Gli irlandesi (in irlandese: na Gaeil, na hÉireannaigh o muintir na hÉireann; in inglese: Irish, Irish people) sono il gruppo etnico e nazionale che abita l'isola d'Irlanda. La maggior parte degli irlandesi parla la lingua inglese, mentre poco meno di un quarto della popolazione capisce e parla la lingua irlandese.

Terminologia In lingua irlandese, la popolazione viene definita attraverso tre locuzioni principali: na Gaeil, na hÉireannaigh o muintir na hÉireann (letteralmente "il popolo d'Irlanda"). Sebbene in italiano e inglese vengano tutti resi comunemente come "gli irlandesi" (Irish people), i termini portano sfumature diverse:

na Gaeil: è il termine storico per il popolo irlandese, utilizzato per riferirsi alla popolazione come gruppo etnico nativo dell'isola, di ascendenza celtico-gaelica e generalmente di religione cattolica. La traduzione dell'endonimo Gael come "irlandese" riflette un voluto legame identitario indigeno. na hÉireannaigh: assume l'accezione di "irlandese" in senso civico, riferendosi agli irlandesi come connazionali della Repubblica d'Irlanda. Il singolare Éireannach è il nome ufficiale in lingua irlandese per i cittadini dello Stato. Siccome condivide la medesima radice di Éire ("Irlanda"), il termine comprende formalmente tutti coloro che si identificano con l'isola, indipendentemente dall'estrazione etnica o religiosa, riflettendo l'appartenenza a una comunità politica e sociale più ampia e condivisa.

Pertanto, la terminologia irlandese permette di navigare la complessità tra l'identità tradizionale indigena e un concetto nazionale moderno che integra diverse origini storiche in un'unica appartenenza civile.

Sotto il profilo genetico, la stragrande maggioranza della popolazione dell'Irlanda contemporanea rimane di origine celtico-gaelica.

Storia e identità nazionale

I Gaeli L'identità del popolo irlandese ha attraversato un complesso processo di ridefinizione, strettamente legato alle vicende politiche dell'isola. Fino all'alto Medioevo, le popolazioni di lingua gaelica d'Irlanda e di Scozia facevano parte di un medesimo continuum sociale e politico, oltre che etnico-linguistico, noto alla storiografia moderna con il nome di Gaeli. Secondo la tradizione medievale, l'endonimo di tale popolo era Goídel, antenato del termine irlandese moderno Gael.

Un momento di rottura fondamentale in questo legame trans-insulare può essere tradizionalmente individuato nell'843 d.C., anno dell'ascesa di Kenneth MacAlpin al trono di Scozia. La fondazione del Regno di Scozia segnò l'inizio dell'integrazione tra i Gaeli stanziatisi in Caledonia e i Pitti, avviando un processo di etnogenesi, distinto dai Gaeli d'Irlanda, che avrebbe portato alla nascita della nazione scozzese.

La segregazione medievale e il termine Irish Soprattutto dopo l'invasione anglo-normanna del XII secolo e la successiva istituzione della Signoria d'Irlanda, il termine Irish (o le sue varianti contemporanee) si afferma come il demonimo in lingua inglese dei Gaeil stanziati in Irlanda."State of Ireland & Plan for its Reformation" in State Papers Ireland, Henry VIII, ii, 8.

La legislazione coloniale (come gli Statuti di Kilkenny del 1366) distingueva nettamente tra gli English of Ireland (i coloni) e gli Irish (na Gaeil), ovvero i nativi che seguivano le leggi brehon e parlavano la lingua irlandese. Un'evidenza storica di questa separazione è rintracciabile nella topografia urbana delle città fortificate: il caso di An Baile Gaelach a Dublino, reso in inglese come Irishtown, ne è l'esempio più emblematico. Questo tipo di insediamento, situato rigorosamente al di fuori delle mura cittadine, era destinato alla popolazione autoctona espulsa dai centri di potere coloniale.

