LOrdine dei frati minori () è un istituto religioso maschile di diritto pontificio. I frati di questo ordine mendicante, detti francescani, pospongono al loro nome la sigla O.F.M.Ann. Pont. 2013, p. 1422..

L'ordine deriva da quei gruppi (detti della regolare osservanza) sorti all'interno del primitivo ordine francescano subito dopo la morte del fondatore e caratterizzati dall'aspirazione a una vita più ritirata e da un più rigoroso controllo sull'uso dei beni: entrati in conflitto con i frati che accettavano il possesso comunitario dei beni (detti frati della comunità e poi conventuali) vennero costituiti in ordine autonomo da papa Leone X (bolla Ite vos del 1517).C. Schmitt, DIP, vol. VI (1980), col. 1031.

L'ordine è nato formalmente nel 1897 (costituzione apostolica Felicitate quadam), a opera di papa Leone XIII, dall'unione delle quattro famiglie in cui erano divisi i frati della regolare osservanza (osservanti, riformati, recolletti, alcantarini):C. Schmitt, DIP, vol. VI (1980), col. 1033. a questi spettava il primato giuridico e la precedenza d'onore (accordata da Leone X e confermata da Leone XIII) sugli altri gruppi del primo ordine francescano (conventuali e cappuccini).C. Schmitt, DIP, vol. IV (1977), col. 864.

Storia Origini Il fondatore

Francesco nacque ad Assisi nel 1181 (1182) dal ricco mercante Pietro di Bernardone e da Giovanna, di origine provenzale.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1052. Trascorse una giovinezza mondana, partecipando alla guerra tra Assisi e Perugia: prendendo parte alla spedizione delle truppe pontificie contro Gualtiero di Brienne,A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1053. mentre si recava in Puglia, cadde malato e durante la convalescenza ebbe l'ispirazione di tornare ad Assisi per consacrarsi alla preghiera, alla penitenza e alle opere di misericordia.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1054.

Superò gli ostacoli oppostigli dal padre restituendogli, dinanzi al vescovo di Assisi, anche le proprie vesti e visse per alcuni anni come eremita, restaurando le chiese di San Damiano, San Pietro e Santa Maria degli Angeli. Per la festa di San Mattia del 1208,A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1055. udì il Vangelo sulla missione degli apostoli che lo ispirò ad abbandonare la rigida pratica dell'ascetismo eremitico e a dedicarsi alla diffusione di un messaggio di purezza evangelica attraverso l'esempio di una comunità di discepoli viventi in povertà. Cominciò a predicare raccogliendo i primi discepoli, come Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani ed Egidio d'Assisi.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1056. Morì a Santa Maria degli Angeli nel 1226.

L'ideale francescano L'ideale di Francesco e dei suoi compagni era quello dell'imitazione degli apostoli, di "seguire nudi il Cristo nudo" mediante la predicazione itinerante del messaggio evangelico. Il loro annuncio era incentrato sulla povertà vista come essenza della vita evangelica.. La predicazione di Francesco e dei suoi compagni trovava sintesi nel motto "pace e bene" annunciato agli uomini di tutte le classi sociali e delle varie fazioni in lotta tra loro, e nell'invito al rinnovamento spirituale, alla conversione e alla penitenza.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1057.

Mentre il monachesimo tradizionale imponeva ai religiosi solo la povertà personale e consentiva il possesso collettivo di tesori, terre e rendite, Francesco e i suoi compagni rifiutarono anche la proprietà comune dei beni terreni e scelsero di affidarsi alla provvidenza e di mantenersi mediante il lavoro manuale e la questua; per i primi frati, vivere secondo il Vangelo significava accettare la precarietà economica e condividere la condizione degli ultimi (lebbrosi e vagabondi).

Mentre per i domenicani, sorti negli stessi anni, la povertà era vista come strumento per la lotta all'eresia, per i francescani il rifiuto di beni e potere rappresentava l'opzione fondamentale..

