubblica bresciana attraverso il giornale "Democratico" curato da Giovanni Labus. La conferma arrivò nei giorni seguenti: il Governo provvisorio ricevette una lettera del Ministero degli affari esteri della Cisalpina in cui veniva informato del necessario ingrandimento della nuova repubblica con l'ingresso del Sovrano popolo bresciano.. Il passaggio fu accettato dal Governo provvisorio con il Decreto 27 Brumale del VI anno Repubblicano (17 novembre 1797), n. 779. In esso si stabiliva la cessazione delle funzioni governative per l'ultimo del mese di Brumale (20 novembre), mentre dal primo Frimaio (21 novembre) si sarebbero attivate le nuove autorità dipartimentali.
Il territorio della repubblica fu quindi suddiviso nei vari dipartimenti del nuovo stato: la città, la Bassa, la Valle Trompia, la Val Sabbia, il Sebino e la Franciacorta entrarono nel dipartimento del MellaI confini del dipartimento del Mella furono stabiliti con precisione con la Legge 13 fiorile anno VI (13 maggio 1798). Vedi ; la Riviera Gardesana, Desenzano, Lonato, Montichiari e Asola fecero parte del dipartimento del Benaco; la Valcamonica fu ripartita fra tre dipartimenti: la parte della valle a nord dei fiumi Grigna e Dezzo confluì nel dipartimento dell'Adda e dell'OglioLegge 24 Brumaio anno VI (14 novembre 1797).; la riva destra dell'Oglio a sud del fiume Dezzo entrò nel dipartimento del Serio; la riva sinistra dello stesso fiume a meridione del torrente Grigna fu invece compresa nel dipartimento del Mella.
La perdita dell'autonomia governativa fu compensata dall'assunzione di incarichi nel nuovo stato. Molti rappresentanti dell'ex Governo provvisorio divennero seniori e juniori dei nuovi dipartimenti, mentre Gianbattista Savoldi entrò nel Direttorio e Giuseppe Lechi fu nominato Generale di Brigata..
Il 20 novembre, ultimo giorno di attività del Governo provvisorio, le truppe bresciane furono spostate a Rimini, probabilmente a scopo cautelativo, mentre in città furono presenti una colonna di francesi e una di cisalpini, quest'ultima originaria di Cremona. Il passaggio di consegne si verificò senza problemi: i membri della nuova amministrazione e della nuova municipalità lessero i primi proclami e le prime consegne da applicare nei territori della cessata repubblica che entrava dunque a far parte della Cisalpina..
Organizzazione dello Stato Forma di stato e di governo La forma di stato assunta fu quella di tipo liberale. Il Decreto del 19 marzo 1797, n. 14, riconosceva la libertà dell'individuo, chiamato ora cittadino, e degli altri diritti umani, stabilendo che ogni limitazione di questi sarebbe stata definita dalla legge. Lo stesso decreto garantiva l'inviolabilità della religione cattolica e della proprietà.
La forma di governo fu di tipo direttoriale, sulla falsariga della Repubblica francese. Il carattere di provvisorietà che contraddistinse la Repubblica bresciana per tutta la sua breve storia impedì la formazione di un parlamento che assumesse il potere legislativo. Di conseguenza esso fu esercitato dagli organi di governo tramite l'emanazione di decreti. Al fine di garantire una rappresentanza a tutte le forze territoriali, il Decreto 1º maggio 1797, n. 337, stabilì che il governo fosse composto da sessanta membri, sei per ognuno dei dieci cantoni in cui fu diviso il territorio dello stato.
Suddivisione del territorio