In questo contesto, la traduzione di Gael come Irish non era solo una scelta linguistica, ma rifletteva la condizione di un gruppo etnico percepito come autoctono e "altro" rispetto alle istituzioni di corona.

La traduzione moderna di na Gaeil come "gli irlandesi" in questo contesto storico (in luogo del più generico "i Gaeli") è dunque motivata da una duplice esigenza: da un lato, la coerenza con la terminologia delle fonti contemporanee; dall'altro, la volontà di riflettere quel processo di riappropriazione identitaria che riconosce nella popolazione di origine gaelica l'identità autoctona dell'isola, in distinzione rispetto alla presenza coloniale.

Le plantations e gli anglo-irlandesi Tra il XVI e il XVII secolo, il processo di colonizzazione dell'isola d'Irlanda subì una trasformazione radicale con l'istituzione delle plantations: massicce espropriazioni di terre a favore di coloni protestanti provenienti da Inghilterra e Scozia. Questo sistema non solo alterò definitivamente l'assetto fondiario dell'isola, ma introdusse una nuova e complessa stratificazione sociale. L'antica minoranza dei coloni anglo-normanni (gli "Old English"), rimasta fedele al cattolicesimo, si trovò a essere spinta a una convergenza identitaria con i nativi irlandesi, assieme ai quali si trovò in uno stato di estrema marginalizzazione. La maggior parte dei discendenti degli anglo-normanni era comunque andata incontro a un processo di completa assimilazione da parte della popolazione irlandese nativa, aveva adottato usi e costumi irlandesi e parlava la lingua irlandese.2.15 Cal.S.P. Ire., 1574-85, 1578, luaite in Crowley, Tony (2002), lch 37, The Politics of Language in Ireland 1366-1922: A Sourcebook, Routledge. Lo Statuto di Kilkenny non ebbe quindi a lungo termine l'effetto desiderato.

In questo scenario emerse la nuova élite dei cosiddetti anglo-irlandesi (o Protestant Ascendancy), una classe dirigente di fede anglicana che, pur mantenendo saldi legami politici e culturali con Londra, iniziò a radicarsi sul territorio irlandese come una casta distinta. Nell'Ulster si andava creando un ulteriore gruppo sociale, formato da presbiteriani di origine scozzese, noti come scozzesi dell'Ulster.

Dal concetto etnico alla nazione moderna A partire dal XVIII secolo, sotto l'impulso europeo del patriottismo costituzionale e dei movimenti repubblicani (come la Society of United Irishmen guidata da Wolfe Tone), la trasformazione dell'identità irlandese in senso inclusivo diventa più forte che mai. Il termine Irishman si rafforza come demonimo politico inclusivo e non settario. L'obiettivo era molto ambizioso: unificare la "maggioranza cattolica autoctona", i "dissenters" (presbiteriani, protestanti dell'Ulster) e la "minoranza protestante" sotto il "comune nome di irlandese", eliminando le distinzioni religiose per ottenere l’indipendenza dalla corona britannica. Il movimento repubblicano irlandese, di chiara ispirazione rivoluzionaria francese, proponeva un concetto di nazione basato su un'unità di tipo prettamente civico. È inoltre in questo periodo che nasce il tricolore irlandese, dove il verde rappresenta la popolazione cattolica, l'arancione quella protestante, e il bianco la pace auspicata tra i due gruppi religiosi.

La nascita del settarismo moderno, la ribellione del 1798 e il trauma dei massacri Nel 1795, a seguito di scontri agrari tra fazioni cattoliche (Defenders) e protestanti (Peep o' Day Boys), fu fondato l'Orange Order (Ordine di Orange). Questa organizzazione nacque con lo scopo esplicito di difendere la supremazia protestante e la lealtà alla Corona.

Nonostante molti esponenti del movimento repubblicano irlandese fossero protestanti (tra cui lo stesso leader ed eroe nazionale irlandese Wolfe Tone), il movimento era egemonizzato da cattolici.

