Finale di partita (inizialmente tradotto in italiano come Il gioco è alla fine) è un'opera teatrale in un solo atto scritta da Samuel Beckett. Fu originariamente scritta in francese e il suo titolo originale è Fin de partie: secondo quella che era la sua abitudine, fu tradotta in inglese da Beckett stesso come Endgame. L'opera è stata pubblicata nel 1957 ed è comunemente considerata uno dei lavori più significativi del drammaturgo irlandese.

La prima dell'opera, in lingua francese, avvenne il 3 aprile 1957 al Royal Court Theatre di Londra, in concomitanza con la prima di Atto senza parole I. La regia era di Roger Blin, che interpretava anche il ruolo di Hamm. La prima in lingua inglese ebbe luogo al Cherry Lane Theatre di New York il 28 gennaio 1958, con regia di Alan Schneider. Nella stagione 1958-1959 si assistette anche ai primi allestimenti italiani, in settembre al Teatro dei Satiri di Roma, da parte della Compagnia dei giovani diretta da Andrea Camilleri, e in maggio alla Borsa di Arlecchino di Genova, diretto da Aldo Trionfo e recitato da Paolo Poli. Nel 2018 al Teatro alla Scala di Milano debutta la versione operistica dello spettacolo, in prima esecuzione mondiale, curata dal compositore György Kurtág. Si tratta del primo lavoro per il teatro musicale tratto da un'opera di Samuel Beckett.

Trama I protagonisti sono Hamm, un anziano signore cieco e incapace di reggersi in piedi, e il suo servo Clov, che al contrario non è capace di sedersi. Trascinano la loro esistenza in una casetta in riva al mare, ma dai dialoghi sembra invece che all'esterno non esista più nulla: né mare, né sole, né nuvole. I due, dipendenti l'uno dall'altro, hanno passato anni a litigare e continuano a farlo mentre si svolge l'opera. Clov vorrebbe continuamente andarsene, ma, a quanto pare, non ci riesce. In scena sono presenti anche i vecchissimi genitori di Hamm, Nagg e Nell, che sono privi di gambe e vivono dentro due bidoni della spazzatura situati in primo piano a sinistra.

Interpretazione

Il titolo è ispirato al modo in cui viene chiamata l'ultima parte di una partita a scacchi, quando sulla scacchiera non sono rimasti che pochissimi pezzi. Beckett era famoso per essere un appassionato di questo gioco ed il rifiuto di Hamm di accettare la fine imminente può essere paragonato a quello dei giocatori dilettanti che continuano a giocare non accorgendosi dell'inevitabile sconfitta, mentre i professionisti, di fronte ad una chiara situazione di svantaggio, sono soliti arrendersi abbandonando la partita.

Edizioni Samuel Beckett, Fin de partie, Éditions du Minuit, Paris 1957 Samuel Beckett, Endgame, Faber and Faber, London 1958 Samuel Beckett, Finale di partita, trad. Carlo Fruttero, in Teatro, Einaudi, Torino 1968, pp. 103–54; poi in Teatro completo, Einaudi-Gallimard, Torino 1994, pp. 85–131 Samuel Beckett, Teatro: Aspettando Godot, Finale di partita, L'ultimo nastro di Krapp, Giorni felici, trad. Roberto Rebora, Mondadori, Milano 1976

Curiosità

Note

Bibliografia Theodor Wiesengrund Adorno, Trying to Understand Endgame (Un tentativo di interpretazione di "Finale di partita") , The New German Critique, no. 26, (Spring-Summer 1982) pp. 119–50. In The Adorno Reader ed. Brian O'Connor. Blackwell Publishers. 2000; trad. italiana di Giacomo Manzoni, in Samuel Beckett, Teatro completo, cit., pp. 658–94 e in Sergio Colomba (a cura di), Le ceneri della commedia, Bulzoni, Roma 1997, pp. 15–56 Aldo Tagliaferri, Agone e agonia in «Finale di partita», in Samuel Beckett, Teatro completo, cit., pp. 771–82 Ruby Cohn, Back to Beckett. (Una rilettura di Beckett), Princeton: Princeton University Press, 1973

Altri progetti

Collegamenti esterni Scheda dell'opera su Samuelbeckett.it Url visitata l'11 agosto 2015 Analisi dell'opera Url visitata l'11 agosto 2015 Un'interpretazione di "Finale di partita" in chiave scacchistica Url visitata l'11 agosto 2015

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