La loro esperienza nacque nello stesso ambiente di forte fermento sociale di altre correnti pauperistiche poi condannate come eretiche dalla Chiesa (i valdesi, gli arnaldisti): condividevano l'aspirazione a far coincidere la vita quotidiana con l'ideale evangelico di povertà e si radicarono negli ambienti popolari e nelle zone urbane, ma Francesco e i suoi seguaci si contraddistinsero per la totale fedeltà alle gerarchie ecclesiastiche..

Oltre che per la mendicità (attività che diede il nome agli ordini sorti nel Duecento) i francescani si caratterizzavano per la sollecitudine verso il prossimo e l'estrema apertura verso il mondo che contraddistingueva il loro apostolato; inoltre, i frati non erano tenuti alla stabilità come i monaci (ovvero, non erano legati a vita a un singolo monastero) ma potevano essere trasferiti da un convento all'altro in base alle esigenze della popolazione locale.

La nascita dell'ordine minoritico

Nell'aprile 1209 o 1210 papa Innocenzo III ricevette a Roma Francesco d'Assisi e i suoi seguaci, approvò oralmente la loro forma di vita (la Formula vitae o proto-Regola) e diede loro il permesso di predicare la penitenza e di condurre vita comune in povertà.

Tornato ad Assisi, si stabilì con i suoi compagni alla Porziuncola, che divenne il centro del francescanesimo. Ricevette in dono per i suoi frati il monte della Verna. Francesco non aveva ancora in mente di iniziare un nuovo ordine, il che spiega l'indeterminatezza e la precarietà dell'organizzazione canonica delle origini. Il movimento francescano si allargava fino a superare i confini d'Italia. Incominciò allora a raccogliere i suoi frati in capitoli generali alla Porziuncola, per discutere l'organizzazione dell'ordine: il capitolo del 1217 lo suddivise in province (tra il 1217 e il 1219 vennero istituite dodici province, comprendenti case anche in Palestina e Marocco). Ma urgeva una nuova organizzazione dell'ordine, straordinariamente ampliatosi e guardato ora con maggior sospetto dalla curia.

Il capitolo generale del 1219, il cosiddetto capitolo "delle stuoie", codificò gli obblighi dei frati minori ed elaborò una nuova regola, detta Regola prima o non bollata, comprendente ventitré capitoli e ricca di citazioni bibliche e stimoli spirituali. Successivamente il testo, sotto la supervisione di Ugolino dei Conti di Segni, cardinale protettore dell'ordine, venne rielaborato, sensibilmente abbreviato (passò a dodici capitoli) e redatto in formule più giuridiche: la nuova versione, la cosiddetta Regola bollata, venne approvata da papa Onorio III con la bolla Solet annuere del 29 novembre 1223.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1058.

Intanto Francesco, aspirando a una vita più ascetica, si staccò dalla guida della sua comunità e l'affidò al vicario Pietro Cattani, al quale successe poco dopo Elia da Cortona. Sentendosi vicino alla fine volle essere trasportato alla Porziuncola dove, fattosi spogliare delle vesti e deporre sulla nuda terra, come segno di suprema povertà, morì nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226.A. Pompei, BSS, vol. V (1964), col. 1060. Prima di morire aveva dettato il proprio testamento nel quale, coerentemente con tutto il suo insegnamento e sentendo intorno a sé prevalere un certo lassismo, insistette sul carattere assoluto della povertà: benché Francesco avesse ordinato che il testamento fosse considerato come supplemento della regola, papa Gregorio IX lo dichiarò non vincolante (bolla Quo elongati del 30 settembre 1230)..