La Grande Ribellione Irlandese del 1798 fu il punto di rottura. Nonostante le intenzioni dei leader, il conflitto degenerò rapidamente in una spirale di violenza che segnò la memoria collettiva per i secoli a venire: da un lato le atrocità governative, compiute da milizie lealiste e truppe britanniche che risposero all'insurrezione con estrema brutalità, utilizzando torture e giustificando la repressione come una difesa della civiltà protestante contro il "caos cattolico"; dall'altro lato i massacri dei ribelli, tra cui quello di Scullabogue Bar, dove oltre cento lealisti (uomini, donne e bambini, in gran parte protestanti) furono bruciati vivi dai ribelli, e le uccisioni sul ponte di Wexford.

L'attività dell'Ordine di Orange e le politiche del governo britannico ebbero come risultato un aumento del fenomeno della politicizzazione dell'appartenenza religiosa, contribuendo a fare della fede un confine identitario invalicabile e minacciando l'ideale interconfessionale e laico della Society of United Irishmen. I massacri dei ribelli, maggioritariamente cattolici, furono infatti usati dalla propaganda britannica per convincere i protestanti dell'Ulster che un'Irlanda indipendente sarebbe stata per loro un luogo di persecuzione. Dunque, tra la classe media presbiteriana si rafforzò la percezione dell'identità britannica e dell'Unione (Act of Union, 1800) come l'unica garanzia di sicurezza.

L'Atto di Unione, promulgato come risposta alla rivolta del 1798, rese l'Irlanda una nazione costitutiva del Regno Unito. Di conseguenza, l'identità irlandese subì un'ulteriore trasformazione, affermandosi come un demonimo puramente geografico dall'accezione inedita e dando vita a una concezione delle due identità (irlandese e britannica) come non mutualmente esclusive.

L'identità nel XX Secolo Il demonimo "irlandese" era comune denominatore delle diverse comunità dell'isola. La divisione tra le comunità era quindi di tipo culturale: la popolazione irlandese di ascendenza protestante manteneva usi e costumi britannnici; la popolazione cattolica continuava invece a essere associata alla cultura e alle tradizioni indigene.

Il Gaelic Revival, presto egemonizzato da nazionalisti repubblicani, pose al centro della questione nazionale il mantenimento della cultura irlandese tradizionale, di origine gaelica, riconosciuta come cultura nazionale, mettendo inoltre l'accento sul recupero della lingua irlandese e di altre tradizioni perse; il primo Presidente della Repubblica d'Irlanda Douglas Hyde fu l'autore del trattato The Necessity for De-Anglicising Ireland (La Necessità di De-Anglicizzare l'Irlanda).

Sebbene originariamente anche alcuni unionisti siano stati coinvolti nel rinascimento gaelico, la sua politicizzazione e la sua connessione sempre più stretta con l'indipendentismo irlandese hanno allontanato e alienato gran parte della comunità unionista dall'identità irlandese, in quanto questa cominciò a essere percepita non più come un denominatore geografico comune, ma come qualcosa di nuovamente legato a un sentimento politico; questo processo contribuì marcatamente a evidenziare le differenze identitarie tra le varie comunità dell'isola, sebbene, d'altro canto, numerosi discendenti della Protestant Ascendancy abbiano comunque abbracciato la causa repubblicana, riconoscendo la necessità per la nazione irlandese di riappropriarsi delle proprie tradizioni culturali indigene.

Persistenze linguistiche e culturali La lingua irlandese preserva tuttora una precisa stratificazione semantica. Na hÉireannaigh definisce gli "irlandesi" come cittadini del moderno Stato irlandese, includendo formalmente anche tutti coloro che si identificano con l'isola, indipendentemente dall'estrazione etnica o religiosa; è il termine standard moderno per il popolo irlandese. Na Gaeil continua a essere utilizzato in contesti storici (anche per riferirsi alla diaspora irlandese, diaspóra na nGael), e in altri contesti in cui ci si riferisce agli irlandesi in quanto popolo indigeno d'Irlanda.