La "normalizzazione" dell'ordine

Alla morte del fondatore l'ordine minoritico era già straordinariamente diffuso e nei decenni successivi giunsero anche in Irlanda, Scozia, nelle regioni balcaniche e scandinave. La rapida diffusione dell'ordine andava di pari passo con il processo di urbanizzazione in atto nel Duecento.. Con la morte di Francesco, l'Ordine dei frati minori dovette affrontare una grave crisi d'identità. L'ordine conobbe una fase di progressiva normalizzazione che portò all'accentuazione del carattere clericale: nel 1239 il ministro generale Elia da Cortona, frate laico, venne fatto deporre da papa Gregorio IX per la sua poco chiara gestione finanziaria dell'ordine finalizzata a completare la basilica di San Francesco ad Assisi;. il suo successore Aimone da Faversham, un sacerdote, escluse dal governo dell'ordine i religiosi laici e li confinò a ruoli subalterni. Sotto il suo generalato venne incentivato l'accesso dei frati agli studi teologici ed ebbero grande sviluppo le scuole dell'ordine..

Con la bolla Nimis iniqua del 21 agosto 1231, papa Gregorio IX concesse ai frati minori il privilegio dell'esenzione, svincolando i religiosi dalla giurisdizione dei vescovi diocesani: il provvedimento, in qualche modo, deluse le intenzioni del fondatore, che voleva che i suoi frati fossero "umili e sottomessi a tutti".

La fase evolutiva si concluse con il generalato di Bonaventura da Bagnoregio. Eletto ministro generale nel 1257, redasse una biografia ufficiale di Francesco, che testimonia i crescenti contrasti all'interno dell'ordine, e ordinò la distruzione delle legende più antiche, come quella di Tommaso da Celano: diede particolare risalto all'episodio delle stimmate e ne mise in risalto il significato escatologico. Nel 1260 promulgò le nuove costituzioni dell'ordine, dette Narbonesi.

Sotto Bonaventura lo scopo dell'ordine divenne quello di rispondere alle necessità più urgenti della Chiesa, come la predicazione, le missioni e la lotta all'eresia: per questo i francescani iniziarono ad accettare la dignità episcopale o la carica di inquisitore. La povertà venne interpretata come semplice rinuncia a ogni forma giuridica di proprietà e venne introdotta la nozione di uso in povertà dei beni materiali (i frati erano liberi di utilizzare i beni, ma la loro proprietà veniva devoluta alla Santa Sede: tale dottrina venne approvata da papa Niccolò III, con la bolla Exiit qui seminat del 14 agosto 1279).

La scuola francescana

Nel frattempo, i francescani stavano dando vita ad una delle scuole filosofiche e teologiche più rinomate del Medioevo. I primi studi ad indirizzo francescano all'interno della scolastica ebbero inizio a partire all'incirca dal 1232, quando un loro esponente, il Doctor Irrefragabilis Alessandro di Hales, venne chiamato alla cattedra di teologia presso l'università di Parigi.

L'ideale francescano, sebbene il suo fondatore non fosse propriamente un filosofo alla maniera dei «dottori», prediligeva la semplicità, il rapporto colla natura, la sperimentazione diretta e l'approccio pratico più che i grandi edifici teorici. Fu per questo che la filosofia francescana si connotò sin dai suoi esordi per la rivalità nei confronti del nascente aristotelismo fatto proprio dai domenicani, a cui contrappose il neoplatonismo ispirato al pensiero di Agostino d'Ippona e di Anselmo d'Aosta, i quali con la loro teologia negativa avevano sottolineato l'aspetto ascetico e ineffabile della dimensione spirituale.

Comune ai filosofi francescani è il primato dell'illuminazione divina, della fede e della grazia, quindi dell'immediatezza del sentimento mistico e contemplativo rispetto alle verità mediate della ragione, sia nel campo della morale che in quello della conoscenza. La loro ostilità nei confronti di Aristotele, che si inserisce nella diatriba tra francescani e domenicani, fu in ogni caso rivolta alle interpretazioni che ne erano state date da Averroè e Tommaso d'Aquino; per il resto essi ne ricercavano le possibili concordanze con Platone in chiave cristiana.